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giovedì 9 ottobre 2025

Recensione di "Henry Drummond. Il Dono Supremo" di Paulo Coelho

Buon pomeriggio amici lettori e bentornati! Tra una lettura e l'altra, in questo pomeriggio in cui ho deciso di rimanere in casa a terminare alcuni "progetti", mi dedico alla recensione di un libriccino di Paulo Coelho che parte dall'opera "La migliore cosa del mondo" del pastore protestante Henry Drummond, "Il Dono Supremo".


Trama: Una moltitudine di persone, assetata di saggezza e spiritualità, si raccoglie intorno a un predicatore. La parola viene data a un giovane missionario seduto fra gli ascoltatori, Henry Drummond, che ha vissuto per alcuni anni in Africa. Henry apre la Bibbia e legge la Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi. Al centro dell'epistola è l'amore, che è superiore a tutto e non ha confronto con nessun'altra facoltà dello spirito, neanche la fede, dono supremo che culmina nell'inno alla carità del capitolo tredicesimo. A partire dagli insegnamenti del pastore protestante Henry Drummond, Paulo Coelho riflette sulla "cosa più importante del mondo: l'Amore".


Ho acquistato "Il Dono Supremo" tra i "libri al buio". Appena tolta la carta da pacchi esterna, mi sono incuriosita, ne ho letto qualche pagina poi, con l'intenzione di riprenderlo e dedicargli il tempo che meritava, l'ho lasciato ad aspettare un bel po'. Qualche giorno fa, un viaggio in treno ha fatto sì che decidessi di terminarlo.
Effettivamente, "Il Dono Supremo" non presenta un filo narrativo continuo. Si tratta, più che altro, di una serie di riflessioni che nascono dalla lettera di San Paolo ai Corinzi, letta da un giovane missionario tornato dall'Africa a un gruppo di persone riunite in cerca di spiritualità.
Tali profondi pensieri hanno come punto focale l'amore, inteso come nucleo di ogni cosa e della vita stessa, nonché come forza intrisa di eternità.
"Vivere con amore, restituendo amore", è questo il messaggio principale. E mentre le cose terrene termineranno, l'amore rimarrà.
Una breve recensione non rende giustizia ai contenuti del libro che dev'essere letto per poter essere compreso e assimilato.

Questa breve lettura è stata per me un modo per ritrovare i testi che sono alla base degli studi di storia del cristianesimo, ma anche dell'archeologia cristiana, e un mezzo per riflettere su concetti che, in un mondo fatto di apparenze, sono frequentemente ritenuti scontati.
Vi lascio con qualche piccolo estratto e vi aspetto sempre qui con la prossima recensione!


«L'Amore è la regola che riassume tutte le altre regole. L'Amore è il comandamento che giustifica tutti gli altri comandamenti. L'Amore è il segreto della vita.»

«L'Amore è paziente. Sopporta tutto. Crede in tutto. E tutto attende. Giacché esso sa comprendere.»

«Molte persone hanno l'abitudine di dire che la gentilezza è un sentimento superfluo. Non è vero: essa è l'Amore che si manifesta nelle piccole cose. L'Amore non sa essere aggressivo o sconveniente, non sa comportarsi in maniera inopportuna. Puoi essere la persona più timida del mondo, la più impreparata ad affrontare il prossimo, ma se possiedi una riserva d'amore nel cuore, agirai sempre nel modo giusto.»

«Se [l'uomo] non esercita l'anima, non avrà mai forza di carattere, né ideali, né la bellezza che deriva dal proprio miglioramento interiore.»

«Tu non puoi costringerti ad amare, e tanto meno puoi obbligare qualcun altro a farlo. Puoi soltanto osservare l'Amore, innamorartene e sforzarti di copiarlo.»

