domenica 15 luglio 2018

Recensione di "Questo piccolo grande errore" di Viviana Leo

Buona domenica lettori! Torno sul blog in un caldissimo pomeriggio romano, mentre le strade qui in città sono quasi deserte, il sole picchia sui palazzi facendoli ribollire e si gioca la finale dei Mondiali Francia-Croazia che, per la prima volta, non guarderò, pur tifando per la seconda (non vi arrabbiate francesi... l'antipatia è reciproca in fin dei conti).

Ho trascorso giorni infiniti, spesso sveglia fino alle 02:00 di notte a scrivere articoli. Non vedevo l'ora che giungesse questa domenica per dedicarmi a un po' di relax, senza pensare all'archeologia, ma solo alla normalità, in cui rientrano a pieno titolo anche i romanzi. E no, non romanzi storici, ma frivoli, leggiadri, romantici, ispirati ai sogni e a null'altro.

Avevo iniziato a sfogliare "Questo piccolo grande errore" di Viviana Leo.


Trama: Lucy è una ragazza insicura, cicciottella e piena di complessi. Una sera, uscita da una discoteca, entra per gioco nello studio di un mago insieme alla sua migliore amica. Ed è così che l’incantesimo ha inizio… La mattina dopo Lucy si ritrova a letto con Steven Darrin, attore famoso e bellissimo, di cui lei è una grande fan. Lui è spaesato: come è finito lì? E cos’è quel filo rosso che li lega e resiste a qualsiasi tentativo di essere tagliato? Liberarsi è impossibile, anche stando alle parole del mago. E così, intrappolati da quel filo che solo loro vedono, i due partono per New York, dove Steven sta girando un film. Per una star del cinema come lui, portarsi sempre appresso una ragazza è una vera tortura, ma pian piano il bell’attore si accorge che Lucy è diversa dalle donne a cui è abituato: non è attenta al trucco e all’abbigliamento, non è ossessionata dalla linea... Che ci sia qualcosa, in quella ragazza dalle curve morbide, capace di attrarlo?

Mi sono ritrovata a terminarlo stamattina ostentando un sorriso nel voltare l'ultima pagina. 
L'autrice scrive: «Ovviamente è un libro, non la vita vera, so che è inverosimile ma, come vi ho già detto una volta, mi piace sognare». 
E cara Viviana, grazie per avermi reso partecipe di un bel sogno che mi ha fatto tornare un po' adolescente, quando credevo di poter incontrare il mio attore preferito per poter condividere la vita con lui, tra Hollywood e spiagge spettacolari (all'epoca amavo Leonardo Di Caprio, poi i calciatori hanno rapito il mio cuore, in primis Alex Del Piero e Gigi Buffon).


Forse quell'amore platonico verso attori e celebrità rimane comunque a far compagnia a noi romantiche e Lucy, la protagonista del romanzo, non ne è esente. Adora Steven Darrin, attore della famosa serie Bloody Valley: è moro, alto, occhi verdi in cui perdersi, muscoloso e praticamente perfetto, ovvero un sogno, almeno per lei, ragazza normalissima, a volte un po' pigra, con un fisico morbido, carattere ironico, ma introverso, e lingua pungente.
Una sera, però, uscita dalla discoteca dove era stata costretta ad andare, Lucy segue l'amica Debby da un mago per farsi predire il futuro. 


La ragazza, scettica, non crede in queste cose; ascolta le storie che l'uomo sta raccontando alla sua migliore amica, prima di tirarla fuori da quel luogo angusto. 
E' solo allora che il mago le lancia una maledizione: 

«Se scettica sarai, l'uomo che desideri stanotte avrai e a lui ti legherai».

Che racchiude anche un altro concetto:

«Attento a quel che desideri, potrebbe avverarsi» (O. Wilde).

Lucy va a dormire. L'aspetta una giornata da commessa, al negozio, e non ha nessuna voglia di stare a sentire stupidaggini pronunciate da un uomo in gonnellino dalla dubbia credibilità, finché non si sveglia... e nel letto non è sola. Osserva meglio quel fisico che centinaia di volte ha ammirato in tv e sui giornali... Steven Darrin dorme accanto a lei e no, non è un sogno. Le loro mani sono legate da un filo rosso indistruttibile. Lucy non ci crede ed effettivamente nemmeno lo stesso Steven, sorpreso quanto lei. E il mago? Dirà semplicemente che lui non può tagliarlo, ma loro forse sì. Enigmatico, come tutte le figure magiche.


Quel filo è limitante: dove sta uno, deve stare anche l'altro, in una condivisione continua e Steven non può abbandonare le riprese cinematografiche.
Lucy si ritrova costretta a seguire il ragazzo dei suoi sogni dalla California a New York, attraversando l'America e imbattendosi in registi, attori e soprattutto attrici con fisico da modelle, terrorizzate del fatto che Steven possa stare con una tipa scialba come lei.
Mentre Lucy inizierà a ricredersi sul meraviglioso ragazzo che ha sempre accanto - viziato, presuntuoso, fanatico, arrogante - Steven aprirà finalmente gli occhi, accorgendosi di aver incontrato la ragazza che gli cambierà la vita.


Quella narrata da Viviana Leo è una fiaba contemporanea, un po' La Bella e la Bestia di noi romantiche sognatrici, con un lieto fine che fa sorridere e battere il cuore.
E' una lettura leggera, divertente (Lucy è fantastica! Mi ha fatto ridere parecchie volte) e a tratti passionale. Ma soprattutto la protagonista è una ragazza con le sue insicurezze, i suoi difetti, la sua meravigliosa normalità! Non è una modella che sta attenta alla dieta, ma una giovane cui piace il cibo e preferisce la sobria comodità all'eleganza forzata indossando abiti succinti. E' una ragazza acqua e sapone, ironica e intelligente, una persona in cui immedesimarsi. Lucy è una di noi.

