martedì 30 gennaio 2018

Recensione di "La lettera segreta" di Chloé Duval

Buonasera amici! Sono appena tornata da un affascinante viaggio a Kerouac, in Francia, dove Flavie ha deciso di mettersi sulle orme di una tormentata storia d'amore del passato dopo aver ricevuto una lettera datata 1971. Sto parlando del magnifico romanzo di Chloé Duval, "La lettera segreta", edito da Garzanti... ma ecco copertina e trama.


Trama: Può la lettera di uno sconosciuto cambiarti la vita? È quello che si chiede Flavie quando si vede recapitare una busta misteriosa datata 1971. Una busta arrivata con quarantatré anni di ritardo. Non ha idea di chi possa essere Lili, la destinataria. Eppure la curiosità è così forte che Flavie decide di aprirla. Il contenuto, scritto a mano in una calligrafia elegante, la sorprende: perché quelle righe le ricordano i romanzi che ama scrivere. Quelle righe nascondono una storia d’amore in cui un uomo supplica Lili di raggiungerlo e di sposarlo. Un uomo che si firma solo con E. Flavie non ha altri indizi. Non altre informazioni se non una richiesta fatta con il cuore che forse non è mai stata ascoltata. Forse quelle parole, perse nel vento, hanno modificato il destino di due persone per sempre. Flavie deve trovarle. Deve sapere se sono state divise tutti questi anni da una lettera mai arrivata. Perché ha bisogno di credere anche lei che possa esistere qualcosa più forte di tutto. Più forte del tempo, degli sbagli, delle scelte, degli imprevisti. Qualcosa che Flavie ha trovato solo nei romanzi, mai nella realtà. La ricerca la porta nel Sud della Francia, dove scopre che forse non tutto è perduto. Che forse è ancora possibile riannodare i fili spezzato del passato. Perché ci sono amori che non si possono dimenticare. Ci sono emozioni che cambiano ogni cosa. E Flavie, trascinata da quello che la lettera le ha rivelato, è pronta finalmente a viverle.

Sono rimasta affascinata solo leggendo le prime righe della quarta di copertina. Il mio animo archeologico non sa resistere di fronte alla possibilità di scoprire qualcosa in più riguardo due soli nomi scritti su una lettera datata e risalente a tanto tempo fa. E Flavie, da brava storica - ammiratrice di Lara Croft, tra l'altro - non se lo fa ripetere due volte. Questa lettera le viene recapitata insieme ad altra corrispondenza e le spezza il cuore. Erwan, il brillante giovane scultore, aveva scritto alla sua adorata Amélie per chiederle di sposarlo... ma la lettera non arrivò mai e la ragazza, credendosi l'ennesima conquista estiva di Erwan, si unisce in matrimonio con un altro uomo.


Erwan, incapace di reagire, sconvolto e distrutto, assiste alla celebrazione dal portico della chiesa, ma non ha il coraggio di interrompere il giorno più bello della vita di Amélie. In fin dei conti, forse lo ha dimenticato...
E' così che due anime, destinate a stare insieme, si perdono, sfilacciando i legami d'amore che si erano strettamente aggrovigliati. Il tempo trascorre, le cose cambiano, i due non si cercano... e poi quella lettera giunge a Flavie, con quarantatre anni di ritardo.
Da brava detective con l'animo romantico, la protagonista decide di indagare, giungendo a trovare Amélie ed Erwan. Chissà se quella storia reale potrà diventare d'ispirazione per uno dei suoi romanzi? E' una bella idea, ma prima bisogna ricostruire tutto, tassello per tassello.