«La caducità è uno degli argomenti prediletti del Nuovo Testamento: lo stesso Giovanni non afferma che il mondo è errato, dice che "passerà". Nel mondo esistono cose belle: cose che ci affascinano, ci entusiasmano, ci rendono grandi. Ma non dureranno: i domini terreni, l'incanto di una visione, i piaceri della carne, l'orgoglio... tutto ciò esiste soltanto per un breve istante. Perciò non lasciate che il vostro amore si leghi alle cose di questo mondo. Nulla che è presente in esso vale la dedizione e il tempo di un'anima immortale. L'anima immortale deve consegnarsi a qualcosa che vive per l'eternità.» 

domenica 7 febbraio 2021

Recensione di "La faccia delle nuvole" di Erri De Luca

A volte capita che ti innamori di un libro aprendone una pagina, magari di fretta, mentre stai uscendo dalla libreria perché sei in ritardo. A volte la copertina non ti attrae immediatamente, ma ti fa pensare e, solo dopo aver ben compreso il messaggio insito nella narrazione, riesci a decodificarla.
Mi è accaduto proprio questo con "La faccia delle nuvole" di Erri De Luca. Come scrissi tempo fa, non conoscevo questo autore, finché un caro amico non mi regalò "I pesci non chiudono gli occhi". Da allora, mi piace imbattermi in tematiche di riflessione che, molto spesso, riguardano pensieri diversi dai miei.


Trama: Continua il dialogo tra Miriàm e Iosèf. Continua con il loro esilio in Egitto, il bambino carico di doni e di pericoli. Oro, incenso, mirra e scannatori di Erode, il Nilo e il Giordano, la falegnameria e la croce: la famiglia più raffigurata del mondo affronta lo sbaraglio prestabilito. In ogni nuova creatura si cercano somiglianze per vedere in lei un precedente conosciuto. Invece è meravigliosamente nuova e sconosciuta. Ogni nuova creatura ha la faccia delle nuvole.

Ho quindi aperto il libro, sfogliato qualche pagina controllando l'orologio per essere sicura di non arrivare in ritardo al lavoro... e mi sono imbattuta in un dialogo tra Miriàm e Iosèf, Maria e Giuseppe, proprio quei due che ho sempre sentito nominare nel Nuovo Testamento. E si sa, un'archeologa cristiana, tanto più se iconografa, li conosce come se li avesse incontrati davvero.
Non sapevo che Erri De Luca avesse tradotto alcuni libri delle Scritture, ma effettivamente questa sua esperienza emerge palesemente dalle righe di questo volumetto, soprattutto quando si sofferma sull'etimologia di alcune parole, confrontando le traduzioni che sono giunte a noi e i testi ebraici.
Il dialogo tra Giuseppe e Maria inizia proprio dalla nascita di Gesù (Ieshu), un evento che il povero Giuseppe attendeva ma cui non riusciva a fornire risposte esaurienti. Eppure, si fida ciecamente di sua moglie Maria, saggia e dallo sguardo illuminato. Quell'esserino che tiene tra le braccia ha già una storia, ancor prima di iniziare a vivere, un destino di cui si parla da secoli.


