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mercoledì 1 luglio 2026

Recensione di "Lettere d'amore dalla via Appia" a cura di Rita Paris

Cari lettori, bentornati sul blog! Siete stupiti quanto me delle letture che sto facendo in questi giorni?

Ebbene, oggi vi porto a conoscere una storia vera, che sembra un romanzo. Si tratta di un libro curato da una mia collega, l'archeologa Rita Paris, ovvero "Lettere d'amore dalla via Appia".


Descrizione: Le lettere sono state trovate sulla Via Appia nel corso di lavori di scavo e restauro di uno dei monumenti funerari che fiancheggiano la strada, secondo le sistemazioni realizzate durante il governo pontificio. Si tratta di una storia d’amore sublime vissuta con sentimento intenso e tormentato, tra il 1926 e il 1928, che possiamo ricostruire attraverso le lettere del personaggio maschile, perfettamente conservate. La cura del protagonista per questo scambio epistolare e soprattutto la scelta del posto a cui consegnarne la conservazione, aggiungono un interesse speciale a questi documenti poiché la Via Appia è stata percepita come luogo dell’anima a cui affidare qualcosa di molto caro con la certezza che non sarebbe stato perso per sempre. Le lettere sono state trascritte con cura e le ricerche negli archivi hanno fornito elementi concreti alla conoscenza della storia. Non si tratta di un romanzo, ma di un racconto onesto, rispettoso e doveroso nei confronti della attenzione suscitata da questa scoperta e, forse, anche del personaggio.


Stavo aspettando il bus, in un'afosa mattinata di giugno, alla fermata di Largo Argentina e, per godere di un po' di frescura e di quell'odore confortante che solo la carta stampata possiede, sono entrata nella libreria La Feltrinelli. Lì, mi sono persa a osservare le pubblicazioni dedicate alla mia città e l'occhio mi è caduto su "Lettere d'amore dalla via Appia". La storia mi ha talmente rapita, che mi sono messa a leggerlo all'interno del negozio e mi sono detta "Acquistalo".

Fatta questa premessa, come detto in apertura, si tratta di una storia vera. Nel corso di alcuni lavori di scavo e di restauro sulla via Appia Antica, condotti nel 1999, i miei colleghi hanno rinvenuto due tubuli di piombo sigillati ai piedi del cosiddetto sepolcro Dorico, al V miglio. Si è scoperto che quei manufatti contenevano alcune lettere scritte da Ugo H. a Letizia L. tra il 1926 e il 1928. Attraverso i cognomi - non riportati per preservare la privacy degli autori e dei parenti - e la consultazione della documentazione archivistica, Rita Paris è riuscita a risalire ad alcuni dettagli della loro vita. Si apprende, perciò, che Ugo aveva partecipato alla Prima Guerra Mondiale, da cui aveva riportato delle ferite; era poi andato a lavorare presso le Ferrovie dello Stato. Nel suo ufficio, era impiegata anche Letizia, sua assistente o segretaria, con cui era nato un forte sentimento.

I due, in un primo momento, si danno del lei, passando al tu man mano che il sentimento cresce ed è così intenso che Ugo affida alle lettere tutto quel che prova nei confronti di Letizia (di cui non conosciamo la corrispondenza). Eppure, il loro è un rapporto platonico: sguardi, sospiri, pensieri, passeggiate con Roma che fa da sfondo e, forse, un solo intenso momento di intimità in cui giungono a baciarsi. Ma Ugo è sposato e ha due figli, mentre Letizia è single e vive con i genitori. Quasi subito, l'uomo confessa alla moglie ciò che gli sta accadendo. Per timore di essere scoperto? Oppure perché la moglie già sospettava qualcosa? Non lo sappiamo. Eppure Ugo non si arrende alle difficoltà, pur consapevole che questo sentimento non lo porterà da nessuna parte.

Le lettere rinvenute sono quelle scritte da Ugo a Letizia che la stessa donna gli consegnò poiché non poteva conservarle. E Ugo, per chissà quale ragione, decise di seppellirle sulla via Appia. Mi piace credere che l'uomo, con il suo animo nostalgico e romantico, abbia pensato che un tesoro come quello dovesse essere custodito su una via di tesori, affinché qualcuno in futuro potesse ritrovarlo.

