lunedì 20 aprile 2015

Recensione di "Naran e Oyuna" di Roberto Piumini... e prossima lettura

Buonasera a tutti! Sono tornata anche oggi. Stranamente in un periodo in cui faccio 2000 cose insieme (tesi, articoli, romanzo, recensioni, vivo la mia vita, etc.), riesco a trovare tempo per tutto. Secondo me è proprio il fatto di essere sempre attiva a riuscire a non farmi rilassare troppo il cervello, cosa assolutamente positiva.
Dunque, dunque... durante questi giorni oltre alle consuete letture archeologiche delle quali risparmio i dettagli almeno qui, mi sono dedicata a un "libriccino".
Nei supermercati Conad sono in promozione, con una raccolta punti, alcuni piccoli volumi di racconti, scritti da autori conosciuti, i quali si sono ispirati a storie inventate da varie classi scolastiche. Trovo che queste iniziative siano molto produttive, in primis per i ragazzi, che vengono messi alla prova e si appassionano alla scrittura e alla lettura (imparando a parlare l'italiano correttamente!). Quindi, ben vengano i progetti culturali!
Il primo libro scelto - della collana "Scrittori di classe" formata da otto volumi - che è ora qui accanto a me sulla scrivania, si intitola "Naran e Oyuna" ed è stato scritto da Roberto Piumini. Il racconto è ispirato a una storia prodotto delle penne della Classe 4B della Scuola Primaria Canale di Castelnuovo Magra (SP).



Trama: Il giovane Naran è in fuga dalla corte di Gengis Kahn. Allevato e istruito alle discipline guerresche, dopo essere stato rapito dal piccolo regno di Mathukar quando aveva due anni, Naran ha appena scoperto le sue vere origini e sa che la sua patria sta per essere attaccata. Il suo destino è legato a quello di un medaglione magico sottratto anni prima da regno di Mathukar. Con l'aiuto di Oyuna, dotata di poteri, Naran è deciso a riportarlo indietro e a salvare la sua gente.

Non fornirò anticipazioni. Il racconto è molto breve - appena 30 capitoli di due pagine circa ciascuno - e si legge velocemente. Il pubblico cui è rivolto è certamente giovane, così come quello che ha ideato la storia. Ho trovato molto bella l'idea di inserire all'inizio di ogni capitolo, un piccolo componimento in versi che in qualche modo fornisca l'idea di ciò che si andrà a scoprire nelle righe successive, una sorta di "profezia". 
Il racconto di Naran e Oyuna si inserisce, a mio avviso, in quella categoria di testi che potrebbero benissimo far parte delle "Mille e una notte". I luoghi però sono differenti: si parla della steppa, di laghi ghiacciati, ma anche di praterie, immense distese d'erba verde dove lasciarsi andare in sella al proprio cavallo, accarezzati dal vento, e vedere il mondo dall'alto, sulle ali di Aki, la gazza fedele compagna di Oyuna, una maga davvero speciale.



Carina l'idea di inserire nel racconto l'esercito di pietra che ricorda molto - e secondo me l'allusione è proprio evidente - quello di terracotta dell'imperatore Qin Shi Huang Di, associandolo a una leggenda e automaticamente a un "incantesimo".



I disegni, opera dell'illustratore Cecco Mariniello, mi ricordano molto sia alcune opere indiane, sia le raffigurazioni presenti sulle antiche ceramiche cinesi. Il risultato è un mondo a metà tra la leggenda e il sogno con un finale degno di una fiaba.



 


Sono forse un po' di parte tentando di diventare un'autrice per ragazzi, ma ritengo, ancora una volta, che questo genere di letteratura faccia tanto bene anche a chi è "un po' più grande". Leggere le fiabe con gli occhi di un bambino e leggerle poi con quelli di un adulto non è la stessa cosa. Ci sono insegnamenti stupendi e concetti che dovrebbero essere tenuti presenti più spesso. Ovviamente quando si è piccoli non si comprende tutto. Le cose appaiono fatate e la fantasia regna sovrana. Quando si è cresciuti, si scoprono dei significati più profondi.