Erri De Luca, però, non scrive un saggio in ottica esclusivamente cristiana: prende atto del ruolo che Gesù rivestirà per la religione, ma analizza il tutto da un punto di vista umano.
Maria, Giuseppe e Gesù sono ritratti come una normalissima famiglia. Preoccupati per quel che accade a causa di Erode (la strage degli innocenti), fuggono, sono profughi in cerca di un riparo sicuro.
E ancora, quel bambino speciale - cui Giuseppe insegna il mestiere di falegname - si ritrova a parlare con i saggi nel Tempio, stupendo sia il padre che la madre.
Ho letto i Vangeli Apocrifi e molti degli aspetti in essi esposti vengono rielaborati e inseriti da De Luca in questo libro: l'umanità di Cristo, quella stessa umanità che viene lasciata sempre in secondo piano rispetto alla divinità. E allora tutto si ricollega con la copertina in cui si notano i dettagli dell'epidermide, della carne. In Cristo sono unite divinità e umanità, in una duplice natura. La mia essenza di studiosa non potrà far altro che ricollegare il tutto a un fatto storico, quello del Concilio di Efeso del 431, in cui veniva proclamata e stabilita - combattendo l'eresia di Nestorio - l’unità e l’unicità della Persona divina di Cristo e così anche la maternità di Maria, estesa a tutta la sua persona non umana ma divina.
Erri De Luca si pone all'esterno, un narratore che guarda i fatti svolgersi con umanità e con un punto di vista terreno. Gesù si pone anche in un periodo particolare, quello delle rivolte giudaiche. Si aspettava un Messia, qualcuno che venisse a liberare il popolo ebraico dall'oppressione di Roma. I romani lo osservavano con sospetto, eppure Gesù non fece mai nulla di equivoco; il suo era un messaggio di pace, ma forse il destino che, da sempre, lo aveva rivestito era riuscito, infine, ad avverarsi.
«Basta con questa favola, nostro figlio non ha la faccia delle nuvole che cambiano forma e profilo secondo il vento». Gesù non somiglia a nessuno, solo a se stesso, eppure pesava l'aspettativa della gente su di lui, di chi credeva nelle profezie, cui alla fine si trovò una corrispondenza.


In queste pagine c'è conoscenza della storia romana, di quella ebraica, della cultura di quel tempo e ovviamente delle Scritture; c'è una mentalità tipica che scorre sotterranea ed emerge attraverso profezie e credenze tramandate nel tempo; c'è la storia di una famiglia, vissuta in armonia fino a un certo punto, quando tutto il resto ha preso il sopravvento; c'è la storia di un uomo, che aveva in sé un aspetto divino, compreso da alcuni, invisibile a molti, manifestatosi solo dopo la morte.
Erri De Luca, infine, collega gli episodi salienti della vita di Gesù e della sua famiglia con un messaggio sociale e contemporaneo, forse con qualche parallelismo, che ogni lettore sarà libero di commentare a modo suo.

mercoledì 23 dicembre 2015

Recensione di "Masada" di M. G. Siliato + promozione Natalizia ebook Sàkomar

Buonasera a tutti cari lettori! Il Natale si avvicina. Ci sarà chi di voi avrà già terminato i regali da fare, altri invece preferiranno ricorrere al fatidico "ultimo secondo", al 24 dicembre, aggirandosi disperatamente per negozi e centri commerciali. Sicuramente sotto i vostri alberi, ci saranno lettori Kindle o Kobo. Se amate il fantasy, l'avventura, l'amore e le storie di amicizia (quella vera), le leggende e i miti che si intrecciano in un groviglio inestricabile e altrettanto bello, Sàkomar è proprio la saga che fa per voi. Per la durata di tutte le feste, i miei ebook saranno disponibili su Amazon al prezzo di 0,99 centesimi. Non pago così poco nemmeno il mio caffè decaffeinato (eh sì, ultimamente il mio stomaco è diventato delicato). Sarei molto contenta se qualcuno di voi mi desse fiducia, lasciando anche una piccola recensione che male non fa. Inserisco qui il link ai miei ebook. Ah, se vi facesse piacere, potete inviarmi le foto dei vostri lettori con il mio ebook. Li posterò sulla pagina Facebook, su Google+ e su Twitter.
Per il cartaceo invece qualche problema c'è nel periodo natalizio. La YCP non riesce a seguire tutte le ordinazioni e le sospende. Non condivido questa politica, ma mi devo adattare. A partire dal 3 gennaio potrete tranquillamente ricominciare le vostre ordinazioni dei cartacei di Sàkomar. Mi scuso per il disagio, ma non è una mia decisione purtroppo.





