mercoledì 30 dicembre 2015

Addio 2015... spazio al nuovo! Auguri per il 2016!

Cari lettori, anche stavolta siamo arrivati alla fine dell'anno.
Cosa ha portato questo 2015? Per quanto mi riguarda è stato solo una degna continuazione del 2014 che non era terminato così fantasticamente.
A marzo quella frattura alla spalla mi ha sconvolto ogni piano, occupando le mie giornate con visite mediche, accertamenti, dolorosa fisioterapia senza contare i postumi fisici e psicologici.
Quante volte mi sono ripetuta di non arrendermi, eppure non lo so nemmeno io quante lacrime abbia versato per questo mio povero braccio martoriato.
Ho proseguito a scrivere la mia tesi e a studiare, andando in biblioteca e prendendo i volumi, a volte troppo pesanti, per poter procedere con la ricerca. E quest'ultima ora è a buon punto. Manca poco per terminarla, tirare le somme e poter analizzare i risultati. Per tutto ciò dico solo grazie a me stessa, alla mia testa dura, alla decisione di voler andare avanti nonostante tutto, e ovviamente grazie ai miei che mi hanno accompagnata ovunque pur di risolvere questa situazione infelice che mi è capitata in maniera del tutto improvvisa.
Quando ancora non mi ero ripresa, è arrivata un'altra batosta, una discussione furiosa che mai mi sarei aspettata, che ha fatto più male della frattura... di nuovo tantissime lacrime, scoraggiamento e voglia di mollare tutto tenendo conto dei precedenti, ma sono ancora qui, forse più diffidente di prima, forse più distaccata e ho imparato a capire di non potermi aspettare niente da nessuno. Gli altri non si comportano come tu fai con loro. Lo sapevo prima, lo so adesso, lo terrò presente per il futuro. Nonostante tutto, ho imparato a perdonare. Rimanere con l'animo in tempesta fa male solo a me e non risolve un bel niente. Perdonare non significa però dimenticare. Vuol dire imparare dagli errori passati e provare a migliorare, consci del fatto che gli errori ci saranno sempre e comunque, ma forse di minore entità.
E' stato un anno pesante, carico di emozioni, non troppo positive, e di battaglie, un periodo da assimilare e di cui fare tesoro, perché anche la sofferenza serve a questo mondo per crescere. E ovviamente evito di elencare tutti i fatti internazionali che hanno sconvolto la vita di ognuno di noi.


Tra i miei "eventi belli" inserisco il viaggio nella meravigliosa Venezia, il concertone del mio adorato Max Pezzali al Palalottomatica (grazie ancora alle mie sorelle e a mio fratello!) e la conferenza sulla mia ricerca di tesi dottorale presentata all'ITAR che non mi sarei mai aspettata. E' stata una sorpresa pure per me e quel pomeriggio mi ha di nuovo restituito un filo di speranza. 
Ho stretto i denti e affrontato la situazione, riuscendo anche a pubblicare due articoli scientifici cui si aggiunge un terzo che uscirà nel 2016. Solamente contando su me stessa, su quella persona che è stata umiliata e abbandonata, ma che da sola riesce a procedere comunque come un carro armato traendo forza dalle invidie altrui.



Infine, dal punto di vista letterario ho terminato la trilogia di Sàkomar, iniziata nel 2007, con la pubblicazione di "Il Quinto Elemento". A Sàkomar c'è parte del mio cuore, ci sono sogni e fantasie che i lettori, dandomi fiducia, hanno voluto condividere con me. Non posso far altro che ringraziarli infinitamente e ricordare che per tutte le festività gli ebook saranno in offerta a 0,99 centesimi.



Ieri il postino mi ha recapitato un romanzo, che ho vinto a un nuovo giveaway e diventerà una delle mie prossime letture. Una bella sorpresa e un nuovo mondo in cui immergermi nei momenti liberi.




Com'è stato il vostro 2015? Ogni volta ci si augura che il nuovo anno sia migliore del precedente, quindi... 2016 confidiamo in te. Non ci deludere! 
Auguri a tutti voi di buon anno nuovo!   


giovedì 24 dicembre 2015

Natale 2015... auguri e riflessioni

Siamo di nuovo al 24 dicembre. Su Facebook e sui social tutti si scambiano gli auguri, anche persone che non si sono più viste da un millennio e che si risvegliano solo nelle festività perché "bisogna essere tutti più buoni".
A me il Natale è sempre piaciuto: la città che si riveste di colori e di lucine, il freddo, i cappotti caldi, la cioccolata al bar, i biscotti a forma di fiocco di neve, le persone che girano cariche di regali nei negozi luminosi nei quali ogni oggetto è stato disposto con cura. E poi ci sono i presepi nelle chiese, le piazze adorne di alberi giganteschi, l'odore delle castagne, i bimbi liberi dalle scuole che si aggirano contenti per le strade per mano ai loro genitori, saltellando ed emozionandosi per ogni cosa.
Le case si riempiono di addobbi, l'albero di Natale splende dietro le finestre e dalle strade si notano lucine soffuse dietro le tende, il presepe occupa uno spazio più o meno ampio su un mobile, compaiono candele a forma di Babbo Natale, di stelle, di regali impacchettati. In televisione trasmettono i film che si vedranno ogni anno, da sempre (es. Natale sulla ventiquattresima strada; Mamma ho perso l'aereo), e i classici Disney che apprezzo tanto.
Si sta tutti insieme, amici e parenti, si ride e si scherza, si gioca a tombola e a carte, mentre Michael Bublè canta in sottofondo.


Eppure ogni anno che passa ho sempre l'impressione che dietro tutta questa allegria ci sia qualcosa di estremamente falso. Gli auguri fatti a gente che non senti per 11 mesi l'anno, le promesse di vedersi con l'anno nuovo e che ovviamente non verranno mantenute, le riunioni con parenti che non sanno più nemmeno come ti chiami tanto è il tempo intercorso dall'ultima volta in cui ci si è visti, regali scambiati anche tra i migliori amici che fanno il discorso "un pensierino che costa poco perché non ci voglio spendere più del dovuto". E gli auguri solo tramite social network.
Mi sono adattata anche io, dico la verità... adattata però. E' un clima che non mi piace più. 
Il Natale lo si vive magicamente quando si è bambini, quando si è ingenui, quando si pensa a un mondo roseo e buono, brillante proprio come la porporina delle palline dell'albero, quando si crede a un vecchietto così altruista da fare il giro del mondo portando regali a tutti, senza pretendere nulla in cambio. Poi cresci, inizi a conoscere le persone per quel che sono veramente, a quante maschere indossino, a quanta poca sia in realtà la bontà nascosta dietro i loro sorrisi, a quanto invece immensi sia invidie e rancori tanto da spingere le persone a farsi la guerra (sia in termini interpersonali, che in termini internazionali e basti riflettere sulla situazione che si consuma attualmente in tutto il mondo) e quella fiammella, che a Natale ardeva di più, comincia ad affievolirsi, fin quasi a spegnersi.
Viviamo un Natale commerciale, una corsa all'ultimo secondo per aggiudicarsi i regali da distribuire secondo il grado di simpatia, cercando di spendere il meno possibile perché "non ne vale la pena" oppure perché realmente i soldi non bastano in quest'Italia sommersa dalle tasse e dalla precarietà.
Si cade in una specie di apatia, di sindrome del Grinch. Forse io ci sono immersa e rimango fuori a stento solo con la testa perché sono sempre stata un po' sognatrice, ma non riesco più ad avvertire quell'atmosfera che un tempo mi scaldava il cuore. Ci provo, ma niente di niente. E so di non essere sola.
Cosa vorresti come regalo? Vorrei rispondere con sincerità: "qualcosa che non si può comprare e si chiama FUTURO, qualcosa che mi dia un terreno stabile per costruire la mia vita" e invece tutte le speranze e i sogni vorticano così, senza meta, dispersi in una specie di nulla.
Auguro quindi un Buon Natale a tutti coloro che come me non riescono quasi più a sentirlo perché con il calore delle persone cui vogliono veramente bene riprendano a sognare; auguro un Buon Natale a tutte le persone che combattono contro la falsità ogni giorno, che hanno le spalle così grandi da riuscire a passare indifferenti davanti alle offese e alle umiliazioni; auguro un Buon Natale a noi giovani perché rimboccandoci le mani, ancora una volta, stringeremo i denti e proveremo a cambiare un paese che non ci vuole più; auguro un Buon Natale a tutte quelle coppie che stanno davvero insieme per amore, quello vero, e non perché "devono avere qualcuno accanto per le feste che altrimenti sfigurano davanti agli amici e ai parenti"; auguro un Buon Natale a chi mi ha fatto del male, in un passato lontano e in quello più recente, perché rifletta sul proprio operato e si impegni a rimediare, ricucendo gli strappi provocati nell'animo; auguro un Buon Natale agli amici sinceri, che si sentono e stanno insieme per stima, rispetto e simpatia reciproca, non per convenienza; auguro un Buon Natale a voi lettori e vi ringrazio perché mi seguite sempre, supportando il mio sogno letterario, che forse non andrà da nessuna parte come quello di tanti "colleghi", ma che avrà almeno una fiammella di speranza ad illuminarlo. 