Steven, invece, è il bello e impossibile della situazione, con un passato piuttosto triste, un uomo che è riuscito a riscattarsi nella vita. A tratti appare odioso, eppure sotto sotto c'è ancora quel ragazzo dolcissimo che solo una persona come Lucy saprà valorizzare e amare.


In fin dei conti, la Disney insegna che solo il vero amore può cambiare le cose... e forse un filo rosso deve essere spezzato unicamente con una magia che scaturisce dal cuore.

Termino citando una leggenda, "contestuale" al romanzo:

«La leggenda del filo rosso è un'antica credenza orientale che racconta come le anime gemelle siano legate da sempre e per sempre da un filo sottilissimo, legato al mignolo della mano sinistra oppure, secondo alcune versioni, alle caviglie. Il filo rosso del destinounisce in maniera indissolubile due persone a dispetto di differenze di età, di ceto sociale, di luogo di nascita o di residenza: è un legame indistruttibile, insomma, più forte di tutti e di tutto».

Rimando al magazine Elle per la storia completa.

p.s. dovrei provare anch'io ad andare da un mago allora... e chiedere di Chris Evans. Chissà che dalla California non venga catapultato in Italia con filo rosso in dotazione.



sabato 2 giugno 2018

Recensione di "Il fiore d'inverno" di Corina Bomann

Eccomi tornata sul blog, tra un articolo e l'altro, un aggiornamento alle varie pagine Facebook che gestisco, le mie ricerche e i continui tentativi volti a trovare un lavoro retribuito.
Non si direbbe, ma appare sempre più difficile individuare un momento di tempo libero per rilassarsi. Mi mancano tanto il disegno e la pittura ad esempio: quel senso di pace e tranquillità che provo impugnando matite o pennelli per dar vita alle mie creazioni è impagabile. Oppure il suono della chitarra... da quanto tempo non accarezzo quelle corde di nylon, ascoltando il dolce suono amplificato nella cassa armonica lignea?
Dovrebbe essere un impegno quello di ritagliarsi frammenti di tempo solo per se stessi, per staccare dalla frenesia quotidiana, dai problemi e dalle arrabbiature, per poter fare solo che ciò che più ci aggrada. Ma l'estate si avvicina e, con essa, una pausa da tutto il contesto.

Intanto la lettura non posso abbandonarla. E' vero, ci sono quelle sere in cui sono tanto stanca da non riuscire nemmeno a sfogliare una pagina, quei momenti in cui mi bruciano gli occhi per aver letto troppe pubblicazioni archeologiche, ma in linea generale un romanzo è sempre con me. Mi fa compagnia nello zaino, nella borsa perennemente maltrattata e sul comodino.
Oggi vi voglio parlare di "Il fiore d'inverno" di Corina Bomann, autrice che avevo già conosciuto per "La signora dei gelsomini".



Trama: Nella notte tra il 4 e il 5 dicembre 1902, una violenta tempesta infuria sulle lunghe spiagge sabbiose di Heiligendamm, sul Mar Baltico. Intanto, nell'elegante albergo della famiglia Baabe, fervono i preparativi per un'occasione speciale: il ballo di Natale nel castello del granduca, che inaspettatamente ha inviato loro un invito.
Il momento ideale per annunciare in grande stile il fidanzamento della giovane Johanna con uno dei migliori partiti della città. Ma c'è un segreto che la ragazza non ha mai avuto il coraggio di rivelare a nessuno, nemmeno al fratello maggiore Christian, da sempre suo confidente: l'amore per Peter, la cui famiglia è nemica giurata dei Baabe da decenni. E a turbare i grandi progetti dei genitori arriva un altro evento inaspettato: durante una cavalcata sulla spiaggia, Christian trova una ragazza dai lunghi capelli neri riversa sulla battigia, priva di sensi. Fra le dita stringe ancora con forza il rametto di un ciliegio. Chi è questa donna che ha dimenticato perfino il suo nome? E perché l'unico ricordo che conserva è legato alla misteriosa leggenda dei ''fiori di santa Barbara''? Davvero un rametto tagliato il 4 dicembre può fiorire a Natale realizzando i desideri più nascosti?

All'interno della cornice tedesca degli inizi del Novecento, Corina Bomann narra una storia ambientata sulle coste del Mar Baltico, dove le onde spumeggiano in tempesta divorando la spiaggia su cui è abbandonato il corpo di una ragazza priva di sensi. 


Christian Baabe sta cavalcando, perso nei suoi pensieri, quando avvista la giovane dai capelli neri. E' molto debole, ma è ancora viva. Inizia qui la vicenda della ragazza senza nome, ritrovata con un brandello di vela impigliato a un piede e stretto nella mano un rametto con alcuni boccioli. Non ricorda nulla, ma riceve assistenza nella pensione dei Baabe, dove Ludwig e Augusta stanno effettuando i preparativi per il ballo, in cui due rampolli di nobili famiglie chiederanno la mano della figlia, Johanna. Da parte sua, però, Johanna è innamorata segretamente da anni di Peter Vandenboom, componente della famiglia avversaria.


Sono intessute trame e i segreti si susseguono, finché sarà proprio l'evolversi della situazione della misteriosa ragazza a rivelare, infine, che l'amore vero non può essere fermato, nemmeno da superficiali faide tramandatesi nel tempo.