Oggi sono quindi cominciate le vacanze per me, pazza dottoranda alle prese con i suoi simboletti.
Dopo essere andata un po' in giro per gli ultimi regali, sono piombata a casa e il letto non mi è mai sembrato un luogo così caldo e accogliente. Ero davvero esausta. Vista la vicinanza del comodino (ero in modalità pigrizia da stanchezza, quindi comprendetemi), ho ripreso e terminato di leggere "Masada" di Maria Grazia Silato.
Sarò sincera: mi è piaciuto moltissimo per l'articolazione, per la storia che si è voluto trattare e i personaggi, però non si avverte la classificazione come "romanzo". A parte i due narratori principali, il resto è storia che si svolge da sé. Ho avuto l'impressione di leggere un volume di archeologia, storia del cristianesimo, storia dell'ebraismo e antichità giudaiche.
Fossi stata nell'autrice, avrei conferito più spessore ai personaggi principali, descrivendo maggiormente le loro emozioni, le loro vite perché frequentemente il ritmo è lento. Anche la suddivisione in paragrafi, lo fa apparire troppo come un trattato storico, poco come un romanzo.
Il racconto si è soffermato essenzialmente sulle storie del popolo ebraico e di Michel, perché connesse anche se separate dal tempo, e poco su quella di Catherine, per niente su quella di Gad, e forse nemmeno troppo su quella di Ilan, uomo molto interessante a parte la sua fuga da Gerusalemme e il suo esser membro della Yahad.
Passo però alla trama e poi alla recensione vera e propria. Ho voluto cominciare prima con alcune impressioni personali. E' indubbio che rimanga un libro notevole e degno di essere assaporato fino in fondo, dove è riportato il famoso quaderno di Michel.


Trama: Diciannove secoli prima di noi, una notte di primavera. Lassù, nella Fortezza di Masada stanno gli ultimi superstiti di una rivolta durata sette anni. Sono novecentosessanta. Giù, lungo l'ardente Mare di Sale, si stringe in armi la spietata Decima Legio Romana. Fino a ieri, per raggiungere la Fortezza esisteva solo il rischiosissimo "sentiero del Serpente". Era imprendibile, Masada. Ma i Romani hanno trovato una via. E all'alba sarà strage. Quali supplizi aspettano quei novecentosessanta, con le loro donne e i bambini? I ricordi vagano sulla libera vita d'un tempo, e poi l'invasione, Jerushalem distrutta, le crocifissioni a migliaia. È l'alba. Contro il cielo impallidito, emerge dalla muraglia l'elmo crestato di un centurione romano. L'uomo balza su, pronto alla strage. Ma non immagina ciò che i suoi occhi vedranno. Sulla fortezza nemmeno una voce. E oggi un altro uomo, che si chiama Michel, scruta le antiche rovine, decifra i fragili scritti. Chi erano veramente, quegli insorti? Perché una comunità di asceti, che noi chiamiamo Esseni, visse nel deserto di Qumran, e nascose in undici caverne migliaia di Rotuli in pergamena dove è scritta una storia di cui nessuno sapeva più niente? Perché su una Làmina di rame sono elencati sessantaquattro nascondigli dove ancor oggi sarebbe sepolto un enorme tesoro? Perché il popolo di Jerushalem aveva accolto con entusiasmo un Galileo chiamato Jeshu? E perché quello stesso Galileo fu condannato a una morte straziante?



Ho fatto un sorriso quando ho sfogliato le ultime pagine di questo volume perché, proprio verso la fine, ho iniziato a scorgere nomi molto familiari che, ormai da diversi mesi, mi accompagnano durante i miei studi: Y. Yadin, Padre Bagatti, Padre Testa, e gli intramontabili Migne - i cui volumi della Patrologia Latina e Patrologia Greca occupano pareti consistenti delle biblioteche archeologiche - e Mommsen, un nome una leggenda. Aleggia invece la costante presenza di Flavio Giuseppe, personaggio conduttore di tutta la vicenda, lo storico traditore che tramandò gli eventi.
La storia comincia con Ilan che, fuggito da Gerusalemme durante l'assedio del 70 d.C. che comportò la rovinosa distruzione del Tempio, arriva alla roccaforte di Masada, lì dove Erode aveva costruito la sua fortezza e dove gli abitanti ebrei sono l'ultimo baluardo contro i Romani prima della conquista della Giudea.



