mercoledì 21 ottobre 2015

Recensione di "La rabbia e l'orgoglio" di Oriana Fallaci

Buonasera a tutti cari lettori! In un pomeriggio d'autunno come questo, in cui inizia a rinfrescare parecchio e Roma è coperta da un grigio banco di nuvole, avrei tanta voglia di mettermi vicino a un termosifone acceso, con un plaid sulle gambe, una tazza fumante di cappuccino e un buon libro a farmi compagnia. Queste sono fantasie... nella realtà sono davanti a un pc, mi sono presa un attimo di pausa per scrivere sul blog e proseguirò con le mie ricerche per la tesi cui mi lega un rapporto di amore/odio. E sono anche abbastanza infreddolita.
Questa estate (sembra trascorsa un'eternità... sigh) trovandomi a passeggiare per un centro commerciale, sono entrata in un Euronics. Accompagnavo mio fratello e mio padre a vedere cose tecnologiche, ma ovviamente la sezione libri (che apprezzo tantissimo) mi ha attratta inequivocabilmente e mi sono ritrovata a scegliere un romanzo da inserire nella mia già pienissima libreria. Ne avevo due in mano, indecisa su quale prendere, poi una copertina rosso scuro con le scritte in oro ha catturato la mia attenzione: "La rabbia e l'orgoglio" di Oriana Fallaci. Ho mollato i due romanzi, ho afferrato il nuovo libro e senza esitazione mi sono diretta alla cassa.



L'ho cercato tanto a Roma, ma non sono riuscita a trovarlo. Erano mesi che avrei voluto leggerlo. Voi direte "beh un po' in ritardo, considerando la data di pubblicazione dell'opera della Fallaci".
L'11 settembre 2001, il fatidico giorno dell'attentato contro le Torri Gemelle e il Pentagono, avevo ancora 14 anni, dovevo iniziare il liceo (il 15 settembre) e una volta cominciata scuola ero terrorizzata, perché l'edificio aveva il nome di un famosissimo presidente americano, J. F. Kennedy, e più di una volta c'è stato l'allarme bomba. Ero uscita dall'ambiente "ovattato" della scuola privata per entrare in una pubblica dove ogni cosa era cambiata. E in più si era aggiunta l'ansia, perché diciamolo, il terrore da quel giorno ce lo siamo portati dietro un po' tutti. Ci siamo svegliati.
Mio padre chiamò dallo studio. Io ero a fare i compiti e sono corsa in salone, dove mia madre guardava terrorizzata ciò che stava accadendo a New York. Quelle torri che collassavano dopo lo schianto degli aerei e la gente che si buttava giù...



Quindi, sì, lo leggo in ritardo, ma all'epoca non avevo testa e nemmeno la cultura che ho adesso per affrontare un libro come "La rabbia e l'orgoglio" che presupponeva una conoscenza un po' più approfondita del mondo politico, religioso e sociale. A 14 anni ero poco più di una bambina, anche se ti dicevano "ormai vai al liceo, sei una signorina". A me degli affari degli adulti me ne importava poco e niente,  così come delle compagne che giocavano a fare le grandi truccandosi a più non posso, vestendosi come quarantenni e facendo a gara su " vediamo con quanti ragazzi riesci a stare".
Sono sempre stata nel mio mondo che non includeva nulla di tutto questo.
Ad ogni modo, lasciamo da parte il passato... per fortuna non tornerà.
Avevo letto qualcosa della grande Oriana nel web, frasi ed estratti di suoi scritti e mi sono sempre trovata sulla sua stessa frequenza di pensiero.



"La rabbia e l'orgoglio" non è uno scritto su cui passare oltre, soprattutto adesso, in un momento storico come il nostro. Mi ritrovo a pensare che una Fallaci che desse una smossa al popolo Italiano e a quello Europeo, alla cultura occidentale con le sue parole crude, con i suoi concetti chiari, ci sarebbe proprio voluta. La Fallaci ha scritto non troppi anni fa (il 2001... sono appena 14 anni, quasi 15), ma la gente, si sa, dimentica presto, annebbiata da altre preoccupazioni, altri interessi, dal "viviamoci il momento che al futuro ci penseranno gli altri", scordando che quegli "altri" sono proprio i figli, i nipoti, le persone cui vorremo bene che nel fatidico e "lontanissimo" domani si troveranno in un mondo che non hanno scelto di ridurre così.
Oriana ha scritto di getto, con tutta la grinta che una donna forte come lei poteva trovare e un immenso coraggio. Sì, coraggio perché al giorno d'oggi se una persona si permette di alzare la testa e dire "Io alle imposizioni di un buonismo che maschera atti di terrorismo non ci sto. Voglio difendere la mia cultura, il mio paese, la mia gente" ti danno del razzista e fascista. Eh cari signori, è proprio così. Come diceva la Fallaci, razzista è pure un termine improprio. Cosa c'entra la razza? Nulla. Qui si parla di una cultura, quella islamica, che lo vogliate o no, che si vuole imporre sull'Occidente. Un Occidente che ha sbagliato indubbiamente, ma che ora come allora è sotto attacco. E noi proseguiamo a non vederlo.