Flavie parte alla volta del Sud della Francia, andando a trovare Erwan che vive insieme ai suoi due nipoti, Gwenn e il bellissimo Romaric. Tra passeggiate a piedi e a cavallo nel cuore della natura, Flavie non troverà solo il filo conduttore che legava Erwan ad Amélie, ma anche l'amore che aveva sempre sognato e di cui aveva solo sentito parlare... o di cui aveva narrato nei suoi romanzi.
L'amore vero esiste, ma non bisogna stancarsi di cercarlo, di mantenerlo vivo e di avere fiducia in lui.
"La lettera segreta" è decisamente un romanzo meritevole, ricco di romanticismo, malinconia e speranza, adatto alle più sentimentali, ma anche a chi - come me - necessita solo di una bella storia che le tenga compagnia.

sabato 20 gennaio 2018

Recensione di "Baciami sotto la neve di New York" di Catherine Rider

Buonasera a tutti lettori! Come state? Oggi ho scelto un sabato pomeriggio di relax, che ogni tanto è salutare. Niente libri di archeologia (sfogliati di mattina), niente pc, niente rumori, solo un buon romanzo a farmi compagnia.
Ho quindi terminato la lettura di “Baciami sotto la neve di New York” di Catherine Rider. Lo avete letto? Intanto ecco la copertina e la trama.



È la vigilia di Natale all’aeroporto JFK di New York. Charlotte è una studentessa inglese, in attesa del suo volo verso casa. Ha passato il peggior semestre della sua vita e non vede l’ora di lasciare a terra il malumore. Anthony è un newyorkese DOC e sta aspettando la sua ragazza per farle una sorpresa. Quello che non sa è che sta per essere lasciato, proprio in mezzo alla folla. Quando il volo di Charlotte viene cancellato a causa di una bufera, la ragazza si rassegna a trascorrere la notte in giro, in compagnia di Dimentica il tuo ex in dieci semplici step, il libro che ha appena acquistato al duty free, e di Anthony, che proprio non se la sente di tornare a casa. I due trascorreranno insieme la notte, chiacchierando e cercando di riprendersi dalle loro sconfitte sentimentali. Pian piano, grazie all’incanto della neve e alle luci magiche della città, la sofferenza lascerà il posto a qualcosa di nuovo nei loro cuori. Ma una corsa in metropolitana potrebbe impedire loro di rivelare quello che provano davvero: riusciranno a ritrovarsi prima che il volo di Charlotte parta per sempre?


E' appena passato quel magico momento dell'anno in cui le lucine, il calore delle vetrine, gli addobbi verdi, rossi e dorati fanno sì che ognuno di noi percepisca una nota di colore in più rispetto agli altri 364 giorni: il Natale.
A Roma è difficile che nevichi. Accade raramente e di solito verso febbraio, non di certo a dicembre, quando un clima più umido che freddo si impadronisce della città. Ma a New York è diverso. Chi ha un animo con un pizzico di romanticismo ha sempre desiderato vedere la Grande Mela durante il periodo natalizio: la neve a Central Park, la cioccolata calda nei locali, i giganteschi negozi pieni di gente, le strade illuminate.
Per Charlotte però la Vigilia di Natale sta diventando il giorno peggiore di sempre: ha chiuso con il ragazzo che amava e che l'aveva solo presa in giro, senza corrispondere i suoi sentimenti. Ogni angolo di New York le ricorda Colin e, avendo terminato il periodo di scambio, vuole tornare immediatamente in Inghilterra, lasciando negli USA il cuore infranto. La sua sfortuna non è però finita qui perché il suo volo viene rimandato al giorno successivo, causa tempesta di neve.
Disperata, si aggira per l'aeroporto con un libro in mano intitolato “Dimentica il tuo ex in dieci semplici step!”, quando assiste a una scena.
Anthony sta aspettando la sua ragazza con un mazzo di rose rosse tra le mani, ma le cose non vanno come sperato. Maya infatti si abbraccia con un altro ragazzo... che non è lui. E Anthony viene lasciato durante la Vigilia di Natale.


Due cuori spezzati al JFK di New York si sono appena incrociati. Charlotte non vuole andare in un triste albergo e Anthony non ha voglia di tornare a casa. I due non sanno che la loro storia è appena iniziata, che da un mix di eventi nefasti sta per nascere qualcosa di ben più importante. Seguendo i “dieci piccoli step” indicati dal libro, Charlotte e Anthony renderanno la notte della Vigilia indimenticabile, esplorando insieme la Grande Mela e stabilendo un legame che mai si sarebbero aspettati. 

