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lunedì 22 giugno 2026

Recensione di "La lettera d'amore" di Cathleen Schine

Buonasera amici, bentornati sul blog! Da qualche sera avrei voluto aprire queste pagine virtuali, ma ho avuto un vero e proprio rifiuto per il pc. Credo sia l'effetto di mesi e mesi trascorsi davanti a uno schermo per scrivere articoli e fare ricerca.

Oggi vi parlo di un romanzo che mi aveva particolarmente ispirata. Si tratta di "La lettera d'amore" di Cathleen Schine. Ne avete mai sentito parlare? Pensate che è un libro che risale già al 1995.


Trama: Una bella libraia, un giovane commesso, una lettera misteriosa: una storia d’amore che seduce subito per il suo humour e la sua acutezza.
«È un libro che farà innamorare i delusi, riempirà di gioia chi oggi è innamorato e consolerà chi ha pene d’amore».

Foto di Public Co da Pixabay

Poche righe sul retro di copertina e tanto è bastato per acquistarlo. Eppure, l'entusiasmo iniziale si è pian piano trasformato in delusione perché ho trovato la trama priva di senso rispetto al "movente".
Helen è una libraia di Pequot, divorziata, madre di una bambina. Ha passato i quarant'anni, ma è pur sempre una bella donna che ha affascinato parecchi clienti del suo negozio; inoltre, è brillante, intelligente, colta, anche se ha un carattere un po' particolare. Abituata a dare ordini, è insofferente e, talvolta, egoista.
Un giorno, mentre sta aspettando la letterina da Emily, sua figlia andata in camposcuola, riceve invece una lettera alquanto strana, dal contenuto passionale. Come se non bastasse è firmata "Montone" ed è rivolta a una certa "Capra". Curiosi nomi per una storia d'amore. Helen pensa e ripensa, ma non riesce a capire chi possa averle indirizzato una lettera del genere. La nasconde, ogni tanto la rilegge, la strappa, la ricompone e la rilegge, ma non riesce a venire a capo del mistero.
Intanto, presso il suo negozio, lavorano tre giovani aiutanti: due ragazze e un ragazzo. Quest'ultimo, di nome Johnny, inizia a provare sentimenti contrastanti verso Helen. La ammira, ma non è solo quello: la trova attraente, anche se sa che potrebbe essere sua madre per età; non la sopporta quando dà ordini, eppure...
Eppure capita che un giorno i due si ritrovino a baciarsi e, d'un tratto, a fare l'amore. Non sarà l'avventura di una volta, ma la storia proseguirà per tutta l'estate, tra passione e riflessioni.
Helen sarà persino sul punto di confessare tutto a sua madre che, insieme alla nonna, si erano trasferite per un periodo a Pequot. Ma sarà la madre a sconvolgere Helen, con un segreto inimmaginabile.
E la lettera? Chi l'ha scritta? Si tratta realmente di una lettera?
Solo le ultime pagine daranno una concreta risposta al lettore.


Quella lettera d'amore ha, in realtà, scatenato la curiosità tra Johnny ed Helen, accendendo una scintilla passionale che segue quanto provato da Montone per Capra. Ma devo essere sincera, mi aspettavo una storia diversa. Sicuramente, lo humor è apprezzabile, le descrizioni sono dettagliate e il tutto rende la lettura scorrevole, ma la suspense che si crea intorno alla lettera, alla fine, ha una giustificazione ben poco soddisfacente.
Inoltre, potrò non sembrare attuale, ma la storia di Helen con Johnny proprio non mi ha coinvolta. Vent'anni di differenza sono tantissimi. Fatico ad accettarli tra un uomo e una donna più giovane, ma ancor meno tra una donna matura e un ragazzino (minorenne).
Consigliato? Non saprei. Certamente non è un romanzo convenzionale, ma non mi sento di consigliarlo. In alcuni punti ho faticato a procedere.

Vi lascio con qualche piccolo estratto e vi aspetto con la prossima recensione!

«Helen mi sta a sentire, pensò; per questo parlo. Era un dono, il suo modo di ascoltare - come avere una bellissima voce di soprano. Helen ascoltava, quando voleva, rilassata e gentile, guardandoti negli occhi con amabile intensità. Eppure Johnny sapeva fino a che punto riusciva a essere impaziente, esigente; per questo la sua approvazione ti faceva sentire prescelto, protetto. In quel momento, per quel solo meraviglioso momento, Helen ti proteggeva da qualcosa: da Helen».

«Helen ammirava sua madre, che non stava mai ferma oppure stava completamente ferma. Era rimasta vedova piuttosto giovane, e aveva intrapreso scombinati studi di archeologia che consistevano più che altro in visite ai musei delle città europee e agli scavi di zone un po' più a est. Viaggiava ancora, perché aveva un'amica in ogni porto. Non aveva mai ragionato in termini di carriera. Non aveva bisogno di soldi e nemmeno, a quanto sembrava, della sicurezza di uno scranno o di un titolo accademico. Era una dilettante seria e piena di energie».

«Di notte, appena si era rifugiata nella sua stanza, le piaceva leggere la lettera d'amore. O è come rimanere sospesi oltre l'orlo di un precipizio, per sempre? A Helen non sembrava tanto di essere sospesa quanto di scivolare, di slittare lungo una ripida scarpata con la ghiaia che cedeva sotto i piedi. Sto andando giù, giù, giù. Dove andrò a finire non lo sa nessuno. Era amore questo? Da che punto in poi chiamiamo la passione amore?»

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