Quella di Letizia e Ugo è senza dubbio una storia tormentata. I colleghi iniziano a parlar male di Letizia, la donna viene poi spostata di stanza e assegnata a un altro responsabile. Ugo ne soffre e soffre ancor di più quando Letizia, dopo aver partecipato a un concorso, lascia il posto di lavoro per andare a insegnare. Infine, la donna prende il treno per Pisa e i due si incontrano in stazione per salutarsi. Forse non si vedranno, né scriveranno più, ma sono certa che avranno portato per sempre nei loro cuori il ricordo l'uno dell'altra.

Se siete degli inguaribili romantici e se amate le storie vere, vi consiglio la lettura di questo libro. Inoltre, potete curiosare, osservando e leggendo le lettere scansionate sul sito del MUVI (Museo Virtuale) Appia: https://muviappia.it/lettere-damore-dallappia-antica/

Un solo piccolo appunto: peccato per qualche refuso sfuggito alla pubblicazione che potrà, però, essere risolto con una futura seconda edizione.

Vi lascio con qualche estratto e vi aspetto alla prossima recensione!

Foto di Sergio Scandroglio 


«Tra noi non esistono che parole e sguardi, ma se le parole possono mentire gli sguardi non mentono ad un'anima vigile, ad un cuore sofferente. Nessuna altra prova noi abbiamo della fedeltà del nostro pensiero, né la vogliamo, né la vorremmo; perciò dovremo sempre molto soffrire ché queste uniche prove di cui disponiamo sono difficili prove e più difficili ancora stanno per divenire. Ma io non conosco ostacoli e supererò qualsiasi difficoltà, qualsiasi distanza, per darti quella certezza che è come l'aria per il tuo respiro, Letizia, che è come il sangue per la tua vita».

«Dio mio, tu mi hai concesso l'immenso conforto che tanto ho anelato: poggiare almeno per un istante solo tutto il doloroso peso dei miei pensieri fra le tue mani purissime. Ma le tue mani, passando con gesto d'infinita accorata dolcezza sulla mia fronte stanca volevano consolarmi anche della parola che non poteva uscire dalle mie labbra "sei mia" perché non puoi esserlo, perché io non posso essere tuo. Perdonami se ti ho fatto del male; perdonami di non aver avuto la forza sempre di adorarti in silenzio e da lontano; perdonami anche se ho tenuto di perderti forse per sempre».

«Avevo trovato in te lo specchio della mia anima - capisci bene - della mia anima; ma era troppo grande ventura poter stringere in pugno un siffatto tesoro!»

«Quando ti assale lo sconforto pensa che sapesti dirmi le più dolci e più pure parole d'amore che cuore di donna abbia a me rivolto senza speranza alcuna, nemmeno quella che esse fossero sentite. Per te ho conosciuto questa delirante gioia e certezza e tutto mi è apparso dopo inferiore. Così sei al vertice del mio pensiero nel più splendido isolamento».

giovedì 25 giugno 2026

Recensione di "Quando meno te lo aspetti" di Chiara Moscardelli

Buongiorno a tutti e rieccoci tra le pagine virtuali del blog! Lo sapete, sono incostante con le letture, ma non è colpa mia. Leggo troppe pubblicazioni scientifiche e poi mi ritrovo stanchissima, ma in fin dei conti i risultati a casa bisogna portarli. Ho dovuto sacrificare un po' le letture che faccio per diletto perché c'è un libro a mia firma in lavorazione e un contributo archeologico molto sostanzioso che è in dirittura d'arrivo, cui si aggiungono altri articoli su rivista. Insomma, non mi sono fermata un attimo.

Ma basta con le chiacchiere e arriviamo al dunque. Vi porto a conoscere "Quando meno te lo aspetti" di Chiara Moscardelli, autrice divenuta famosa per "Volevo essere una gattamorta" (che è tra le mie prossime letture).


