mercoledì 28 gennaio 2015

Recensione di "All'improvviso a New York" di Melissa Hill

Buonasera amici, o forse sarebbe meglio dire "buona notte" data l'ora!
Al solito sono stata un po' assente sul mio blog però in compenso curo molto la pagina e il profilo Google+, quindi potete seguirmi quotidianamente lì.
Sono stata assorbita dallo studio e dalla ricerca, anche se spesso i miei sforzi non vengono apprezzati... ma non fa niente, alla fine conta il risultato e spero vivamente che qualcuno rimarrà a bocca aperta in un futuro non molto lontano. Al contrario di quanto la gente dice, sono paziente e so attendere.

Dunque, stasera ho terminato di leggere "All'improvviso a New York" di Melissa Hill. Il titolo originale, "A Gift to Remember" è forse più pertinente con la trama:



Darcy Archer lavora in una piccola libreria indipendente di Manhattan. È una sognatrice: non è disposta ad accontentarsi e a trentatré anni aspetta l'arrivo del Vero Amore, quello che abita nei suoi adorati romanzi. Un giorno di dicembre, sfrecciando in bicicletta per le strade innevate della città, travolge un uomo che le sbuca davanti all'improvviso. Quando Aidan Harris viene portato via dai paramedici, sul marciapiede rimangono il suo cane e un pacco misterioso. In preda ai sensi di colpa, Darcy fa di tutto per ricongiungere il cane, un adorabile husky di nome Bailey, al suo padrone e quando scopre che nell'incidente Aidan ha perso la memoria, le cose si complicano. Inizia cosi l'indagine di Darcy che, decisa ad aiutarlo a ritrovare la sua identità, si lascia trascinare da Bailey attraverso una New York natalizia, vibrante di luci e colori, fino a un lussuoso appartamento nell'Upper West Side. 



Qui raccoglie indizi preziosi sulla vita dello sconosciuto, che sembra fatta di viaggi esotici, sport estremi e bellissime donne, e trova la stanza dei suoi sogni: una biblioteca privata colma di preziosissime prime edizioni. Mettendo insieme le tessere del puzzle, la sua vivida immaginazione costruisce un ritratto di Aidan incredibilmente somigliante al suo uomo ideale. Ma le sue fantasie corrispondono alla realtà? E cosa succede quando la realtà è ben diversa da quanto sembra?




Premetto che è merito di mia madre se il romanzo è arrivato nelle mie mani. Stavamo cercando tutt'altra cosa in libreria e lei, strizzando le palpebre senza indossare gli occhiali, mi fa "Mi sa che questo libro ti piace, dal poco che sono riuscita a vedere". Ovviamente non si è sbagliata.
Nel bel mezzo dell'atmosfera incantata di New York, degna di una pallina di vetro, ecco dipingersi una bella libreria in cui lavora Darcy Archer. Eh sì, il nome mi ha fatto subito pensare al mio caro e affascinante Mr. Darcy di "Orgoglio e Pregiudizio", e infatti è un'opera che ritorna molte volte all'interno del romanzo. La libraia Darcy ammira Jane Austen e il romanzo citato è proprio il suo preferito. E' cresciuta sognando tramite stupende storie d'amore e a 33 anni ancora desidera che l'uomo della sua vita, "il vero amore", sia come Mr. Darcy. Sì, un po' utopico e disneyano da parte sua, ma in fondo in fondo ognuna di noi lo sogna, in un mondo così privo di valori e di calore.
L'avventura che le cambia la vita inizia quando, recandosi in fretta e furia al lavoro sulla sua bicicletta, investe un pedone con il suo cane, un husky (razza che io adoro!).


Darcy si sincera delle condizioni dell'uomo che appare subito molto affascinante ai suoi occhi. Lui viene portato via in ambulanza, mentre nessuno si cura di Bailey, intelligente cagnolone dagli occhi azzurri.
Aidan Harris viene così ricoverato e, a causa di un'amnesia, non ricorda nulla, soltanto il cane. Desidera vedere Darcy la quale si prodiga in ogni modo per provare a fargli recuperare la memoria. Comincia quindi il peregrinare della protagonista in luoghi molto lussuosi, che la condurranno a credere di trovarsi davanti a un riccone, bello e attraente, per il quale ha pian piano sviluppato un sentimento importante. Ma quando le cose sembrano ovvie e le tessere del puzzle al loro posto, ecco che qualcosa arriva a scombinare ogni convinzione...

Lo stile della Hill è molto scorrevole e ironico. L'autrice riesce a far immergere il lettore in un romantico film americano di Natale. Mi sono ritrovata a passeggiare per New York e ho visto Central Park innevato.



