lunedì 14 settembre 2015

Recensione di "La profezia dell'arca" di Michael Crane

Buonasera a tutti lettori! Faccio una nuova tappa sul mio blog per postare la recensione dell'ultimo libro che avevo iniziato durante le vacanze. Purtroppo ho impiegato più tempo a leggerlo. Qui a Roma ci sono anche altre cose da fare… e lo studio è incluso.
Devo dire che "La profezia dell'Arca" di Michael Crane lo avevo lasciato un po' indietro. Non so nemmeno io il perché. Ritrovandolo tra i millemila libri che riempiono la mia cameretta, ho deciso di portarlo in vacanza con me. Anche stavolta però ho dato la precedenza a romanzi più recenti. Sono scelte inconsapevoli a quanto pare. Questa è la trama:



Sarà il profeta a rompere il sigillo, nel giorno che secondo il calendario copto segna l'inizio del nuovo millennio. E lui solo potrà svelare al mondo il contenuto dell'Arca dell'Alleanza. Questo è scritto nel Kebra Nagast, il Libro della Gloria dei Re, il testo sacro della religione etiope. Ma più d'uno teme quel momento, ormai prossimo. Perché ciò che l'Arca cela e protegge può mettere a repentaglio il potere di molti, sulla terra e perfino in cielo. E quindi la verità deve morire, a costo di distruggere l'Arca, a costo di uccidere il profeta, a qualunque costo. All'oscuro di tutto questo, Mary Campion arriva in Etiopia al seguito di una ONG. Giovane avvocato, passionale e idealista, ha lasciato l'America per specializzarsi in adozioni internazionali. Il giorno dell'Epifania copta, ad Aksum, Mary si imbatte in Jack Miles. L'uomo, arrivato dall'Inghilterra per conto di una multinazionale, è in fuga da un mare di guai. Presto i due si ritroveranno coinvolti in un intrigo che affonda le sue radici nell'alba dei tempi, nelle grotte degli Esseni della comunità di Qumran, nei documenti segreti dei cavalieri Templari, nelle oscure stanze del Vaticano, e che arriva a loro per vie complesse e pericolose.



L'autore ha deciso di mescolare eventi apocalittici con misteri legati al Vaticano che, indubbiamente, suscita curiosità soprattutto dopo Dan Brown. In questo caso, i nostri tre eroi – Mary Campion, Jack Miles e Tom Baedeker – hanno una missione che scoprono solo dopo il loro arrivo in Etiopia per motivi differenti. 
Mary è nella culla della civiltà per occuparsi di un'associazione benefica di adozioni e, non potendo avere figli, decide di sottrarne uno alla nota situazione africana adottandolo. 
Jack Miles è immischiato involontariamente in un affare che coinvolge una multinazionale che si occupa di portare aiuti alimentari alle popolazioni disagiate (ovviamente c'è del losco… qualcuno ci guadagna su e i poveri muoiono di fame. Un classico). 
Tom Baedeker è un archeologo, dalla smisurata sete di conoscenza. Ha intrapreso degli studi biblici, ma molte delle sue teorie sono considerate fantasia dalla polverosa comunità scientifica (caro Tom, questi individui sono il vero morbo dell'archeologia… quando lasceranno le poltrone faremo i fuochi d'artificio e io sarò tra i primi!). Le sue indagini conducono all'Arca dell'Alleanza, reliquia biblica, nominata nel Vecchio Testamento. 



Secondo la leggenda, la cassa dorata con due statue di cherubini conterrebbe le Tavole della Legge e la virga di Aronne (di quest'ultima non si parla nel romanzo e ci si concentra sui manufatti più famosi). L'Arca dovrebbe essere custodita ad Aksum, ma solo uno potrà aprirla, l'11 settembre, giorno in cui inizia il nuovo millennio copto (è inevitabile che il pensiero corra anche alle Torri Gemelle...).



Il termine "profezia" già fa subodorare che, dietro le avventure dei nostri tre personaggi principali in Etiopia, passando per la famosa Lalibela (si vedano le sue magnifiche chiese), ci sia dell'altro. 