Trama: Penelope Stregatti, barese, con una nonna cartomante, ha trentasei anni, una laurea, due master in giornalismo e parla cinque lingue. Dei sogni che aveva però non ne ha realizzato neanche uno. Lavora come addetta stampa in una multinazionale di pannolini, la Pimpax Spa, e nel tempo libero scrive test e oroscopi sessuali per «Girl Power», un settimanale femminile. Sogna il grande amore, quello con la A maiuscola, ma incrocia solo uomini in cerca di sesso con la esse minuscola. Con i suoi amici Federico, lo sceneggiatore, Letizia, l’avvocato, e Bianca, l’antiquaria, trascorre le giornate sperando che prima o poi qualcosa di speciale possa accadere. E quando investe con la bicicletta Alberto Ristori, rompendogli una gamba, capisce che questo qualcosa è arrivato. Un mese dopo alla Pimpax Spa si presenta un consulente incaricato della ristrutturazione: Riccardo Galanti. Ma lei lo riconosce, è Alberto Ristori. Perché si fa chiamare in un altro modo? Perché dice di non averla mai incontrata prima? Penelope ha paura di lui ma ne è attratta, e quando arriva il momento di decidere se buttarsi o no, lei non si tira indietro, perché nella vita tutto può succedere, quando meno te lo aspetti.

Acquistato in una delle librerie Giunti che più amo in assoluto (Centro Commerciale Casetta Mattei) durante un pomeriggio di shopping con le mie sorelle, si è rivelato il libro leggero di cui avevo bisogno. Eh sì, ogni tanto devo riprendermi dalla fila di "disagi" davanti ai quali mi pone la vita (e ai quali forse mi sono arresa), per sognare un po', perché quando meno te lo aspetti, tutto può accadere.
E può accadere anche di investire con la bicicletta, per le strade di Milano, un uomo bellissimo, di nome Alberto Ristori che somiglia incredibilmente al conte Fabrizio Ristori di Elisa di Rivombrosa (alias Alessandro Preziosi).


Penelope, che quella sera ha bevuto un po' troppo, non riesce a crederci. Lo aiuta, lo accompagna in ospedale e finisce per pensarlo costantemente, finché qualche mattino dopo se lo ritrova in ufficio a rivestire il ruolo di "capo del suo capo" di cui lei è stata nominata segretaria. Ma Ristori, il cui scopo è probabilmente quello di far crollare la Pimpax, si fa chiamare Riccardo Galanti. Penelope è certa sia la stessa persona di quella sera, eppure lui nega e gli amici la prendono per matta quando, dopo una strana serie di eventi che si verificano e un viaggio a Parigi con Ristori/Galanti, giunge a ipotizzare che sia una specie di agente segreto o comunque che si tratti di una persona coinvolta in traffici internazionali non troppo cristallini.
Nonostante tutto, Penelope è assolutamente cotta di lui e Galanti, con le sue ambigue attenzioni nei suoi confronti, non fa altro che rafforzare il sentimento. In più c'è la nonna cartomante che prosegue a dire alla nipote che arriveranno non uno, ma due uomini per lei!
Penelope non ci capisce più nulla e, tra figuracce e incidenti vari (è alquanto sbadata, ma la comprendo perfettamente), si impegnerà per capire sia chi si nasconde davvero dietro il suo conte Ristori, sia per dare una svolta alla sua vita seguendo finalmente i suoi sogni.

Foto di Pexels da Pixabay

Non posso rivelare di più, altrimenti svelerei l'intera trama, ma è un romanzo veramente carino e divertente, scorrevole, poco impegnativo e Penelope è una protagonista davvero simpatica che riflette, ironicamente, anche una contemporanea (e ben poco confortante) realtà: quella della donna, ormai più che trentenne, preparatissima, che ha studiato tanto, che conosce cinque lingue e sogna di fare la giornalista, eppure si ritrova bloccata nel ruolo di impiegata presso una ditta che produce pannolini e assorbenti, senza uno straccio di uomo accanto perché tutti quelli che ha incontrato non avevano la minima voglia di impegnarsi. Ci ridiamo e ci scherziamo su giustamente, ma la realtà è proprio questa.

