lunedì 11 dicembre 2017

Recensione di "Quattro tazze di tempesta" di Federica Brunini

Buonasera a tutti amici lettori! Spero non abbiate abbondonato il mio blog. Vorrei essere più presente, ma gli impegni sono tanti ed è difficile rimanere molte ore davanti al pc.
Durante questo mio ultimo viaggio in Belgio alla "ricerca" dei mercatini di Natale più carini e luminosi, ho portato con me il romanzo "Quattro tazze di tempesta" di Federica Brunini.



Trama: Viola vive in un paesino del Sud della Francia, in una grande casa che divide con la sua cagnolina Chai. Ha un negozio di tè provenienti da tutto il mondo. La sua passione è trovare la miscela giusta per le emozioni di ogni cliente e inventare ricette gourmandes a base di tè. C’è un infuso per ogni stato d’animo, e lei li conosce tutti: strappa-sorrisi, leva-paura, antimalinconia, sveglia-passione, porta-gioia, tè abbraccio... Per il suo compleanno, Viola raduna sempre a La Calmette le sue tre amiche storiche per un rendez-vous a base di chiacchiere, relax, bagni di sole e profumo di lavanda. Quest’anno, però, è diverso. Nonostante la gioia di rivedere le amiche, Viola è tormentata dal dolore per la morte del marito. Mavi, l’unica mamma del gruppo, è perennemente stressata. Chantal, insegnante di yoga in cerca del suo posto nel mondo, è insicura del compagno, molto più giovane di lei. E Alberta, un architetto in carriera, è distante, troppo presa dal lavoro e da un nuovo, misterioso amore. Nessuna delle quattro donne sembra essere la stessa che le altre conoscono, o credono di conoscere. Ognuna cova dentro di sé un’inaspettata inquietudine, che monta di ora in ora come una tempesta fino a scoppiare all’improvviso davanti alla torta di compleanno di Viola e alla sua ignara assistente Azalée. Tra illusioni e delusioni, rimpianti e rivincite, lacrime e risate, le quattro donne si confronteranno con i loro sogni di ragazzine e le realizzazioni più o meno mancate dell’età adulta. E attraverseranno la tempesta per uscirne trasformate e più forti.

Ho sfogliato le pagine della vita di Viola, Alberta, Chantal e Mavi mentre il treno percorreva le verdeggianti e a tratti gotiche campagne del Belgio, in direzione Bruges. Ho voltato quelle pagine e i sentimenti di tutte queste donne e amiche sono emersi pian piano, sorseggiati proprio come una calda tazza di tè (di cui avrei tanto avuto bisogno peraltro).


A "La Calmette", casale di campagna dove ormai abita Viola, immersa in un'esistenza che riesce a trovare pace e sollievo soltanto nelle foglie di tè, si riuniscono le sue amiche Mavi, Alberta e Chantal, proprio in occasione del suo quarantesimo compleanno. E' ormai un rito che tutte e quattro attendono con ardore, per ritrovarsi, per stare insieme e confidarsi ogni anno. Eppure è proprio quel tempo trascorso, quelle esperienze vissute o rimaste a metà ad averle fatte maturare, riflettere e, talvolta, ad aver fatto porre quell'interrogativo cui ognuno di noi prima o poi va incontro: era questa la vita che desideravo condurre?
E allora Mavi è alle prese con marito, bimbo, lavoro e sogni che sono rimasti in un cassetto; Chantal frequenta un fidanzato di 10 anni più giovane di lei, affrontando sciocche convenzioni maschiliste e tentando di trovare relax praticando yoga; Alberta, un animo libero che non si ferma mai, ha in realtà bisogno di quell'affetto che ha cercato un po' ovunque. Infine Viola, ex modella, dal fascino indiscutibile, si è ritirata da anni, in preda al rimorso colpevolizzatasi della morte del marito che tanto adorava.


Tra "se", "ma", "come" e "perché?", Federica Brunini ci presenta le sue quattro ragazze che, nonostante le incrinature, i litigi, il dolore, riescono comunque a trovare la forza per proseguire, risolvere le questioni rimaste in sospeso, andare avanti e guardare in faccia il futuro.
Il romanzo è scorrevole e la narrazione estremamente realistica poiché tratta di normalissime donne, come me o voi lettrici, adesso o tra qualche anno.
Le ultime pagine sono dedicate alle varie miscele di tè adatte a qualsiasi stato d'animo, esattamente come quelle realizzate da Viola nel suo laboratorio. E' un'ottima occasione per provarle!


E ora alcune frasi tratte dal romanzo che ho amato, mi hanno fatto riflettere e sorridere.

<<"Non ci sono cure per il cuore, quando fa male," le confidò. "E a volte fa male per sempre [...]">>


<<Viola aveva sempre evitato liti, confronti, disaccordi. Li scansava, li aggirava, passava oltre con eleganza, senza infierire né, soprattutto, farsi scalfire. Alberta, invece, era nata sotto il segno della polemica. E aveva coltivato, negli anni, la tendenza a guerreggiare con tutti: famigliari, amici, amiche, fidanzati, colleghi. Aveva vissuto armata, sempre pronta a dare battaglia. Quelle poche volte in cui si era concessa di deporre lo scudo le avevano causato dolore, perdite, ferite. Così aveva cercato di proteggersi con una corazza invisibile ma resistente, costruita maglia su maglia contro delusioni, illusioni, sconfitte grandi e piccole>>.


<<"Si ricordi: spesso un momento restituisce ciò che molti anni hanno tolto">>.


<<Era un'anima, la sua, levigata dalle intemperie. Quanto pesava? Venti, trenta o cinquanta grammi? S'immaginò di sfilarsela via dal petto e di metterla sulla bilancia, come faceva con le foglie di tè. Ce n'era abbastanza per riempire una teiera, si disse. Ed era una miscela salata, come lo sono le lacrime. Amara come la delusione. Aspra come la sconfitta. Pungente come il dolore: il tè dell'anima non è mai di facile degustazione. Soltanto i pochi palati raffinati dalle asperità della vita possono apprezzarlo in tutta la sua inquieta pienezza, senza aggiungervi né miele né zucchero, concluse, avviandosi nella stanza da bagno gialla.>>


<<La vita non è che una lunga e continua guarigione dalle proprie piaghe>>


<<"Quante cose fanno le mani! Ci pensate mai? Fanno l'amore, la guerra, il cibo. Sporcano e puliscono, distruggono e costruiscono, accarezzano e schiaffeggiano. Sono la parte più multitasking del corpo. Sono femmine, le mani. Sono madri. Non credete? Sopravvalutiamo il cuore, il cervello, gli occhi. Invece sono le mani a fare tutto, queste dieci dita apparentemente fragili [...]">>


<<"Quando la paura è più grande di te, puoi fare una cosa sola: attaccarti a ciò che hai e sperare di salvarti">>.