Nemmeno quando gli estremisti distruggono Palmira, nemmeno quando tagliano la gola ai cristiani, nemmeno quando uccidono la loro stessa gente, neanche quando USANO a piacimento le donne come incubatrici per la loro caterva di figli, nascondendole sotto i burqa, umiliandole, sposandole talmente giovani che sono poco più che bambine.



Neanche questo basta a comprendere quanto una certa mentalità sia atroce. La Fallaci dà voce a tutto questo e non le date della fascista. Se leggete bene, lei ha vissuto durante l'epoca della guerra e detestava quel clima, quel modo di fare dittatoriale, suo padre fu torturato dai fascisti. Perciò informatevi prima di parlare. Le sue parole e la sua rabbia - per citare il titolo - da dove nascono? Dall'esperienza. La Fallaci ci è andata nelle zone di guerra in Medio Oriente, ha vissuto con quella gente e non si è mai fatta mettere i piedi in testa, rispettando e facendosi rispettare.
E purtroppo, lo sottolineo, purtroppo la Fallaci si è rivelata profetica. Tutto ciò che ha scritto e che ha previsto (lo ripeto, non perché fosse una Cassandra, ma per la sua esperienza in materia) ora si sta realizzando. Lo vediamo tutti i giorni ai telegiornali, lo vediamo quotidianamente in giro.
Non dirò di più altrimenti dovrei intavolare un discorso politico e non mi va. Mi incavolavo per la politica ai tempi del liceo. Adesso mi cadono le braccia, ma una certa rabbia la provo e si alimenta ogni giorno per come vedo ridotto il mio paese.
Per concludere, so bene che solo le persone intelligenti e colte, di qualsiasi tendenza, potranno leggere Oriana Fallaci. Le altre si faranno influenzare dall'opinione popolare... eppure è proprio a tutti noi che le sue parole dovrebbero arrivare. Il nostro orgoglio, quello di un popolo Italiano dalla bandiera verde, bianca e rossa, dovrebbe emergere e pretendere rispetto per una cultura che ormai viene massacrata di offese giornaliere. Abbiamo così tanta paura di apparire come xenofobi agli occhi del mondo, di essere catalogati con la parola "fascista" che ormai tolleriamo tutto, anche le prese in giro da parte di persone che vorrebbero vedere tutti gli Occidentali sotto terra. Passo e chiudo.



«Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre».


«Una predica la si giudica dai risultati, non dagli applausi o dai fischi. E prima di vedere i risultati della mia ci vorrà qualche tempo. Non si può pretendere di svegliare al'improvviso, e solo con un piccolo libro scoppiato in due o tre settimane, un paese che dorme».

martedì 13 ottobre 2015

Pubblicazione di "Il Quinto Elemento", ultimo romanzo di Sàkomar! La saga si conclude!

Buon pomeriggio amici! La notizia avrei dovuto scriverla sul mio blog già domenica... ma ho avuto troppe cose da fare.
Finalmente, dopo anni, sono riuscita a pubblicare il terzo volume della saga di Sàkomar, quello conclusivo. Si intitola "I Quattro Principi di Sàkomar - Il Quinto Elemento". Al momento è solo in formato ebook (Kindle su Amazon sicuramente e Kobo... se si decidono ad inserirlo). Tra qualche giorno uscirà in formato cartaceo, ma si sa che le procedure sono un po più lunghe.
Bene... per chi di voi avrà letto già i primi due, è intuibile chi sia il misterioso e potentissimo "quinto Elemento". Voi altri, se siete almeno un po' curiosi, divoratevi i primi due volumi che nel terzo vi aspettano tanti colpi di scena, miti, leggende, amore, amicizia e fratellanza. E ovviamente tanta tanta fantasia!
Vi lascio con la trama e altre cosucce utili per entrare nel mondo di Sàkomar. Ricordatevi: il portale per la dimensione della fantasia è sempre aperto e io vi aspetto. Fatemi sapere con i vostri commenti e le vostre recensioni cosa ne pensate.
A me Sàkomar già manca tantissimo... qualche volta mi rifugio lì, tra gli alberi dalle fronde blu e il profumo di salsedine, tra le luci della Fate dai mille colori e le stelle che illuminano la volta di un mondo incantato al di là dello spazio e del tempo.

