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giovedì 20 agosto 2026

Recensione di "Il libraio di Venezia" di Giovanni Montanaro

Buonasera amici, bentornati tra le virtuali pagine letterarie di Sàkomar World!

Essendo una lettrice di livello Platinum, La Feltrinelli mi ha fatto un regalo per il mio compleanno (così come lo scorso anno): libro gratuito, edito da Feltrinelli, del valore inferiore a 15,00 euro, eccezion fatta per quelli in promozione.

Devo dire che nel mese di luglio, quando cade appunto il mio compleanno, è complicato individuare un libro che non sia in promozione, ma anche questa "sfida" mi permette di trovare titoli che, altrimenti, mi rimarrebbero ignoti.

Come regalo, quest'anno ho scelto "Il libraio di Venezia" di Giovanni Montanaro. Lo conoscevate già?


Trama: In campo San Giacomo, a Venezia, c'è la Moby Dick, una libreria di quelle «che ti sorprende che esistano ancora, anche se ci sono in ogni città, tenaci come guerrigliere, eleganti come principesse». Il suo libraio si chiama Vittorio, ha passato i quarant'anni, vive per i suoi libri, combatte per continuare a venderli. Un giorno incontra Sofia, gli occhi chiari e le risposte svelte, che prende l'abitudine di andare a trovarlo. Il 12 novembre 2019, però, i 187 centimetri di acqua alta eccezionale inondano le case, i negozi, sommergono gli scaffali di Vittorio. Le pagine annegano, e «campo San Giacomo è pieno di libri perduti, e pare che tutto sia perduto». Giovanni Montanaro, che ha vissuto in prima persona i giorni tragici dell'inondazione, li racconta in un modo lontano dalle cronache che hanno commosso il mondo. Racconta l'angoscia dell'acqua che sale, che distrugge, ma mostra anche un'altra Venezia, i giovani, i cittadini che reagiscono, l'allegria nata in mezzo allo sfacelo, fatta della capacità di aiutarsi, di rinascere. Scritto quasi di getto, questo racconto è una galleria di personaggi, emozioni, colpi di scena il cui cuore è Venezia, sono i librai, è l'amore per i libri e l'amore che nasce grazie ai libri. E ai librai veneziani Montanaro destina interamente i proventi dei suoi diritti d'autore, per sostenerli dopo gli eventi di novembre. In calce al volume, sono proprio i librai veneziani a descrivere sé stessi e le loro librerie: il lettore può scoprirli anche attraverso le mappe che creano un percorso nella laguna – nonostante tutto, «Venezia è sempre lei. Venezia è meravigliosa».

Venezia è una città bellissima, con le sue calli, il mare che ne lambisce ogni singolo centimetro di terra, i monumenti che svettano sull'acqua e le luci che si riflettono tra le onde. Ma è anche una città a rischio. Lo sanno bene i suoi abitanti e, in realtà, lo sa bene il mondo intero.

Quando il Mose è entrato finalmente in azione, abbiamo tutti quasi pianto dalla gioia (ricordiamo che il cantiere era stato iniziato nel 2003... una vergogna). Venezia, infatti, con l'acqua alta si allaga. E il problema non sono solo gli allagamenti, ma il sale che si deposita sulle superfici e corrode. Emblematiche sono le immagini della basilica di San Marco invasa dall'acqua e dei pavimenti che si stavano rovinando inesorabilmente nel 2019. Si è pensato poi di intervenire ponendo una barriera di cristallo temporanea per salvare la chiesa.

"Il libraio di Venezia" narra proprio della tragica acqua alta del 2019, vista dagli occhi di un'anziana inquilina veneziana che, affacciata alla finestra, aveva la visuale sulla libreria "Moby Dick", di cui era proprietario Vittorio, quarantenne innamorato della propria attività minacciata, tuttavia, dal rialzo degli affitti. Prima dell'acqua alta, Vittorio conosce Sofia, ventenne, divoratrice di libri e lavorante presso il vicino bar di Chung. Nonostante la differenza d'età, tra Sofia e Vittorio nasce un certo feeling: la ragazza prende l'abitudine di entrare in libreria, anche solo per una chiacchierata. I presupposti per una storia ci sono tutti, ma poi ecco l'acqua che invade tutto, distrugge, si infiltra silenziosa nei negozi, nelle case, demolisce le strutture, porta via oggetti, persone e libri. E la furia non si ferma in un giorno. Prosegue, come a voler dare il colpo di grazia a Venezia.


I negozianti reagiscono, ma è difficile riprendersi dopo un così duro colpo. I libri di Vittorio, quelli posti sui primi due scaffali, non si sono salvati. Come naufraghi, hanno finito per galleggiare e riempire le calli di pagine sparse. Sofia, invece, non è riuscita ad arrivare in tempo: nonostante la pericolosità, la ragazza è uscita per dare una mano, ma è quasi affogata.

Nei giorni successivi, lei e altri ragazzi giunti anche da altre città - proprio come in occasione dell'alluvione di Firenze del 1966 - aiuteranno i veneziani a rimuovere litri di acqua e a lavare tutto per eliminare la salsedine.

Per Vittorio ci sarà speranza? Beh, le storie a lieto fine esistono e questa è una di quelle.


Il libro di Giovanni Montanaro è un inno a Venezia, alla sua bellezza e alle sue difficoltà, a una città che risorge sempre anche quando l'acqua - su cui è nata - sembra rivoltarsi. Molto bella l'idea di inserire una planimetria di tutte le librerie che hanno aperto o riaperto i battenti dopo il 2019, con le rispettive descrizioni e contatti... così, se dovesse capitarvi di fare un viaggio a Venezia, potete prendere "Il libraio di Venezia" come riferimento ed esplorare questi magici templi letterari.

Per quel che mi riguarda, mi ha fatto bene ripercorrere l'itinerario che, nell'ormai lontano 2015, caratterizzò il viaggio di una settimana con la mia famiglia e poi una giornata nel 2020, poco prima del lock-down, quando mi recai a Venezia per un colloquio sostenuto presso la Fondazione Giorgio Cini.

Ho apprezzato molto, infine, la coinvolgente descrizione dell'innalzamento della marea: tragica, brutale, angosciante, inevitabile. Libro consigliato.

Vi lascio con qualche breve estratto e vi aspetto alla prossima recensione!

«Quanto gli piacciono i libri. Nessuno può portarglieli via. Anche se perdesse la libreria, anche se non dovesse venderne più, nessuno può toglierglieli. Può chiudere la Moby Dick, ma i libri esisteranno ancora, con le loro storie, nessuno potrà impedire a lui di leggerli, li ama per questo in fondo, è cominciato tutto così, perché a lui piace leggere, andarsene con la fantasia, usare l'immaginazione, ridere e piangere per cose che non esistono, che sono solo inchiostro, per questo esistono ancora di più, è quello l'importante per lui, non deve dimenticarlo».

«[...] forse quei libri non sono perduti per sempre, anche quelli che hanno preso acqua, e anzi decide che ne terrà qualcuno in libreria [...]. Non tutti magari, ma una decina, una ventina, le macchie che diventano storia, un modo per sopravvivere, chissà se è autorizzato a venderli, meglio forse regalarli, e per la prima volta pensa che quei libri non sono morti, anche se sono ammaccati, anche se non sono più perfetti - come capita agli uomini, di ammaccarsi, ma poi di restare vivi».

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