Eh sì, come Darcy anche io sono dotata di fervida fantasia e come lei a volte mi faccio trasportare troppo dai sogni. Per Darcy sarà un grande pregio perchè, nonostante una serie di sventure, ha sempre provato a leggere la vita in chiave positiva. Dall'altra invece sarà un grosso difetto, perchè la condurrà a idealizzare qualcuno di molto importante. E' una bella trappola, in cui spesso si cade...
Agli eventi narrati dall'esterno, si alterna talvolta Aidan in prima persona. L'autrice adotta questo espediente per far avere al lettore una visione più precisa dei fatti che hanno preceduto la perdita di memoria dell'uomo e per far vedere quanta veridicità ci sia nelle ricostruzioni effettuate dalla protagonista improvvisatasi Sherlock Holmes.
Per quanto riguarda l'estetica del romanzo, mi sono piaciute sia la sovraccopertina che la copertina vera e propria, in blu con i fiocchi di neve che fanno da sfondo a Darcy, Aidan e Bailey ritratti come personaggi che emergono dalle pagine di un libro, proprio come se anche loro prendessero vita attraverso le parole.



Ogni capitolo - eccetto quelli dedicati alla narrazione da parte di Aidan - è introdotto da una citazione tratta da romanzi famosi che racchiudono l'essenza dei fatti raccontati.
L'ho trovato un romanzo divertente, oltre che romantico. La protagonista e le sue sventure fanno decisamente ridere a volte, personalmente facendomi sentire meno sola nella mia sbadataggine cronica. Ho sentito Darcy molto vicina a me, forse perchè in fondo siamo molto simili.
Unica delusione? Il finale. Sì sono sincera, non che non mi sia piaciuto, ma lo aspettavo migliore.
Un principe azzurro che si rispetti è solo per la protagonista! Non aggiungo altro per non rovinarvi la lettura.
Lo consiglio però e anzi, credo proprio che, tra i prossimi acquisti, ci sarà anche qualche altro romanzo di Melissa Hill, quando mi andrà di evadere dalla mia realtà e gettarmi a capofitto nella vita pasticciona di un'altra protagonista sognatrice.



Buona notte mondo! Vado a sognare il mio Aidan Harris... sempre se riuscirò a ricordarne il volto!

martedì 6 gennaio 2015

Recensione di "Cronache del Mondo Emerso - Le storie perdute" di Licia Troisi

Cari amici lettori e bloggers, buonasera e buona Epifania! Come avete trascorso queste vacanze? Io mi sono riposata (cosa indispensabile, altrimenti sarei impazzita) e ho letto taaaaanto. Finalmente non ho più la pila di libri sul comodino che mi osservano minacciosi! Ho anche scritto qualcosina del mio terzo romanzo, nonostante questo sia davvero impegnativo.

Proprio oggi ho terminato di leggere l'ultimo libro di Licia Troisi dopo essermelo divorato. Desideravo il ritorno di Nihal, la mia migliore amica letteraria... e Licia ha fatto questa grande sorpresa a tutti i fan delle Cronache del Mondo Emerso. Non smetterò mai di ringraziarla per questo. Voi direte "è solo un personaggio di fantasia". No, per me Nihal è molto di più.



Lei ha combattuto nella mia mente, nel Mondo Emerso che ormai riesco a vedere proprio come fosse reale, lei riflette molto il mio carattere soprattutto di una parte importante e solitaria della mia vita (in cui devo dire di aver avuto istinti distruttivi e molto vendicativi). Nihal mi ha fatto compagnia durante interi pomeriggi, oppure prima di andare a dormire facendomi viaggiare in un mondo fantastico a dorso di drago, anzi, di Oarf.
Ed è proprio "Nihal della Terra del Vento" ad essersi classificata come la mia prima lettura fantasy di un'autrice italiana... quindi come posso non amarla? Prima di Licia, avevo letto Marion Zimmer Bradley e J.K Rowling, due colossi della letteratura straniera, ma sta di fatto che il fantasy da allora non l'ho mai mollato e sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo che mi tenga incollata alla pagine.