Trama: La conquista di Sàkomar da parte del Cavaliere dal Cuore Nero e del Principe Alessandro, suo sottomesso, sembra proseguire inarrestabile. Intanto i quattro Principi – Christine, Fabio, Roby e Valenthine – sono partiti per compiere le proprie missioni e tentare di ristabilire l'ordine nei Regni intermedi, liberando i Reggenti imprigionati. I rispettivi Elementi sono però sempre più forti, tanto da confinare la loro coscienza e prendere il sopravvento sui loro corpi. Ogni Elemento brama il potere assoluto sull'altro. Poco importa che Sàkomar sia distrutta. Una sola è la speranza in una dimensione destinata alla catastrofe: Excalibur, la spada del Principe Alessandro della Regione di Tempesta, che richiede un enorme prezzo da pagare... Riusciranno i cinque fratelli a sopravvivere e a tornare nella dimensione Umana?




Booktrailer





p.s. ci tengo molto a scriverlo... la copertina è tutta opera mia. Le due foto che la compongono le ho scattate io e poi manipolate con alcuni effetti speciali: una è stata scattata a una spada presso il Romics qualche anno fa e il paesaggio con il tramonto riguarda la veduta da Montereale, un paesetto vicino L'Aquila, che personalmente adoro. Partecipai anche a un concorso con quella foto intitolandola "Tramonto fantasy" per le belle sfumature di rosa e violetto che apparivano nel cielo del magico Abruzzo: http://www.touringclub.it/concorso-fotografico-cieli-ditalia/tramonto-fantasy-in-abruzzo-montereale-laquila

sabato 10 ottobre 2015

Recensione di "Il primo caffè del mattino" di Diego Galdino

Buongiorno a tutti amici! Dopo la piccola pausa "Max Pezzali", riprendo argomenti per cui questo blog è nato, ovvero i miei romanzi, il fantasy e la letteratura in generale.
Da qualche giorno ormai ho terminato di leggere "Il primo caffè del mattino" di Diego Galdino.
La copertina dal gusto un po' vintage, il titolo atipico, l'ambientazione della narrazione a Roma mi aveva convinta ad acquistarlo in libreria, durante una delle mie passeggiate post biblioteca.


Trama: Massimo ha poco più di trent'anni, è il proprietario di un piccolo bar nel cuore di Roma e non si è mai innamorato davvero. In fin dei conti sta bene anche da solo, continua a ripetersi. Fino al giorno in cui una ragazza con le lentiggini, gli occhi verdi e l'aria sperduta di una turista straniera entra improvvisamente nel bar, e Massimo rimane folgorato. Il problema è che non riesce a farsi capire in nessuna lingua, e nel giro di cinque minuti lei se ne va spazientita, lasciandolo con qualcosa di molto simile a un cuore spezzato. Ma tornerà presto, perché un segreto inconfessabile la lega proprio al bar di Massimo. Che potrà così corteggiarla con le armi che conosce meglio: caffè, cappuccini e il fascino di Roma.

Quello del bar Tiberi è un piccolo microcosmo che riflette la personalità di Roma, con tante persone indaffarate che trovano almeno 5 minuti di tempo per ricaricarsi con un caffè. Ovviamente ci sono i clienti abituali, quelli che trovi seduti sia alle 8 di mattina che alle 17 di pomeriggio, i tipici "romanacci" dall'accento marcato e con un'ironia tipica trasteverina.
Massimo lavora proprio lì, davanti a S. Maria in Trastevere. La sua visuale quotidiana è costituita dalla magnifica basilica e dalla fontana, in una città che si sta svegliando immersa nel tiepido grigiore mattutino. 