mercoledì 23 dicembre 2015

Recensione di "Masada" di M. G. Siliato + promozione Natalizia ebook Sàkomar

Buonasera a tutti cari lettori! Il Natale si avvicina. Ci sarà chi di voi avrà già terminato i regali da fare, altri invece preferiranno ricorrere al fatidico "ultimo secondo", al 24 dicembre, aggirandosi disperatamente per negozi e centri commerciali. Sicuramente sotto i vostri alberi, ci saranno lettori Kindle o Kobo. Se amate il fantasy, l'avventura, l'amore e le storie di amicizia (quella vera), le leggende e i miti che si intrecciano in un groviglio inestricabile e altrettanto bello, Sàkomar è proprio la saga che fa per voi. Per la durata di tutte le feste, i miei ebook saranno disponibili su Amazon al prezzo di 0,99 centesimi. Non pago così poco nemmeno il mio caffè decaffeinato (eh sì, ultimamente il mio stomaco è diventato delicato). Sarei molto contenta se qualcuno di voi mi desse fiducia, lasciando anche una piccola recensione che male non fa. Inserisco qui il link ai miei ebook. Ah, se vi facesse piacere, potete inviarmi le foto dei vostri lettori con il mio ebook. Li posterò sulla pagina Facebook, su Google+ e su Twitter.
Per il cartaceo invece qualche problema c'è nel periodo natalizio. La YCP non riesce a seguire tutte le ordinazioni e le sospende. Non condivido questa politica, ma mi devo adattare. A partire dal 3 gennaio potrete tranquillamente ricominciare le vostre ordinazioni dei cartacei di Sàkomar. Mi scuso per il disagio, ma non è una mia decisione purtroppo.





Oggi sono quindi cominciate le vacanze per me, pazza dottoranda alle prese con i suoi simboletti.
Dopo essere andata un po' in giro per gli ultimi regali, sono piombata a casa e il letto non mi è mai sembrato un luogo così caldo e accogliente. Ero davvero esausta. Vista la vicinanza del comodino (ero in modalità pigrizia da stanchezza, quindi comprendetemi), ho ripreso e terminato di leggere "Masada" di Maria Grazia Silato.
Sarò sincera: mi è piaciuto moltissimo per l'articolazione, per la storia che si è voluto trattare e i personaggi, però non si avverte la classificazione come "romanzo". A parte i due narratori principali, il resto è storia che si svolge da sé. Ho avuto l'impressione di leggere un volume di archeologia, storia del cristianesimo, storia dell'ebraismo e antichità giudaiche.
Fossi stata nell'autrice, avrei conferito più spessore ai personaggi principali, descrivendo maggiormente le loro emozioni, le loro vite perché frequentemente il ritmo è lento. Anche la suddivisione in paragrafi, lo fa apparire troppo come un trattato storico, poco come un romanzo.
Il racconto si è soffermato essenzialmente sulle storie del popolo ebraico e di Michel, perché connesse anche se separate dal tempo, e poco su quella di Catherine, per niente su quella di Gad, e forse nemmeno troppo su quella di Ilan, uomo molto interessante a parte la sua fuga da Gerusalemme e il suo esser membro della Yahad.
Passo però alla trama e poi alla recensione vera e propria. Ho voluto cominciare prima con alcune impressioni personali. E' indubbio che rimanga un libro notevole e degno di essere assaporato fino in fondo, dove è riportato il famoso quaderno di Michel.


Trama: Diciannove secoli prima di noi, una notte di primavera. Lassù, nella Fortezza di Masada stanno gli ultimi superstiti di una rivolta durata sette anni. Sono novecentosessanta. Giù, lungo l'ardente Mare di Sale, si stringe in armi la spietata Decima Legio Romana. Fino a ieri, per raggiungere la Fortezza esisteva solo il rischiosissimo "sentiero del Serpente". Era imprendibile, Masada. Ma i Romani hanno trovato una via. E all'alba sarà strage. Quali supplizi aspettano quei novecentosessanta, con le loro donne e i bambini? I ricordi vagano sulla libera vita d'un tempo, e poi l'invasione, Jerushalem distrutta, le crocifissioni a migliaia. È l'alba. Contro il cielo impallidito, emerge dalla muraglia l'elmo crestato di un centurione romano. L'uomo balza su, pronto alla strage. Ma non immagina ciò che i suoi occhi vedranno. Sulla fortezza nemmeno una voce. E oggi un altro uomo, che si chiama Michel, scruta le antiche rovine, decifra i fragili scritti. Chi erano veramente, quegli insorti? Perché una comunità di asceti, che noi chiamiamo Esseni, visse nel deserto di Qumran, e nascose in undici caverne migliaia di Rotuli in pergamena dove è scritta una storia di cui nessuno sapeva più niente? Perché su una Làmina di rame sono elencati sessantaquattro nascondigli dove ancor oggi sarebbe sepolto un enorme tesoro? Perché il popolo di Jerushalem aveva accolto con entusiasmo un Galileo chiamato Jeshu? E perché quello stesso Galileo fu condannato a una morte straziante?



Ho fatto un sorriso quando ho sfogliato le ultime pagine di questo volume perché, proprio verso la fine, ho iniziato a scorgere nomi molto familiari che, ormai da diversi mesi, mi accompagnano durante i miei studi: Y. Yadin, Padre Bagatti, Padre Testa, e gli intramontabili Migne - i cui volumi della Patrologia Latina e Patrologia Greca occupano pareti consistenti delle biblioteche archeologiche - e Mommsen, un nome una leggenda. Aleggia invece la costante presenza di Flavio Giuseppe, personaggio conduttore di tutta la vicenda, lo storico traditore che tramandò gli eventi.
La storia comincia con Ilan che, fuggito da Gerusalemme durante l'assedio del 70 d.C. che comportò la rovinosa distruzione del Tempio, arriva alla roccaforte di Masada, lì dove Erode aveva costruito la sua fortezza e dove gli abitanti ebrei sono l'ultimo baluardo contro i Romani prima della conquista della Giudea.



Ilan ha i capelli lunghi, è giovane e veste una tunica di lino bianco. Non è un personaggio comune. Faceva parte della Yahad, una setta di studiosi, eremiti... e fu proprio lui ad essere implicato con la Lamina di Rame e i rotoli di Qumran che gli archeologi ritroveranno in futuro e che sconvolgeranno decisamente alcune convinzioni.



Il racconto di Ilan sull'assedio di Gerusalemme si svolge in una sola notte. Sono delle ore intense, prima dell'alba che condurrà i Romani ad assalire Masada, a fare prigionieri e a trucidare i combattenti. L'ansia, il dolore, lo spavento, la paura serpeggiano lentamente impregnando gli animi di coloro che stanno vicino a Ilan, ad ascoltare le sue parole, provocando un pathos crescente.