Ilan ha i capelli lunghi, è giovane e veste una tunica di lino bianco. Non è un personaggio comune. Faceva parte della Yahad, una setta di studiosi, eremiti... e fu proprio lui ad essere implicato con la Lamina di Rame e i rotoli di Qumran che gli archeologi ritroveranno in futuro e che sconvolgeranno decisamente alcune convinzioni.



Il racconto di Ilan sull'assedio di Gerusalemme si svolge in una sola notte. Sono delle ore intense, prima dell'alba che condurrà i Romani ad assalire Masada, a fare prigionieri e a trucidare i combattenti. L'ansia, il dolore, lo spavento, la paura serpeggiano lentamente impregnando gli animi di coloro che stanno vicino a Ilan, ad ascoltare le sue parole, provocando un pathos crescente.



Facendo un salto nel tempo, Catherine arriva in Israele e qui incontra Michel, un ebreo ceco, sopravvissuto alla strage nazista che tutti conosciamo benissimo. Michel conduce Catherine fino a Masada, illustrando i paesaggi delle terre bibliche, dipingendole con tramonti mozzafiato, e inserendo ricordi dolorosi al suo interno. La vita del vecchio Michel è forse stata una morte dell'animo perché sua moglie e i figli sono stati deportati ad Auschwitz per non farvi più ritorno. E' stato vittima della pazzia, poi della rassegnazione. Nella sua mente, sua figlia è cresciuta, lui è invecchiato con sua moglie, ma la realtà è ben più dura. Con l'aiuto di Gad, figura decisamente misteriosa, Michel e Catherine arrivano a Masada, la meta di tutto questo viaggio. 
L'autrice ha creato un parallelo ad hoc tra lo sterminio degli ebrei nella rivolta giudaica del 70 d.C. e quello dell'Olocausto operato dalle truppe naziste. 



Ilan e Michel sono due narratori, ognuno con il proprio bagaglio di dolori e ricordi che accompagnano il lettore verso delle verità storiche sulle quali, finalmente, si riesce a vedere uno spiraglio di luce. Ebrei e Cristiani sono parte di un'unica famiglia, solo che se ne sono dimenticati, ottenebrati da motivazioni essenzialmente legate al potere nell'arco dei secoli. Si pensi solo al fatto che Gesù era un ebreo che non aveva intenzione di creare una chiesa. E tra Ebrei e Cristiani ci sono loro, i Giudeocristiani, delle figure a metà, escluse spesso dalla storia. Erano gli ebrei che, convertiti al cristianesimo, proseguivano comunque a seguire i precetti giudaici, a frequentare il Tempio, erano coloro che formavano "l'ecclesia dei circoncisi" guidata da Giacomo, "il fratello del Signore". 
Come si sa, Masada crollerà. Tutti gli abitanti, per non finire nelle mani dei Romani, si uccisero. E' peccato, ma la libertà della morte vale molto di più. Gli ebrei di Masada, esattamente come le genti celtiche (si veda ad esempio il Galata suicida di Palazzo Altemps), preferiscono togliersi la vita pur di non cadere in mano agli invasori e sfilare a Roma come trofeo.