L'amore di Massimo per Roma è pari a quella che ha per l'arte del caffè. Si impegna a prepararlo proprio come stesse dipingendo, come stesse creando un'opera d'arte. E si ricorda il gusto di ogni cliente che "classifica" con la tipologia di caffè: quello tradizionale nella tazzina di ceramica, quello al vetro, quello lungo, quello alla Nutella.
E all'improvviso la sua quiete interiore viene turbata dall'arrivo di Geneviève, una ragazza francese, con un paio di occhi verdi stupendi incorniciati da un viso spruzzato di lentiggini. Massimo fa di tutto per farsi notare e capire, ma lei appare come un ghiacciolo, soprattutto dopo il primo impatto durante il quale chiede un thè nero alle rose. La povera ragazza, non abituata ai romani e alla loro ironia, si sente presa in giro e se ne va.



Massimo, per conquistarla, tenta addirittura di prepararle il thè, senza riuscirci... e adotta quindi il metodo di farle assaggiare la sua specialità: il caffè.
Giorno dopo giorno, quella fredda francesina si rivela invece una persona molto timida, sensibile e tanto fragile, con un segreto che verrà rivelato solo parzialmente nelle ultime pagine del libro tramite il suo quaderno con la copertina di Magritte... e finalmente a voce.



Quella di Massimo e Geneviève è una storia romantica e dai colori pastello, con un sottofondo di caffè e di rose, in uno scenario composto da Roma in tutta la sua immensità, dai Fori, alla Fontana di Trevi, fino ai vicoli e agli angoli nascosti di Trastevere.
Questo romanzo mi è decisamente piaciuto. Ho apprezzato molto il semplice romanticismo di un umile barista innamorato dell'arte, il caffè che regna sovrano tra le pagine (e noi romani senza caffè siamo perduti!), le visuali incredibili che Galdino è riuscito a descrivere con abili pennellate degne degli artisti inglesi dell'Ottocento e il dolcissimo giro delle fontanelle di Roma.



Nella Roma di Galdino sono riuscita a vedere come potrebbe essere la mia magnifica città se solo fosse più ordinata e curata... e vorrei sinceramente vederla risollevarsi, riacquistando lo splendore che purtroppo ha perduto soprattutto ultimamente.  
Unico piccolo appunto: forse la fine è stata un po' affrettata. Qualche altro capitolo dedicato alla storia segreta di Geneviève e sarebbe stato ancora più bello. 
Complimenti comunque a Diego Galdino. E' la chiara dimostrazione che gli italiani non hanno nulla da invidiare ai colleghi stranieri e soprattutto non possiedono meno bravura. Le case editrici potrebbero farci un pensierino...
Lascio qui qualche estratto che ho adorato (poi essendo archeologa  per di più romana, certi pezzi mi sono rimasti nel cuore):

"Cercava di non dare mai nulla per scontato e se gli capitava di notte di sbucare davanti alla fontana di Trevi (che compariva così senza preavviso, quasi sfacciata) era capace di stupirsi ogni volta, e coltivava questa sua meraviglia nella brezza che spirava nei fori imperiali, o in certi scorci dell'Appia antica, o nelle ville che ti facevano assaporare la natura selvaggia e l'isolamento contemplativo, salvo poi aprirsi in panorami incredibili sulle infinite cupole della città eterna."



"Le rovine romane, in questo scenario maestoso in bilico tra sole e tempesta, erano con ogni evidenza le stesse che avevano ispirato gli artisti del Romanticismo inglese durante i loro grand tour nella vecchia Europa. Man mano che gli veniva a mancare l'ossigeno, Massimo sentiva la bellezza senza tempo penetrargli in ogni cellula e quando tornò a casa, stanco e bagnato di pioggia e sudore, era sicuro che in qualche modo ce l'avrebbe fatta".



"Il tempo è strano: a volte cancella i ricordi come un'onda sul bagnasciuga, altre volte scorre lasciando intatto il dolore quasi tagliente di ciò che è successo."



"Io voglio soltanto bere con te il primo caffè del mattino, mi basta questo. Ma dev’essere ogni mattina, per il resto della nostra vita. Ti va?"




venerdì 9 ottobre 2015

Concerto "Astronave Max" al Palalottomatica di Roma! "Finalmente tu", caro Max!

Cari lettori, mi sono svegliata letteralmente distrutta stamattina, ma felicissima! Ieri sera sono andata al concertone del mio adorato Max Pezzali al Palalottomatica!
E' stato il mio primo concerto ed è stato MAGNIFICO!
Un regalo di compleanno letteralmente spaziale, per rimanere in tema con il titolo dell'album di Max "Astronave Max"!



