sabato 27 dicembre 2014

Recensione di "Euphonia" di Marie Albes

Buona serata buia e tempestosa a tutti, cari lettori! Qui a Roma tira un vento gelido e piove, ma altrove sta nevicando. Io sono tra i romani che spera nevichi, anche solo per un giorno. La magia bianca che cade dal cielo dona un'atmosfera fantastica alla Città Eterna. Dico "un solo giorno" perchè poi inizierebbero gli inevitabili problemi di mobilità cui non siamo abituati.



Ad ogni modo, arriviamo al dunque. Ho appena terminato di leggere "Euphonia" di Marie Albes, secondo volume della "Leggenda di Dryadem". Ero curiosa di conoscere la fine del romanzo articolato in tre parti, denominate dall'autrice "Il ghiaccio", "L'acqua", "Il fuoco", elementi che determinano punti importanti nella storia.
Dopo la morte di Aradia, finalmente per Ayres e James sembrava esserci una vita quasi normale. Lui, il bello e maledetto, aveva trovato l'equilibrio con Ayres al suo fianco, e Ayres, la misantropa per eccellenza, sembrava riuscire a vedere il mondo in un'ottica più soft, più umana, meno asociale.
Il fortissimo legame tra i due protagonisti è percepibile, elettrico. Vi è complicità negli sguardi, nei gesti e ovviamente nei pensieri dato che ormai riescono a comunicare telepaticamente. Ayres costituisce il mondo di James e viceversa. Entrambi possiedono tutto ciò che desiderano, ma l'equilibrio dev'essere necessariamente spezzato.



Il gelido arrivo della bella Ninfa Myosotis (nome latino del "non-ti-scordar-di-me), sorellastra di James, e veggente cambierà ogni cosa.
I due si ritroveranno coinvolti insieme ad Alan, Elionor e la stessa Myosotis in un'avventura che li condurrà nel cuore di Iperborea, o Atlantide che dir si voglia, in cui i Druidi attendono da secoli la Driade. Ayres si dovrà allenare e preparare all'Esodus, ma gli eventi non si svolgeranno in maniera tanto lineare. Amore, odio, vendetta e giustizia si ingarbugliano come i fili del destino, così potente nel mondo creato da Marie Albes, tanto da condizionare le esistenze e persino i sentimenti dei protagonisti.



Amicizia e tradimento, dolore e passione detteranno le regole di un viaggio sospeso tra presente e passato, in cui il mondo degli umani (Mondo Civile) e quello Celtico/Druidico si intrecciano strettamente.
Non dico altro perchè una recensione che spoilera diventa un riassunto.
Vi consiglio però il romanzo, soprattutto se come me siete dei poveri lettori amanti del fantasy che proseguono incessantemente a cercare qualcosa di originale e, ahimè, nelle librerie non trovano più nulla che li soddisfi.



Il mondo creato da Marie Albes è delicato e incantato, magico e mitologico, ma al contempo realistico. La protagonista non è la solita umana che scopre di avere i poteri e, felice come non mai di essere speciale, si diverte ad usarli, senza alcun timore.
No, Ayres è una comune ragazza, dall'indole solitaria - e, lo ripeto anche qui, il suo carattere è molto simile al mio - diffidente, disillusa che finalmente ha trovato un raggio di sole nell'amore per James. Nonostante ciò, è perfettamente consapevole dei suoi poteri e della responsabilità che grava sulle sue spalle. Ma mentre in Dryadem, Ayres ha affrontato dei pericoli che sembrano terminati lì con la morte della cattiva di turno, ora la ragazza prende coscienza di un vero e proprio mondo (di matti aggiungo) che vive parallelamente a quello umano, sullo stessa pianeta tra l'altro, e che è davvero potente.
Ayres viene addestrata come guerriera, ma non è eccitata dall'idea di maneggiare armi. Al contrario, come una qualsiasi persona normale, ne ha timore e da ciò deriva la sua reticenza ad uccidere.
Il lettore cresce con Ayres che muta notevolmente, maturando e operando un processo di apertura mentale, anche se il dolore straziante creerà un piccolo mostro egoista all'interno del suo cuore spezzato.



Inoltre la figura della Driade in sè è particolare. Se secondo la mitologia greca la driade è propriamente la ninfa arborea (si vede il caso più famoso di Dafne), quella impersonata da Ayres è invece un vero e proprio spirito della natura. Riunisce in sè tutti gli elementi.
Per quanto riguarda lo stile narrativo, ritengo che Marie Albes sia molto migliorata rispetto a "Dryadem", che pure era scritto molto bene. Lascio qui il link alla recensione di "Dryadem":


Mi piace la sua narrazione poetica, volta a dipingere con le parole veri e propri quadri, ora nel Maine, ora nel mondo sottomarino, ora immersi nella neve e nel gelo, e infine nel calore infernale.
Originale il fatto di unire Iperborea ad Atlantide, ma soprattutto di far vivere il popolo celtico (che poi è diviso tra Celti e Druidi) sulla Terra e sotto l'oceano.



Ho trovato un po' lenta la descrizione della discesa verso Iperborea, unica "pecca" se così si può chiamare, ma è ovviamente una questione di gusto personale. Complimenti per aver intessuto una trama di parentele ingarbugliata che però alla fine viene spiegata magistralmente da Adiantum.
Per il resto, il romanzo scorre velocemente e nemmeno ci si accorge delle ben 471 pagine di narrazione.
Direi che "Dryadem" ed "Euphonia" sono il lampante esempio che self-publishing non significhi automaticamente scarsa qualità. Cari lettori diffidenti, provate prima di giudicare e sarò felice allora di leggere le vostre opinioni.

Personalmente mi complimento con Marie e attendo il terzo volume con ansia, sperando vivamente che la sorte di qualche personaggio sia solo "apparente".
Colgo l'occasione per ricordare che "Dryadem" ed "Euphonia" sono in offerta a 0,99 durante l'evento "A Christmas Carol" insieme a tantissimi altri ebook, tra cui i miei due romanzi di Sàkomar:


 E ora buona serata amici!

mercoledì 24 dicembre 2014

Buon Natale da Sàkomar!

Cari bloggers e lettori che passate di qui, con questo post vi auguro di trascorrere una buona Vigilia e un sereno Natale con i vostri cari. L'importante è che nei vostri cuori regni armonia e gioia. So che è un periodo un po' strano per tutti, i problemi sono tanti e martellano i nostri pensieri ogni giorno, ma almeno per questi giorni facciamo sì di trascorrere del tempo serenamente, preparandoci ad affrontare un anno che ricomincia, sperando che sia migliore di quello passato.

Vi ricordo anche dell'evento che noi Self Dreamers abbiamo organizzato. Alcuni estratti sono visibili tramite le cards che sono state create appositamente:


I nostri ebook saranno in offerta a 0,99 per un periodo compreso tra il 23 dicembre 2014 e il 6 gennaio 2015. Alcuni di noi hanno associato un giveaway. I dettagli sono consultabili sul blog di Marie Albes, al seguente link:


Qui trovate invece il collegamento diretto ai miei due romanzi:



Spero che il mondo di Sàkomar con tutti i suoi personaggi possa farvi compagnia durante le feste, per farvi immergere in un'altra dimensione dove regnano magia e fantasia.
Ancora tanti auguri a tutti voi!






domenica 14 dicembre 2014

Nuovo evento dei Self Dreamers: A Christmas Carol 2014! Tanti ebook in promozione solo per il periodo natalizio!

Buona domenica a tutti amici! Vi state preparando per il Natale? L'atmosfera calda e luccicante avvolge le vostre città?



Devo dire che a Roma il clima natalizio non si sente molto... e forse sarà anche perchè stiamo in mezzo a un mare di guai con tutti gli avvenimenti che si succedono.
Ad ogni modo, sono sicura che in questi giorni starete passeggiando per le vie delle vostre città, magari innevate, cercando regali da fare alle persone più care.
Ci sono tante soluzioni, ma noi Self Dreamers pensiamo che un libro sia sempre un regalo gradito, la porta per un nuovo mondo, qualsiasi esso sia.