Facendo un salto nel tempo, Catherine arriva in Israele e qui incontra Michel, un ebreo ceco, sopravvissuto alla strage nazista che tutti conosciamo benissimo. Michel conduce Catherine fino a Masada, illustrando i paesaggi delle terre bibliche, dipingendole con tramonti mozzafiato, e inserendo ricordi dolorosi al suo interno. La vita del vecchio Michel è forse stata una morte dell'animo perché sua moglie e i figli sono stati deportati ad Auschwitz per non farvi più ritorno. E' stato vittima della pazzia, poi della rassegnazione. Nella sua mente, sua figlia è cresciuta, lui è invecchiato con sua moglie, ma la realtà è ben più dura. Con l'aiuto di Gad, figura decisamente misteriosa, Michel e Catherine arrivano a Masada, la meta di tutto questo viaggio. 
L'autrice ha creato un parallelo ad hoc tra lo sterminio degli ebrei nella rivolta giudaica del 70 d.C. e quello dell'Olocausto operato dalle truppe naziste. 



Ilan e Michel sono due narratori, ognuno con il proprio bagaglio di dolori e ricordi che accompagnano il lettore verso delle verità storiche sulle quali, finalmente, si riesce a vedere uno spiraglio di luce. Ebrei e Cristiani sono parte di un'unica famiglia, solo che se ne sono dimenticati, ottenebrati da motivazioni essenzialmente legate al potere nell'arco dei secoli. Si pensi solo al fatto che Gesù era un ebreo che non aveva intenzione di creare una chiesa. E tra Ebrei e Cristiani ci sono loro, i Giudeocristiani, delle figure a metà, escluse spesso dalla storia. Erano gli ebrei che, convertiti al cristianesimo, proseguivano comunque a seguire i precetti giudaici, a frequentare il Tempio, erano coloro che formavano "l'ecclesia dei circoncisi" guidata da Giacomo, "il fratello del Signore". 
Come si sa, Masada crollerà. Tutti gli abitanti, per non finire nelle mani dei Romani, si uccisero. E' peccato, ma la libertà della morte vale molto di più. Gli ebrei di Masada, esattamente come le genti celtiche (si veda ad esempio il Galata suicida di Palazzo Altemps), preferiscono togliersi la vita pur di non cadere in mano agli invasori e sfilare a Roma come trofeo.



Un volume questo che, specialmente a partire dal capitolo IV, acquista di interesse storico. Sono certa che, coloro che si troveranno per la prima volta in mano l'opera della Siliato, alla fine andranno a documentarsi. Perché la storia non è proprio così come ce l'hanno tramandata. Ci sono molti capitoli da riordinare, forse ancora oscuri, che è bene iniziare a mettere in luce. Gli storici vanno avanti, i filologi pure e gli archeologi (mi includo) non si fermano davanti a nulla. La verità viene prima di tutto. 
Ultima nota. Non condivido troppo "l'accanimento" contro i Padri della Chiesa e contro Costantino, non perché sia di parte studiando archeologia cristiana (vi sembrerà strano, ma noi archeologi cristiani siamo i più scettici e critici in circolazione quando si parla di storia del cristianesimo), ma perché la questione è ben più complessa. E' vero che l'opinione di molti Padri era antigiudaica (come quella dei rabbini era anticristiana... ma è ovvio essendoci stato uno "scisma" di fondo), ma non si deve fare di tutta l'erba un fascio. Dico solo un nome: Girolamo, che aveva un insegnante ebreo, che imparò a leggere e scrivere in quell'antica lingua.
Costantino invece si prospetta solo come un "figlio del suo tempo". Conveniva sicuramente appoggiare la religione nascente. La storia del segno apparso in sogno - il cristogramma o monogramma costantiniano - è una leggenda, forse tramandata ad hoc per legittimizzare il potere acquisito "sposando" la chiesa cristiana. Si pensi solo che Costantino venne battezzato in punto di morte.



Sono d'accordo - ma è solo un dato di fatto - sulla questione della traduzione biblica. E' vero, la trasposizione dei Settanta, ovvero la versione greca, non rende giustizia a quella ebraica. L'ebraico è una lingua complicatissima, ricca di sfumature semantiche che non potevano essere rese con parole greche. Spesso ci sono approssimazioni, altre volte errori (prendiamone atto), oppure dei tagli (basti leggere la Bibbia per rendersene conto da soli. Che siano voluti o meno, non potremo mai saperlo di certo), e frequenti interpretazioni sbagliate. Abbiamo avuto poi la Vulgata, la versione latina, quella di Girolamo e, va da sé, che se nella versione greca c'erano degli errori, quegli stessi vengono perpetuati e aggiunti ad altri.
I rotoli di Qumran hanno decisamente segnato un punto importante nella storia, ma non mi metterò a discutere oltre. L'archeologia biblica e la storia del cristianesimo fanno ormai parte di me e potrei parlarne all'infinito senza annoiarmi mai. 
Posso solo fornire un ultimo suggerimento: se il libro di Maria Grazia Siliato vi è piaciuto, vi consiglio di sfogliare la bibliografia inserita dall'Autrice alla fine del suo romanzo (nel quaderno di Michel) e poi di leggervi i seguenti volumi che sono ben scritti e hanno un taglio sia scientifico che divulgativo:

- Corrado Augias- Remo Cacitti, Inchiesta sul Cristianesimo 
- R. Eisenman-M. Wise, I manoscritti segreti di Qumran
- G. Filoramo-D. Menozzi, Storia del Cristianesimo. L'antichità (questo più manualistico, ma interessante e importante se si vuole comprendere l'ambientazione storica)

Termino con questo estratto che mi è piaciuto tantissimo:

<<Tu ami la Storia. La Storia non è niente di più che scoprire, da una costa rocciosa, i relitti del naufragio. Dici: sì, questa era una scialuppa, un pezzo di paratìa, una vela. Quello là, che l'acqua copre e ricopre fra gli scogli, è lui; riconosci il suo viso? E tutti gli altri? La nave è giù, nel profondo, non ne saprai mai niente... Ma tu ricordati, mentre cerchi, dell'immensa quantità di inutile, anonimo dolore che è diffusa nel mondo>>.

Dopo questo buona serata e a presto ovviamente!




sabato 12 dicembre 2015

Antologia "A Natale ti regalo l'amore"

Buongiorno a tutti lettori! Come state? Io proseguo sempre la vita da studiosa, con la mia ricerca che ad ogni passo si ingarbuglia e mi interessa di più. E' una bella sensazione avvertire che qualche tassello mancante, che sembrava perduto, inizia ad emergere dalla sabbia del tempo.
Scrivo questo post per segnalarvi il seguente ebook. Si tratta di un'antologia di racconti, accomunati dal tema dell'amore e da quello del Natale. L'iniziativa è nata da Tiziana Cazziero, scrittrice emergente e bloggers, che ha proposto di raccogliere le proprie idee e creare un racconto.
Mi sono messa alla prova anch'io e ho dato vita a una breve narrazione, di un amore ambientato in una biblioteca (ormai trascorrendo gran parte dei miei giorni tra i libri, era inevitabile).



L'antologia si intitola "A Natale ti regalo l'Amore" ed è in vendita su Amazon per 0,99 centesimi.
I proventi saranno interamente devoluti all'AIRC, Associazione Italiana Ricerca per il Cancro, quindi è tutto a scopo benefico.
I racconti sono 10 uniti in una piacevole lettura natalizia e romantica. Chiunque volesse quindi aiutare la ricerca e leggere qualcosa di nuovo - mio racconto compreso, intitolato "E' Natale se..." - può scaricare il file da Amazon dopo aver versato quella somma irrisoria.
Vi lascio il link d'acquisto diretto: http://www.amazon.it/A-Natale-ti-regalo-lAmore-ebook/dp/B0196UYHN0/ref=pd_rhf_dp_p_img_7?ie=UTF8&refRID=0NWPHG7R9FRNVPJ39ST7


Una piccola curiosità: la biblioteca che mi ha ispirata è ovviamente quella che frequento quasi tutti i giorni. I personaggi sono evidentemente inventati. Edoardo e Stella sono frutto della mia grande fantasia... Se proprio dovessi paragonarli a qualcuno, Edoardo somiglierebbe fisicamente a Gigi Buffon vecchi tempi (eh sì, è un mio grande amore) e Stella ad Anna di Frozen con i capelli castani.
Diciamo perciò che è uscito un racconto con vari elementi mescolati insieme! E l'albero dei desideri?
Per chi è di Roma, provate a passare alla Stazione Termini. Vedrete un albero gigantesco con tanti foglietti attaccati con le speranze di tutti i sognatori di passaggio.