Vi consiglio questo romanzo? Assolutamente sì, non vi annoierete. Vedrete che Penelope diventerà la vostra migliore amica per qualche giorno e sognerete anche voi l'incontro con un Ristori da qualche parte (speriamo si materializzi!). Vi lascio con qualche piccolo estratto e vi aspetto alla prossima recensione!


«Qualcuno una volta mi aveva detto che il percorso della vita era come scalare una montagna. Si trascorreva la maggior parte del tempo a mettere un piede davanti all'altro, a volte ci si perdeva, si cadeva e spesso si rischiava di tornare indietro. Poi all'improvviso si riusciva a trovare la strada giusta e a quel punto si faceva un bel respiro, si alzava lo sguardo e ci si rendeva conto di quanto si era arrivati lontano. Sempre questo qualcuno, maledetto lui, aveva continuato a regalarmi perle di saggezza e mi aveva detto che la vita poteva cambiare in un attimo. Bella scoperta. Un po' come il famoso "Quando meno te lo aspetti" della nonna».

«Mentre mi preparavo per andare direttamente a letto sentii che forse la felicità e il rispetto per noi stesse non potevano derivare solo dal rincorrere un conte Ristori o dall'avere un uomo accanto a ricordarci quanto eravamo fantastiche. Anche se, per capità, sarebbe stato un aiuto».

«Bisogna avere paura di ciò che si desidera, perché può realizzarsi».

lunedì 22 giugno 2026

Recensione di "La lettera d'amore" di Cathleen Schine

Buonasera amici, bentornati sul blog! Da qualche sera avrei voluto aprire queste pagine virtuali, ma ho avuto un vero e proprio rifiuto per il pc. Credo sia l'effetto di mesi e mesi trascorsi davanti a uno schermo per scrivere articoli e fare ricerca.

Oggi vi parlo di un romanzo che mi aveva particolarmente ispirata. Si tratta di "La lettera d'amore" di Cathleen Schine. Ne avete mai sentito parlare? Pensate che è un libro che risale già al 1995.


Trama: Una bella libraia, un giovane commesso, una lettera misteriosa: una storia d’amore che seduce subito per il suo humour e la sua acutezza.
«È un libro che farà innamorare i delusi, riempirà di gioia chi oggi è innamorato e consolerà chi ha pene d’amore».

Foto di Public Co da Pixabay

Poche righe sul retro di copertina e tanto è bastato per acquistarlo. Eppure, l'entusiasmo iniziale si è pian piano trasformato in delusione perché ho trovato la trama priva di senso rispetto al "movente".
Helen è una libraia di Pequot, divorziata, madre di una bambina. Ha passato i quarant'anni, ma è pur sempre una bella donna che ha affascinato parecchi clienti del suo negozio; inoltre, è brillante, intelligente, colta, anche se ha un carattere un po' particolare. Abituata a dare ordini, è insofferente e, talvolta, egoista.
Un giorno, mentre sta aspettando la letterina da Emily, sua figlia andata in camposcuola, riceve invece una lettera alquanto strana, dal contenuto passionale. Come se non bastasse è firmata "Montone" ed è rivolta a una certa "Capra". Curiosi nomi per una storia d'amore. Helen pensa e ripensa, ma non riesce a capire chi possa averle indirizzato una lettera del genere. La nasconde, ogni tanto la rilegge, la strappa, la ricompone e la rilegge, ma non riesce a venire a capo del mistero.
Intanto, presso il suo negozio, lavorano tre giovani aiutanti: due ragazze e un ragazzo. Quest'ultimo, di nome Johnny, inizia a provare sentimenti contrastanti verso Helen. La ammira, ma non è solo quello: la trova attraente, anche se sa che potrebbe essere sua madre per età; non la sopporta quando dà ordini, eppure...
Eppure capita che un giorno i due si ritrovino a baciarsi e, d'un tratto, a fare l'amore. Non sarà l'avventura di una volta, ma la storia proseguirà per tutta l'estate, tra passione e riflessioni.
Helen sarà persino sul punto di confessare tutto a sua madre che, insieme alla nonna, si erano trasferite per un periodo a Pequot. Ma sarà la madre a sconvolgere Helen, con un segreto inimmaginabile.
E la lettera? Chi l'ha scritta? Si tratta realmente di una lettera?
Solo le ultime pagine daranno una concreta risposta al lettore.