Un volume questo che, specialmente a partire dal capitolo IV, acquista di interesse storico. Sono certa che, coloro che si troveranno per la prima volta in mano l'opera della Siliato, alla fine andranno a documentarsi. Perché la storia non è proprio così come ce l'hanno tramandata. Ci sono molti capitoli da riordinare, forse ancora oscuri, che è bene iniziare a mettere in luce. Gli storici vanno avanti, i filologi pure e gli archeologi (mi includo) non si fermano davanti a nulla. La verità viene prima di tutto. 
Ultima nota. Non condivido troppo "l'accanimento" contro i Padri della Chiesa e contro Costantino, non perché sia di parte studiando archeologia cristiana (vi sembrerà strano, ma noi archeologi cristiani siamo i più scettici e critici in circolazione quando si parla di storia del cristianesimo), ma perché la questione è ben più complessa. E' vero che l'opinione di molti Padri era antigiudaica (come quella dei rabbini era anticristiana... ma è ovvio essendoci stato uno "scisma" di fondo), ma non si deve fare di tutta l'erba un fascio. Dico solo un nome: Girolamo, che aveva un insegnante ebreo, che imparò a leggere e scrivere in quell'antica lingua.
Costantino invece si prospetta solo come un "figlio del suo tempo". Conveniva sicuramente appoggiare la religione nascente. La storia del segno apparso in sogno - il cristogramma o monogramma costantiniano - è una leggenda, forse tramandata ad hoc per legittimizzare il potere acquisito "sposando" la chiesa cristiana. Si pensi solo che Costantino venne battezzato in punto di morte.



Sono d'accordo - ma è solo un dato di fatto - sulla questione della traduzione biblica. E' vero, la trasposizione dei Settanta, ovvero la versione greca, non rende giustizia a quella ebraica. L'ebraico è una lingua complicatissima, ricca di sfumature semantiche che non potevano essere rese con parole greche. Spesso ci sono approssimazioni, altre volte errori (prendiamone atto), oppure dei tagli (basti leggere la Bibbia per rendersene conto da soli. Che siano voluti o meno, non potremo mai saperlo di certo), e frequenti interpretazioni sbagliate. Abbiamo avuto poi la Vulgata, la versione latina, quella di Girolamo e, va da sé, che se nella versione greca c'erano degli errori, quegli stessi vengono perpetuati e aggiunti ad altri.
I rotoli di Qumran hanno decisamente segnato un punto importante nella storia, ma non mi metterò a discutere oltre. L'archeologia biblica e la storia del cristianesimo fanno ormai parte di me e potrei parlarne all'infinito senza annoiarmi mai. 
Posso solo fornire un ultimo suggerimento: se il libro di Maria Grazia Siliato vi è piaciuto, vi consiglio di sfogliare la bibliografia inserita dall'Autrice alla fine del suo romanzo (nel quaderno di Michel) e poi di leggervi i seguenti volumi che sono ben scritti e hanno un taglio sia scientifico che divulgativo:

- Corrado Augias- Remo Cacitti, Inchiesta sul Cristianesimo 
- R. Eisenman-M. Wise, I manoscritti segreti di Qumran
- G. Filoramo-D. Menozzi, Storia del Cristianesimo. L'antichità (questo più manualistico, ma interessante e importante se si vuole comprendere l'ambientazione storica)

Termino con questo estratto che mi è piaciuto tantissimo:

<<Tu ami la Storia. La Storia non è niente di più che scoprire, da una costa rocciosa, i relitti del naufragio. Dici: sì, questa era una scialuppa, un pezzo di paratìa, una vela. Quello là, che l'acqua copre e ricopre fra gli scogli, è lui; riconosci il suo viso? E tutti gli altri? La nave è giù, nel profondo, non ne saprai mai niente... Ma tu ricordati, mentre cerchi, dell'immensa quantità di inutile, anonimo dolore che è diffusa nel mondo>>.