Ammetto di aver appeso il biglietto anche io per due anni di fila, poi ho deciso di non farlo più. La mia vena romantica/sognatrice si è un po' affievolita con il tempo, ma mi piace pensare che ci sia gente con un cuore meno ghiacciato del mio lì fuori, che creda davvero nell'amore, nell'amicizia e nei sogni. Forse un giorno mi passerà questa fase... almeno su questo sono speranzosa.



Bene, per oggi è tutto! Io proseguo a leggere "Masada", ma la lettura si sta prolungando un po' troppo ed è brutto segno quando, finito un capitolo, vado subito a curiosare sul numero di pagine che compongono quello successivo. Lo sto trovando bello, ma davvero pesante...
A presto e buona lettura della nostra antologia!

sabato 28 novembre 2015

Il Gobbo di Notre-Dame Disney: elementi iconografici reali, architettura e invenzione

Sì, lo so non ci credo nemmeno io. Riesco a pubblicare due post di seguito. E' un miracolo.
Prima di tutto, come state? Qui a Roma finalmente vedo il sole, ma la temperatura è abbastanza gelida. Sui colli si vede la neve. Almeno il Natale si spera non sarà tropicale.
Arriviamo al punto principale del post. Ieri, ancora in preda agli ultimi sprazzi di influenza, mi sono messa a canticchiare sulle note Disneyane. Lo so... ho 28 anni, ma per me la Disney non passerà mai. Fa parte di me, della mia essenza, come di quella di tantissimi altri della mia età. Ci siamo cresciuti e sinceramente non ci trovo nulla di male ad essere appassionati di questi bellissimi film d'animazione che sono delle vere e proprie opere d'arte (insomma, se la casa di produzione riesce a vincersi sempre un premio per il film, un perché ci sarà no?).
Ieri quindi ero su Youtube e stavo cantando "Dio fa qualcosa", la magnifica canzone che Esmeralda intona all'interno della Cattedrale di Notre Dame di Parigi. La voce di Mietta è semplicemente divina e le parole sono poesia pura, ma... c'è sempre un ma. Ormai ho una deformazione professionale che non mi permette di osservare il mondo intorno a me senza soffermarmi sui particolari. Ed è esattamente ciò che è successo ieri mentre guardavo il video. Già tempo fa me ne ero accorta, ma mi sono soffermata a curiosare solo ieri sera e ho quindi applicato la mia vena iconografica (e pazza) alla mia passione Disneyana. Quando Esmeralda canta, effettua praticamente un giro di tutta la cattedrale, partendo dalla statua della Madonna, fino a percorrere le navate.
A un certo punto sappiamo che si trova davanti alla transenna di sinistra del coro ligneo (XIII-XIV sec.), la quale presenta rilievi policromi con storie Neotestamentarie. Con il fermo immagine si riescono chiaramente a distinguere tre scene, mentre altre due - per via della loro funzione, ovvero di sfondo della canzone - non sono definite in maniera ottimale (effettivamente a chi potrebbe interessare una cosa simile se non a qualcuno un po' "fissato" come me?).
Andiamo ad esaminarle:


La prima scena sulla sinistra presenta la strage degli innocenti, narrata solo dal Vangelo di Matteo 2, 1-16. Si vede chiaramente un uomo che porta dietro il capo una spada, per sferrare un colpo potente. A terra si vedono le gambe di una donna, ammantata in azzurro, e un corpicino nudo di un bambino che quasi "scivola" in avanti.

L'altra scena evidenziata nel primo fotogramma è purtroppo difficile da distinguere chiaramente. Sembra che ci siano due donne, in realtà la donna è una sola e si tratta di Maria, sulla sinistra, con la veste azzurra bordata in oro. Gesù Bambino è in piedi, su una specie di piedistallo. Indossa una tunica porpora e ha il nimbo crucisignato. La figura sulla sinistra, che sembra rivolgersi verso Gesù (ha infatti le mani velate che toccano o afferrano il braccio del Bambino), è in realtà un uomo e si tratta di Simeone, uno degli anziani del Tempio. Purtroppo nel fotogramma è tutto un po' sommario, ma se ne distingue nettamente la barba lunga nella transenna policroma originale. La scena si riferisce dunque alla presentazione di Gesù al Tempio, episodio narrato nel Vangelo di Luca 2, 22-39.


Nel secondo fotogramma ecco altre due scene. La prima sulla sinistra penso sia di facile comprensione. Si vede un asino, anzi, se vogliamo proprio essere precisi un mulo (si notino le orecchie piccole... il mulo è un incrocio tra asino e cavallo), che tiene in groppa una donna ammantata d'azzurro. I bordi della veste sono dorati. Si tratta di Maria che però non è sola. Si distingue infatti una piccola testolina davanti a lei. E' Gesù Bambino, mentre Giuseppe conduce il mulo. L'episodio quindi non può essere confuso con l'arrivo di Giuseppe e Maria a Betlemme, ma si dovrà interpretare come la fuga in Egitto, narrata ancora nel Vangelo di Matteo 2, 13-23 e si svolge immediatamente dopo la strage degli innocenti ordinata da Erode. Quella nicchia con qualcosa di abbastanza indistinto all'interno è invece la riproduzione della statua della Madonna all'interno della cattedrale di Notre Dame, ma anche questo particolare si vede meglio nella transenna, e funge un po' da "stacco" nella narrazione continuata.

L'altra scena evidenziata è poco distinguibile, ma con un piccolo sforzo si può comprendere. Sulla sinistra, in piedi, vi è ancora una donna ammantata. Se il colore non si riesce bene a identificare, si vedono però i bordi dorati. E' ancora Maria, con il capo chino verso una figuretta in basso che, in tunica purpurea, tende le braccia in avanti. E' Gesù Bambino che interagisce con una sagoma seduta sulla destra. Devo ammettere che la raffigurazione sommaria mi aveva un po' confusa. Potrebbe apparire come una donna con un fagotto in braccio... e nessun episodio potrebbe riferirsi a questa ipotesi di lettura, a meno che di non ipotizzare un episodio come Maria, Gesù, S. Giovannino ed Elisabetta che però fu inventato dagli artisti e non fu narrato né nei Vangeli canonici, né negli apocrifi (almeno per quanto ci è pervenuto).
Anche questa scena risulta invece più chiara nella transenna (una volta comprese le altre scene, identificare le due più difficili è stato automatico). Si tratta infatti di Gesù che discute con gli anziani nel Tempio o "Ritrovamento di  Gesù al Tempio", episodio narrato nel Vangelo di Luca 2, 41-50. La figura seduta è quindi uno degli anziani, così come quello che sembrava un "fagotto" è invece la testa di un altro degli anziani. 


L'ultimo fotogramma presenta una scena assolutamente distinguibile, quella del Battesimo di Gesù, narrata nei Vangeli di Marco (1, 9-11), Matteo (3, 13-17) e Luca (3, 21-22). Cristo, ormai adulto, crucisignato, è nudo e coperto da una massa acquatica, il fiume Giordano. Sulla sinistra, un uomo barbato posa la mano sul capo di Gesù. Si tratta ovviamente di Giovanni Battista, mentre l'altro sulla destra chi sarà? E' un po' in ombra, quindi di difficile comprensione, ma si riesce a distinguere un nimbo e una tunica color porpora che tiene sul braccio. E' un angelo che sorregge le vesti di Cristo e compare talvolta nell'iconografia medievale, come ad esempio nel rilievo di Collecchio.