Quella lettera d'amore ha, in realtà, scatenato la curiosità tra Johnny ed Helen, accendendo una scintilla passionale che segue quanto provato da Montone per Capra. Ma devo essere sincera, mi aspettavo una storia diversa. Sicuramente, lo humor è apprezzabile, le descrizioni sono dettagliate e il tutto rende la lettura scorrevole, ma la suspense che si crea intorno alla lettera, alla fine, ha una giustificazione ben poco soddisfacente.
Inoltre, potrò non sembrare attuale, ma la storia di Helen con Johnny proprio non mi ha coinvolta. Vent'anni di differenza sono tantissimi. Fatico ad accettarli tra un uomo e una donna più giovane, ma ancor meno tra una donna matura e un ragazzino (minorenne).
Consigliato? Non saprei. Certamente non è un romanzo convenzionale, ma non mi sento di consigliarlo. In alcuni punti ho faticato a procedere.

Vi lascio con qualche piccolo estratto e vi aspetto con la prossima recensione!

«Helen mi sta a sentire, pensò; per questo parlo. Era un dono, il suo modo di ascoltare - come avere una bellissima voce di soprano. Helen ascoltava, quando voleva, rilassata e gentile, guardandoti negli occhi con amabile intensità. Eppure Johnny sapeva fino a che punto riusciva a essere impaziente, esigente; per questo la sua approvazione ti faceva sentire prescelto, protetto. In quel momento, per quel solo meraviglioso momento, Helen ti proteggeva da qualcosa: da Helen».

«Helen ammirava sua madre, che non stava mai ferma oppure stava completamente ferma. Era rimasta vedova piuttosto giovane, e aveva intrapreso scombinati studi di archeologia che consistevano più che altro in visite ai musei delle città europee e agli scavi di zone un po' più a est. Viaggiava ancora, perché aveva un'amica in ogni porto. Non aveva mai ragionato in termini di carriera. Non aveva bisogno di soldi e nemmeno, a quanto sembrava, della sicurezza di uno scranno o di un titolo accademico. Era una dilettante seria e piena di energie».

«Di notte, appena si era rifugiata nella sua stanza, le piaceva leggere la lettera d'amore. O è come rimanere sospesi oltre l'orlo di un precipizio, per sempre? A Helen non sembrava tanto di essere sospesa quanto di scivolare, di slittare lungo una ripida scarpata con la ghiaia che cedeva sotto i piedi. Sto andando giù, giù, giù. Dove andrò a finire non lo sa nessuno. Era amore questo? Da che punto in poi chiamiamo la passione amore?»

domenica 19 aprile 2026

Recensione di "La donna che visse nelle città di mare" di Marosella Di Francia e Daniela Mastrocinque

Buongiorno amici, bentornati sul blog e buona domenica! Finalmente ci "rivediamo" dopo un periodo davvero impegnativo.

Quest'oggi vi porto a conoscere la storia di Costanza, ovvero "La donna che visse nelle città di mare":