La prossima lettura sarà qualcosa di leggero e assolutamente differente, frutto di un incontro casuale tra il mio sguardo indagatore di scaffali e il titolo un po' bizzarro... misto anche al romanticismo nascosto nel profondo del mio animo. Qualcuno di voi l'ha letto? E quante probabilità può avere il leggendario "amore a prima vista" di riuscire in una storia seria?


 

venerdì 17 aprile 2015

Recensione di "Scheletri nel Mississippi" di Howard Waldrop

Buongiorno amici! Dopo l'ennesima seduta di fisioterapia per recuperare questo braccio, eccomi che torno qui, sul mio blog.
Ho terminato di leggere quel libro di fantascienza che avevo citato nel precedente post.
Premetto che non sono un'amante del genere. Mio padre ne è un appassionato. Ha un miliardo di "Urania" in libreria e leggerebbe solo quelli. Credo di non aver ripreso da lui, anche se devo ammettere che le narrazioni con i paradossi temporali e i viaggi nel tempo mi hanno sempre affascinata (tant'è che è in Sàkomar ci sono eccome).
Il piccolo volume in questione fa parte della serie "Urania" - come si era forse capito - ed è intitolato "Scheletri nel Mississippi" di Howard Waldrop. E' piuttosto vecchiotto, quasi quanto me... è del 1985. Inserisco copertina e trama:


Trama: "Nel tumulo 2 B c'è uno scheletro di cavallo", annuncia l'assistente del dottore Kincaid, un archeologo che sta scavando in prossimità del Mississippi. Ora, il 2 B è un tumulo funerario indiano che risale al XIII secolo dopo Cristo, mentre il cavallo è stato importato in America soltanto alla fine del secolo XV. La cosa chiaramente non quadra. E tanto meno quadra il successivo rinvenimento di corrosi bossoli d'armi automatiche. Assurdo, dice il dottor Kincaid. Eppure una spiegazione c'è. La chiave del mistero è lì a due passi, in una vecchia cassetta di munizioni sepolta nel tumulo 2 A. Ma gli archeologi non la troveranno che alla fine dei loro scavi e del romanzo.

Quando mio padre me lo ha proposto, ha ovviamente pensato a ciò che mi legava con il romanzo: l'archeologia. E diciamo che l'archeologia di questa storia è un po' diversa da quella cui si è abituati qui in Italia. Ci si occupa di siti indiani, delle battaglie che vengono narrate dai vecchi film di John Wayne.
Intanto l'impaginazione non è come quella dei comuni romanzi. Forse chi avrà già letto gli "Urania" ci sarà abituato, ma a me risulta leggermente fastidioso concentrarmi su una storia riportata su due colonne, come fosse un articolo di giornale.
Sono tre le storie parallele che vengono raccontate, ognuna da un punto di vista diverso e in un'epoca diversa. Bessie, antropologa, lavora allo scavo sulle rive del Mississippi, insieme al dottor Kincaid, l'archeologo di turno, caratterizzato dalla sua pipa fumante sempre con sè. L'équipe è convinta di stare scavando dei tumuli indiani di XIII secolo, quando sorgono invece tra i reperti delle targhette metalliche appartenenti a soldati americani e cavalli, che riportano ferite da arma da fuoco, precisamente da proiettili troppo recenti per appartenere a quell'epoca. 