La transenna policroma è questa qui, ma si vede più nitidamente direttamente su Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_Notre-Dame#/media/File:1_Back_of_choir_stalls_with_reliefs,_iambulatory,_Notre_Dame,_Paris,_ZM.JPG): 


Ecco quindi come in un film Disney possano esserci elementi iconografici assolutamente attinenti al reale. Non è lo stesso ad esempio per l'esterno della cattedrale che si presenta con i gradini - quelli sui quali muore la madre di Quasimodo - che nella realtà non ci sono (nelle stampe si vede un basamento rialzato, ma non scale).



Per quanto riguarda i simpatici gargoyles... quelli ci sono e addirittura ce n'è uno identico a Laverne, ma forse non tutti sanno che i gargoyles non sono originali. Furono infatti aggiunti da Viollet-le-Duc (lo stesso che ricostruì Carcassone) nell'800.



Spero che il post sia stato di vostro interesse. Personalmente mi sono divertita parecchio ad applicare la mia specializzazione in maniera "alternativa". Dopo questo vi auguro un buon weekend e alla prossima!

venerdì 27 novembre 2015

Black Friday librario e nuove letture per me

Buongiorno a tutti amici! Ho avuto un periodo "leggermente" intenso... essenzialmente lo studio mi ha tenuta occupata, soprattutto per la preparazione alla conferenza di giovedì scorso, ma devo dire che gli sforzi ripagano sempre. Sono molto soddisfatta e ho trovato nuova energia per proseguire.
L'influenza però con me non è stata clemente. Martedì mi sono svegliata che il mondo girava all'impazzata... e mi sono presa la febbre. Oggi va un po' meglio, ma mi sento come se un camion mi avesse calpestata. Questi sono i lati negativi dell'inverno...
Ad ogni modo, oggi voglio ricordare che è il Black Friday! Sugli stores quindi ci sono tantissimi sconti, anche le spedizioni sono gratuite (ad esempio su Youcanprint).



Fatevi quindi un giretto sui vari siti librari se avete intenzione di leggere Sàkomar (io ne sarei felicissima), ma anche se volete acquistare altri libri.
Qui sotto vi lascio il link con alcuni dei numerosi stores dove trovare i tre volumi della mia saga fantasy (mi raccomando, guardate quelli aggiornati!). Ah, ricordatevi un piccolo favore: leggetene tutte le pagine (anche i ringraziamenti e le note!) e magari scrivete la recensione su Amazon, Goodreads o aNobii in modo che possa conoscere le vostre opinioni, migliorarmi e possa anche avere più visibilità. Solo voi lettori potete aiutare i self-publisher ad emergere dall'anonimato.


Ovviamente nei miei ritagli di tempo, riesco anche a leggere... beh, in verità solo prima di andare a dormire. Ho talmente tante cose da fare che è tutto più ridotto, però alcune abitudini è bene non abbandonarle. Ho iniziato un volume che era nella mia libreria da parecchio tempo. Gli storici devo alternarli con narrazioni diverse, altrimenti rischio davvero di annoiarmi. 
Dati i miei studi, ho deciso di estrarre dagli scaffali "Masada" di M. Grazia Siliato. Al momento posso dire che non è per tutti e non lo sostengo per presunzione, ma se non si conosce almeno un minimo la storia di Masada, di Erode, e delle Guerre Giudaiche alcuni capitoli non si capiscono.
E purtroppo, a parte alcuni rari momenti, non mi ha coinvolta più di tanto (strano perché è un tassello di storia che adoro). Ad ogni modo, ho letto solo 103 pagine su più di 350... non lascio mai i libri a metà e lo terminerò. Magari più avanti si farà sicuramente più travolgente. Di seguito lascio la trama. Qualcuno di voi lo ha letto?



Trama: Diciannove secoli prima di noi, una notte di primavera. Lassù, nella Fortezza di Masada stanno gli ultimi superstiti di una rivolta durata sette anni. Sono novecentosessanta. Giù, lungo l'ardente Mare di Sale, si stringe in armi la spietata Decima Legio Romana. Fino a ieri, per raggiungere la Fortezza esisteva solo il rischiosissimo "sentiero del Serpente". Era imprendibile, Masada. Ma i Romani hanno trovato una via. E all'alba sarà strage. Quali supplizi aspettano quei novecentosessanta, con le loro donne e i bambini? I ricordi vagano sulla libera vita d'un tempo, e poi l'invasione, Jerushalem distrutta, le crocifissioni a migliaia. È l'alba. Contro il cielo impallidito, emerge dalla muraglia l'elmo crestato di un centurione romano. L'uomo balza su, pronto alla strage. Ma non immagina ciò che i suoi occhi vedranno. Sulla fortezza nemmeno una voce. E oggi un altro uomo, che si chiama Michel, scruta le antiche rovine, decifra i fragili scritti. Chi erano veramente, quegli insorti? Perché una comunità di asceti, che noi chiamiamo Esseni, visse nel deserto di Qumran, e nascose in undici caverne migliaia di Rotuli in pergamena dove è scritta una storia di cui nessuno sapeva più niente? Perché su una Làmina di rame sono elencati sessantaquattro nascondigli dove ancor oggi sarebbe sepolto un enorme tesoro? Perché il popolo di Jerushalem aveva accolto con entusiasmo un Galileo chiamato Jeshu? E perché quello stesso Galileo fu condannato a una morte straziante?

In libreria, ormai due settimane fa, mi sono fatta tentare dall'acquisto di "L'isola delle farfalle" di Corinna Bomann. Lo avevo già visto tempo fa, poi mi convinsi che avevo troppi libri (effettivamente...) e infine me lo ritrovo attualmente sul comodino. Sono inguaribile. Sarà una delle mie prossime letture.


Trama: È un triste risveglio per la giovane avvocatessa berlinese Diana Wagenbach. Solo la sera precedente infatti ha scoperto che suo marito l’ha di nuovo tradita e, come se non bastasse, una telefonata dall’Inghilterra la informa che la cara zia Emmely ha le ore contate e che vorrebbe vederla un’ultima volta. Non le resta che fare i bagagli e prendere il primo volo verso l’antica dimora di Tremayne House, dove i suoi avi hanno vissuto per generazioni. Diana non può sapere che cosa l’attende, non sa che in punto di morte zia Emmely le sta per consegnare un terribile segreto di famiglia, custodito gelosamente per anni. Come in un rebus, con pochi, enigmatici indizi a disposizione – una foto ingiallita che ritrae una bellissima donna di fronte a una casa tra le palme, una foglia incisa in caratteri misteriosi, una bustina di tè, una vecchia guida turistica –, a Diana è affidato il difficile compito di portare alla luce che cosa accadde tanti anni prima, nel lontano Oriente, a Ceylon, l’incantevole isola del tè e delle farfalle. Qualcosa che inciderà profondamente anche sul suo destino...

Proprio oggi invece mi è arrivato un pacchetto e... era il libro vinto nel giveaway di Halloween organizzato da Ilenia del blog Libri di Cristallo. Si tratta di "Death Metal" di Tito Faraci. Ho già sbirciato la trama e mi sono venuti in mente ricordi cinematografici, in particolare di un vecchio film che mi fece vedere mio padre qualche anno fa... 


Trama: Immaginate di essere in viaggio con i vostri amici su un fantastico furgoncino Westfalia che perde olio ed è scomodo da morire. State andando al concerto del secolo: i mitici Tiamat suonano a un festival death metal, in un paesino disperso nella campagna dell'Oltrepò pavese, e voi siete stati chiamati per fargli da spalla... Be', non esageriamo: Lorenzo, Stefano, Matteo, Barbara e Walter, ovvero gli Snake God Hunters, sono solo capitati in scaletta prima dei loro idoli, ma saliranno comunque sullo stesso palco ed è il giorno migliore della loro vita. Sono partiti all'alba dalla Puglia e non ne possono più di viaggiare, ma il problema non è questo. Il problema è che si sono persi nella nebbia, lungo un fiumiciattolo che nemmeno è segnato sulle mappe, e c'è un camionista impazzito che li incalza e fa di tutto per buttarli fuori strada. È a questo punto che tutto comincia ad andare storto...