"Il fiore d'inverno" può essere definito una fiaba contemporanea, ambientata tuttavia in una Germania che echeggia quei ritmi nobiliari di fine Ottocento, in cui balli, eredità, ricchezza e doveri monopolizzavano la scena famigliare.
E in questa fiaba non ho potuto fare a meno di notare richiami a note storie d'amore: la Sirenetta, quando Christian Baabe trova Helena - questo si rivelerà il suo vero nome - riversa sulla spiaggia; Cenerentola, quando Helena da ospite diventa inserviente, osteggiata da Augusta e da una cameriera pronta a spiarla; Romeo e Giulietta, un parallelo per Johanna e Peter.
In tutto ciò, la Bomann introduce - cosa che ho molto apprezzato da archeologa cristiana - la tradizione dei rametti di S. Barbara, inserendo un'appendice finale relativa al martirio della santa. Si tratta di rami di ciliegio (a volte di melo o di forsizia), tagliati il 4 Dicembre e messi in acqua. La loro fioritura il giorno di Natale farà, logicamente, avverare i desideri espressi.


E' una lettura poco impegnativa, romantica e scorrevole. Personalmente avrei preferito conoscere un po' meglio i protagonisti maschili, come Christian, il classico principe azzurro, e soprattutto Peter Vandenboom, figura misteriosa celata dietro le lettere inviate a Johanna. Sarebbe stata forse necessaria una descrizione più particolareggiata di luoghi, persone, pensieri, sacrificati in favore di più lunghi dialoghi che creano un effetto da scenario cinematografico. Nonostante ciò, è un romanzo consigliato soprattutto a quelle lettrici dall'animo sognatore, ancorato al tipico romanticismo ottocentesco (periodo che, all'epoca liceale, adorai letteralmente).


Con questo, si passa alla prossima lettura! Buon sabato e buona festa della Repubblica a tutti voi!


lunedì 14 maggio 2018

Recensione di "Vorrei incontrarti ancora una volta" di Kate Eberlen

<<Ripensai ai grandi amori della letteratura. Gli innamorati s'incontravano perché erano fatti l'uno per l'altra o semplicemente perché vivevano vicini? Cathy e Heathcliff abitavano nella stessa casa, Romeo e Giulietta erano entrambi di Verona. L'anima gemella dipende dal destino o dal sentimento d'amore che provi in quel momento e che ti porta a dire che è quella l'unica persona al mondo giusta per te?>>

Ho riflettuto spesso sulla questione: vicinanza o destino? "Forse entrambe" è stata la mia risposta. La vicinanza aumenta le probabilità, ma è anche vero che se due persone non sono destinate a stare insieme potranno incontrarsi anche tutti i giorni senza che scatti qualcosa di importante tra di loro.
Tanti fattori ruotano intorno all'amore, ragion per cui non è una cosa semplice innamorarsi davvero.
E se capita sul serio non sai fornire motivazioni sul perché ti piaccia quell'individuo che non è particolarmente bello, ma che trovi comunque affascinante; quello che non è socievole, eppure a te piace il suo sorriso dolce abbinato al suo sguardo profondo; non ha la voce da attore, però in fondo se non possedesse il tono che riconosci tra mille altri, non sarebbe lui. Si ama quando i difetti diventano pregi agli occhi dell'altro, quando il battito cardiaco oscilla e le gambe vacillano... quando improvvisamente diventiamo stupidi, ridicoli persino, davanti all'altra persona e quella stessa ci trova adorabili. Ma osserviamo la copertina e leggiamo la trama di "Vorrei incontrarti ancora una volta" di Kate Eberlen.


Trama: Mai vicini abbastanza per sfiorarsi davvero. Dicono che il destino, come un abile prestigiatore, decida chi entrerà nella nostra vita. E per Tess e Gus, due diciottenni desiderosi di cogliere tutto quello che il futuro ha da offrire, il destino si presenta sotto forma di un incontro tanto casuale da essere indimenticabile. In una calda mattina estiva, nella basilica di San Miniato al Monte a Firenze, i loro sguardi si incrociano per la prima volta. È questione di un attimo fugace. Qualche parola sussurrata nel silenzio. Un sorriso rubato, forse promessa di un domani insieme.
Ma le loro strade si dividono con la stessa fugacità con cui si erano sfiorate. Tess è costretta a crescere prima del previsto: abbandona il suo sogno di diventare una scrittrice per prendersi cura della sorellina. Gus finisce intrappolato in una vita che non gli appartiene rinunciando all’arte che ama tanto. Entrambi sono andati avanti e sembrano essersi lasciati alle spalle quell’estate toscana. Eppure, il destino nel corso del tempo li fa incontrare di nuovo. Sempre per brevi istanti di silenziosa perfezione dove tutto torna a essere possibile. Poi, li allontana di nuovo.
Fino a quando, un giorno di molti anni dopo, sono di nuovo là dove tutto è cominciato. Oggi come allora, a separarli qualche metro di distanza. Una distanza che forse non è più incolmabile. Perché le loro sono due vite parallele con un unico destino: incontrarsi per sempre.
Un romanzo che segna l’esordio prorompente di Kate Eberlen sulla scena letteraria internazionale. A pochi giorni dalla pubblicazione, venduto in oltre 25 paesi, ha subito scalato le classifiche, affascinando migliaia di lettori e innescando un passaparola senza precedenti. Una storia dolce e delicata. Un monito a non lasciarci ingannare e a non pensare che nella vita tutto sia già scritto. Anche quando crediamo che nulla possa più cambiare, il destino è sempre dietro l’angolo, pronto a stupirci con effetti speciali.