Si pensa a un'intrusione, poi a una specie di scherzo, ma quando le tracce diventano troppo evidenti Bessie e Kincaid comprendono che c'è molto di più dietro, forse qualcosa che ha del fantascientifico e verrà rivelato solo alla fine, con il ritrovamento di una Scatola, mentre la furia del Mississippi travolge la diga.
Le altre due storie iniziano insieme e si separano quasi immediatamente. Una missione di soldati nel 2002 (che nel 1985 doveva apparire come un futuro molto avanzato... e invece eccoci al 2015 con mille e più problemi) viene inviata teoricamente in un passato in cui l'America è ancora all'epoca degli indiani che vivono indisturbati, ma le cose non vanno proprio come previsto.
Da quel futuro si dividono due passati che corrono paralleli: uno in cui tutto il gruppo di soldati è arrivato e l'altro in cui c'è solo Madison Yazoo Leake. La storia di quest'ultimo è quella che coinvolge maggiormente il lettore perchè mostra come un uomo del futuro debba adattarsi ad usanze indigene, ricche di riti e superstizioni, imparando a cacciare, a combattere, fuggire, a intagliare le pipe (!) e a commerciare con mercanti che non hanno mai conosciuto il cristianesimo e hanno potuto leggere tutti i volumi della biblioteca di Alessandria che non è mai stata persa durante il grande incendio. 
Yazoo dovrà affrontare un ritorno al passato in tutto e per tutto.



La trama complessivamente è carina, ma in più punti mi sono persa perchè la scrittura assume talvolta dei toni troppo pesanti, a tratti molto sintetici. Mi sarebbe piaciuto ad esempio avere più descrizioni del gruppo di soldati, mentre il report è sempre abbastanza schematico, quindi l'immaginazione non riesce a volare troppo in là.
Il tema è quello delle dimensioni alternative, separate dalla sottile striscia del tempo, nelle quali gli stessi personaggi possono essere coinvolti in storie differenti, poichè il mondo che crediamo di conoscere ha una diversa evoluzione. E chissà che non sia effettivamente così.



Adesso tornerò alla lettura di romanzi più contemporanei. Nonostante abbia discretamente apprezzato il genere fantascientifico, devo prenderne una pausa. A presto e buon pranzo a tutti!

domenica 12 aprile 2015

Recensione "Immagini della Vergine - Dipinti dal territorio della Diocesi di Viterbo" a cura di Giannino Tiziani

Oggi vi introduco nel mondo della storia dell'arte, vicina all'archeologia quanto lontana da essa nel tempo. Non ho mai riportato alcuna recensione di libri archeologici o storico artistici sul mio blog, ma questa volta ho voluto fare un'eccezione. Si tratta anche di un libro che ho piacevolmente vinto a un quiz organizzato da Archeoares sulla pagina Facebook.



Il volume in questione è un piccolo catalogo relativo a una mostra che è stata organizzata dall'Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Viterbo, allestita nel Palazzo Papale nel periodo dal 17 dicembre 2014 - 1 febbraio 2015.



I dipinti provenivano tutti dal territorio della diocesi e la mostra è stata anche una bella occasione per catalogare e valorizzare opere delle quali si era persa la memoria, addirittura inedite.
L'esposizione, che ha seguito la successione storica delle vicende mariane e non la cronologia di esecuzione dei dipinti, si rivela molto interessante dal punto di vista iconografico.
Con L'immacolata Concezione di A. M. Panico, che apre la rassegna, non abbiamo solo un magnifico dipinto, ma anche un manifesto storico riguardante la famiglia Farnese. Come l'arte Cinquecentesca e Seicentesca insegna i particolari non sono certo meno importanti del contesto scenografico e dei personaggi che lo popolano, ma costituiscono elementi fondamentali di simbologia, talvolta per l'interpretazione dell'opera stessa.



Si prosegue con l'Annunciazione di L. Mazzanti, rappresentativa del clima relativo al Concilio di Trento, e subito dopo lo Sposalizio della Vergine di N. Berrettoni che introduce in un contesto a metà tra il passato storico biblico - e apocrifo - e quello della Controriforma, dai toni scuri e vellutati con sprazzi di luce volti a richiamare un chiaroscuro barocco.