A questo punto vi auguro buon Black Friday "librario" e a presto!

venerdì 6 novembre 2015

Recensione di "La mia eccezione sei tu" di Patrisha Mar

Buon pomeriggio a tutti lettori! Sono più stanca del solito ultimamente, ma devo dire che la lettura è una via di fuga dai problemi, dai pensieri e da una realtà che a volte appare davvero molto pesante.
Un libro è un portale verso un nuovo mondo, quello dell'autore, che ha fissato le sue fantasie su carta, in modo che ogni persona potesse prendere parte della sua dimensione.
Eccomi quindi con una recensione che avrei voluto scrivere già tempo fa perché è da un po' che avrei voluto avere tempo per leggere il romanzo in questione.
Si tratta di "La mia eccezione sei tu" di Patrisha Mar. E' stato il regalo di mia zia per la mia nonnina e appena l'ho visto ho esclamato "Ma io so chi è Patrisha!". Era un'autrice self, come me, che è riuscita ad emergere per essere finalmente pubblicata dalla Newton Compton. Ricordo bene la copertina precedente, con il Colosseo sullo sfondo. L'ho vista più volte nei gruppi Facebook e sulla bacheca di molti contatti letterari. Mi piaceva davvero tanto, forse un po' più della nuova devo dire. Rappresentava proprio lo spirito del romanzo.



Faccio quindi tanti complimenti a Patrisha in primis!
Il romanzo se l'è quindi letto prima mia nonna, poi mia zia e infine è arrivato a me. Il commento di mia nonna sapete qual è stato?
"Sicuramente ti piacerà. Vuoi sempre sapere come andrà a finire. Te lo divorerai". Ed effettivamente aveva ragione. Scorgiamo un po' la trama...


Finalmente è arrivato il giorno del tanto atteso colloquio di lavoro e Sara deve fare bella figura. Sono già due anni che si è laureata, ma né in campo professionale né in quello sentimentale sembra che la sua vita abbia preso una piega accettabile. E adesso eccola, traballante su tacchi troppo alti, in ritardo cosmico - grazie alla simpatica sveglia che non suona quando dovrebbe e a un autobus che ha deciso di saltare una corsa - sotto la sede della rivista di moda e gossip più letta del momento. Sara deve avere quel lavoro... Ma la giornata a quanto pare è nata storta e può solo peggiorare. E infatti, come una ciliegina sulla torta, l'ascensore che è riuscita a prendere al volo pensa bene di bloccarsi. Uno scossone prima e un altro a breve distanza ed è chiaro che non ripartirà. Ma Sara lì dentro non è sola... Accanto a lei c'è qualcuno. Qualcuno che soffre di claustrofobia e che è sul punto di avere un attacco di panico. A meno che lei... non si faccia venire qualche idea geniale per impedirlo. Un'idea così geniale che lascerà il segno...

Premettendo che anche a me sarebbe preso un attacco di claustrofobia in un ascensore fermo (e io non ne soffro, ma il solo pensare di galleggiare nel vuoto sospesa con una corda mi infastidisce parecchio), Sara De Michele ha davvero un bel coraggio... o forse una buona dose d'incoscienza a baciare il tipo, mai visto prima, con cui si trova in ascensore. O meglio, il tipo lo ha già visto più volte, spesso nudo sulle riviste. Si tratta del più affascinante modello in circolazione: Daniel Gant.
Sara voleva solo distrarlo, farlo sentire meglio e l'unica idea che le balena per la testa è quella di baciarlo. Fosse capitato a me, avrei preso una pala e mi sarei sotterrata per la vergogna, ma nei libri ogni cosa può accedere. Da una giornata molto negativa, inizia invece una fantastica storia d'amore che ha tutte le caratteristiche di una fiaba moderna. Sara è un po' una Cenerentola, disoccupata, con bollette e affitto da pagare, disperatamente alla ricerca di un lavoro; lui è il bello e impossibile di turno, ricco, elegante, famoso.
Eppure quella ragazza è riuscita a fare breccia nel suo cuore. Daniel non vuole un'altra modella accanto, non una bella attrice con cui avere un'avventura. Sara è diversa. Lo ha visto in un momento di fragilità e lo prosegue a trattare come un uomo, poco importa che sia famoso.



Visto che in amore vince chi fugge... Sara prova a fuggire, ma Daniel si rivela, oltre che magnifico d'aspetto, anche con un grande cuore.
Solo quando la gelosia inizia a strisciare lentamente nel cuore della ragazza, Sara capirà di essere davvero innamorata persa di Daniel e di essere anche ricambiata. Un ragazzo non cambia mai... ma se decide di prendere decisioni drastiche solo per la donna che ama, allora è innamorato davvero.
Patrisha è riuscita a mescolare abilmente allegria, comicità (eh sì, perché alcune situazioni in cui Sara riesce a cacciarsi fanno davvero ridere), amore, romanticismo e passione senza mai cadere nel volgare. Lo sottolineo perché adesso vanno tanto di moda dei romance con scene di passione sfrenata alla "Cinquanta sfumature di grigio" che sinceramente mi hanno anche stancata. In "La mia eccezione sei tu" invece c'è la giusta dose di ogni cosa. E Daniel non ha nulla di meno rispetto al tanto decantato Christian Grey, anzi, direi che ha qualche marcia in più, somigliando incredibilmente al bel David Gandy (di cui porta anche le iniziali... mmm Patrisha, non è che hai un debole per quel fantastico modello?).



Sara è la tipica ragazza che non crede ai propri occhi, che si domanda se stia capitando proprio a lei. In realtà non mi sono mai domandata come potrei comportarmi se, dopo una bella dose di fortuna (che di solito si gira dalla parte opposta alla mia, ma tralasciamo...), riuscissi a conoscere l'uomo dei miei sogni. Penso che tutte le paure, i dubbi, le paranoie che già solitamente le ragazze possiedono per natura, aumenterebbero esponenzialmente perché si pensa ai viaggi che il tuo lui intraprende di continuo, alle bellissime ragazze che frequenta, ovvero persone che in confronto a te sembrano dee scese in terra, alle orde impazzite di ammiratrici tra le quali potevi esserci anche tu.
Ed effettivamente la vita di entrambi si rivoluzionerebbe parecchio... ambienti diversi, persone particolari, apparizioni in pubblico e paparazzi ovunque, quindi occhio ad essere sempre perfetta.
Chissà se una come me potrebbe reggere un colpo simile? Ma sono solo domande perché a meno che non faccia bloccare volutamente l'ascensore con Chris Evans dentro, sicuramente un evento romanticissimo e pazzesco come quello di Sara non capiterà mai.



Beata Sara direi, ma anche Daniel perché ha trovato una ragazza che lo amerà certamente, una persona sincera sulla quale potrà sempre contare e che avrà occhi solo e soltanto per lui (come biasimarla). 
Altro punto in più per Patrisha: il romanzo è ambientato in Italia e a Roma per la precisione. Ci sono quindi luoghi molto familiari e la mia adorata villa Borghese. Finalmente qualcuno che sceglie il proprio paese e non la tanto adorata America o la famosa Parigi per una storia d'amore!



In sunto, romanzo consigliato per sognare ad occhi aperti, per far battere il proprio cuore all'unisono con quello di Sara e Daniel e per provare a credere che "Se sogni e speri fermamente, dimentichi il presente e il sogno realtà diverrà".
Grazie Patrisha per la bella lettura!

mercoledì 21 ottobre 2015

Recensione di "La rabbia e l'orgoglio" di Oriana Fallaci

Buonasera a tutti cari lettori! In un pomeriggio d'autunno come questo, in cui inizia a rinfrescare parecchio e Roma è coperta da un grigio banco di nuvole, avrei tanta voglia di mettermi vicino a un termosifone acceso, con un plaid sulle gambe, una tazza fumante di cappuccino e un buon libro a farmi compagnia. Queste sono fantasie... nella realtà sono davanti a un pc, mi sono presa un attimo di pausa per scrivere sul blog e proseguirò con le mie ricerche per la tesi cui mi lega un rapporto di amore/odio. E sono anche abbastanza infreddolita.
Questa estate (sembra trascorsa un'eternità... sigh) trovandomi a passeggiare per un centro commerciale, sono entrata in un Euronics. Accompagnavo mio fratello e mio padre a vedere cose tecnologiche, ma ovviamente la sezione libri (che apprezzo tantissimo) mi ha attratta inequivocabilmente e mi sono ritrovata a scegliere un romanzo da inserire nella mia già pienissima libreria. Ne avevo due in mano, indecisa su quale prendere, poi una copertina rosso scuro con le scritte in oro ha catturato la mia attenzione: "La rabbia e l'orgoglio" di Oriana Fallaci. Ho mollato i due romanzi, ho afferrato il nuovo libro e senza esitazione mi sono diretta alla cassa.