Si diceva, innamorarsi non è facile, nemmeno per Tess e Gus che, per anni, proseguono a incontrarsi senza che le loro vite si leghino davvero. Tess incontra Gus durante una giornata a Firenze: lei è in viaggio con la sua migliore amica, sta per iscriversi all'università e la vita sembra così piena di aspettative; Gus è lì con i suoi genitori, chiuso in una sua dimensione post traumatica. Eppure tra i due sembra scoccata una scintilla, destinata però ad essere sorpassata in quanto la vita ha in serbo ben altro.


L'esistenza di Tess verrà sconvolta, quando si ritrova a fare da mamma alla sua sorellina, Hope, dovendo di conseguenza abbandonare il suo sogno e l'università. Gus, invece, convive difficilmente con il fantasma del fratello maggiore, morto in un incidente sciistico, e l'università gli appare come una liberazione. Si iscrive a medicina, più per una convinzione del padre che per sua passione. Gus, infatti, amava l'arte, ma è costretto a vederla solo come un hobby, non come qualcosa cui dedicare la propria vita.
Trascorrono gli anni, Gus si crea una famiglia, mentre Tess, la cui strada è cosparsa di delusioni amorose, è stata sempre accanto a Hope proprio quando la piccola ne aveva tanto bisogno.
I due si incrociano spesso durante gli stessi eventi, ma il destino gioca, intreccia i fili, mischia le carte... ed erano le persone giuste al momento sbagliato.
Non tutto però è perduto: l'amore è in agguato e sa aspettare proprio quando noi, ormai, non ci speriamo più. Le esperienze ti segnano, cambiandoti, trasformandoti in quella persona giusta che capita al momento perfetto. Forse per Tess e Gus, destinati a incrociarsi per anni senza incontrarsi più, una sola piccola speranza c'è ed è proprio quest'ultima che tiene il lettore con gli occhi fissi sulle pagine, desiderando che i fili del destino, a un certo punto, siano legati insieme.
Allo stesso tempo si avverte una nota di malinconia: se Tess e Gus si fossero incontrati prima e fossero rimasti insieme stabilmente, cosa sarebbe accaduto? Sarebbero stati felici? Oppure il loro sentimento sarebbe stato temporaneo?


In questo romanzo aleggia l'aura delle possibilità, dei "se" rimasti sospesi in futuri alternativi.

"Vorrei incontrarti ancora una volta" è un romanzo che genera molte riflessioni sulla vita e sulle sue possibilità, sugli infiniti futuri alternativi che una singola azione, d'un tratto, può far trasformare nel nostro presente.
Tuttavia, non nego di essere rimasta un po' delusa. Mi sarei aspettata qualcosa di diverso, forse romantico in maniera differente o, magari, che i due protagonisti che non si fossero scordati l'uno dell'altra per così tanti anni.
Non posso dire oltre perché cadrei nello spoiler. Il romanzo è bello ma, ripeto, avevo altre aspettative.

Vi lascio con alcune frasi e pensieri tratti dal romanzo. Tess ha vissuto momenti che mi hanno ricordato la me stessa di qualche anno fa... quando ero - e in realtà sono rimasta - una ragazza timida, a volte troppo alta e considerata una persona che si dava le arie; quella ragazza che viaggiava, solo con la fantasia perché, all'epoca, non aveva mai nemmeno preso un aereo; quella ragazza che sognava l'amore vero da parte di un ragazzo gentile che la rispettasse. Ero uno sognatrice e lo sono ancora; forse la mia testa non è più così tra le nuvole perché sono cresciuta e ho imparato, ma mi manca quell'ebrezza dell'incoscienza, quel senso del rischio, dell'imprevidibilità che solo durante l'adolescenza si possiede.

<<Alle feste non me la sono mai cavata bene. Se sei timida, essere alta è uno svantaggio, perché per qualche strana ragione la gente dà per scontato che tu sia disinvolta, e quando vede che parli poco pensa che ti stai dando delle arie>>.


<<"Io leggo. In un certo senso anche questo è un modo per uscire di casa"
"Libri di viaggio, cose così?" chiese.
"Soprattutto romanzi", risposi.
Il momento della giornata che preferivo era quello in cui potevo chiudere la porta della mia stanza dopo aver messo a letto Hope e la casa era immersa nel silenzio, per essere trasportata nella Londra vittoriana, o nel Wessex di Thomas Hardy oppure nell'Irlanda degli anni Sessanta>>.


<<La sua imprevedibilità era eccitante. Mi sembrava di camminare costantemente sul filo, in bilico tra l'adorazione e il disprezzo più assoluto, ma ero sempre stata convinta che il vero amore fosse un dolce e terrificante precipizio. Tutte le più grandi storie d'amore, dal Dottor Zivago al Paziente inglese, non erano forse attimi rubati di estasi tormentosa? La parola "passione" non esprimeva forse una sofferenza?>>

<<"Ho trovato un uomo gentile, mamma, un uomo che sa capire chi sono davvero", le dico in silenzio [...]>>.


mercoledì 28 marzo 2018

Recensione di "La collezionista di libri proibiti" di Cinzia Giorgio

Buona sera amici! Fa uno strano effetto tornare "così presto" a scrivere una recensione sul blog. I fattori determinanti in realtà sono stati due: essermi ritagliata più tempo per leggere il romanzo; quest'ultimo mi ha rapita all'interno della storia e non sono stata in grado di resistergli.
Passiamo subito alla trama!