Nella Natività, opera di Trofi oppure di Corso, si ha un'interessante riflessione iconografica: ancora non c'è quell'evoluzione che vedrà una capanna affollata di pastori e magi, di angeli e di mille altri particolari, ma il clima appare come quello medievale e semplice che, paesaggio a parte, riprende il suo passato iconografico tardoantico, in cui si sviluppa la scena della Natività specie sulla fronte dei sarcofagi.
Non intendo elencare tutte le 10 magnifiche opere che vale la pena di osservare e ammirare, sia nel catalogo, ma anche soprattutto dal vivo. Il volume si configura come una breve rassegna che incuriosisce il lettore, costituendosi come un volume assolutamente ben equilibrato nel contenuto "mai affollato" di inutili notizie.

La Madonna con il Bambino ed i Santi Giovanni Battista e Sebastiano - Palma il Giovane

Una piccola critica: nel testo sono molti i confronti con altre opere simili o appartenenti allo stesso autore, comprensibili però quasi esclusivamente agli "addetti ai lavori", a quegli storici dell'arte molto competenti. Io stessa, che non sono digiuna di storia dell'arte pur essendo archeologa, talvolta ho trovato qualche difficoltà di comprensione perchè non ricordo a memoria tutte le opere di un determinato artista con il quale vengono effettuati i confronti.
Personalmente avrei invece esteso maggiormente la descrizione dell'opera, sottolineando particolari simbolici e iconografici, riducendo i molti confronti - da porre magari in nota - per far sì che anche un pubblico meno esperto d'arte avesse potuto capire meglio la complessità e il simbolismo artistico della fascia cronologica considerata.

Dopo questo, buona serata amici! Tornerò con due miei nuovi acquisti e prossimamente con la recensione di un romanzo di fantascienza! Stay tuned!


domenica 5 aprile 2015

Recensione di "Into the Woods", targato Disney

Buonasera! Wow, starete dicendo! Due post nella stessa giornata!
Beh ragazzi, la gente può sorprendere a volte.
E' una vigilia di Pasqua buia e tempestosa, proprio la "tipica" giornata di primavera, non c'è che dire... ed essendo tale, a Roma la metà della popolazione ha deciso di rinchiudersi in centri commerciali e cinema. Io sono rientrata nella seconda categoria, quella cinematografica.
Che cosa si va a vedere? Cenerentola? Tutti dicono sì, e mio fratello bastian contrario (anzi, semplicemente uomo poco romantico) dice no. L'ultimo lupo? Dico sì solo io, gli altri non sono convinti.
Into the Woods? E vada per questo. Avevo visto il trailer, gli altri no quindi a mio favore ha giocato il fattore "suspense". Di seguito quindi riporterò la mia recensione. E' probabile che vi sia qualche spoiler, quindi prendetene atto.



Prima di tutto, la Disney per me equivale a una garanzia di qualità. Non dico che tutto ciò che abbia prodotto la Disney sia stato grandiosamente da Oscar, ma il 99% sì, per cui mi fido. Senza dimenticare il mio sogno nel cassetto di lavorare come disegnatrice... ma ahimè, alcuni sono solo desideri senza sbocco.
Desideri... "Vorrei, vorrei..." "I Wish..."
Quante volte abbiamo sentito questo condizionale nelle fiabe? Tantissime non è vero?
Lo faceva Aladdin strofinando la lampada del Genio, lo faceva Tiana osservando sognante la stella Evangeline, lo faceva Quasimodo guardando dall'alto di Notre-Dame la gente che passava nelle strade, lo cantava Belle desiderando una vita piena di avventure, Ariel pensando ad Eric e agli umani sulla terraferma... ogni film d'animazione Disney ha parlato di "desideri".