Dunque, passo alla recensione di "Cronache del Mondo Emerso - Le storie perdute".
Inizia tutto con un misterioso viaggiatore, che ammantato e munito di maschera, entra in una locanda e qui inizia a raccontare storie di Nihal che nessuno conosce. Non ci è dato sapere chi sia in realtà il cantastorie sino alla fine del romanzo, ma circa tre sospetti si insinuano nel lettore con il trascorrere degli eventi. La curiosità di certo non manca.
Ad ogni modo, nonostante siano trascorsi anni e anni, la leggenda di Nihal continua ad echeggiare tra il Mondo Emerso e le terre degli Elfi al di là del fiume Saar. Ci sono state Dubhe, ladra, assassina e regina, e Adhara, la nuova Sheireen, ma Nihal la Mezzelfo è un vero e proprio mito.
Eppure tramite queste storie - tre per la precisione - Nihal acquista quel grado di umanità che durante i romanzi delle Cronache era stato celato da quella sua aura vendicativa.
La prima storia tratta di una neonata Nihal e dei suoi genitori, di quel che accadde all'inizio di ogni cosa, di quegli eventi su cui i fan certamente si saranno interrogati perchè sempre avvolti da una certa atmosfera misteriosa e dolorosa.
Nella seconda troviamo narrata l'esistenza di Nihal e Sennar al punto in cui li avevamo lasciati, alla loro vita insieme, finalmente in pace. E c'è anche il piccolo Tarik che nelle "Leggende del Mondo Emerso" appare in stretta connessione con il figlio San, il nuovo Marvash.



La terza... è un mistero. Come sempre non scriverò un riassunto, nè farò spoiler, ma i fan della Troisi non vedranno l'ora di leggere questa parte del romanzo.
Seguo Licia Troisi su Facebook e leggo il suo blog da quando sono diventata una sua fan e non ho potuto fare a meno di notare quanti suoi aspetti siano riflessi nel personaggio di Nihal, soprattutto nella seconda strofa, quella in cui si narra della sua vita con Sennar e il piccolo Tarik. L'esperienza della maternità per Licia ha fatto sì che alcune sensazioni, preoccupazioni, ansie di lei come madre siano state perfettamente descritte nelle gesta di una Nihal più matura, ormai cresciuta, che non ha dimenticato ciò che un tempo è stata (una macchina da guerra), ma che prova a mutare. Ed è proprio l'occuparsi di suo marito Sennar e di suoi figlio Tarik che fornirà a Nihal quel grado di amore necessario per placare la belva che la divora all'interno - quella della disperazione e la consapevolezza di non potersi opporre a un destino cui è stata consacrata sin dalla nascita - per lasciare spazio a un altruismo più umano.
In Nihal, Mezzelfo, razza nata dall'unione di umani ed Elfi, sono infatti proprio riflesse due caratteristiche fondamentali che guidano le gesta della nostra eroina: l'amore, la speranza, l'altruismo umano, e la crudeltà, la vendetta, la sete di sangue degli Elfi.
Nihal è un personaggio diviso in due parti opposte unite in un solo corpo.



Come dicevo però la Nihal che ritroviamo è cambiata. Si vedrà ancora come macchina da guerra, mossa solo dal piacere di uccidere, ma l'amore per Sennar e Tarik e per tutte le creature che l'hanno aiutata l'hanno certamente fatta mutare in bene. Nihal può ancora uccidere con la sua spada di cristallo nero (ah quanto l'adoro!), ma i suoi colpi sono differenti. Vi ho scorto un certo grado di pietas... ma per ovvi motivi non potrò essere più specifica, altrimenti rischierei di entrare troppo nella trama.



Certamente il lettore sarà felicissimo di ritrovarsi a contatto con personaggi che già da qualche anno aveva dovuto abbandonare nelle pagine dei romanzi e luoghi tanto familiari. La mescolanza del vecchio con il nuovo Mondo Emerso è l'ossatura del nuovo romanzo che chiarisce molti punti e apre nuovi interessanti capitoli. Si comprende anche la grandissima importanza di Oarf, che non è solo un drago, ma un amico, un'altra parte di Nihal, una costante, un pilastro.



Non posso fare anche a meno di notare elementi del pensiero politico dell'autrice che mi sembra siano stati in qualche modo riflessi nella condizione dei Mezzelfi, ma come dissi tempo addietro non voglio inoltrarmi in un campo che è troppo personale.
Per terminare: copertina bella, con una Nihal differente rispetto a quella di Paolo Barbieri (che per me rimarrà sempre quella originale), e uno stile più tendente al ritratto realistico, come avevo già notato per le nuove edizioni delle Cronache e delle Guerre. Ho una domanda però: perchè gli occhi di Nihal sono stati colorati di rosso? Il bagliore viola delle sue iridi è peculiare. Mi sono anche risposta che forse è per indicare la furia che anima la nostra eroina... però l'avrei preferita con il suo colore. Ovviamente questa è un'opinione strettamente personale.



Concludo ringraziando ancora Licia per aver fatto tornare Nihal, anche se per me lei ha sempre continuato a vivere nella mia immaginazione e nel mio cuore. Adesso attendo con ansia la continuazione dei Regni di Nashira e.... del secondo capitolo di queste "Storie perdute". Sarò come sempre una delle tue lettrici.

Buona serata a tutti!