venerdì 14 febbraio 2020

Recensione di "Perché l'amore qualche volta ha paura" di Guillaume Musso

Sono le 24.00 passate. E' tardi, lo riconosco... tardi per le "persone normali", non per la sottoscritta che ha sempre studiato e ricercato fino alle prime ore della notte, quando la luna era ormai alta nel cielo e le stelle rischiaravano la città silenziosa.
Sto ascoltando la nuova canzone di Francesco Gabbani, "Viceversa", portata sul parco dell'Ariston di Sanremo. Le sue parole mi risuonano in testa e non riesco a pensare altro se non a "questa è una poesia". Francesco Gabbani narra l'amore nel senso più ampio del termine, come un qualcosa di perfetto nella sua imperfezione, nei litigi che avversano una coppia, ma anche nello scambio di tenerezza e di dolcezza che nasce dai baci e si espande attraverso le carezze e gli abbracci. Parla di quell'amore che tutti, almeno una volta nella vita, dovrebbero provare a vivere... anche se non a ognuno, purtroppo, è concesso questo grande dono.

In ogni caso, buonasera o buonanotte, come preferite. Nel primo pomeriggio di ieri ormai, ho preso in mano l'ultimo libro che avevo in lettura e ho terminato di sfogliare le sue pagine. Si tratta di "Perché l'amore qualche volta ha paura" di Guillaume Musso. Mi aveva attratta il titolo... perché è vero, l'amore a volta ha paura, ma fa anche paura. E la paura di lasciarsi andare a un sentimento così raro (non parlo di infatuazione o di passione, ma di amore vero), spesso congela per sempre le migliori storie tra due persone plasmate l'una per l'altra.
Poi è accaduta un'altra cosa nel mio processo di "conoscenza" con il libro: ho deciso di leggere qualche riga random. Potevo rimanere indifferente alla storia di un ladro d'arte e di un poliziotto impiegato nell'OCBC francese, ovvero il reparto destinato a combattere i crimini contro il patrimonio culturale? Forse era semplicemente destino e l'ho acquistato.


Trama: Gabrielle ha due uomini nella sua vita. Uno è suo padre. L'altro il suo primo amore. Uno è un famoso poliziotto. L'altro un imprendibile ladro. Anni fa li ha persi entrambi. Ma il destino ha deciso di farglieli incontrare di nuovo. I due uomini si conoscono, si odiano e si sfidano a morte. Gabrielle si rifiuta di scegliere fra loro. Vorrebbe proteggerli, farli riappacificare e amarli entrambi. Ma ci sono duelli da cui non si può uscire vivi. A meno che. Dai tetti di Parigi alla romantica San Francisco, un primo amore che illumina una vita intera, una storia avvincente, piena di suspense e di magia.


Prima di cominciare, vorrei avvertire che, nonostante abbia fatto molta attenzione, potrebbe essere sfuggito qualche elemento considerabile come SPOILER.

Tutto ha inizio nel 1995. Gabrielle e Martin sono due studenti universitari. Si conoscono, innamorandosi perdutamente l'una dell'altra. Martin, però, è francese e deve tornare a Parigi. Pur avendo rimandato la partenza, alla fine arriva quel triste momento in cui dirsi addio. Mentre Gabrielle rimane a S. Francisco, Martin prosegue a pensare a lei, escogitando un solo modo possibile per rivederla: darle appuntamento, magari a New York, il 24 dicembre. Quel giorno, però, Gabrielle non si presenterà, segnando per sempre il futuro sentimentale del giovane.


Anni dopo, Martin è ormai un poliziotto. Dopo un periodo trascorso nella narcotici a combattere lo spaccio di droga, ha deciso di essere trasferito nell'OCBC - Office central de lutte contre le trafic de biens culturels - dove da anni dà la caccia ad Archibald, abile ladro di opere d'arte.
L'ultimo colpo, diretto all'autoritratto di Van Gogh, è stato completamente monitorato da Martin, fino ad arrivare a un inseguimento per le strade di Parigi che ha condotto il poliziotto a precipitare in acqua con una copia del dipinto, abilmente scambiata dal ladro.