Allora perchè non regalare uno dei nostri romanzi in cartaceo? Ce ne sono di tutti i gusti! E ovviamente, come già pensato per Halloween, a Natale vogliamo proporvi i nostri ebook in promozione, a un prezzo specialissimo! Molti di noi riserveranno ai propri lettori anche piacevoli sorprese. Per quanto mi riguarda, Sàkomar con il suo mondo incantato vi sta aspettando!
Rimanete quindi connessi a #Carol2014, aderendo all'evento su Facebook e condividendolo. Lo trovate al seguente link:


Regalate e regalatevi la magia del Natale con una buona lettura!
Personalmente ringrazio sempre Marie Albes che si fa promotrice di questi eventi!

domenica 7 dicembre 2014

Recensione: "L'Ospite" di Stephenie Meyer

Buonasera amici! Eh sì, sono di nuovo io, strano vero? Non ho lasciato trascorrere settimane tra un post e l'altro!
Ironia a parte, ho terminato di leggere "L'Ospite" di Stephenie Meyer.



Qualsiasi cosa se ne dica, avevo letto la saga di Twilight e devo dire che mi era piaciuta. Non mi ha fatto impazzire come "Harry Potter" della Rowling, ma l'avevo trovata carina. Lo stile della Meyer era scorrevole, giovanile, adatto ad una narrazione per teenagers sognatrici. Sono poi rimasta quasi disgustata dalla trasposizione cinematografica, ma questa è un'altra storia sulla quale è meglio stendere un velo pietoso.
Ammetto che "L'Ospite" lo avevo acquistato un'eternità fa, ma era rimasto sugli scaffali della mia libreria, sorpassato da mille altre letture. E' un po' di tempo invece che ho deciso di terminare tutti i libri che mi sono rimasti, prima di acquistarne altri, oppure di intervallare la loro lettura a quella di romanzi nuovi. Bisogna dare la precedenza agli "anziani".
Ovviamente con questo romanzo la Meyer non ci parla più di vampiri affascinanti e talvolta scintillanti. L'autrice affronta la fantascienza, narrandoci di un futuro prossimo in cui la Terra è invasa dagli alieni, ma gli umani non se ne sono accorti. Si sono ritrovati dominati e hanno iniziato a combatterli quando ormai era troppo tardi. Questi extraterrestri si chiamano "anime" e sono dei vermicelli argentati che si insediano nel cervello e prendono possesso del corpo ad esse destinato - che si chiamerà quindi "ospite" - per relegare e spesso annullare la coscienza del legittimo proprietario.
Piccola parentesi: quando ero "più giovine" mi piaceva leggere le storie degli "Animorphs" di K. A. Applegate, suddivise in circa 50 libri. Li ho ancora quasi tutti (ne avevano prodotto anche una serie televisiva). Tramite le esperienze di Jack, Rachel, Cassie, Marco, Tobias (il ragazzo falco) e Ax (l'alieno simil centauro) imparai tantissime cose sul mondo animale. E ricordo perfettamente che anche qui era in atto una silenziosa invasione aliena. I cattivi erano dei brutti vermi, gli Yeerk, che si insediavano all'interno del cervello e prendevano possesso del corpo umano, andandosi a ricaricare/nutrire da vasche che contenevano un liquido particolare (una si trovava nascosta in un Mc Donald's della cittadina in cui vivevano i protagonisti).
Con "L'Ospite" ho fatto un tuffo indietro nel tempo. Certo le "anime" sono sicuramente più eleganti e guardabili rispetto agli Yeerk, ma la sostanza è più o meno la stessa.



Dunque, le protagoniste sono Melanie, l'umana ospite, e Viandante, l'anima che è migrata sulla Terra dopo aver vissuto numerose altre vite in pianeti lontanissimi dal Sistema Solare.
Viandante viene inserita nel corpo di Melanie, ma la ragazza non vuole arrendersi al fatto di essere posseduta da un alieno. Lotta con tutta se stessa per rimanere e non essere distrutta dalla nuova coscienza all'interno del suo stesso cervello.
Viandante è un'anima gentile (in generale tutte le anime lo sono) e finisce per diventare amica della Melanie che prosegue a vivere all'interno del suo corpo. E' grazie a lei che i ricordi diventano comuni, anche quelli relativi al profondo affetto per il fratello Jamie e all'amore passionale per Jared.
Melanie voleva ritrovarli a tutti i costi e conduce Viandante verso il presunto luogo, nel mezzo del deserto, dove i suoi più grandi amori si sarebbero dovuti trovare.
Melanie/Viandante ritrova entrambi, ma c'è anche un'intera comunità umana che è riuscita a scappare dall'invasione e prosegue a combattere gli alieni. Jeb, lo zio dell'umana Melanie, è il capo delle circa 33 persone sopravvissute intatte, ed è un tipo strano, particolare e curioso. Mentre gli altri (tra cui Jared) vogliono uccidere Melanie convinti che della ragazza non sia rimasto nulla a parte il corpo, Jeb fornisce a Viandante/Melanie una possibilità, cercando di integrarla nella comunità che ormai vive in anguste caverne sotterranee nel mezzo del deserto.



Viandante (Wanda per gli amici) imparerà a comprendere il punto di vista degli umani, considerati dalle anime soltanto un genere violento e incivile, così come riuscirà a provare nuovi sentimenti come l'amicizia, l'affetto e l'amore. Viandante insegnerà molto agli umani che vivranno con lei e allo stesso tempo Melanie, sempre presente, insieme ai suoi compagni umani insegnerà altrettanto a Viandante.
Non dirò altro perchè una recensione non deve essere un riassunto, bensì una serie di impressioni suscitate nel lettore.
Fino alla metà della narrazione, il libro scorre un po' lentamente. L'autrice ha dovuto introdurre il lettore nel particolare mondo delle anime, in una Terra conquistata silenziosamente, nel deserto e nella routine che si svolge nelle caverne. L'altra metà è più interessante: i personaggi cominciano ad interagire con la protagonista e di ognuno si scopre un aspetto nuovo.
Ho apprezzato tantissimo la duplice storia d'amore (eh sì, sono una romanticona nel profondo).
Se infatti Melanie è innamorata di Jared, Ian è innamorato perdutamente di Viandante.
Già, una storia d'amore tra un umano e un'aliena, invisibile ad occhio comune.
Ian riesce ad amare la personalità, l'animo vero e proprio di Viandante, indipendentemente dal suo aspetto fisico.
Jared e Melanie invece sono l'esempio di un amore che, nonostante le mille difficoltà e una lontananza enorme, riesce a sopravvivere e a non spegnersi.
Questi sì che sono sentimenti da favola... esistono solo nei libri infatti.
Melanie e Viandante sono ormai diventate mie amiche.
Ci ho impiegato un po' a finire di leggere il romanzo, certamente non a causa della sua lunghezza (sono 569 pagine), ma per mancanza di tempo da parte mia. Sono però contenta di aver scelto di rimuovere la polvere dalla copertina e di immergermi in questa storia.
Ho saputo che ne è uscito anche il film nel 2013, "The Host" per l'appunto.
Adesso dovrò assolutamente guardarlo e vedere se è all'altezza del libro, sperando che non sia stato rovinato come è accaduto per Twilight.



Bene, adesso la prossima lettura sarà "Euphonia" della mia amica Marie Albes. Non vedo l'ora di ritrovare Ayres e James alle prese con la misteriosa Myosotis. Ne arriverà la recensione, ovviamente.
Buona serata a tutti!

sabato 6 dicembre 2014

Quando "Romeo e Giulietta" innescano profonde riflessioni...

Buona sera amici, o forse dovrei dire buona notte.
Sono mancata molto sul blog, lo so. Come al solito sto dedicando interamente il mio tempo a un lavoro per cui non sono pagata, ma per il quale vado avanti con passione e amore.
Si può amare così tanto una materia? Anni fa avrei risposto di no, dando del folle a chi me lo avesse chiesto. Ora però dico di sì. E forse insieme all'amore c'è anche la testardaggine, soprattutto quella anzi.
In un paese che sta andando a rotoli, in cui gli archeologi contano meno di niente e in cui solo i raccomandati vanno avanti, c'è ancora gente come me che non vuole lasciare il suo lavoro in mano a persone corrotte, che non vuole emigrare in altri stati in cui di archeologia c'è poco o niente. Ci sono persone che vogliono lavorare e che hanno stretto i denti per anni, piangendo e proseguendo a farlo, pur di raggiungere il proprio sogno: quello di conservare il passato, le nostre radici, di perpetuare la storia dell'uomo anche se, molto spesso, non c'è nulla di nobile nelle sue azioni.
Non nego che ultimamente mi sia ritrovata a ritenere che l'uomo non meritasse in nessun modo proseguire a vivere su questa Terra. Erano i Raptor, i Brontosauri, i T- Rex e le Tigri dai denti a sciabola a dover respirare ancora. Non noi.