Dopo questo buona serata e a presto ovviamente!




lunedì 14 settembre 2015

Recensione di "La profezia dell'arca" di Michael Crane

Buonasera a tutti lettori! Faccio una nuova tappa sul mio blog per postare la recensione dell'ultimo libro che avevo iniziato durante le vacanze. Purtroppo ho impiegato più tempo a leggerlo. Qui a Roma ci sono anche altre cose da fare… e lo studio è incluso.
Devo dire che "La profezia dell'Arca" di Michael Crane lo avevo lasciato un po' indietro. Non so nemmeno io il perché. Ritrovandolo tra i millemila libri che riempiono la mia cameretta, ho deciso di portarlo in vacanza con me. Anche stavolta però ho dato la precedenza a romanzi più recenti. Sono scelte inconsapevoli a quanto pare. Questa è la trama:



Sarà il profeta a rompere il sigillo, nel giorno che secondo il calendario copto segna l'inizio del nuovo millennio. E lui solo potrà svelare al mondo il contenuto dell'Arca dell'Alleanza. Questo è scritto nel Kebra Nagast, il Libro della Gloria dei Re, il testo sacro della religione etiope. Ma più d'uno teme quel momento, ormai prossimo. Perché ciò che l'Arca cela e protegge può mettere a repentaglio il potere di molti, sulla terra e perfino in cielo. E quindi la verità deve morire, a costo di distruggere l'Arca, a costo di uccidere il profeta, a qualunque costo. All'oscuro di tutto questo, Mary Campion arriva in Etiopia al seguito di una ONG. Giovane avvocato, passionale e idealista, ha lasciato l'America per specializzarsi in adozioni internazionali. Il giorno dell'Epifania copta, ad Aksum, Mary si imbatte in Jack Miles. L'uomo, arrivato dall'Inghilterra per conto di una multinazionale, è in fuga da un mare di guai. Presto i due si ritroveranno coinvolti in un intrigo che affonda le sue radici nell'alba dei tempi, nelle grotte degli Esseni della comunità di Qumran, nei documenti segreti dei cavalieri Templari, nelle oscure stanze del Vaticano, e che arriva a loro per vie complesse e pericolose.



L'autore ha deciso di mescolare eventi apocalittici con misteri legati al Vaticano che, indubbiamente, suscita curiosità soprattutto dopo Dan Brown. In questo caso, i nostri tre eroi – Mary Campion, Jack Miles e Tom Baedeker – hanno una missione che scoprono solo dopo il loro arrivo in Etiopia per motivi differenti. 
Mary è nella culla della civiltà per occuparsi di un'associazione benefica di adozioni e, non potendo avere figli, decide di sottrarne uno alla nota situazione africana adottandolo. 
Jack Miles è immischiato involontariamente in un affare che coinvolge una multinazionale che si occupa di portare aiuti alimentari alle popolazioni disagiate (ovviamente c'è del losco… qualcuno ci guadagna su e i poveri muoiono di fame. Un classico). 
Tom Baedeker è un archeologo, dalla smisurata sete di conoscenza. Ha intrapreso degli studi biblici, ma molte delle sue teorie sono considerate fantasia dalla polverosa comunità scientifica (caro Tom, questi individui sono il vero morbo dell'archeologia… quando lasceranno le poltrone faremo i fuochi d'artificio e io sarò tra i primi!). Le sue indagini conducono all'Arca dell'Alleanza, reliquia biblica, nominata nel Vecchio Testamento. 



Secondo la leggenda, la cassa dorata con due statue di cherubini conterrebbe le Tavole della Legge e la virga di Aronne (di quest'ultima non si parla nel romanzo e ci si concentra sui manufatti più famosi). L'Arca dovrebbe essere custodita ad Aksum, ma solo uno potrà aprirla, l'11 settembre, giorno in cui inizia il nuovo millennio copto (è inevitabile che il pensiero corra anche alle Torri Gemelle...).



Il termine "profezia" già fa subodorare che, dietro le avventure dei nostri tre personaggi principali in Etiopia, passando per la famosa Lalibela (si vedano le sue magnifiche chiese), ci sia dell'altro. 