E infatti è proprio un bambino, Bale, ad essere il prescelto. A tutto questo si lega una curiosa interpretazione dei fatti biblici. Ci sono collegamenti con gli Esseni di Qumran, la divisione delle sette giudeocristiane e la discendenza di Salomone. 
È evidente che l'autore sappia di cosa stia parlando, nel senso che conosce bene la storia e l'archeologia biblica, e sinceramente mi sono divertita più a leggere l'invenzione storico-archeologica legata inevitabilmente a Gesù che ad esaminare tutta la trama, in sé semplice: tre personaggi e uno da proteggere; profezia; il cattivo che prova a uccidere il profeta; il piano del cattivo che fallisce; vissero tutti felici e contenti.
Dietro le macchinazioni malvagie si cela la trama di un cardinale che, preoccupato di una rivoluzione all'interno del cristianesimo odierno, vuole in ogni modo eliminare i soggetti fastidiosi, dando ordini a distanza e accordandosi con loschi individui.



Mary appare come una donna pia, dai pensieri puri, volti solo ad assecondare azioni benefiche. Osserva il piccolo Bale e comprende da subito che lui non è un bambino come gli altri.
Il legame come Jack si consolida a poco a poco, trasformandosi in amore (l'antifona si era già capita da tempo). Jack si configura come un eroe e ha occhi solo e soltanto per Mary.
Mary, Jack… non vi viene in mente qualcosa? Chi ha un minimo di conoscenze bibliche e di letteratura cristiana antica sono sicura che abbia intuito qualche indizio, di cui però non parlerò per evitare spoiler.
Tom, come dicevo prima, è invece l'archeologo, la guida e il rivelatore di misteri. Corrisponde esattamente alla figura che forse noi archeologi – della mia generazione – abbiamo un po' sognato di diventare da ragazzini, deviati anche da Hollywood. La mia simpatia per lui è andata man mano crescendo. Si rivela come un uomo distaccato dall'argomento umanitario, interessato solo e soltanto alla conoscenza. La sua ricerca è per lui fondamentale. Ha trascorso anni e anni su libri e scavi, ma questa nuova scoperta potrebbe cambiargli la vita, far sì che la sua carriera accademica possa fare un salto qualitativo (caro Tom, nessuno meglio di me ti comprende). Tom cercava la gloria… ed è effettivamente ciò che troverà… ma ho detestato però l'autore per il destino che gli ha riservato.
In questo piccolo estratto è custodito il suo esatto profilo... e una parte di ogni archeologo, me compresa:

"Nei giorni successivi Baedeker rimase chiuso nel magazzino che conservava gli antichi documenti. Usciva solo per brevi pause, e nessuno riusciva a strappargli una parola sui risultati delle sue letture, Dav Salomon non lo disturbava e non gli chiedeva nulla. Conosceva quel tipo di concentrazione, quando uno studioso a caccia di un segreto si sente vicino a un importante passo in avanti e nello stesso tempo è tormentato dal rischio di restare deluso".



Bale è il profeta. In una realtà povera, si inserisce lui, che appare come un qualunque ragazzino, interessato ai giochi e alla spensieratezza. Ogni tanto però si assenta e, come accade ai profeti, riesce a vedere ciò che è invisibile al resto del mondo e a sentire le parole della divinità. L'autore ha voluto un po' ricalcare la stessa figura di Gesù da bambino, spensierato come tanti, con la sola differenza che riusciva a compire prodigi meravigliando se stesso e i suoi coetanei (si leggano i Vangeli apocrifi per averne conferma).



Il mio grado di attenzione ha subito degli alti e bassi: all'inizio parte un po' lentamente, poi il grado di interesse aumenta, arriva a toccare l'azione, e poi si stabilizza di nuovo (a volte diventando un po' noiosa), effettuando un nuovo picco verso gli ultimi capitoli. La fine però non la comprendo appieno. La storia sembra non terminare completamente. Buone le ricostruzioni e le invenzioni storico-archeologiche, trama non troppo particolare, protagonisti abbastanza distanti dal lettore che talvolta non riesce a immedesimarsi nella situazione.
Lo consiglio solo per trascorrere un po' di tempo e soprattutto ai lettori cui piace molto la materia storica. Gli altri potrebbero seriamente annoiarsi.

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