Noi ci odiamo, ci uccidiamo, non ci portiamo rispetto, compiamo azioni solo per imbrogliare il prossimo e trarne vantaggio. Parliamo di sentimenti nobili come l'amore e l'amicizia, ma non conosciamo nemmeno più il loro significato. Sono ormai solo parole musicali e vuote.
Mai come in questi giorni me ne sto rendendo conto.
La vita non è stata clemente con me. Spesso mi sono illusa di avere degli amici, gente con cui poter condividere i momenti belli e anche quelli brutti, gente su cui poter contare... e mi sono ritrovata contornata da vipere che avevano i sensi di inferiorità, che mi parlavano alle spalle non appena mi voltavo e proseguivano a recitare.
Molte volte ho creduto di aver incontrato l'amore, quel sentimento che ti fa battere il cuore, che ti leva il respiro incontrando lo sguardo della persona amata, che ti fa tremare e ti fa svegliare al mattino con il sorriso, pronta ad affrontare un nuovo giorno con la consapevolezza che accanto a te ci sarà lui.
Questo mondo è ormai vuoto. Siamo tante macchine che svolgono il proprio compito, senza un bagaglio di sentimenti. Abbiamo un animo freddo, che è condotto a non fidarsi più del prossimo perchè semplicemente ti darà inevitabilmente la fregatura.



Disillusa mi chiamerete... o ci sarà sempre chi ci andrà giù pesante dandomi della depressa, chissà.
Sono sanissima di mente e so di scrivere cose vere, senza alcuna presunzione, solo con sincerità.
Quante volte vi sarà capitato l'amico/a che sarà uscito con voi non per piacere di farlo, ma perchè aveva un'ora libera da occupare, mentre aspettava di fare altro?
Vogliamo parlare di quelli per cui un'altra persona intorno è solo un numero in più, per fare bella figura, per farsi dire che è contornato/a da amici?
E della categoria più diffusa, degli amici per convenienza vogliamo discuterne? Mi servi per questo? Ok, ti conosco e ti sto appiccicato come una cozza allo scoglio. Non mi sei più utile? Benissimo, non ti ho mai conosciuto. Sai quanti amici ho là fuori?
E questa è l'amicizia. Ti dicono che è rara... d'accordo, ti rassegni all'idea. Ma l'amore?
Dovrebbe muovere il mondo... dovrebbe, al condizionale, perchè in realtà al mondo non esiste.
Vogliamo parlare del ragazzo che mentre si sente/esce/etc. con te ha anche un'altra con cui fa le stesse cose? E il tipo indeciso con cui se fai la prima mossa è sbagliato perchè sei donna, ma se non fai nulla vuol dire che non sei mai stata interessata?
Quello che colleziona ragazze come fossero figurine?
E poi c'è il peggio, quello che detesto di più in assoluto: l'uomo Facebook/Whatsapp. Ecco sì, lui ci prova con te solo tramite i social network/chat, gli piaci e tutto il resto, ma non ti inviterà mai ad uscire perchè non ha gli attributi per farlo, finchè tu perderai la pazienza mandandolo in quel posto, e lui in automatico (manco fosse una segreteria telefonica!) ti dirà che sei matta, paranoica e tutti i migliori aggettivi che gli passano per l'unico neurone che circola nel suo corpo.
Quanti si sono sposati con la persona che non amavano solo per paura di rimanere soli? E quelli costretti a sposarsi tramite matrimoni combinati (magari fossero terminati nel Medioevo!)?



Ovviamente ho parlato prevalentemente al femminile perchè sono una donna, ma per gli uomini sarà la stessa cosa. So bene che le tipologie elencate sopra sono le più diffuse, per cui se incontri qualcuno di un po' più diverso ti sembra di vivere nella fantasia.
Dopo tutto ciò, scriviamo le storie d'amore, romanzi bellissimi e cavallereschi, sogniamo dietro a "Romeo e Giulietta", alla favole... sogniamo, le creiamo con le nostre parole, ma non siamo in grado di costruire nulla che gli somigli.
Mi chiedo perchè. Come può una creatura come l'uomo, capace di plasmare opere d'arte, romanzi, etc. che racchiudono bellezza e sentimenti, non provare più nulla di autentico verso il prossimo?
Che fine sta facendo questo mondo? Sta diventando la dimensione degli orrori. Quotidianamente si sentono cose raccapriccianti per le quali le persone normali (poche) sono disgustate di appartenere al genere umano.

E' stato un sfogo, una riflessione... a volte serve anche questo. Ho guardato per l'appunto "Romeo e Giulietta" stasera. Shakespeare illustrò con quest'opera l'amore puro, per il quale non si ha paura nemmeno della morte. Alla scena finale (dopo qualche minuto di silenzio) mia madre ha detto: "Per quale motivo quelle due famiglie si sono riappacificate dopo la morte dei propri figli? Non potevano lasciarli amare?"
E io, romanticissima sotto la mia scorza difensiva di ghiaccio, ho risposto: "La deficienza non ha confini. Poveri ragazzi..."



Sotto il termine "deficienza" erano racchiusi mille altri concetti: orgoglio, presunzione, invidia, arrivismo... cose che ci faranno estinguere e allora potrò solo sostenere che, in fondo, ce lo siamo meritato.
Buona notte.

martedì 18 novembre 2014

Archeologi: i lavoratori invisibili che in Italia operano gratis

Cari amici, non sono scomparsa... gli alieni non mi hanno ancora rapita. Dovrebbero nutrirmi, stare attenti a miei piani malefici per liberarmi di loro e starmi anche a sentire, quindi non gli converrebbe.
Ipotesi fantastiche a parte, sto scrivendo, ahimè non il romanzo. Al momento l'ho interrotto e aggiungo scene, proseguendo l'avventura, solo quando ho l'ispirazione.
Sto scrivendo la mia tesi di dottorato. Attualmente mi occupa un bel po' di tempo, soprattutto perchè la ricerca è tutt'altro che facile. E' bellissima e mi sta appassionando, ma la precisione è fondamentale, quindi niente distrazioni.
Vi chiederete se sia pagata per fare la famosa ricerca... ovviamente no. E non ho nemmeno un lavoro. L'archeologia in Italia è talmente svalutata e gli archeologi, insieme agli storici dell'arte e a tutti coloro che ruotano intorno al mondo della cultura, sono considerati così inutili, che i personaggi delle alte sfere non esitano a continuare ad occupare i loro bei caldi posticini fino a 100 anni, senza indire concorsi, facendo entrare solo chi dicono loro... e osando dire che i ragazzi italiani non si danno da fare e sono dei "bamboccioni".
Come diciamo sempre, l'Italia potrebbe vivere solo di archeologia, potremmo risollevarci ci pensate? Con la cultura, esattamente! Con quei "ruderi" che vedete passeggiando per Roma. Ecco, li vengono a vedere da tutto il mondo, quindi tanto schifo non fanno. Con il turismo potremmo campare di rendita. E invece niente.
Sicuramente avrete letto dei manufatti, collocati nell'Antiquarium comunale di Roma, inviati all'estero, in America, per essere studiati.


Avremmo potuto studiarli noi, quei "coccetti" avrebbero potuto darci lavoro. Invece siamo ancora una volta umiliati: sono preferiti gli americani a noi... che diciamocelo, quanto ci capiranno di roba romana??? Con questo non voglio dar loro degli stupidi, ma certamente non avranno l'esperienza di noi archeologi italiani che con l'antichità ci conviviamo. E questo perchè? Attenzione attenzione: grazie a un accordo con l'Enel il tutto sarà a "costo zero". Ma quanto piace la parola GRATIS ai politici? Tanto, tantissimo! Non credo che loro ricoprirebbero i propri posti se non fossero pagati profumatamente. Ecco, anche noi, che ci formiamo più di loro (senza presunzione, è solo la verità), vorremmo tanto essere retribuiti per ciò che facciamo.
Guardate qui che meravigliose idee che hanno...:

http://www.sovraintendenzaroma.it/amministrazione_trasparente/bandi_di_gara_e_contratti/avviso_pubblico_per_la_ricerca_di_associazioni_di_volontariato_associazioni_culturali_per_lo_svolgimento_di_attivita_gratuite_da_svolgersi_presso_musei_ed_aree_archeologiche_e_monumentali_di_competenza_della_sovrintendenza_capitolina

Volontariato. Dietro questa bella parola si nasconde lo sfruttamento di persone altamente qualificate, una presa per i fondelli, l'ennesima.
Ci dicono di studiare, di fare corsi di specializzazione, perfezionamenti, master, di conoscere più lingue possibili, di fare questo maledettissimo dottorato... per cosa?
Alla fine saremo sicuramente dei pozzi di scienza, sapremo tutto di ogni periodo storico, ma a cosa serve tutto questo? I nostri siti crollano a pezzi, alcuni non sono studiati affatto, chiudono cattedre universitarie di archeologia, e noi a casa. Noi giovani con le nostre risorse potremmo portare innovazione, l'Italia potrebbe essere leader nel campo dei beni culturali, e invece ci facciamo ridere dietro.