E infatti è proprio un bambino, Bale, ad essere il prescelto. A tutto questo si lega una curiosa interpretazione dei fatti biblici. Ci sono collegamenti con gli Esseni di Qumran, la divisione delle sette giudeocristiane e la discendenza di Salomone. 
È evidente che l'autore sappia di cosa stia parlando, nel senso che conosce bene la storia e l'archeologia biblica, e sinceramente mi sono divertita più a leggere l'invenzione storico-archeologica legata inevitabilmente a Gesù che ad esaminare tutta la trama, in sé semplice: tre personaggi e uno da proteggere; profezia; il cattivo che prova a uccidere il profeta; il piano del cattivo che fallisce; vissero tutti felici e contenti.
Dietro le macchinazioni malvagie si cela la trama di un cardinale che, preoccupato di una rivoluzione all'interno del cristianesimo odierno, vuole in ogni modo eliminare i soggetti fastidiosi, dando ordini a distanza e accordandosi con loschi individui.



Mary appare come una donna pia, dai pensieri puri, volti solo ad assecondare azioni benefiche. Osserva il piccolo Bale e comprende da subito che lui non è un bambino come gli altri.
Il legame come Jack si consolida a poco a poco, trasformandosi in amore (l'antifona si era già capita da tempo). Jack si configura come un eroe e ha occhi solo e soltanto per Mary.
Mary, Jack… non vi viene in mente qualcosa? Chi ha un minimo di conoscenze bibliche e di letteratura cristiana antica sono sicura che abbia intuito qualche indizio, di cui però non parlerò per evitare spoiler.
Tom, come dicevo prima, è invece l'archeologo, la guida e il rivelatore di misteri. Corrisponde esattamente alla figura che forse noi archeologi – della mia generazione – abbiamo un po' sognato di diventare da ragazzini, deviati anche da Hollywood. La mia simpatia per lui è andata man mano crescendo. Si rivela come un uomo distaccato dall'argomento umanitario, interessato solo e soltanto alla conoscenza. La sua ricerca è per lui fondamentale. Ha trascorso anni e anni su libri e scavi, ma questa nuova scoperta potrebbe cambiargli la vita, far sì che la sua carriera accademica possa fare un salto qualitativo (caro Tom, nessuno meglio di me ti comprende). Tom cercava la gloria… ed è effettivamente ciò che troverà… ma ho detestato però l'autore per il destino che gli ha riservato.
In questo piccolo estratto è custodito il suo esatto profilo... e una parte di ogni archeologo, me compresa:

"Nei giorni successivi Baedeker rimase chiuso nel magazzino che conservava gli antichi documenti. Usciva solo per brevi pause, e nessuno riusciva a strappargli una parola sui risultati delle sue letture, Dav Salomon non lo disturbava e non gli chiedeva nulla. Conosceva quel tipo di concentrazione, quando uno studioso a caccia di un segreto si sente vicino a un importante passo in avanti e nello stesso tempo è tormentato dal rischio di restare deluso".



Bale è il profeta. In una realtà povera, si inserisce lui, che appare come un qualunque ragazzino, interessato ai giochi e alla spensieratezza. Ogni tanto però si assenta e, come accade ai profeti, riesce a vedere ciò che è invisibile al resto del mondo e a sentire le parole della divinità. L'autore ha voluto un po' ricalcare la stessa figura di Gesù da bambino, spensierato come tanti, con la sola differenza che riusciva a compire prodigi meravigliando se stesso e i suoi coetanei (si leggano i Vangeli apocrifi per averne conferma).



Il mio grado di attenzione ha subito degli alti e bassi: all'inizio parte un po' lentamente, poi il grado di interesse aumenta, arriva a toccare l'azione, e poi si stabilizza di nuovo (a volte diventando un po' noiosa), effettuando un nuovo picco verso gli ultimi capitoli. La fine però non la comprendo appieno. La storia sembra non terminare completamente. Buone le ricostruzioni e le invenzioni storico-archeologiche, trama non troppo particolare, protagonisti abbastanza distanti dal lettore che talvolta non riesce a immedesimarsi nella situazione.
Lo consiglio solo per trascorrere un po' di tempo e soprattutto ai lettori cui piace molto la materia storica. Gli altri potrebbero seriamente annoiarsi.
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