L'ho cercato tanto a Roma, ma non sono riuscita a trovarlo. Erano mesi che avrei voluto leggerlo. Voi direte "beh un po' in ritardo, considerando la data di pubblicazione dell'opera della Fallaci".
L'11 settembre 2001, il fatidico giorno dell'attentato contro le Torri Gemelle e il Pentagono, avevo ancora 14 anni, dovevo iniziare il liceo (il 15 settembre) e una volta cominciata scuola ero terrorizzata, perché l'edificio aveva il nome di un famosissimo presidente americano, J. F. Kennedy, e più di una volta c'è stato l'allarme bomba. Ero uscita dall'ambiente "ovattato" della scuola privata per entrare in una pubblica dove ogni cosa era cambiata. E in più si era aggiunta l'ansia, perché diciamolo, il terrore da quel giorno ce lo siamo portati dietro un po' tutti. Ci siamo svegliati.
Mio padre chiamò dallo studio. Io ero a fare i compiti e sono corsa in salone, dove mia madre guardava terrorizzata ciò che stava accadendo a New York. Quelle torri che collassavano dopo lo schianto degli aerei e la gente che si buttava giù...



Quindi, sì, lo leggo in ritardo, ma all'epoca non avevo testa e nemmeno la cultura che ho adesso per affrontare un libro come "La rabbia e l'orgoglio" che presupponeva una conoscenza un po' più approfondita del mondo politico, religioso e sociale. A 14 anni ero poco più di una bambina, anche se ti dicevano "ormai vai al liceo, sei una signorina". A me degli affari degli adulti me ne importava poco e niente,  così come delle compagne che giocavano a fare le grandi truccandosi a più non posso, vestendosi come quarantenni e facendo a gara su " vediamo con quanti ragazzi riesci a stare".
Sono sempre stata nel mio mondo che non includeva nulla di tutto questo.
Ad ogni modo, lasciamo da parte il passato... per fortuna non tornerà.
Avevo letto qualcosa della grande Oriana nel web, frasi ed estratti di suoi scritti e mi sono sempre trovata sulla sua stessa frequenza di pensiero.



"La rabbia e l'orgoglio" non è uno scritto su cui passare oltre, soprattutto adesso, in un momento storico come il nostro. Mi ritrovo a pensare che una Fallaci che desse una smossa al popolo Italiano e a quello Europeo, alla cultura occidentale con le sue parole crude, con i suoi concetti chiari, ci sarebbe proprio voluta. La Fallaci ha scritto non troppi anni fa (il 2001... sono appena 14 anni, quasi 15), ma la gente, si sa, dimentica presto, annebbiata da altre preoccupazioni, altri interessi, dal "viviamoci il momento che al futuro ci penseranno gli altri", scordando che quegli "altri" sono proprio i figli, i nipoti, le persone cui vorremo bene che nel fatidico e "lontanissimo" domani si troveranno in un mondo che non hanno scelto di ridurre così.
Oriana ha scritto di getto, con tutta la grinta che una donna forte come lei poteva trovare e un immenso coraggio. Sì, coraggio perché al giorno d'oggi se una persona si permette di alzare la testa e dire "Io alle imposizioni di un buonismo che maschera atti di terrorismo non ci sto. Voglio difendere la mia cultura, il mio paese, la mia gente" ti danno del razzista e fascista. Eh cari signori, è proprio così. Come diceva la Fallaci, razzista è pure un termine improprio. Cosa c'entra la razza? Nulla. Qui si parla di una cultura, quella islamica, che lo vogliate o no, che si vuole imporre sull'Occidente. Un Occidente che ha sbagliato indubbiamente, ma che ora come allora è sotto attacco. E noi proseguiamo a non vederlo.



Nemmeno quando gli estremisti distruggono Palmira, nemmeno quando tagliano la gola ai cristiani, nemmeno quando uccidono la loro stessa gente, neanche quando USANO a piacimento le donne come incubatrici per la loro caterva di figli, nascondendole sotto i burqa, umiliandole, sposandole talmente giovani che sono poco più che bambine.



Neanche questo basta a comprendere quanto una certa mentalità sia atroce. La Fallaci dà voce a tutto questo e non le date della fascista. Se leggete bene, lei ha vissuto durante l'epoca della guerra e detestava quel clima, quel modo di fare dittatoriale, suo padre fu torturato dai fascisti. Perciò informatevi prima di parlare. Le sue parole e la sua rabbia - per citare il titolo - da dove nascono? Dall'esperienza. La Fallaci ci è andata nelle zone di guerra in Medio Oriente, ha vissuto con quella gente e non si è mai fatta mettere i piedi in testa, rispettando e facendosi rispettare.
E purtroppo, lo sottolineo, purtroppo la Fallaci si è rivelata profetica. Tutto ciò che ha scritto e che ha previsto (lo ripeto, non perché fosse una Cassandra, ma per la sua esperienza in materia) ora si sta realizzando. Lo vediamo tutti i giorni ai telegiornali, lo vediamo quotidianamente in giro.
Non dirò di più altrimenti dovrei intavolare un discorso politico e non mi va. Mi incavolavo per la politica ai tempi del liceo. Adesso mi cadono le braccia, ma una certa rabbia la provo e si alimenta ogni giorno per come vedo ridotto il mio paese.
Per concludere, so bene che solo le persone intelligenti e colte, di qualsiasi tendenza, potranno leggere Oriana Fallaci. Le altre si faranno influenzare dall'opinione popolare... eppure è proprio a tutti noi che le sue parole dovrebbero arrivare. Il nostro orgoglio, quello di un popolo Italiano dalla bandiera verde, bianca e rossa, dovrebbe emergere e pretendere rispetto per una cultura che ormai viene massacrata di offese giornaliere. Abbiamo così tanta paura di apparire come xenofobi agli occhi del mondo, di essere catalogati con la parola "fascista" che ormai tolleriamo tutto, anche le prese in giro da parte di persone che vorrebbero vedere tutti gli Occidentali sotto terra. Passo e chiudo.



«Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre».


«Una predica la si giudica dai risultati, non dagli applausi o dai fischi. E prima di vedere i risultati della mia ci vorrà qualche tempo. Non si può pretendere di svegliare al'improvviso, e solo con un piccolo libro scoppiato in due o tre settimane, un paese che dorme».

martedì 13 ottobre 2015

Pubblicazione di "Il Quinto Elemento", ultimo romanzo di Sàkomar! La saga si conclude!

Buon pomeriggio amici! La notizia avrei dovuto scriverla sul mio blog già domenica... ma ho avuto troppe cose da fare.
Finalmente, dopo anni, sono riuscita a pubblicare il terzo volume della saga di Sàkomar, quello conclusivo. Si intitola "I Quattro Principi di Sàkomar - Il Quinto Elemento". Al momento è solo in formato ebook (Kindle su Amazon sicuramente e Kobo... se si decidono ad inserirlo). Tra qualche giorno uscirà in formato cartaceo, ma si sa che le procedure sono un po più lunghe.
Bene... per chi di voi avrà letto già i primi due, è intuibile chi sia il misterioso e potentissimo "quinto Elemento". Voi altri, se siete almeno un po' curiosi, divoratevi i primi due volumi che nel terzo vi aspettano tanti colpi di scena, miti, leggende, amore, amicizia e fratellanza. E ovviamente tanta tanta fantasia!
Vi lascio con la trama e altre cosucce utili per entrare nel mondo di Sàkomar. Ricordatevi: il portale per la dimensione della fantasia è sempre aperto e io vi aspetto. Fatemi sapere con i vostri commenti e le vostre recensioni cosa ne pensate.
A me Sàkomar già manca tantissimo... qualche volta mi rifugio lì, tra gli alberi dalle fronde blu e il profumo di salsedine, tra le luci della Fate dai mille colori e le stelle che illuminano la volta di un mondo incantato al di là dello spazio e del tempo.

