giovedì 14 marzo 2019

Milano: diario di viaggio tra l'architettura contemporanea e la storia dell'arte

Era dal 2013 che non tornavo a Milano, la cosiddetta città grigia. Sarà, ma la nebbia che la contraddistingue secondo le dicerie non la incontro mai, in favore di giornate soleggiate o al massimo con qualche nuvoletta passeggera.
Ho un bel ricordo legato a quella città: la prima volta in cui vi ho messo piede, scendendo alla Stazione Centrale, è stato nel marzo 2012... ed era proprio l'8, come stavolta.
Mi sono meravigliata dell'ordine e della pulizia, io che dovevo percorrere la zona di Termini tutti i giorni e che notavo il degrado intorno a me. Sono trascorsi anni e trovo che la situazione sia notevolmente peggiorata a Milano: adesso è la Stazione Centrale ad essere impraticabile, soprattutto Piazza Duca d'Aosta. Il motivo? Ne hanno parlato già troppe volte ai telegiornali e rischierei di essere ripetitiva, ma la questione sicurezza è stata forse presa un po' sottogamba.



In ogni caso, dicevo, a Milano 2012 ho legati dei bei ricordi: la canzone di Bruno Mars, "When I was your man", che risuonava nella piazza del Duomo, la visita a tanti bei siti archeologici e storico-artistici, risate con quella che all'epoca era la mia migliore amica dell'università e qualche farfalla di troppo che svolazzava libera nello stomaco durante una cena a lume di candela a base di risotto ai funghi porcini. Sono istanti, ritagli di tempo, oggetti che nella mente brillano come stelle, anche se poi nel complesso ricordo pure di essermi innervosita per altre questioni più banali e, ora posso dirlo, del tutto insignificanti.
Nel 2013 sono tornata per tentare un colloquio per un assegno di ricerca, il cui esito fu abbastanza scontato, ma rimasi una giornata e mezza.
Stavolta sono stati 3 giorni pieni con la mia famiglia e, guidata in parte da me stessa che avevo "preparato" le mete da visitare e in parte dalla mia architettonica sorella minore, sono riuscita a vedere altre parti della città che non conoscevo, ripercorrendo anche tappe già effettuate.
Durante la mattinata dell'8 marzo, appena giunti in Stazione Centrale, consumata una veloce colazione e depositati i bagagli in albergo non troppo distante da lì, ci siamo diretti verso Porta Garibaldi e il Bosco Verticale. Non ci ha ovviamente fermati lo sciopero nazionale dei mezzi. I due grattacieli dell'Eur, cui ormai l'occhio si è abituato, non sono nulla in confronto all'impatto prodotto dal grattacielo vetrato della Unicredit e soprattutto dai due palazzi che costituiscono il Bosco Verticale di Stefano Boeri. 


Sembra di entrare in un'altra realtà, in una parte di quella NYC che è stato possibile vedere solo nei film (o almeno, per me è così... oltre oceano non sono mai andata). Non negherò che il Bosco Verticale mi abbia incredibilmente ricordato la Torre del Vento nel romanzo di Licia Troisi "Nihal della Terra del Vento". Alberi e piante, arbusti e rampicanti crescono nei balconi rendendo quella costruzione in cemento armato qualcosa di forse più sostenibile, quasi come se l'uomo si scusasse con la Terra per avervi posto quell'assurda colata grigia tramite l'apposizione del verde che produce ossigeno, quel verde che spesso viene distrutto e che, al contempo, è a lui necessario per vivere.



Poco distante dal parchetto totalmente riqualificato, con giochi per bambini e aiuole coltivate con piante anche aromatiche, vi è piazza Gae Aulenti che risplende grazie allo specchio d'acqua e alla cascata risucchiata dal terreno, mentre un gruppo di lampioni disposti come giunchi emergono all'orizzonte.



Ma si prosegue nel tour architettonico perché non troppo distante, nei pressi della Porta Garibaldi, sorge la Fondazione Feltrinelli con un palazzone vetrato e triangolare, dalla forma decisamente particolare. In alto si vedono gli uffici e non nego di essermi immaginata riunioni intorno a tavoli circolari proprio come nei film americani; al piano terra, invece, è collocato un punto Red - a Roma ne ho scoperto uno di recente in via Tomacelli - ovvero un bar/bistrot con libreria. Un ottimo luogo di ristoro per il corpo e la mente!