Trama: Venezia, estate 1975. Olimpia ha solo quindici anni quando conosce Anselmo Calvani, proprietario di una storica bottega d’antiquariato. È un incontro decisivo, Anselmo intuisce subito l’intelligenza e la sensibilità della ragazza e la incoraggia a seguire la sua inclinazione. Giovanissima ma già appassionata lettrice, Olimpia comincia a frequentare il suo negozio, a lavorare lì e, con il suo aiuto, inizia a collezionare preziosi libri messi all’indice dalla Chiesa. Mentre cresce la sua passione per quei volumi antichi, anche quella per Davide, il nipote di Anselmo, segreta e non dichiarata, brucia l’animo della ragazza. E una notte, sospinti dalla lettura dei versi erotici di una cortigiana veneziana, i due cedono ai loro sentimenti…Parigi, estate 1999. Olimpia vive ormai nella capitale francese. Ha aperto una casa d’aste, specializzata in libri e manoscritti antichi, tra le più quotate ed eleganti della città. Ogni anno riceve da Davide uno strano regalo: un pacchetto che contiene lettere un tempo censurate, insieme a un libro considerato in passato “proibito”, di cui Olimpia riconosce il grande valore. Sono l’eredità di Anselmo... Ma come poteva un modesto antiquario veneziano esserne in possesso? E che legame c’è tra quelle lettere e la bottega da cui provengono?

Le prime righe del romanzo iniziano nel 1999 quando la nostra protagonista, Olimpia Cattanei, è una donna in carriera, proprietaria di una famosa casa d'aste. La narrazione diventa quindi una specie di ricordo, un flashback, che riconduce all'adolescenza di Olimpia, quando aveva solo 15 anni e viveva a Venezia. Era il 1975 e la ragazza venne assunta da Anselmo, antiquario e collezionista di libri.


Presso la bottega, Olimpia impara a riconoscere i volumi veramente rari e di valore, facendo esperienza e divenendo, già in giovane età, un'esperta del settore. I libri la chiamano, fanno parte della sua vita e sempre ne faranno. Nello specifico, Olimpia si appassiona ai cosidetti "libri proibiti", ovvero quei volumi messi all'Indice dalla Chiesa. Tra questi rientrano gli scritti di Veronica Franco, cortigiana e poetessa del Cinquecento, innamorata di Marco Venier e "collezionatrice" di amanti piuttosto famosi. La ragazza inizierà a raccogliere le opere della Franco, dando il via a quella che diventerà - con il trascorrere del tempo - una vera e propria preziosa collezione.
Tra le frequentazioni di Olimpia, vi è Peggie, una carissima amica collezionista, con la quale può parlare di libri, di passioni e di qualsiasi altra cosa. Il legame che si instaura tra le due somiglia più a quello di una madre con una figlia. Quando Peggie muore, Olimpia è devastata dal dolore, ma la ricca signora le ha riservato una sorpresa che scoprirà solo alla fine di tutta la vicenda. Dovranno però trascorrere anni... e intanto Olimpia, durante la permanenza alla bottega, si era imbattuta in Davide, il bel nipote di Anselmo. 


Quella che sembrava essere un'antipatia era in realtà un silenzioso amore che esplode e si riversa nei cuori di entrambi. Quando i due sono ormai sul punto di cominciare una vita insieme, purtroppo torna il recente passato di lui: la sua ex ragazza è incinta, Davide è il padre e le responsabilità gravano come un macigno. E' Olimpia a voler tagliare i ponti. Davide sarà padre di un figlio concepito con un'altra donna e la protagonista non può dividere il suo unico grande amore.
Olimpia decide quindi di lasciare l'affascinante Venezia, di seguire la sua vocazione andando a studiare a Cambridge e approdando a Parigi come stagista da Sotheby's, poi assunta alla casa d'aste Hotel Richelieu. 


Trascorrono gli anni, Olimpia arricchisce la sua collezione, diventa una dei massimi esperti, acquista addirittura una casa d'aste prossima al fallimento facendola rifiorire. E intanto aveva provato ad amare ancora, ma il ricordo bruciante di Davide non aveva permesso la continuazione di una relazione, quella con Andrew, che appariva troppo ordinaria. Si sa, il vero amore non muore mai. Quando due persone sono legate dallo stesso destino, si incontreranno di nuovo... e questo accade infatti a Olimpia e Davide dopo quasi 20 anni. Non sono più dei ragazzini, ma una donna e un uomo maturi, eppure quella passione bruciante non aveva mai smesso di ardere.
Potranno coronare il loro sogno d'amore, anche se a distanza di tanto tempo? Qual era il segreto di Peggie? E Olimpia riuscirà a trovare tutti i documenti di Veronica Franco?


Ho terminato il romanzo in pochi giorni e questo è indicativo del fatto che mi sia veramente piaciuto. Si percepisce, dietro ogni singola parola, la conoscenza dell'autrice che non opera solo di fantasia, ma anche di esperienza, donando quel tocco realistico in più. Oltre alla trama storica piacevole legata al personaggio di Veronica Franco, vi è anche il filo costituito dalla storia d'amore, nient'affatto banale. E' un amore passionale quello che si consuma tra Olimpia e Davide, un amore al contempo maledetto, quasi seguendo un'atmosfera romantica ottocentesca. E poi... poi ci sono Venezia e Parigi, due delle città più speciali in assoluto. Ho avuto la fortuna di poterle visitare entrambe e ognuna possiede caratteristiche singolari, uniche.


Tuttavia, la mia preferenza è rivolta comunque a Venezia, con i suoi angoli malinconici, immersi in un'atmosfera passata, cullati dal lento infrangersi delle onde sui muri delle case e dal cadenzato pagaiare dei gondolieri. E' vero, i turisti la rendono piuttosto invivibile. Ho immaginato di vedere, anche per un solo istante, le strade di Venezia libere da quel brulicare continuo per poter comprendere la bellezza di cui è pervasa, con le calli da esplorare, i negozietti che odorano di antico e di salsedine, quelle librerie nascoste... forse anche quella di Anselmo dove tutto cominciò.

Complimenti a Cinzia Giorgio per questo romanzo!