Ho letto alcune recensioni e ho avuto la stessa impressione di altre lettrici su questo romanzo sbirciando la quarta di copertina: non pensavo si trattasse di uno young adult, ma di un romanzo in cui i protagonisti fossero più adulti. Avevo già immaginato una storia sul modello "Before we go" con Chris Evans (ehm ... ehm...), ma mi sbagliavo.


Charlotte sta terminando il liceo, mentre Anthony è forse più grande di un annetto. Questa è stata già una prima delusione. La seconda, che interessa tutta la storia, è il loro innamoramento lampo e il fatto di voler dimenticare in sole poche ore il sentimento che provavano verso i precedenti partner, il che li fa apparire esattamente per ciò che sono: due ragazzini dalle idee poco definite e immaturi. Mi è sembrato più paradossale di un cartone Disney vecchi tempi.
E' chiaro fin da subito che tra Charlotte e Anthony accadrà qualcosa in più della semplice amicizia, ma è veramente tutto così assurdo che non sono riuscita a immedesimarmi in nessuno dei due protagonisti. Un punto a favore riguarda certamente l'ironia e il racconto di alcune scene che risultano decisamente divertenti, ma nulla di più.
La nota “tragica” viene inserita nel racconto avanzato, pur non servendo a rendere più maturo l'intero romanzo. Con un unico aggettivo potrei descrivere, tuttavia, il rapporto che nasce tra i due ragazzi: tenero. Perché c'è tenerezza negli sguardi, nelle incomprensioni, nel rischio che due adolescenti (o quasi) vivono... sono emozioni che, con l'età, si perdono, dissolvendosi.
“Baciami sotto la neve di New York” è comunque un racconto leggero, carino nel complesso, ma adatto a una fascia d'età giovane (12-18 anni), di certo non alla mia. 


E adesso il nuovo romanzo mi attende già sul comodino. Si tratta di "La lettera segreta" di Chloé Duval. Lo conoscete? La trama e la copertina mi ispirano tanto... speriamo si riveli all'altezza delle mie aspettative. Buona serata e buona domenica!

lunedì 8 gennaio 2018

Recensione di "La piccola libreria di New York" di Miranda Dickinson

Buongiorno amici! E' lunedì 8 gennaio, il primo dopo le feste... e tutto ricomincia: scuola, lavoro (per chi è fortunato ad averlo), ricerche, attività. Le lucine che avevano avvolto magicamente ogni cosa iniziano a scomparire - complici le varie persone con spirito da Grinch sparse per il mondo - e quel clima ovattato, quasi da fiaba, svanisce lentamente, lasciando spazio a gennaio.
Il primo mese dell'anno dovrebbe perciò dare un'impronta a tutto il resto. C'è persino chi scrive una lista di buoni propositi... ho pensato anche io di farla, ma di tenerla per me. In fin dei conti, ci sono speranze e obiettivi che hanno un carattere assolutamente personale. A volte il web fa sfuggire di mano la bellezza dell'essere riservati, esternando tutto a tutti come se fossimo delle star di Hollywood. Credo solo, che molto genericamente parlando, mi riprometto di pensare più a me stessa, cercando la felicità e imboccando (spero) la strada giusta per una volta nella mia vita.
Concetti che si era prefissata anche Bea dopo aver deciso di lasciare Otis Greene. Di cosa sto parlando? Del romanzo che ho "vissuto" durante le vacanze di Natale. Si tratta di "La piccola libreria
di New York" di Miranda Dickinson e eccovi la trama:


Quando il suo ragazzo la lascia per l’ennesima volta, Bea James, proprietaria di una libreria a Brooklyn, prende una decisione. Basta uomini, basta cuori infranti, basta dolore. Il suo lavoro le piace e i libri l’hanno sempre salvata, l’importante sarà riuscire a stare lontana dall’altro sesso. Jake Steinmann, uno psichiatra che viveva a San Francisco, è pronto a ricominciare, dopo la fine del suo matrimonio. D’ora in poi ci sarà un unico amore nella sua vita: New York. Bea e Jake si conoscono a una festa in cui sono gli unici single, e quando parlano si trovano d’accordo su una cosa: nessuno di loro due vuole avere alcun genere di relazione sentimentale. Ma la città ha altri piani per loro…


Se dovessi definire questo romanzo con qualche parola, direi "speranza" e "possibilità": speranza di poter cambiare e ricominciare; possibilità di sbagliare in libertà e di vivere ancora.
Dopo una grande delusione d'amore, Bea James prende una decisione: niente più uomini, solo amicizie e lavoro, pensando più a se stessa. E' proprio durante una festa di fidanzamento, popolata quasi esclusivamente di coppiette, che Bea conosce Jake, il bel cameriere.


Chiacchierano, scherzano e le loro anime iniziano a camminare sulla stessa linea d'onda. Bea è spontanea con Jake perché non si aspetta nulla da lui e la stessa cosa vale per il misterioso cameriere che si rivelerà essere, invece, uno psichiatra di successo impegnato in un divorzio che gli ha frantumato il cuore. Il patto di Bea viene esteso e siglato anche dallo stesso Jake: amicizia, nulla più. Ed è così che i due, dopo essersi persi e ritrovati - vuoi per conoscenze comuni, o per il destino che li unisce - coltivano la loro amicizia, passeggiando per le vie di New York, riscoprendola con occhi diversi, fino a Central Park dove uno strano calore inizia a pervadere il cuore di entrambi.


Eppure c'è quel patto... che forse non appare più come un'idea grandiosa, soprattutto quando Bea si accorge di pensare a Jake più spesso del dovuto e Jake comincia a mettere da parte la figura della bellissima ex moglie. Non tutto però è così lineare, soprattutto quando l'ombra del passato è ancora tangibile e ritorni spiacevoli spezzano gli equilibri del momento.
Tra Brooklyn, Central Park, l'Upper West Side e la magnifica libreria di Bea e Russ, si svolge la storia dei due protagonisti, seguendo i passi di due cuori riparati e le tracce che il destino svela pian piano, in un crescendo continuo.


E' stata una bella storia d'amore, lo ammetto. Un racconto che ha saputo scaldarmi il cuore e restituirmi speranza. Ci sono cose nella vita che, in alcuni momenti, non vanno proprio come avresti voluto, semplicemente perché non avevi previsto, cavalcando l'onda dell'ottimismo, che sarebbero andate a finire così. Ma è proprio in queste occasioni che bisogna avere la forza di andare avanti, prendere decisioni ed essere coerenti... per il tempo necessario a riprendersi. Il grande passo va fatto da soli... se si è in due, si faticherà poi di meno.
Quello di Miranda Dickinson è un romanzo consigliato sia alle lettrici più romantiche, che a quelle disilluse. Vi perderete piacevolmente nei meandri di New York, amandola per la sua folla, i mille negozi, i grattacieli, il suo manto natalizio e il meraviglioso Central Park. E poi... beh, chi ha amato il film "Serendipity" non potrà che adorare anche questa meravigliosa lettura.

Infine, devo purtroppo notare nuovamente divergenze enormi con il titolo originale. Perché non lasciare "I'll take New York", molto più sensato di "La piccola libreria di New York"? Il titolo non riflette completamente la trama poiché la libreria è certamente il luogo di lavoro di Bea, un posticino raccolto e pieno di libri dove la protagonista si rifugia, ma non costituisce l'anima della narrazione.
Mi chiedo, ancora una volta, perché mai le traduzioni italiane debbano discostarsi così tanto dal titolo attribuito dall'autore. Ad ogni modo, buona lettura a chi deciderà di conoscere Bea e Jake e... alla prossima!