E le fiabe della Disney (specifico perchè, come forse molti sapranno, le versioni originali sono molto diverse, spesso cruente e senza lieto fine) ci hanno insegnato a credere nei sogni, a sperare, a desiderare, perchè "Tu sogna e spera fermamente, dimentica il presente, e il sogno realtà diverrà".
Era Cenerentola che dava voce ai pensieri di ogni protagonista disneyano che si rispetti e di ogni sognatore. Ed è proprio la ragazza, poi divenuta principessa, che compare in "Into the Woods" tra i protagonisti.
Insieme ci sono Cappuccetto Rosso e il lupo cattivo, interpretato da un magnifico e inquietante Johnny Depp; una coppia di fornai che non possono avere un figlio a causa di una maledizione; Jack, sua madre, una mucca bianca (o mucco, come dice il ragazzino) e i fagioli magici; infine la strega, interpretata da una Meryl Streep superlativa, che tiene prigioniera Rapunzel in una torre, venendosi a configurare come Madre Gothel.

Scaturisce tutto dalla maledizione cui sono soggetti i due fornai. La strega aveva maledetto il padre del fornaio che aveva rubato alcune verdure e i fagioli magici dal suo giardino; in cambio, lei aveva preso con sè la piccola Rapunzel (che è quindi sorella del fornaio) rinchiudendola in una torre senza porte. A sua volta la strega era stata maledetta da sua madre che le aveva raccomandato di non perdere per nessuna ragione al mondo i fagioli magici. Quando il padre del fornaio glieli porta via, la strega viene trasformata in una vecchia orribile, perdendo tutta la sua bellezza.



Decisa a riconquistarla, si approfitta dei desideri altrui per esaudire il proprio. Il fornaio e sua moglie non riuscivano ad avere figli e lei si propone di esaudire il loro più grande desiderio in cambio di quattro "ingredienti" da trovare entro la mezzanotte del terzo giorno in cui sarebbe sorta una luna piena e blu. La caccia al tesoro inizia e il fornaio e sua moglie si mettono alla ricerca di una mucca bianca come il latte, un mantello rosso come il sangue, dei capelli biondi come il grano e di una scarpetta pura come l'oro.
Ovviamente si comprende a chi appartengano tutti questi oggetti... ma recuperarli all'interno del bosco magico non è così semplice, soprattutto quando l'egoismo, il voler "fare tutto da soli" predomina sulla collaborazione.
La trama si infittisce, proprio come i meandri di questa foresta. Ogni personaggio ha un desiderio per il quale sarebbe disposto a fare quasi ogni cosa.
Cenerentola, che ha sempre vissuto come una sguattera, non desidera l'amore, ma un castello lussuoso visto perennemente da lontano. Tant'è che la ragazza fugge davanti al principe, per ben tre volte, arrendendosi alla fine, provando a fidarsi... ma nemmeno il principe è quel che sembra. Lui pensava di voler sposare Cenerentola, ma in realtà voleva solo collezionare una delle tante ragazze, la più difficile, colei che fuggiva. La loro storia è davvero significativa perchè rappresenta, purtroppo, una realtà sempre più diffusa.



Cappuccetto Rosso è una ragazzina impertinente. Fa sempre come vuole e non ascolta i consigli altrui. Ruba i dolci mentendo che siano per la nonna e si fa facilmente abbindolare dal lupo, venendo mangiata e fortunatamente liberata dal fornaio (che qui si sovrappone con la figura del cacciatore).



Jack è un po' scemotto... o almeno così sembra. Ha come migliore amica una mucca che non produce latte. Lui e sua madre vivono in una catapecchia al limitare del bosco e hanno un disperato bisogno di denaro. La madre del ragazzo, pur di avere qualche soldo, decide di sacrificare l'amicizia del figlio obbligandolo a vendere l'animale, attraversando la foresta e andando al villaggio.