Vi lascio con una breve citazione che mi ha colpita e vi auguro una buona notte!

<<Chiamerò la mia bimba Veronique in suo onore>>.
<<Sta' attenta>>, aveva replicato Olimpia con un sorriso. <<Potrebbe diventare troppo intelligente. Potrebbe diventare una di quelle donne che leggono, sono colte e considerate un po' streghe perché pensano con la testa propria e perché sanno essere spirito e carne allo stesso tempo>>.
<<Ma non c'è d'aver paura di donne simili>>, aveva esclamato Isabelle, scoppiando a ridere.
<<Oh sì, invece. Le donne intense, ribelli e irriverenti sono pericolose per gli uomini che si innamorano di loro. [...]>>.





martedì 13 marzo 2018

Recensione di "Il piccolo negozio di fiori in riva al mare" di Ali McNamara

Buon pomeriggio amici! Sono stata un po' assente ultimamente, ma scrivendo e leggendo tutto il giorno mi risulta difficile dedicarmi anche al blog. Tuttavia, non lo sto abbandonando. Questo rimane il mio spazietto personale, il mio rifugio letterario ricco di storie ed emozioni.
Stamattina durante i miei "viaggi" in metro ho terminato di leggere "Il piccolo negozio di fiori in riva al mare" di Ali McNamara. Lo avete letto?


Trama: I fiori sono sbocciati nella cittadina portuale di Saint Felix, in Cornovaglia. Ma l’umore di Poppy Carmichael non è per nulla sollevato dall’arrivo della primavera. Dopo avere ereditato il negozio di fiori della nonna, è stata costretta a ritornare a Saint Felix, un luogo che per lei è carico di troppi ricordi. Poppy ha intenzione di fare del suo meglio per la nonna, che adorava, ma non è facile portare avanti un negozio che è “più shabby che chic”. Ulteriore complicazione: il difficile rapporto con Jake, un uomo riservato, ma cordiale e affascinante, da cui Poppy acquista i fiori. Insomma, la tentazione di mollare tutto è grande, ma la graziosa cittadina ha in serbo per lei un paio di sorprese. Chissà che non accada qualcosa che la porti ad aprire il suo cuore e lasciarsi avvolgere dalla magia di un piccolo negozio di fiori in riva al mare!

Saint Felix in Cornovaglia è un magnifico paesino in riva al mare... ma Poppy non vuole tornarci per alcuna ragione al mondo. Troppi ricordi si annidano tra le sue stradine, troppe emozioni che salgono fino al cuore quando ripensa alla sua infanzia. Eppure, la nostra trentenne protagonista sarà costretta a fare uno sforzo, riaprendo le porte al passato quando sua nonna Rose le lascia in eredità il negozio di fiori, lo storico Daisy Chain.


Poppy non vuole assolutamente occuparsene, ma la sua lungimirante madre decide di inviare una brillante e allegra aiutante, Amber, a prendersi cura dei fiori... e di sua figlia.
Poppy è scontrosa e ribelle, veste sempre di nero ed è piuttosto asociale. Tuttavia, sembra proprio che Saint Felix le faccia un buon effetto: le persone sono cordiali, si ricordano di lei, di quando era solo una bambina e sono felici di ritrovarla adulta a passeggiare nuovamente tra i negozi; poi ci sono i fiori che riempiono la sua vita, nonostante lei li detesti, in modo particolare le rose, il loro profumo intenso, i loro colori; infine Jake, l'uomo che rifornisce il Daisy Chain, accompagnato sempre dalla fedele scimmietta Miley, con il quale si instaurerà un particolare e delicato rapporto di amicizia, maturato in qualcosa di molto più intenso e complicato.


Poppy è fredda, desidera andar via, ma con il trascorrere dei giorni circondata da tanti sorrisi e vivendo nuove esperienze inizia a cambiare, a tornare se stessa... Già, perché dietro il suo comportamento, le sue fobie e il gelo che l'avvolge, Poppy nasconde un dolore immenso che mai nessuno è riuscito a colmare.


Poppy è un personaggio complesso, esattamente come Jake e la stessa Amber. Sono tutti accomunati da un grande dolore che ha cambiato per sempre le loro vite. Eppure, tutti si ritrovano a Saint Felix instaurando un rapporto di amicizia e di fiducia reciproca, che farà emergere tutta quella forza di cui avevano bisogno per proseguire il proprio cammino.
Specialmente Poppy, da emarginata qual era inizialmente, trova finalmente il suo posto nel mondo, laddove era iniziata la sua maledizione tanti anni prima.


"Il piccolo negozio di fiori in riva al mare" è un romanzo carino, senza troppe pretese. L'autrice punta essenzialmente sulla crescita interiore di Poppy, sottolineando il cambiamento della protagonista e il suo ritorno alla normalità. La trama si arricchisce con la storia dei tre quadretti ricamati con i fiori, forse per inserire un elemento un po' più vivace che somigliasse a una caccia al tesoro.
Mi è piaciuta l'atmosfera della Cornovaglia, gli angoli rocciosi in riva al mare, dove si infrangono le onde e il castello di Trecarlan (ho un debole per tutto ciò), così come i mille e più colori dei fiori del Daisy Chain.


Bella l'idea di intitolare ogni capitolo con il nome di un fiore e di associare il rispettivo significato, seguendo i famosi quaderni di Rose.
Ho un solo appunto riguardante la traduzione (comincio ad essere affetta da sindrome della prof): ho notato un utilizzo davvero eccessivo di "un sacco" per indicare "numerosi/e", "molto", "tanto". "Un sacco" si utilizza nel linguaggio colloquiale. Trovarlo troppe volte è veramente fastidioso.