E non è finzione, è realtà, l'incubo che viviamo noi archeologi, studenti a vita, persone che vorrebbero un futuro e che per scelte altrui non possono averlo... gente che arriva a rimpiangere l'anno in cui si iscrisse a quella facoltà che tanto amava. Noi dobbiamo essere mantenuti dai nostri genitori fino a 30 anni se ci dice bene, altrimenti anche oltre. Ci rendiamo conto dell'assurdità?
In altre facoltà i ragazzi iniziano a lavorare quando non sono ancora laureati! E' l'università stessa che li inserisce nelle aziende perchè è così che deve essere.
Io ricordo solo che per il primo scavo che feci dovetti sudare sette camicie perchè c'erano anche lì i raccomandati che venivano prima di me... e uno scavo universitario è tirocinio formativo, ovvero gratis, di nuovo. Per dire che è proprio il nostro mondo che ruota al contrario.
Quindi chi ce lo fa fare a proseguire? Grande difetto di noi archeologi: siamo romantici, romanticissimi anzi. Siamo innamorati dell'antichità e visto che per amore si fa di tutto, andiamo avanti, nonostante le quotidiane umiliazioni, sperando sempre che qualcuno provi compassione e finalmente ci dia un lavoro tanto desiderato.
Ci attiriamo sguardi impietositi degli amici che, saggiamente, hanno scelto altre facoltà e quindi lavorano già da un pezzo, mentre noi siamo condannati a stare sui libri per non avere uno sbocco.
Perchè diciamocelo, sui libri ci stiamo più che volentieri (almeno per me è così) e anche a farci i muscoli sotto il sole cocente manovrando picconi e quant'altro alla stregua di operai (con tutto il rispetto per la categoria), ma forse saremmo più motivati sapendo che dopo tanta fatica ci sarà una "ricompensa" per i nostri meriti.



Ed io sono una dei tantissimi archeologi innamorati. Proseguo la mia ricerca, il mio dottorato senza borsa, sperando in un futuro migliore, in cui forse anch'io avrò la soddisfazione di portare qualche soldo a casa per aver svolto bene il mio lavoro. Un giorno in cui sarò finalmente io a pagare la pizza ai miei genitori e non il contrario.

Perdonate lo sfogo. Questo è un blog essenzialmente "letterario" e dedicato in particolare al "fantasy". Direi che però totalmente fuori tema non sono andata. C'è del fantasy anche nella situazione archeologica italiana, no?

lunedì 3 novembre 2014

Recensione di "Dieci piccoli respiri" di K. A. Tucker

Buonasera amici! Dopo il successo di "Halloween on Read" promossa da noi Self Dreamers, posso riprendere a scrivere qualcosa sul mio blogguccio.
E' la volta della recensione di "Dieci piccoli respiri" dell'autrice K. A. Tucker, pubblicata in Italia dalla Newton & Compton.



Trama: Kacey Cleary ha solo vent’anni quando la sua vita va in pezzi. Un terribile incidente automobilistico le porta via i genitori, il fidanzato e la sua migliore amica. Dopo quattro anni trascorsi a casa degli zii nel Michigan, Kacey decide di fuggire via per sempre. Una notte lei e sua sorella Livie prendono un autobus per Miami e lì, nonostante le difficoltà economiche, possono finalmente ricominciare a progettare una nuova vita. Kacey però non è ancora pronta a lasciarsi alle spalle il passato e stringere nuove amicizie, neppure se a chiederglielo è l’affascinante vicino, Trent Emerson, un enigmatico ragazzo dagli ipnotici occhi blu. Eppure Trent è deciso a far breccia nel suo cuore, e presto Kacey dovrà smettere di chiudersi a riccio e arrendersi al suo amore…

Il mantra che davanti ad ogni difficoltà Kacey si ripete è: 

“Respira… dieci piccoli respiri… afferrali. Sentili. Amali.”

E' qualcosa che le disse sua madre e che non capì mai fino in fondo... ma soprattutto Kacey non è mai riuscita a farli questi dieci piccoli respiri. E' troppo disperata. La sua vita non ha più senso dopo l'incidente d'auto in cui perse i suoi genitori, la sua migliore amica e il suo ragazzo. Ogni notte è tormentata da incubi e la sua personalità ne risente. Diventa aggressiva, persa in un mondo di violenza, cercando di rifugiarsi prima nell'alcool, nella droga, infine nel sesso. 



Altro suo sfogo è la kickboxing. Kacey è sarcastica perchè ormai il suo animo è protetta da uno strato di ghiaccio. Odia tutti, odia il mondo intero e, come se non bastasse, lei e sua sorella sono quasi costrette a fuggire di casa perchè lo zio, che le aveva in affidamento, ha dilapidato la loro eredità nel gioco d'azzardo e ha tentato di abusare di Livie.
Così, le due sorelle Cleary si ritrovano a Miami, in un condominio popolato da strani personaggi che avranno però tutti un ruolo fondamentale nell'intera vicenda. 



E uno di questi è proprio Trent Emerson, l'inquilino del 1D, affascinante, muscoloso, occhi azzurri e capelli castano chiaro (io credo che esistano ormai solo nei libri perchè, almeno in Italia, sono fuori produzione!).
Scatta da subito un'attrazione irresistibile che condurrà Kacey ad innamorarsi di lui. Ma Trent nasconde anche un segreto, chiave del romanzo.



Il libro è suddiviso in 9 parti: piacevole torpore, negazione, resistenza, accettazione, dipendenza, sindrome da astinenza, crollo, guarigione, perdono. E non è un caso. Tutto è collegato al passato di Kacey e al segreto del bel Trent.
Non dirò di più altrimenti non c'è gusto, ma mi sento in dovere di dare due valutazioni differenti per questo romanzo. 3/5 alla prima parte e 4/5 alla seconda, più seria, che affronta temi che devono far riflettere.
Il 3 è dovuto all'uso di parolacce. Le detesto nei libri, soprattutto ripetute.
Inoltre Kacey mi sembra un personaggio molto "leggero", per la quale l'amore non è amore nel vero senso della parola, ma è appunto solo attrazione e inevitabilmente sesso. Quando vede Trent, sembra che voglia saltargli addosso da un momento all'altro... insomma, ho trovato elementi che sono propri di un romanzo erotico, cosa che poi l'intera storia non si rivela essere.
Anzi, nella seconda parte, la cui valutazione è 4/5 per me, Kacey sembra più matura, il dolore che ha dentro la dilania e molte cose che apparivano volgari nella prima parte, diventano improvvisamente comprensibili perchè esito di sofferenza.
L'autrice, anche nelle note di ringraziamento (da autrice vi dico, leggetele!!! Sono anch'esse parte del libro perchè vi fanno conoscere l'artefice del romanzo!), ha un preciso intento: quello di trasmettere un messaggio, ovvero di essere prudenti alla guida, di non intraprenderla in stato di ebrezza poichè il pericolo è per se stessi, per i propri cari e per gli altri automobilisti.
Nella seconda parte del romanzo la Tucker riesce a centrare in pieno questo obiettivo.
Concludendo, il romanzo è stato piacevole e, ripeto, ho apprezzato più la fine dell'inizio che non avevo trovato particolarmente brillante.