Trama: La conquista di Sàkomar da parte del Cavaliere dal Cuore Nero e del Principe Alessandro, suo sottomesso, sembra proseguire inarrestabile. Intanto i quattro Principi – Christine, Fabio, Roby e Valenthine – sono partiti per compiere le proprie missioni e tentare di ristabilire l'ordine nei Regni intermedi, liberando i Reggenti imprigionati. I rispettivi Elementi sono però sempre più forti, tanto da confinare la loro coscienza e prendere il sopravvento sui loro corpi. Ogni Elemento brama il potere assoluto sull'altro. Poco importa che Sàkomar sia distrutta. Una sola è la speranza in una dimensione destinata alla catastrofe: Excalibur, la spada del Principe Alessandro della Regione di Tempesta, che richiede un enorme prezzo da pagare... Riusciranno i cinque fratelli a sopravvivere e a tornare nella dimensione Umana?




Booktrailer





p.s. ci tengo molto a scriverlo... la copertina è tutta opera mia. Le due foto che la compongono le ho scattate io e poi manipolate con alcuni effetti speciali: una è stata scattata a una spada presso il Romics qualche anno fa e il paesaggio con il tramonto riguarda la veduta da Montereale, un paesetto vicino L'Aquila, che personalmente adoro. Partecipai anche a un concorso con quella foto intitolandola "Tramonto fantasy" per le belle sfumature di rosa e violetto che apparivano nel cielo del magico Abruzzo: http://www.touringclub.it/concorso-fotografico-cieli-ditalia/tramonto-fantasy-in-abruzzo-montereale-laquila

sabato 10 ottobre 2015

Recensione di "Il primo caffè del mattino" di Diego Galdino

Buongiorno a tutti amici! Dopo la piccola pausa "Max Pezzali", riprendo argomenti per cui questo blog è nato, ovvero i miei romanzi, il fantasy e la letteratura in generale.
Da qualche giorno ormai ho terminato di leggere "Il primo caffè del mattino" di Diego Galdino.
La copertina dal gusto un po' vintage, il titolo atipico, l'ambientazione della narrazione a Roma mi aveva convinta ad acquistarlo in libreria, durante una delle mie passeggiate post biblioteca.


Trama: Massimo ha poco più di trent'anni, è il proprietario di un piccolo bar nel cuore di Roma e non si è mai innamorato davvero. In fin dei conti sta bene anche da solo, continua a ripetersi. Fino al giorno in cui una ragazza con le lentiggini, gli occhi verdi e l'aria sperduta di una turista straniera entra improvvisamente nel bar, e Massimo rimane folgorato. Il problema è che non riesce a farsi capire in nessuna lingua, e nel giro di cinque minuti lei se ne va spazientita, lasciandolo con qualcosa di molto simile a un cuore spezzato. Ma tornerà presto, perché un segreto inconfessabile la lega proprio al bar di Massimo. Che potrà così corteggiarla con le armi che conosce meglio: caffè, cappuccini e il fascino di Roma.

Quello del bar Tiberi è un piccolo microcosmo che riflette la personalità di Roma, con tante persone indaffarate che trovano almeno 5 minuti di tempo per ricaricarsi con un caffè. Ovviamente ci sono i clienti abituali, quelli che trovi seduti sia alle 8 di mattina che alle 17 di pomeriggio, i tipici "romanacci" dall'accento marcato e con un'ironia tipica trasteverina.
Massimo lavora proprio lì, davanti a S. Maria in Trastevere. La sua visuale quotidiana è costituita dalla magnifica basilica e dalla fontana, in una città che si sta svegliando immersa nel tiepido grigiore mattutino. 



L'amore di Massimo per Roma è pari a quella che ha per l'arte del caffè. Si impegna a prepararlo proprio come stesse dipingendo, come stesse creando un'opera d'arte. E si ricorda il gusto di ogni cliente che "classifica" con la tipologia di caffè: quello tradizionale nella tazzina di ceramica, quello al vetro, quello lungo, quello alla Nutella.
E all'improvviso la sua quiete interiore viene turbata dall'arrivo di Geneviève, una ragazza francese, con un paio di occhi verdi stupendi incorniciati da un viso spruzzato di lentiggini. Massimo fa di tutto per farsi notare e capire, ma lei appare come un ghiacciolo, soprattutto dopo il primo impatto durante il quale chiede un thè nero alle rose. La povera ragazza, non abituata ai romani e alla loro ironia, si sente presa in giro e se ne va.



Massimo, per conquistarla, tenta addirittura di prepararle il thè, senza riuscirci... e adotta quindi il metodo di farle assaggiare la sua specialità: il caffè.
Giorno dopo giorno, quella fredda francesina si rivela invece una persona molto timida, sensibile e tanto fragile, con un segreto che verrà rivelato solo parzialmente nelle ultime pagine del libro tramite il suo quaderno con la copertina di Magritte... e finalmente a voce.



Quella di Massimo e Geneviève è una storia romantica e dai colori pastello, con un sottofondo di caffè e di rose, in uno scenario composto da Roma in tutta la sua immensità, dai Fori, alla Fontana di Trevi, fino ai vicoli e agli angoli nascosti di Trastevere.
Questo romanzo mi è decisamente piaciuto. Ho apprezzato molto il semplice romanticismo di un umile barista innamorato dell'arte, il caffè che regna sovrano tra le pagine (e noi romani senza caffè siamo perduti!), le visuali incredibili che Galdino è riuscito a descrivere con abili pennellate degne degli artisti inglesi dell'Ottocento e il dolcissimo giro delle fontanelle di Roma.



Nella Roma di Galdino sono riuscita a vedere come potrebbe essere la mia magnifica città se solo fosse più ordinata e curata... e vorrei sinceramente vederla risollevarsi, riacquistando lo splendore che purtroppo ha perduto soprattutto ultimamente.  
Unico piccolo appunto: forse la fine è stata un po' affrettata. Qualche altro capitolo dedicato alla storia segreta di Geneviève e sarebbe stato ancora più bello. 
Complimenti comunque a Diego Galdino. E' la chiara dimostrazione che gli italiani non hanno nulla da invidiare ai colleghi stranieri e soprattutto non possiedono meno bravura. Le case editrici potrebbero farci un pensierino...
Lascio qui qualche estratto che ho adorato (poi essendo archeologa  per di più romana, certi pezzi mi sono rimasti nel cuore):

"Cercava di non dare mai nulla per scontato e se gli capitava di notte di sbucare davanti alla fontana di Trevi (che compariva così senza preavviso, quasi sfacciata) era capace di stupirsi ogni volta, e coltivava questa sua meraviglia nella brezza che spirava nei fori imperiali, o in certi scorci dell'Appia antica, o nelle ville che ti facevano assaporare la natura selvaggia e l'isolamento contemplativo, salvo poi aprirsi in panorami incredibili sulle infinite cupole della città eterna."



"Le rovine romane, in questo scenario maestoso in bilico tra sole e tempesta, erano con ogni evidenza le stesse che avevano ispirato gli artisti del Romanticismo inglese durante i loro grand tour nella vecchia Europa. Man mano che gli veniva a mancare l'ossigeno, Massimo sentiva la bellezza senza tempo penetrargli in ogni cellula e quando tornò a casa, stanco e bagnato di pioggia e sudore, era sicuro che in qualche modo ce l'avrebbe fatta".



"Il tempo è strano: a volte cancella i ricordi come un'onda sul bagnasciuga, altre volte scorre lasciando intatto il dolore quasi tagliente di ciò che è successo."



"Io voglio soltanto bere con te il primo caffè del mattino, mi basta questo. Ma dev’essere ogni mattina, per il resto della nostra vita. Ti va?"