Consiglio comunque il romanzo come lettura primaverile/estiva da portare in vacanza o da sfogliare in treno e inserisco di seguito alcuni passaggi che ho particolarmente apprezzato.

<<Sto bene da sola. Le persone finiscono per ferirti se le fai avvicinare troppo>>.
Mi aspetto che Amber replichi qualcosa per smentirmi, invece annuisce. <<Purtroppo spesso è così, ma non per questo devi smettere di cercare la persona che invece non ti deluderà mai>>.

<<Ecco perché non permetto mai a me stessa di lasciarmi coinvolgere troppo dalle persone: va a finire che ti buttano giù.>>

<<L'amore arriva avvolto in confezioni molto diverse tra loro, Poppy. Qualche volta è effimero, come nel caso di Lord Harrington. Qualche volta si ripresenta in un istante, come con le mie signore di Saint Felix. E qualche volta>> deglutisce, <<qualche volta ti innamori di qualcuno che non può essere tuo, ma sai che non lo dimenticherai mai... come Isabelle>>.

<<[...] Voglio solo che tu capisca che, di qualunque tipo di amore si tratta, c'è sempre una ragione. L'amore è un'emozione troppo potente per impedirci di provarla [...]>>.


martedì 30 gennaio 2018

Recensione di "La lettera segreta" di Chloé Duval

Buonasera amici! Sono appena tornata da un affascinante viaggio a Kerouac, in Francia, dove Flavie ha deciso di mettersi sulle orme di una tormentata storia d'amore del passato dopo aver ricevuto una lettera datata 1971. Sto parlando del magnifico romanzo di Chloé Duval, "La lettera segreta", edito da Garzanti... ma ecco copertina e trama.


Trama: Può la lettera di uno sconosciuto cambiarti la vita? È quello che si chiede Flavie quando si vede recapitare una busta misteriosa datata 1971. Una busta arrivata con quarantatré anni di ritardo. Non ha idea di chi possa essere Lili, la destinataria. Eppure la curiosità è così forte che Flavie decide di aprirla. Il contenuto, scritto a mano in una calligrafia elegante, la sorprende: perché quelle righe le ricordano i romanzi che ama scrivere. Quelle righe nascondono una storia d’amore in cui un uomo supplica Lili di raggiungerlo e di sposarlo. Un uomo che si firma solo con E. Flavie non ha altri indizi. Non altre informazioni se non una richiesta fatta con il cuore che forse non è mai stata ascoltata. Forse quelle parole, perse nel vento, hanno modificato il destino di due persone per sempre. Flavie deve trovarle. Deve sapere se sono state divise tutti questi anni da una lettera mai arrivata. Perché ha bisogno di credere anche lei che possa esistere qualcosa più forte di tutto. Più forte del tempo, degli sbagli, delle scelte, degli imprevisti. Qualcosa che Flavie ha trovato solo nei romanzi, mai nella realtà. La ricerca la porta nel Sud della Francia, dove scopre che forse non tutto è perduto. Che forse è ancora possibile riannodare i fili spezzato del passato. Perché ci sono amori che non si possono dimenticare. Ci sono emozioni che cambiano ogni cosa. E Flavie, trascinata da quello che la lettera le ha rivelato, è pronta finalmente a viverle.

Sono rimasta affascinata solo leggendo le prime righe della quarta di copertina. Il mio animo archeologico non sa resistere di fronte alla possibilità di scoprire qualcosa in più riguardo due soli nomi scritti su una lettera datata e risalente a tanto tempo fa. E Flavie, da brava storica - ammiratrice di Lara Croft, tra l'altro - non se lo fa ripetere due volte. Questa lettera le viene recapitata insieme ad altra corrispondenza e le spezza il cuore. Erwan, il brillante giovane scultore, aveva scritto alla sua adorata Amélie per chiederle di sposarlo... ma la lettera non arrivò mai e la ragazza, credendosi l'ennesima conquista estiva di Erwan, si unisce in matrimonio con un altro uomo.


Erwan, incapace di reagire, sconvolto e distrutto, assiste alla celebrazione dal portico della chiesa, ma non ha il coraggio di interrompere il giorno più bello della vita di Amélie. In fin dei conti, forse lo ha dimenticato...
E' così che due anime, destinate a stare insieme, si perdono, sfilacciando i legami d'amore che si erano strettamente aggrovigliati. Il tempo trascorre, le cose cambiano, i due non si cercano... e poi quella lettera giunge a Flavie, con quarantatre anni di ritardo.
Da brava detective con l'animo romantico, la protagonista decide di indagare, giungendo a trovare Amélie ed Erwan. Chissà se quella storia reale potrà diventare d'ispirazione per uno dei suoi romanzi? E' una bella idea, ma prima bisogna ricostruire tutto, tassello per tassello.


Flavie parte alla volta del Sud della Francia, andando a trovare Erwan che vive insieme ai suoi due nipoti, Gwenn e il bellissimo Romaric. Tra passeggiate a piedi e a cavallo nel cuore della natura, Flavie non troverà solo il filo conduttore che legava Erwan ad Amélie, ma anche l'amore che aveva sempre sognato e di cui aveva solo sentito parlare... o di cui aveva narrato nei suoi romanzi.
L'amore vero esiste, ma non bisogna stancarsi di cercarlo, di mantenerlo vivo e di avere fiducia in lui.
"La lettera segreta" è decisamente un romanzo meritevole, ricco di romanticismo, malinconia e speranza, adatto alle più sentimentali, ma anche a chi - come me - necessita solo di una bella storia che le tenga compagnia.

sabato 20 gennaio 2018

Recensione di "Baciami sotto la neve di New York" di Catherine Rider

Buonasera a tutti lettori! Come state? Oggi ho scelto un sabato pomeriggio di relax, che ogni tanto è salutare. Niente libri di archeologia (sfogliati di mattina), niente pc, niente rumori, solo un buon romanzo a farmi compagnia.
Ho quindi terminato la lettura di “Baciami sotto la neve di New York” di Catherine Rider. Lo avete letto? Intanto ecco la copertina e la trama.