Ora cosa mi leggerò? Stasera farò un giretto nella mia libreria alla ricerca di romanzi dimenticati da una distrattissima sognatrice.
Buona serata a tutti!

lunedì 27 ottobre 2014

Halloween on Read 2014! Ebook in offerta a euro 0,99! #HOR2014

Cari bloggers & followers, buonasera! E' con immenso piacere che posso finalmente annunciarvi la seconda edizione dell'evento Halloween on Read!



Di cosa si tratta? Semplice. Noi Self Dreamers - scrittori autopubblicati ma non meno validi di tanti altri - abbiamo organizzato, in occasione di Halloween, una promozione: i nostri ebook saranno acquistabili e quindi scaricabili sui vostri lettori.
E' un'occasione da non perdere perchè tutti i nostri romanzi, ben 49, saranno tutti a 0,99 centesimi!
Vantaggioso non trovate? Voi avrete tanti bei libri da leggere e ovviamente recensire, e noi potremo avere più visibilità, sperando di essere apprezzati e notati per quel che valiamo.

"I Quattro Principi di Sàkomar - Il Regno dell'Acqua" e "I Quattro Principi di Sàkomar - Il Risveglio" sono presenti! Vi attendo nella mia dimensione parallela e preparatevi ad incontrare ogni tipo di personaggio uscito da miti e leggende!

Ringrazio Marie Albes, autrice di Dryadem ed Euphonia, per l'organizzazione e la grafica. Con il suo spirito d'iniziativa, ci coinvolge sempre collaborando con tutti con noi.
Un ultimo appello: condividete le locandine: su Facebook, Google+, Twitter, ovunque! E ricordate di aggiungere #HOR2014

Al seguente link troverete la lista degli ebook in promozione con collegamento diretto ad Amazon.
Vi aspettiamo!!!





venerdì 24 ottobre 2014

Presentazione di "L'amore supera ogni cosa" di Chiara Ballariano

Buonasera a tutti! Sì lo so che è un po' tardi, ma non per noi lettori e scrittori. Solo adesso cominciamo ad avere l'ispirazione per creare nuovi personaggi e nuove storie, e per fantasticare sulle parole di nuovi mondi di carta.

Voglio presentarvi il romanzo d'esordio di una giovanissima autrice italiana. Il titolo è molto romantico a mio avviso.





Autrice: Chiara Ballariano
Numero pagine: 121
Genere letterario: Romanzo rosa
Prezzo Amazon: 0,99 euro


Trama: Rebecca è una ragazza semplice e solare, vive a Venezia e conduce una vita alquanto monotona, finché un giorno l’avvento di una notizia apparentemente triste le stravolgerà la vita portandola invece a provare molte emozioni ed a vivere esperienze uniche legate all’amicizia, alla vita professionale e a quella sentimentale. Conoscerà Niko, l’amore della sua vita e troverà la forza ed il coraggio per dimenticare un passato doloroso...


Brevi notizie sull'autrice: Chiara nasce a Palermo, nel 1997. Studia all'istituto Alberghiero. L'amore supera ogni cosa è il suo primo libro.


Link alla pagina Facebook ufficiale: https://m.facebook.com/profile.php?id=1438520376391549





A me ispira come lettura. Ultimamente le storie romantiche mi coinvolgono. Sono diventata sentimentale improvvisamente.


mercoledì 22 ottobre 2014

Recensione "Il linguaggio segreto dei fiori" di Vanessa Diffenbaugh

Buonasera lettori, come state? Ho incredibilmente voglia di pioggia stasera, di un bel temporale, con la pioggia che ticchetta sui vetri e sul tetto facendomi compagnia, mentre leggo un bel libro e sorseggio una tazza di tè/cappuccino/caffè (ci sono delle varianti).
Voglio stare un po' in pace, questa è la verità. Il mio animo è così in subbuglio che vorrei veramente trovare un po' di serenità dopo tutti questi mesi in cui dentro di me imperversa una tempesta.
Anyway, arriviamo al romanzo di cui vorrei parlarvi stasera: "Il linguaggio segreto dei fiori" di Vanessa Diffenbaugh. Qualcuno di voi l'ha letto?



La protagonista di questa bella storia è Victoria, una ragazza che sembra avere numerosi problemi, soprattutto nei rapporti con il prossimo. La sua paura è radicata nel profondo del suo cuore, tanto che detesta quasi ogni cosa, arrivando talvolta ad avere reazioni esagerate, direi violente. E' come un riccio, con gli aculei pronti a pungere, ma con l'animo fragile. Il silenzio è il suo compagno preferito e la solitudine la sua migliore amica. 



La sua situazione deriva certamente dal fatto che fu abbandonata alla nascita. Costretta a vivere in un orfanotrofio, è stata affidata a varie famiglie, che l'hanno rispedita indietro come un giocattolo difettoso. Nessuno ha mai avuto la forza di insegnarle ad amare... eccetto Elizabeth. Si dice che le anime simili si cerchino e alla fine si trovino. E' il caso di Elizabeth e Victoria, entrambe ferite, con poca fiducia verso il prossimo, disperatamente bisognose di amare ed essere amate.
Le due non vivranno però insieme. Sarà un incendio a separarle (per non spoilerare non dico altro, perchè è bello leggere ogni cosa).



Victoria, dopo aver compiuto 18 anni, vive quindi in una casa di accoglienza per poco tempo, finchè si trasferisce come barbona nel Parco di Portero Hill (San Francisco), dove creerà il suo angolo fiorito. L'amore per i fiori e per quel linguaggio che si nutre del loro significato (usato in epoca vittoriana) le fu trasmesso proprio da Elizabeth e per Victoria diventa una vera e propria passione, una ragione di vita.
Sono i fiori che la salvano. Riesce infatti a diventare assistente di una fioraia e in poco tempo acquisterà una certa fama per la sua abilità nel creare composizioni, indovinando lo stato d'animo altrui. E anche i fiori le permetteranno di tornare ad amare e ad essere amata perchè è proprio al mercato che un giovane fioraio parlerà il suo stesso linguaggio. Si chiama Grant e le loro strade si erano già incrociate in passato.

L'autrice tratta dei meravigliosi temi, tre dei quali costituiscono l'ossatura del romanzo:

- il rapporto madre-figlia: Elizabeth e Victoria non sono biologicamente imparentate, ma l'affetto che lega due persone va ben oltre i legami di sangue. Victoria poi lo proverà con sua figlia, Hazel, comprendendo l'importanza di prendersi cura di una piccola creatura indifesa, imparando ad amarla.



- la paura: un sentimento che fa sembrare Victoria un'egoista convinta, quando invece è paralizzata dal timore di essere ferita ancora. Come gli animali quando hanno paura, l'essere umano reagisce alla stessa maniera, attaccando. Victoria non è quel che sembra, dietro quel guscio che si è costruita.



- la simbologia dei fiori: forse è quasi ovvio dato che il romanzo si fonda proprio su questo bel linguaggio. Non è comunque superfluo focalizzarsi su ciò. Un fiore è soltanto tale se non ci conosce la sua chiave di lettura. Ho apprezzato molto questo elemento e imparato altrettanto dal dizionario in appendice. Essendo iconografa, questi sono dettagli che personalmente adoro. 



In conclusione: consiglio il romanzo perchè è davvero particolare. Forse solo una nota "negativa" se così si può chiamare. In alcuni punti è un po' lento, ma credo che anche questo sia fondamentale per comprendere a fondo la psiche di Victoria e dei personaggi di contorno, che costituiscono parte integrante della sua vita e del suo carattere.
Ho apprezzato infine un'altra cosa: le copertine del libro sono tutte diverse. A volte la ragazza (che rappresenta Victoria) ha in mano una scheda, quella del suo dizionario, con un tulipano (la copertina che ho io), altre volte con una margherita, una rosa e così via. E' un elemento originale che nell'insieme riassume l'animo del romanzo.

Bello anche il progetto di creare un sito apposito in cui inserire il dizionario di Victoria, scaricabile in pdf, il teaser trailer, e tanti altri contenuti interattivi. Fantastico.




mercoledì 15 ottobre 2014

Social Book Day! Diffondiamo cultura e lettura!!!

Salve a tutti amici! Oggi post veloce, ma importante!
Anche quest'anno Libreriamo ha proposto un'iniziativa, quella del Social Book Day, per promuovere la lettura e quindi la cultura.
Ricordiamoci una cosa fondamentale che molto spesso la gente dimentica: la cultura è la nostra ricchezza più grande.
Quindi, forza! Postate e twittate frasi tratte dai vostri libri preferiti! Incentivate il prossimo a leggere! E magari corredate il tutto con una bella foto!
Nel post dovrete inserire #socialbookday #libreriamo
Riempiamo il web di libri!!!