Mentre si torna indietro cercando un posto economico dove riposarsi un po' e fare uno spuntino, mi soffermo a osservare la primavera che è ormai sbocciata anche qui, a dispetto del freddo venticello che ogni tanto prova a farmi rabbrividire.


Ricontrollo il programma: devo mettere la spunta accanto alla Pinacoteca di Brera! Era rimasta in lista da anni e vi è conservato il mio dipinto preferito "Il bacio" di Francesco Hayez. Gambe in spalla, ma stavolta si prende la metro (che, attenzione, passa nonostante lo sciopero!). La fermata più vicina al polo museale è Montenapoleone, poi una breve passeggiata e si volta l'angolo. Eccoci qui, davanti al palazzo che accoglie anche l'Accademia di Belle Arti. E' la Settimana dei Musei, molti turisti ma pure gli stessi milanesi colgono l'occasione per entrare e prendersi un attimo di pausa dalla frenetica vita di tutti i giorni, soffermandosi davanti alle opere d'arte, entrando in più dimensioni, cercando di comprendere l'artista, ammirando le pennellate e apprendendo tasselli aggiuntivi di storia.



Ecco che alcuni quadri osservati solo sui libri sono improvvisamente davanti a me. E' un'emozione particolare, come avessi incontrato un personaggio famoso o rivisto un amico. Tra questi c'è il  "Lamento sul Cristo morto" di Andrea Mantegna e tanti altri dipinti, a volte forse troppi per poter essere apprezzati singolarmente. 



Occorrerebbe una giornata intera solo per trascorrere una decina di minuti almeno davanti ad ogni opera d'arte. L'entusiasmo, però, si spegne d'improvviso, quando non riesco a trovare né "Il bacio", né "La Madonna di Brera", né il "Ritratto di Alessandro Manzoni". Eppure sono sicura... devono essere qui! Chiedo a un sorvegliante e la spiegazione che mi viene fornita non è accettabile: dato lo sciopero, soprattutto quello dei mezzi, il personale è ridotto a 7 persone e non hanno potuto aprire tutte le sale. Sono sconcertata e con me altri turisti venuti da molto più lontano. Siamo invitati a tornare durante i giorni successivi, ma non tutti possono, nemmeno io che non ero a Milano solo per fare la turista, ma per altre ragioni familiari. Il mio dipinto posso vederlo solo da una vetrata, entrando nel piccolo bar... magra consolazione.


Tornando verso la metro, mettiamo in programma una breve visita alla Basilica di San Simpliciano e alla chiesa di San Marco: mentre per la prima rimango purtroppo stupita dall'assenza di sorveglianza (tre ragazzi sono entrati compiendo operazioni poco chiare, probabilmente una "sniffata" e via sul banco), per la seconda vi erano le pulizie in corso che ci hanno però permesso di girare tranquillamente ammirando qualche opera conservata nella struttura religiosa. Mi sono chiesta a cosa fosse riconducibile questo teschio (in foto)... purtroppo mancava la didascalia vicino. Tra me e me ho pensato ai morti di peste, forse perché automaticamente Milano-Manzoni/Promessi Sposi sono un binomio inscindibile per me, ma realmente non so di preciso a cosa sia riferito.


Il secondo giorno è stato dedicato in parte a qualche giro turistico e in parte a prestare aiuto alla sorella con il trasloco. A soli 10 minuti dall'albergo dove alloggiavamo, vi erano due esempi di Liberty. Ero curiosa di andarli a vedere perché ne avevo sentito parlare. 




Ecco, infatti, la Casa Galimberti con le sue maioliche colorate e figurate e, a pochi passi di distanza, la Casa Guazzoni che riprende un po' lo stile del Quartiere Coppedè a Roma.



Per pranzo non è mancato il risotto alla milanese! Sì, è vero che è possibile assaggiarlo ormai un po' ovunque, ma è un classico e non potevo tornare a Roma senza.