In programma erano tutti i migliori pezzi, cominciando dai nuovi "Come Bonnie & Clyde", "È venerdì", proseguendo con un vecchio successo "Rotta per Casa di Dio" e il bellissimo "L’Universo tranne noi" che ci ha fatto battere il cuore qualche anno fa.
E come dimenticare "Gli anni"? La suonavo con la chitarra ai tempi del liceo, sognando di stare su un palco ad accompagnare la voce di Max... e ritrovandomi invece solista al saggio di chitarra di fine anno con un pezzo classico ispirato a Romeo e Giulietta. Ma si sa, i sogni son desideri...
Quella stessa sera di giugno Max cantava "Lo strano percorso", ripercorrendo i momenti belli e anche quelli bui delle nostre vite, quando sboccia l'amore, a volte incompreso, quando sembra che tutto vada bene e poi si litiga... ma il sorriso che "sembrava ormai lontano e distante, perso per sempre" torna infine a rischiarare il viso.



Il Palalottomatica trema sotto le note di "La dura legge del gol". Il calcio unisce con le sue emozioni, con i riflettori puntati contro un pallone che attraversa metri di campo verdissimo e finisce in porta, ma non una qualsiasi. Stavolta sullo schermo scorrono le immagini della finale del Mondiale 2006, quando siamo stati "Campioni!!!" in Germania contro la Francia di Zidane e Ribery.
Brividi allo stato puro... Ricordo bene quando sono andata ad aspettare la Nazionale a Palazzo Chigi e poi a rincorrere il pullman lungo Via del Corso...



Peccato per un attimo di panico in cui un gruppo di deficienti matricolati con la bandiera della Lazio (sono laziale anche io, ma la deficienza purtroppo non ha colore, né squadra specifica), ubriachi come fossero all'Oktoberfest, hanno proseguito con i cori da stadio fino a menarsi, provocando una carica che ha investito anche le prime file sotto il palco dove eravamo collocate io e le mie sorelle, insieme ad altre persone andate a sentire Max Pezzali, per amore della sua musica, non di questa folle delinquenza mascherata dietro i colori di una squadra.
Solo che io, come tanti altri, mi chiedo: la sorveglianza dove sta? Perché li hanno fatti entrare?
A me all'entrata hanno stappato una bottiglietta, gettando il tappo e lasciandomela aperta per "misure di sicurezza", mentre questi entrano con le bandiere e i fumogeni???
Ma soprattutto, quanta ipocrisia c'è dietro tutto ciò, quando i bar interni vendono tranquillamente bottiglie (con tutto il tappo) e birra? Andiamo su... andavano cacciati, perché la gente ha rischiato di farsi molto male. Fine delle discussioni. A un concerto si va per sentire la musica e per cantare, per godersi dei momenti. Se a loro piacciono le risse, le andassero a fare da qualche altra parte (evitando pure gli stadi, perché il calcio è un'altra cosa, non un incontro di gladiatori). 
A parte questo episodio, il resto si è svolto con tutta l'allegria che Max sa trasmettere da sempre al pubblico, incitandoci ad andare avanti nonostante tutto ("Sopravviverai", "Nessun rimpianto", oppure la bellissima "Come deve andare"), ad innamorarci ("Ti sento vivere", "Come mai", Il mondo insieme a te", "Una canzone d'amore", "Nient'altro che noi") e a trovare la propria strada affrontando le difficoltà della vita con il sostegno degli amici, della famiglia e delle persone a noi care.



Grazie di tutto Max... le tue canzoni accompagnano le mie giornate sin da quando avevo più o meno 7-8 anni. Ricordo ancora quei momenti in pullman, durante le gite alle elementari, in cui chiedevamo al guidatore di mettere l'audiocassetta. E lì attaccavamo, con le nostre vocine da bambini, "Come mai", "Ci sarò", "Con un deca", "Hanno ucciso l'uomo ragno", "Nord Sud Ovest Est", "Non me la menare", "Jolly Blue", "La regola dell'amico", "Sei un mito".


Caro "poeta" delle generazioni '80-'90 prosegui così, con l'amore per la musica a guidarti e null'altro, raccontando episodi che segnano la vita di ognuno di noi, cantando con umiltà, senza impegnarsi in dibattiti che con la musica hanno ben poco in comune. 
Io che sono "un peugeot che arranca in salita", superata più volte da numerosi "fifty neri" con il turbo - per citare "Come deve andare" - continuerò a seguirti, a camminare per la mia strada "ripida e dissestata", con le cuffie dell'Mp3 inserite mentre la tua voce mi accompagna sulle note delle tue poesie musicali.