La pagina Facebook e il blog "I Quattro Principi di Sàkomar" partecipa con una frase tratta da Francis Bacon:

<<La lettura fa l'uomo completo; il discorrere lo rende preparato e lo scrivere esatto.>>

(Francis Bacon, Saggi, 1597/1625)




Di seguito il link verso il post ufficiale dell'iniziativa e la pagina Facebook di Libreriamo:




E visto che di libri si parla, vi invito ancora una volta a leggere i miei romanzi fantasy. Sto scrivendo il terzo per completare la trilogia. Passate parola e diffondete condividendo sui social!
Sàkomar aspetta solo voi!!!




giovedì 9 ottobre 2014

Recensione di "Piccole Donne" di Louisa May Alcott

Buonasera amici! Giornata intensa oggi (tanto per cambiare). Mi sono alzata alle 06:30 e sono ancora molto tonta. Devo riprenderci l'abitudine. Sono diventata una mezza pigrona che adora sonnecchiare la mattina... solo perchè la sera vado a letto molto tardi per scrivere il romanzo. Sì, lo so che dovrei andare a dormire a un orario decente, ma se l'ispirazione mi viene in notturna, che devo farci? Ho una mente creativa io!
Dunque, a parte ciò, ho letto "Piccole Donne", uno dei classici che, non so per quale stupido motivo, a scuola non mi fecero nemmeno considerare. Lo avevo lì, sullo scaffale, e mia sorella minore ogni tanto mi ricordava di leggerlo. Avevo anche visto il film qualche anno fa, ma non lo ricordo molto bene, così come il cartone (eh sì, lo so che è strano per una come me!). Sono sicura solo di due cose riguardo il film del 1994: Laurie era il giovane Christian Bale; il film mi era piaciuto.



Di Louisa May Alcott avevo già letto "Una ragazza fuori moda" e devo dire che mi era piaciuto molto. Me lo aveva regalato mia nonna quando ero piccola, ma l'ho letto solo qualche anno fa.
Prima di tutto bisogna dare un inquadramento cronologico alla storia di "Piccole Donne". Il libro venne pubblicato nel 1868. Gli eventi sono narrati nel periodo della guerra di secessione americana (1861 - 1865). Lo si capisce perchè il Signor March si trova a combattere. Egli è il padre di quattro fanciulle, le nostre "Piccole Donne": Margaret (Meg), Josephine (Jo), Beth (Elisabeth) ed Amy.
Meg è la maggiore, la più razionale e dedita ai suoi compiti, che ricorda un po' Jane di Orgoglio e Pregiudizio (a me ha fatto questo effetto).
Jo è la più scalmanata. Ha modi da maschiaccio, nono sa stare ferma un istante, tranne quando ha i suoi libri con sè, nei quali si immerge completamente dimenticando il mondo attorno. Ha la vena da scrittrice. Infatti pubblicherà dei racconti su un giornale.



Beth è la più dolce delle sorelle e anche la più timida. Ama giocare con le sue bambole e adora Jo.
Amy è la più piccola e vanitosa, con un animo creativo e un po' egoista.
Le quattro sorelle sono molto legate fra loro. L'autrice tende sempre a sottolineare questo rapporto fraterno basato sull'amicizia, sull'affetto e sul rispetto reciproco (valori ormai lontani dalla società d'oggi).
Il "legante" del loro rapporto è la madre, la Signora March che osserva le proprie figlie crescere e ha sempre qualche saggio e buon consiglio per loro, oltre a tanta dolcezza da offrire.
Sono descritti piccoli eventi quotidiani che riempiono la vita delle ragazze: lettura, insegnamento ad altri bambini sventurati, assistenza alla vecchia zia, creazione di figurine di creta, cucito, scelta del vestito in seta o in broccato per il ballo.



Si tratta di attività che ormai le ragazze di oggi rifiuterebbero in pieno e che, a mio avviso, conservano però sempre un certo fascino. Leggere di tempi non troppo lontani, eppure semplici, mi suscita una certa nostalgia. Sono sempre più sicura che la mia epoca ideale non fosse di certo quella in cui vivo!
La vita delle quattro sorelle March viene segnata, nella storia, da cinque principali eventi.
Il Natale lo trascorreranno senza il padre. Sono tristi e non molto ricche, eppure cercano di vivere al meglio una delle feste più attese dell'anno.



Laurie (il cui nome è in realtà Teodoro) e il suo vecchio nonno, il Signor Lawrence, i vicini di casa, sono due creature solitarie. L'anziano è scontroso e il nipote, orfano di entrambi i genitori, è una povera anima in pena senza nessun amico. Jo, la più curiosa, farà amicizia con il ragazzo, liberandolo finalmente dalla sua corazza di timidezza, e si scoprirà che anche il burbero nonno è invece molto sensibile.



Il padre delle ragazze si ammala improvvisamente. La madre deve partire e lascia le figlie con la governante Anna. Oltre alla preoccupazione che le affligge, le quattro sorelle dovranno ingegnarsi a cavarsela da sole, crescendo e maturando, provando a ridurre i propri difetti.



Oltre al padre, si ammala la dolce Beth. La piccola contrae la scarlattina andando ad assistere una famiglia di poveri sventurati. Anche una malattia infettiva, attualmente non pericolosa, allora poteva mietere vittime (e ripeto non si parla di troppo tempo fa!).



Infine, anche la felicità bussa in casa March: il padre ritorna a sorpresa e Beth guarisce. Meg trova l'amore nel Signor Brooke e Jo... prova solo amicizia verso Laurie? Staremo a vedere, ma purtroppo ho già avuto spoiler da mia sorella.



Dopotutto, è una lettura adatta alle bambine (io non lo sono più da un pezzo, ma non conta assolutamente nulla. Un libro è pur sempre un libro e la cultura è importante ad ogni età) che imparano ad accettare i propri compiti svolgendoli con responsabilità, traendone degli insegnamenti, dando valore alle piccole cose e affrontando le difficoltà che la vita ci pone davanti.
Leggerò i vari seguiti sicuramente. Mi sono affezionata ai personaggi... e soprattutto Jo riflette a meraviglia il mio carattere.

sabato 4 ottobre 2014

Torna Halloween on Read! Cercasi reclute e lettori! :)

Buonasera amici! In questo post vi parlo di un'iniziativa che noi Self Dreamers vogliamo nuovamente proporre. L'anno scorso per Halloween e per Natale pensammo di abbassare il prezzo dei nostri ebook e di fare una promozione: tutto a 0,99
Quest'anno torniamo con la stessa iniziativa, sperando che tra voi ci siano più lettori, che i nostri romanzi, seppur non famosi, vi piacciano.
In cambio, chiediamo cortesemente un commento/recensione su siti come Amazon, Kobo, aNobii o Goodreads. Ovviamente non è obbligatorio, ma ci fornite un grosso aiuto. Noi self-publishers, non smetterò mai di ripeterlo, abbiamo molto più bisogno dei lettori e delle loro impressioni per crescere e per farci conoscere. E' probabile che con le vostre recensioni (si spera positive!) qualcuno di importante ci noti e il nostro sogno diventi realtà.