Nel pomeriggio, dopo una brevissima visita nel santuario di San Camillo de Lellis che avrei sinceramente voluto ammirare meglio (non potevo però interrompere la celebrazione), io e mia sorella minore ci siamo dirette al Duomo, ignare di trovare una gran confusione.



Il Carnevale non avrebbe dovuto finire già qualche tempo fa? E invece, spuntate in piazza del Duomo risalendo le scale della metro, ci siamo ritrovate letteralmente sommerse da coriandoli e stelle filanti. Bambini, ragazzi e adulti erano festosi e mascherati. 



A disagio, dopo aver scattato qualche foto facendo attenzione a non ricevere schiume spray sull'obiettivo e sui vestiti e aver osservato da lontano la Torre Velasca, siamo praticamente fuggite verso la Galleria Vittorio Emanuele II che non era in condizioni migliori.



Serviva una via di fuga per evitare di ritrovarci mascherate senza la nostra volontà... prendiamo il tram su via Torino diretto alla Basilica di San Lorenzo. So per certo che la piazza inizierà a popolarsi di ragazzi verso sera, ma c'è ancora tempo e abbiamo bisogno di un bel gelato. E finalmente eccoci lì, vicino le colonne, in un momento di calma, a gustare la nostra bella coppetta fresca acquistata da Grom (che per quanto riguarda Milano, almeno per me, è una garanzia).


Con le gambe un po' distrutte, ci incamminiamo verso il tram dirette nuovamente al Duomo e alla fermata metro, mentre nei paraggi passa un ristorante su rotaie, piccolo, elegante e d'altri tempi.


Prima di eclissarci nel mondo metro sotterraneo, lanciamo uno sguardo al Teatro La Scala (solo da fuori purtroppo), dove in serata c'è sicuramente qualche evento importante data l'eleganza degli invitati e i Carabinieri che sorvegliano l'entrata.


Il soggiorno volge quasi al termine, ma è domenica e tutto scorre più lentamente anche nella frenetica Milano. Colazione al bar, preparazione dei bagagli e poi passeggiata in centro. Eccoci di nuovo dalle parti del Duomo, ma il caos del giorno prima è svanito e si cammina più tranquillamente, nonostante le persone invadano comunque le strade. "Dove giriamo? Svoltiamo di qua? Proviamo a prendere Corso Vittorio Emanuele II..."... e ci ritroviamo davanti a un'installazione acquatica by Apple.


Il super affollato Mc Donald's di Babila ci salva da un pranzo con prezzi non propriamente economici (i ristoranti partono da un minimo di 10 euro a portata), per poi proseguire con una passeggiata in tutta tranquillità, entrando nell'immancabile Disney Store da cui siamo usciti con un mini-peluche piedone (il mio è Meeko, il procione di Pocahontas, che farà compagnia alla penna di Rapunzel acquistata proprio lì nel 2012). Lo so, per certe cose non crescerò mai, ma amo la Disney... ognuno ha le sue passioni!


Non può mancare qualche scatto sotto la splendida magnolia giapponese che cresce proprio alle spalle del Duomo, un caffè nei paraggi, un gelatino, un giretto all'interno della gigantesca Feltrinelli sotterranea per poi tornare in albergo a recuperare i bagagli. 


Si è fatto tardi e il treno ci attende alla Stazione Centrale (da attraversare rigorosamente in gruppo e molto velocemente).
Saluto Milano, ma ci tornerò volentieri. Sono una romana atipica forse, ma più che felice di rivederla ogni volta... e poi ho ancora tante mete da visitare! Durante il viaggio di ritorno tento di acculturarmi, anche se la stanchezza a tratti si fa sentire.


Mentre stringo il mio volumetto, chiudo gli occhi, pur rimanendo vigile. Italo corre per lo stivale e Roma si avvicina. Eccoci a Termini: sono le ore 23.35 e la stazione è sorprendentemente vuota, eccezion fatta per le forze dell'ordine che controllano instancabilmente. Tiro un sospiro di sollievo. Almeno qui (stranamente) non dobbiamo correre per andare a prendere il taxi! 

[AVVISO: tutte le foto sono state scattate da me che ne sono la proprietaria e ne detengo il copyright. E' assolutamente proibito usarle per scopi personali senza la mia diretta autorizzazione].