È la vigilia di Natale all’aeroporto JFK di New York. Charlotte è una studentessa inglese, in attesa del suo volo verso casa. Ha passato il peggior semestre della sua vita e non vede l’ora di lasciare a terra il malumore. Anthony è un newyorkese DOC e sta aspettando la sua ragazza per farle una sorpresa. Quello che non sa è che sta per essere lasciato, proprio in mezzo alla folla. Quando il volo di Charlotte viene cancellato a causa di una bufera, la ragazza si rassegna a trascorrere la notte in giro, in compagnia di Dimentica il tuo ex in dieci semplici step, il libro che ha appena acquistato al duty free, e di Anthony, che proprio non se la sente di tornare a casa. I due trascorreranno insieme la notte, chiacchierando e cercando di riprendersi dalle loro sconfitte sentimentali. Pian piano, grazie all’incanto della neve e alle luci magiche della città, la sofferenza lascerà il posto a qualcosa di nuovo nei loro cuori. Ma una corsa in metropolitana potrebbe impedire loro di rivelare quello che provano davvero: riusciranno a ritrovarsi prima che il volo di Charlotte parta per sempre?


E' appena passato quel magico momento dell'anno in cui le lucine, il calore delle vetrine, gli addobbi verdi, rossi e dorati fanno sì che ognuno di noi percepisca una nota di colore in più rispetto agli altri 364 giorni: il Natale.
A Roma è difficile che nevichi. Accade raramente e di solito verso febbraio, non di certo a dicembre, quando un clima più umido che freddo si impadronisce della città. Ma a New York è diverso. Chi ha un animo con un pizzico di romanticismo ha sempre desiderato vedere la Grande Mela durante il periodo natalizio: la neve a Central Park, la cioccolata calda nei locali, i giganteschi negozi pieni di gente, le strade illuminate.
Per Charlotte però la Vigilia di Natale sta diventando il giorno peggiore di sempre: ha chiuso con il ragazzo che amava e che l'aveva solo presa in giro, senza corrispondere i suoi sentimenti. Ogni angolo di New York le ricorda Colin e, avendo terminato il periodo di scambio, vuole tornare immediatamente in Inghilterra, lasciando negli USA il cuore infranto. La sua sfortuna non è però finita qui perché il suo volo viene rimandato al giorno successivo, causa tempesta di neve.
Disperata, si aggira per l'aeroporto con un libro in mano intitolato “Dimentica il tuo ex in dieci semplici step!”, quando assiste a una scena.
Anthony sta aspettando la sua ragazza con un mazzo di rose rosse tra le mani, ma le cose non vanno come sperato. Maya infatti si abbraccia con un altro ragazzo... che non è lui. E Anthony viene lasciato durante la Vigilia di Natale.


Due cuori spezzati al JFK di New York si sono appena incrociati. Charlotte non vuole andare in un triste albergo e Anthony non ha voglia di tornare a casa. I due non sanno che la loro storia è appena iniziata, che da un mix di eventi nefasti sta per nascere qualcosa di ben più importante. Seguendo i “dieci piccoli step” indicati dal libro, Charlotte e Anthony renderanno la notte della Vigilia indimenticabile, esplorando insieme la Grande Mela e stabilendo un legame che mai si sarebbero aspettati. 

Ho letto alcune recensioni e ho avuto la stessa impressione di altre lettrici su questo romanzo sbirciando la quarta di copertina: non pensavo si trattasse di uno young adult, ma di un romanzo in cui i protagonisti fossero più adulti. Avevo già immaginato una storia sul modello "Before we go" con Chris Evans (ehm ... ehm...), ma mi sbagliavo.


Charlotte sta terminando il liceo, mentre Anthony è forse più grande di un annetto. Questa è stata già una prima delusione. La seconda, che interessa tutta la storia, è il loro innamoramento lampo e il fatto di voler dimenticare in sole poche ore il sentimento che provavano verso i precedenti partner, il che li fa apparire esattamente per ciò che sono: due ragazzini dalle idee poco definite e immaturi. Mi è sembrato più paradossale di un cartone Disney vecchi tempi.
E' chiaro fin da subito che tra Charlotte e Anthony accadrà qualcosa in più della semplice amicizia, ma è veramente tutto così assurdo che non sono riuscita a immedesimarmi in nessuno dei due protagonisti. Un punto a favore riguarda certamente l'ironia e il racconto di alcune scene che risultano decisamente divertenti, ma nulla di più.
La nota “tragica” viene inserita nel racconto avanzato, pur non servendo a rendere più maturo l'intero romanzo. Con un unico aggettivo potrei descrivere, tuttavia, il rapporto che nasce tra i due ragazzi: tenero. Perché c'è tenerezza negli sguardi, nelle incomprensioni, nel rischio che due adolescenti (o quasi) vivono... sono emozioni che, con l'età, si perdono, dissolvendosi.
“Baciami sotto la neve di New York” è comunque un racconto leggero, carino nel complesso, ma adatto a una fascia d'età giovane (12-18 anni), di certo non alla mia. 


E adesso il nuovo romanzo mi attende già sul comodino. Si tratta di "La lettera segreta" di Chloé Duval. Lo conoscete? La trama e la copertina mi ispirano tanto... speriamo si riveli all'altezza delle mie aspettative. Buona serata e buona domenica!