Jack è un po' ingenuo all'inizio e si fida della moglie del fornaio che gli regala alcuni fagioli - trovati nella vecchia giacca del padre del marito - in cambio della mucca. Dai fagioli crescerà un'enorme pianta su cui viveva una coppia di giganti estremamente ricchi. Jack, come accade nella fiaba, ruba del denaro e poi l'uovo dorato della gallina, uccidendo il gigante.
Jack, si diceva, potrebbe sembrare un ragazzo stupido, invece non lo è affatto. Risulta scaltro, ma con un cuore grande. Per lui l'amicizia conta eccome e uno dei suoi desideri era compiacere sua madre, facendola vivere meglio come avevano sempre sognato.



Complessa è la figura dei fornai. Potrebbero sembrare una coppia che vanno d'amore e d'accordo e che per un triste scherzo del destino non riescono ad avere figli; in realtà c'è dell'altro nei loro comportamenti che scopriranno solo affrontando insieme le difficoltà del bosco, metafora della vita reale. Mentre il fornaio è realmente innamorato di sua moglie e fa di tutto per esaudire il desiderio della sua consorte, la moglie invece vuole solo un bambino. Poco le importa del marito. Si vedrà infatti come manchi un ingrediente fondamentale nel loro rapporto: l'amore.



Con Rapunzel e sua madre, la strega, vediamo ciò che già sapevamo dal cartone e dalla fiaba: una madre, seppur finta, troppo protettiva che rinchiude la figlia in una torre per impedirle di venire a contatto con il mondo che è "brutto e cattivo". La metafora è qui quella della crescita e, si sa, i genitori non vogliono mai fare i conti con il proprio bambino che diventa un adulto, limitando le sue scelte e diventando anche invadenti.



Ma Rapunzel accetta tutto, ormai quasi con rassegnazione finchè arriva il principe - nel film fratello di quello di Cenerentola - che la porta via. Rapunzel non ha un attimo di esitazione: vuole la libertà e visto che ha trovato anche l'amore, appena ne ha l'occasione fugge. Il principe desiderava trovare l'amore e direi che è l'unico ad aver mantenuto i suoi propositi senza nessun secondo fine, tant'è che la coppia Rapunzel-Principe/Flynn è l'unica che non verrà colpita in seguito. Loro sono gli unici a non essere preda del supremo egoismo.



La strega desiderava solo riappropriarsi della propria bellezza cui teneva moltissimo. L'apparenza per lei era tutto e quando esaudisce il suo desiderio capisce che invece non serviva più a nulla perchè la figlia "adottiva" non faceva caso al suo aspetto, bensì al suo cuore. E Rapunzel aveva visto solo una madre oppressiva, che aveva quasi ucciso il suo amato.



"Into the Woods" è un insieme delle più grandi fiabe dalle quali si può trarre insegnamenti. La Disney ci ha abituati al lieto fine, tant'è che stavolta riesce a spiazzarci. Il lieto fine è infatti temporaneo... dietro si cela molto di più, ma dovrete andarlo a vedere e osservare con i vostri occhi che cosa sono riusciti a creare quei geniacci disneyani.

Dal punto di vista della valutazione, grandiosa la sceneggiatura che si ispira un po' alle atmosfere dark di Tim Burton. Trama complicata e bella, ma direi che è più per "grandi" che per piccini. C'erano molti bambini al cinema oggi, ma molti di loro perdevano la pazienza dopo un po'.
Il film è metaforico e i messaggi sono comprensibili solo per gli adulti. Ai bambini serve la fantasia lineare. E forse non è nemmeno tanto questo... ma proprio il fatto principale: il suo essere un musical con bellissime canzoni che ho davvero adorato. Purtroppo però i bambini non leggono i sottotitoli. Alcuni ancora non sanno farlo bene, mentre i più grandicelli vanno piano, e altri non ci impiegano proprio tempo a farlo. Segue che non capiscono.
Paradossalmente, "Into the Woods" è una fiaba in cui sono proprio le parole a giocare il ruolo principale, quelle stesse contenute nelle canzoni... al cuore dei più piccoli si arriva sì con le parole, ma le immagini hanno un ruolo decisivo. La soluzione sarebbe stata doppiare le canzoni, ma comprendo anche la Disney che voleva mantenere l'originalità delle voci.
Tra gli attori, fantastica Meryl Streep nei panni della strega... bravissima, non c'è che dire.
Johnny Depp si è visto poco nei panni del lupo che però non avrei trasposto come un umano, seppur lui reciti - come sempre - benissimo. Avrei mantenuto la versione originale del lupo animale... invece così a volte sembra davvero un maniaco che si aggira per boschi, la cui canzone può apparire ambigua a mio avviso.