Personalmente vorrei tantissimo vedere il mondo di Sàkomar avere successo, vorrei che i miei personaggi rimanessero nel cuore dei lettori, le loro gesta diventassero quasi reali nella mente di chi ha deciso di sfogliare le pagine dei miei romanzi. Non nego che mi piacerebbe tantissimo vedere la mia trilogia pubblicata da una vera casa editrice.
E aggiungo un fattore da sottolineare, forse per alcuni ovvio, per altri non tanto: noi scrittori - self o meno - non ci campiamo con questo lavoro. Non è quindi per soldi che poniamo su carta una combinazione di frasi. Sul prezzo del libro o ebook che sia, lo scrittore percepisce una percentuale minima. Non lo dico tanto per dire e basta fare una ricerca in rete per vedere che questa è, purtroppo, la verità. Il 99% di noi lo fa per passione perchè ognuno ha un sogno e il nostro è questo.
A maggior ragione, noi Self Dreamers siamo nelle mani di voi lettori.
Questo Halloween potete regalarvi uno o più ebook a un prezzo stracciato. Se pensate che a 1 euro di solito compriamo delle scemenze... a 0,99 potete acquistare il lavoro di scrittori italiani con l'animo sognatore. E un libro è sempre gradito.
Ecco la locandina dell'evento. Se tra di voi ci sono scrittori self che vogliono partecipare, potete contattarmi sul profilo Facebook della pagina (trovate il collegamento in alto a sinistra), oppure commentando questo post entro il 15 ottobre 2014.
Se invece siete lettori, tenetevi pronti. Tanti bei romanzi di ogni genere stanno per arrivare, dal 29 al 31 ottobre! Stay tuned!



giovedì 2 ottobre 2014

Recensione di "Balthazar" di Claudia Gray

Buonasera bloggers, come avete trascorso la vostra giornata? Personalmente tra discussioni e questioni burocratiche di cui francamente mi sono stufata. Nel nostro stato purtroppo andare avanti è così difficile, che anche quelli con un carattere forte e una volontà di ferro come la mia, perdono però la pazienza.
Ad ogni modo, non è di me che volevo parlarvi (sarei noiosa forse... e anche complicata).
Ieri sera ho terminato il romanzo di Claudia Gray "Balthazar", ultimo capitolo (al momento) della saga di Evernight.



Storie di vampiri. Direte, "Ancora? Dopo la Meyer?". Premettendo che di Twilight ho letto tutta la saga e che i primi libri mi erano anche piaciuti, credo sia stata la trasposizione cinematografica a rovinare tutta la magia del rapporto tra Bella ed Edward (non sono riuscita nemmeno a guardarli tutti i film... e non credo vorrò recuperare questa mancanza). A parte i vampiri luccicanti e tutte le critiche che sono state fatte, è un'opera di fantasia e come tale, all'epoca, la apprezzai. Ognuno ha i suoi gusti in fin dei conti.
Diciamo che la Gray torna al modello di vampiro con un pizzico di umanità, non all'immortale praticamente invincibile che aveva creato la penna della Meyer.
I vampiri della Gray sono incredibilmente belli (quale vampiro non lo è?), ma possono essere sconfitti tramite il taglio della testa o per mezzo del fuoco. E hanno paura. Non dei licantropi, non ci sono, o almeno non fanno parte della storia. Della Croce Nera e degli spettri. La prima è un'organizzazione che si occupa di distruggere ogni vampiro sulla faccia della terra perchè li considera semplicemente bestie. I secondi sono "non morti", esattamente come i vampiri solo che sono spiriti, anime, ciò che i vampiri non possiedono più. Sono il loro perfetto opposto.
Per leggere "Balthazar" bisogna aver già approcciato con la saga di Evernight, terminata con la protagonista, Bianca, diventata spettro, e l'accademia dei vampiri (una specie di Hogwarts per non morti) distrutta. L'amore tra Bianca e l'adorato Lucas non si è spento e, nonostante lei sia uno spettro, può continuare (per ogni dettaglio, leggete la trama in rete).



Ora, Balthazar chi è? Il vampiro figo di turno, muscoloso e riservato, preciso, che tiene alla punteggiatura negli sms e un po' all'antica (in fondo è morto nel '600). In poche parole, il mio tipo (peccato sia solo fantasia). E Bianca lo ha sempre snobbato in favore di Lucas (povera pazza!).
Di Balthazar non si è saputo molto nei romanzi precedenti e almeno in questo libro veniamo a conoscenza dell'autore della sua trasformazione, del motivo per cui sua sorella Charity (un incubo di ragazzina, nel vero senso della parola!) lo odi tanto e appunto di quale sia l'epoca della sua morte, il che giustifica i suoi modi così antiquati.
La co-protagonista del romanzo è Skye, già incontrata in precedenza (che però non ricordavo un granchè, insieme alla sua amica Clementine), che aveva ospitato Bianca nel suo corpo in "Afterlife". Dopo quest'esperienza, Skye vede le morti violente, avverte le sensazioni delle vittime ed il suo sangue è straordinariamente importante per i vampiri perchè li riporta indietro nel loro passato, facendo loro rivivere per un attimo soltanto la sensazione di essere umani.



Skye è quindi un gioiellino per i vampiri vaganti e, non essendoci più l'Accademia di Evernight, la ragazza non è assolutamente protetta. Lucas invia quindi Balthazar a sorvegliarla. Skye è sempre stata attratta dal vampiro, ma era troppo innamorata del suo ragazzo (nel libro, ex) e sapeva che a Balthazar interessava Bianca pur non essendo ricambiato, quindi si limitava ad ammirarlo da lontano.
Questo nuovo compito di Balthy porterà i due ad un inevitabile avvicinamento. Dovranno affrontare una squadra di vampiri pronti a tenere prigioniera Bianca per l'eternità e i sentimenti, sempre più potenti che, ancora una volta non riusciranno completamente a decollare a causa dell'umanità di Skye e dell'immortalità di Balthazar.
Chissà se Claudia Gray proseguirà la storia di Balthy e Skye? Io spero proprio di sì, anche perchè molti punti sono rimasti in sospeso.



La lettura è piacevole e scorrevole. In un contorno sovrannaturale e ovviamente fantastico, si affrontano però problematiche adolescenziali. Credo proprio sia quest'ultimo il punto di forza di molti romanzi: trattare con fantasia i problemi comuni, trovando quindi consenso nel lettore che riesce perfettamente a comprendere la psiche dei personaggi.
Complessivamente, ho apprezzato più questo "spin-off" che la storia tra Bianca e Lucas ad essere sincera. Critiche? Sì, a chi ha tradotto il romanzo. Chiedono a noi emergenti di scrivere in un italiano comprensibile, senza refusi, con tempi verbali corretti (giustamente eh), e poi mi trovo un uso scorretto dei congiuntivi (senza nemmeno starlo a dire insomma! I libri stranieri tradotti in italiano riportano sempre l'imperfetto al posto del congiuntivo) e un uso sbagliato degli aggettivi dimostrativi "questo" e "quello", oppure degli avverbi di luogo "qua" e "là".
Sono particolarità che danno fastidio, quindi care grandi case editrici, dato che pretendete una qualità elevatissima da uno scrittore altrimenti non lo degnate di uno sguardo, almeno abbiate l'accortezza di ricontrollare, è importante.

Dopo la mia recensione, vi aspetto domani con un post riguardo una nuova iniziativa firmata Self Dreamers! Buona serata!

sabato 27 settembre 2014

Torna la Driade! Ecco "Euphônia" di Marie Albes

Buongiorno a tutti amici! Sono arrivata al post numero 100 sul mio blog di Sàkomar! Sembra ieri che, entusiasta per la scrittura e auto pubblicazione del mio primo romanzo, dedicavo un blog alla storia dei miei quattro Principi e dei loro amici nella fiabesca dimensione parallela di Stephenyl, Arystal. e tanti altri tra cui Orchidea, la mia Ninfa dei fiori, una Driade per l'appunto.



Bene, visto che questo è un post speciale e si parlava di Driadi, lo dedico a una saga particolare, "Dryadem", creata dalla penna di Marie Albes.
Avevo letto il primo romanzo un anno fa e ne avevo anche scritto la recensione che potete leggere al seguente link:


Ecco quindi che Ayres e l'affascinante James tornano con una nuova emozionante avventura!

Trama

La vita è come una bolla d’acqua, così la vede Ayres con i suoi occhi di Driade.
È variopinta come un arcobaleno – se vista sotto la luce di una stella – ma soprattutto brilla grazie alla presenza di James, l’uomo che ha salvato da un’antica maledizione e di cui è innamorata.
E James adesso è lì, pronto a organizzare il futuro insieme a lei, a dispetto di quello che il destino sembra riservare loro.
Perché una bolla è incantevole, sì, ma anche fragile come un cristallo – allorché la si sfiori con un dito – e un cristallo si spezza in mille frammenti sottili e taglienti, impossibili da riunire.
Così Ayres si trova ad affrontare una forza che da lontano viene a rivendicare la proprietà sul suo corpo di Driade, quella stessa identità che tanto la spaventa e che costringerà lei e le persone amate a seguire un percorso scritto da secoli.

Chi è veramente la Driade? Cosa rotea intorno alla sua figura idolatrata in maniera tanto perversa?
La purezza della Messiah nasconde qualcosa dietro a quel velo candido, qualcosa da cui sembra non poter scappare e che unisce Ayres al dolore, celato silenziosamente nell’Euphônia.