Archibald è diventato per Martin il vero e proprio obiettivo e, allo stesso tempo, per Archibald è Martin ad essere il fine ultimo dei suoi furti: lui vuole farsi seguire. Ma perché?
La vita, a volte, è talmente assurda che, nonostante i mille giri che ti costringe a fare, riuscirà ad intrecciare i fili con quelli di altre persone che sembrano "destinate" ad incontrarti. Ed ecco che Archibald è in realtà il padre che Gabrielle non ha mai conosciuto. Questo Martin non lo sa quando, ancora sulle tracce del ladro, si ritrova a S. Francisco... tornando per caso a specchiarsi negli occhi della ragazza che, tanti anni prima, gli aveva fatto battere il cuore.
Il destino ha ancora in serbo per Gabrielle, Archibald e Martin ulteriori colpi di scena che termineranno con un finale in uno stile che echeggia Lost (chi ha visto la serie fino all'ultima puntata, sa di cosa stia parlando).


Complessivamente il romanzo non mi è dispiaciuto. E' stata una lettura scorrevole, ma a volte un po' scontata. Ho apprezzato molto il fatto che Martin fosse un poliziotto di un reparto speciale dedicato all'arte, cui di solito non si fa mai riferimento nella narrativa. Si nota anche quanto l'autore si sia informato a riguardo prima di costruire un background di uno dei suoi protagonisti... eppure come poliziotto dell'OCBC non è troppo credibile. Martin riesce a farsi scappare il ladro dopo aver monitorato le sue mosse per ore; riesce a farlo fuggire quando potrebbe farsi aiutare da una squadra di colleghi che era giunta sul posto; riesce persino a farsi "mollare" un grandioso dipinto falso... tant'è che mi sono ritrovata a dire "non era meglio che rimanessi nella narcotici, caro Martin? Forse l'OCBC non fa per te".
Critiche a parte sul mestiere, credo che la narrazione sia stata eccessivamente incentrata su Archibald, tralasciando un bel po' il passato di Martin ad esempio (si capisce bene come abbia trascorso un'infanzia e un'adolescenza difficili, ma il lettore non ha ulteriori dettagli in merito), così come quello di Gabrielle della quale vengono sottolineati solo pochi episodi salienti.
Il filo "rosa" che lega tutti loro, essendo io stessa una romantica di fondo, l'ho trovato molto intrigante. Il fatto che esista una sorta di "predestinazione" tra anime affini mi ha affascinata (probabilmente perché ho potuto effettuare confronti reali dentro di me...), così come l'esistenza di quella seconda possibilità che la vita a volte ci offre per poter raggiungere chi amiamo veramente.


Inoltre, l'autore propone una visione di quello spazio, o limbo, collocato a metà strada tra la vita e la morte (alcuni dei protagonisti si trovavano in uno stato di coma) che è del tutto particolare. Ripeto, mi ha ricordato Lost, ma è ancora diverso: Musso ipotizza un grande aeroporto da cui si può uscire esclusivamente imbarcandosi su un aereo diretto verso la vita, o verso la morte. In queste immense sale d'attesa si incontrano anime che, per un motivo o per l'altro, si sono incrociate nella realtà, ritrovandosi a condivere momenti decisivi per un futuro che nessuno conosce.  
Infine, l'amore tra Gabrielle e Martin che resiste al tempo, alle avversità, alle casualità e alle sfide mi sembra surreale, ma forse per questo magnifico; allo stesso modo, Archibald, ladro gentiluomo, ancora perdutamente innamorato di Valentine - madre di Gabrielle - mi ha trasmesso tanta tenerezza.
In sintesi, "Perché l'amore qualche volta ha paura" è un bel libro, ma sinceramente mi sarei aspettata qualcosa in più.
Termino con qualche estratto che ho amato particolarmente.

«Era scettico su molte cose, ma credeva nelle virtù terapeutiche dell'arte; era convinto che attraverso la cultura si potesse ricostituire l'immagine di sé e confidava nel potere resiliente della creatività».

«Martin comprese allora che né il tempo né la distanza avevano affievolito il suo amore. Ma un amore che fa soffrire da morire è davvero amore?».

«[...] Perché la propria anima gemella può essere nel contempo la propria anima dannata».

«Alla fine Martin aprì la bocca per dire quello che aveva in cuore: "Il guaio è la solitudine generata dal dolore. E' quella che ti uccide a poco a poco, che ti isola dagli altri e dal mondo. E che risveglia tutto ciò che c'è di peggio in te". Gabrielle non cercò di eludere la discussione. "Amare è sempre pericoloso, Martin. Amare significa sperare di vincere tutto rischiando di perderlo e significa anche, a volte, accettare il rischio di essere meno amati di quanto si ami"».

«[...] Perché fa paura essere amati. Perché la vita è complicata e troppo spesso si diverte a mandarti la persona giusta al momento sbagliato».