Mi è piaciuta invece l'attrice che ha interpretato Cenerentola, Anna Kendrick, che ha rivestito molto bene il ruolo della ragazza odierna, con i suoi desideri e le sue numerose paure.
Voto 4/5 stelline a "Into the Woods".
Termino con una frase che mi ha fatto riflettere molto:

"Attento a ciò che desideri, i desideri sono figli. Attento alla strada che prendono, i desideri si avverano ma a caro prezzo..."

Eh sì ragazzi, i desideri possono essere pericolosi. Potrebbero avverarsi... e anche ritorcersi contro.

P.S. Forse sarò un po' matta (anzi, leviamo il forse) ma da iconografa non ho potuto sottrarmi dall'osservazione minuziosa... e sono certa che la Disney abbia voluto fare un netto richiamo all'episodio di Davide e Golia quando Jack uccide la Gigantessa con la fionda. Chi di voi lo ha notato? E per chi ancora dovesse vederlo al cinema, fateci caso, poi mi direte.



sabato 4 aprile 2015

Buona Pasqua con Easter in Love by Self Dreamers!

Buongiorno a tutti amici! Voglio augurarvi una Buona Pasqua e nel farlo vi presento anche l'iniziativa "librosa" Easter in Love che noi Self Dreamers abbiamo preparato appositamente per i nostri cari lettori.



I nostri romanzi in formato ebook, rigorosamente italiani e self-published, saranno in offerta a 0,99 centesimi. Sono 20 romanzi d'amore e non. Cosa aspettate a scaricarli per un prezzo così irrisorio e a poter leggere delle storie originali?
A Pasqua la sorpresa non si trova solo nel cioccolato delle uova, ma anche nello scoprire un nuovo scrittore.
Sul blog di Marie Albes sono presenti tutte le indicazioni per arrivare direttamente ai link d'acquisto dei romanzi, e ovviamente sono scritte le varie trame:


Partecipo anche io con "I Quattro Principi di Sàkomar - Il Regno dell'Acqua", in cui storie d'amore, d'amicizia e fantasy si mescolano insieme per dare vita a una trilogia che vi coinvolgerà trasportandovi in un'altra dimensione.




I Quattro Principi di Sàkomar #1 - Il Regno dell'Acqua 



Durante un'estiva serata scozzese, quattro fratelli, Christine, Fabio, Roby e Valenthine, si trovano catapultati in una dimensione parallela. Possono comandare i quattro Elementi e un vecchio Fauno, che tutti chiamano Oracolo, annuncia loro di essere i Principi di Sàkomar. In una terra, sconvolta da una sanguinosa guerra guidata da un quinto Elemento e dal Cavaliere dal Cuore Nero, e dominata da esseri mitologici, i quattro sono incaricati di riportare la pace. La Principessa Christine del Regno dell'Acqua dovrà affrontare le sue paure e diventare una guerriera, tenendo testa a un pericoloso amore nascente per il suo Portavoce, che si rivela più forte di quanto non vorrebbe.

PREZZO ORIGINALE: € 1,02 

GENERE: Fantasy

E se di Sàkomar preferite il cartaceo, vi ricordo la promozione indetta da Youcanprint. Inserendo il codice "PASQUA30" nell'ordine da voi effettuato, potrete avere il 30% di sconto sui romanzi che avete scelto!!! Vi lascio qui il link diretto: Youcanprint