Titolo: Euphonia
Autrice: Marie Albes
Genere: Fantasy
Pagine: 268
Prezzo ebook: euro 2,99
Acquistabile su: Amazon

E qui ci sono i due meravigliosi booktrailers! 




In occasione dell'uscita del secondo romanzo (che non vedo l'ora di avere tra le mie mani!), Marie ha deciso di pubblicare una nuova edizione ridigitalizzata di Dryadem, con l'aggiunta dell'inedito finalista al concorso Big Jump Rizzoli. Lascio anche qui trama e tutto ciò che vi servirà per conoscere ed immergervi nel mondo di Dryadem!

Trama

Ayres den Adel è conosciuta a Wells per la sua misantropia e la sua ostilità, ma solo chi le è veramente vicino sa quanto sia sensibile.
E così, fragile e insicura, la ragazza sopravvive allo scorrere dei giorni lavorando ogni istante, cercando in tal modo di soffocare il rimorso per la colpa che l'affligge da anni, una colpa che in realtà ha radici molto più lontane di quello che lei stessa possa immaginare.

Finché un giorno, la comparsa di un misterioso tatuaggio sulla sua pelle e l'arrivo di James Armstrong - venuto appositamente dall'Alaska per chiederle aiuto - sconvolgono la sua vita passiva.

La sua stessa percezione del mondo verrà capovolta dal susseguirsi degli eventi, che la rinchiuderanno in una morsa di sentimenti opposti: amore e odio, pace e vendetta.
Una morsa che Ayres sarà costretta ad affrontare, per rinascere poi come una fenice dalle ceneri che provocherà.



Titolo: Dryadem
Autrice: Marie Albes
Genere: Fantasy
Pagine: 269
Prezzo ebook: euro 0,99
Acquistabile su: Amazon



martedì 16 settembre 2014

Recensione: Cose che nessuno sa, di A. D'Avenia

Buongiorno amici! L'aria sta rinfrescando e fa buio prima, il che vuol dire che l'autunno si sta avvicinando alle porte. Di già... il tempo vola e scorre proprio come vuole, l'ho sempre sostenuto.
Ed io, nostalgica per eccellenza della mia cara e calda estate, ho terminato di leggere il mio ultimo libro delle vacanze. Si tratta, come già anticipato nel precedente post, di "Cosa che nessuno sa" di Alessandro D'Avenia.



Avevo sentito parlare di lui, o meglio, ne avevo letto in occasione dell'altro suo romanzo "Bianca come il latte, rossa come il sangue". L'altro ieri entrando in libreria (cosa nuova eh? Non posso farci nulla! Le librerie mi attirano come fossi un'ape con il miele!) ho trovato proprio quel libro e ne ho letto la quarta di copertina. Ho ritrovato degli elementi comuni anche a "Cose che nessuno sa": storie di ragazzi e di un professore, rigorosamente di lettere, che in qualche modo, con le sue parole, il suo insegnamento guida i propri studenti.
Arrivo quindi al romanzo che ho letto. I personaggi sono molteplici, ma una è la protagonista intorno alla quale ruota la storia: Margherita, dagli occhi verdissimi e dai capelli neri, il cui nome vuol dire "perla" (e qui mi veniva da sorridere... ricordo che il mio professore di epigrafia ha sempre puntualizzato su un'epigrafe di un certo "margaritarius"), strettamente collegata alle onde del mare.



Ecco, il mare: è proprio lui che con il suo azzurro, le sue onde, il suo carattere, un po' calmo e un po' in tempesta, unisce due luoghi centrali in questo romanzo, la Sicilia e Genova. E infine c'è Milano (mia adorata!) città in cui si svolgono gran parte degli eventi.



Margherita è molto affezionata al padre che le fa amare il mare e il suo canto che si può sentire accostando una conchiglia all'orecchio (era un gioco che facevo spesso da piccola, con una conchiglia a casa di mia nonna). Ma il padre un giorno scompare. Lascia la famiglia senza dire niente a nessuno.
Margherita non riesce ad ingoiare il colpo, proprio in un momento particolare per lei, l'inizio del liceo. Lei è una ragazzina timida, che sotto l'apparenza nasconde un carattere curioso e brioso, ma questo evento l'ha traumatizzata. E' sicura che non avrà amici, e invece è fortunata.
Marta, una ragazza buffa e alquanto stramba, ma molto dolce, la raccoglie come una conchiglia in riva al mare e l'accoglie nella sua vita, facendole anche amare il teatro.



In quella scuola c'è Giulio, il ragazzo misterioso, dai capelli e dagli occhi di ghiaccio, sprezzante di ognuno, o almeno quella è l'apparenza. Giulio è un ragazzo molto sensibile, ma la vita con lui non è stata clemente. E' stato abbandonato di suoi genitori e vive in una casa famiglia. Solo Filippo, uno dei volontari, è affezionato a lui come a un fratello.



Ed è quando gli sguardi di Margherita e di Giulio si incrociano, che scatta qualcosa nel cuore di entrambi, qualcosa di molto simile al colpo di fulmine. La curiosità li spinge a trovarsi e a non lasciarsi mai più. Giulio è il complice di Margherita nella ricerca di suo padre. Non ci pensa due volte ad assecondare la sua volontà... forse anche perchè il ragazzo farebbe lo stesso se solo sapesse dove poter cercare i suoi che l'hanno abbandonato.



Il professore di lettere è invece colui che tesse la rete di questa storia. Un prof atipico sono sincera. Avrei davvero avuto bisogno di una persona come lui che mi insegnasse ad amare la materia, ma io con il liceo non sono stata fortunata. Se esiste un opposto del prof di Margherita, ecco io ho avuto quell'opposto che ha fatto finta di insegnare. La scuola italiana è quella che ho incontrato io nella maggior parte dei casi, ma si bendano tutti gli occhi davanti a una realtà liceale fatta di bullismo ed incapacità dei professori ad insegnare, A questo proposito, rimando proprio a un intervento di Alessandro D'Avenia che appoggio in tutto e per tutto nei suoi pensieri: http://unacasasullaroccia.com/2013/12/06/se-i-docenti-diventano-indecenti/



Ad ogni modo, il prof di Margherita (non ha un nome questo personaggio, ma è molto probabile che sia un alter ego dell'autore), insegna con passioni ai suoi allievi. L'Odissea è stupenda spiegata da lui, un mondo che prende vita tra le pareti di una triste aula liceale, solcando i mari e avvertendo le sensazioni dei personaggi, tanto che Margherita si immedesima così tanto in Telemaco che appunto parte alla ricerca di suo padre, senza considerare pericoli e tutto il resto.
Anche il prof ha una situazione abbastanza complessa da affrontare. E' così preso dal suo mondo letterario che quasi si dimentica di vivere seriamente. La sua fidanzata Stella, che lavora in una libreria, vorrebbe sposarlo, ma lui ha paura e fugge. Capirà l'importanza di ciò da cui scappa di continuo solo quando un evento sconvolgerà la vita di tutti i personaggi, riunendo alla fine i fili della rete che è intessuta in "Cose che nessuno sa".



Non dimentico di certo Andrea, il fratellino di Margherita, il piccolo artista, che con i colori e l'immaginazione si esprime meglio che a parole (lo capisco perfettamente!), il piccolo "principe saggio"di Margherita. L'innocenza dei bambini è spesso fonte di sapienza, dagli adulti dimenticata, perchè sono proprio loro, con gli occhi cristallini dell'anima, a scorgere l'importanza delle piccole cose quotidiane.



Infine, la nonna di Margherita, con i suoi racconti in dialetto su una Sicilia di altri tempi, trasporta il lettore proprio lì, in riva al Mediterraneo, con i suoi colori, sapori e odori che mi hanno fatto venire nostalgia di un luogo che non ho mai visto realmente. Anche io ho origini siciliane. I miei nonni paterni lo erano entrambi, ma in Sicilia non ho mai avuto l'occasione di andare.



Lo stile di D'Avenia è molto poetico: con le parole riesce a dipingere.
Mi ha fatto affezionare ai personaggi e questo credo non lo dimenticherò. Non mi sono annoiata nemmeno per un attimo durante questa semplice narrazione di vite comuni con il canto del mare di sottofondo e un filo rosso che lega ognuno: quello dell'amore, in mille forme, di cui tutti parlano, ma del quale nessuno conosce realmente molto.