Trama: Messina, 1904. Alla Palazzata, la magnifica costruzione che domina il mare avvolgendolo come un abbraccio, vive Costanza con la sua famiglia. È allegra, vivace, anticonformista, ama lo sport e disegnare figurini di moda, e presto sposerà Alfonso. Il giorno della festa di fidanzamento, però, la sua esistenza si sgretola: entrando nello studio del padre, Costanza scopre con orrore che si è suicidato. Alfonso, incapace di sopportare lo scandalo, rompe la promessa di matrimonio e lei precipita in uno stato di attonito, cieco sconforto. Oltre l'oceano e lontano da tutto quel dolore scintilla New York, cuore caotico di un mondo nuovo che tutti accoglie e tutti, a suo modo, consola. Ed è lì che Costanza, su invito della famiglia Vitale, si reca per rimarginare le cicatrici. Proprio quando si sente pronta per tornare a Messina, però, le arriva la notizia del terremoto che ha devastato la città. E si ritrova di nuovo sommersa dalle macerie: quelle della sua Palazzata, ma soprattutto quelle che nuovamente le pesano sull'animo. Cosa resta, dopo che tutto è crollato?Napoli, 2012. Lucilla è un giovane e brillante soprano che arriva al Teatro San Carlo per l'audizione che forse le cambierà la vita. In tasca ha una lettera: l'ha trovata per caso nell'appartamento di sua nonna Rosa e porta la firma di Costanza Andaloro, una misteriosa ava di cui nel tempo si è persa ogni memoria. Di lei si sa solo che ha trascorso gli ultimi anni della sua vita al Rione Sanità. Sulle tracce del proprio passato, Lucilla scoprirà una storia sorprendente e conoscerà la verità più preziosa: l'unica via per rinascere dalle rovine è essere fedele ai propri desideri.
Una storia vera, una saga familiare impetuosa, una figura femminile indimenticabile.

Questo è uno di quei libri cui giravo intorno da tanto tempo e che, alla fine, ho acquistato in un luogo dove mi ero recata per pranzare, a dimostrazione del fatto che quando l'ispirazione arriva, arriva.

Sono i primi anni del Novecento. Costanza Andaloro è una ragazza di Messina e, tra poco, si sposerà con Alfonso, con cui è fidanzata. Costanza si prepara, quindi, a una nuova vita, ma un evento sconvolge l'esistenza di tutta la sua famiglia: il padre viene ritrovato morto, in un lago di sangue, all'interno del suo studio. Si è suicidato. La macchia del disonore e del peccato la marchia per sempre. Lasciata da Alfonso, Costanza cade in una profonda depressione. Si risolleva solo quando sua zia, provando a farla risorgere da quel torpore, prende contatti con alcuni compaesani migrati negli Stati Uniti i quali la invitano a trascorrere del tempo oltreoceano. Costanza accetta e attraversa quel mare che quotidianamente ammirava dal porto di Messina.

Porto di Messina (foto di Cristina Cumbo, febbraio 2023)

Negli Stati Uniti la vita è diversa, più libera sotto ogni punto di vista e Costanza sembra ritrovare quel sorso di ossigeno che in Sicilia le mancava, nonostante la nostalgia della famiglia si faccia sentire. La ragazza continua a scrivere lettere alla madre e ai fratelli ed è pronta per ritornare in patria, ma una nuova disgrazia si abbatte sugli Andaloro. È il mese di dicembre del 1908. Alle ore 05:20 del mattino un fortissimo terremoto rade al suolo Messina. Nessuno dei familiari di Costanza sembra essersi salvato.
Costanza non si riprenderà mai da questo evento. Il suo cuore sarà avvolto da un gelo perenne, complice anche il senso di colpa per essere rimasta in vita.
Ma tutto prosegue, tutto va avanti. Negli Stati Uniti, ci sono opportunità, la sartoria è la passione di Costanza e, grazie a un matrimonio non proprio fortunato, né fortissimamente voluto, la donna tornerà in Italia, a Napoli, dove finalmente metterà radici. Un'altra città di mare, un'altra città che, pur essendo diversa da Messina, la rimetterà in contatto con il suo passato.
Dopo tantissimi anni, Lucilla, promettente cantante lirica, trova una lettera di una certa Costanza all'interno dell'appartamento della sua defunta nonna Rosa. Dovendo andare a Napoli per un'audizione al San Carlo, Lucilla si mette sulle tracce di Costanza, che scoprirà essere la sua bisnonna, passata per il Rione Sanità, con cui ha tantissime cose in comune, a cominciare dal bellissimo colore ramato di capelli.

Foto di Julius H. da Pixabay

Ebbene, a causa di impegni lavorativi, ci ho impiegato più di un mese per leggerlo, ma direi che è stato un bene, perché sono riuscita ad assaporare questo romanzo che rientra a pieno titolo tra i miei libri preferiti. In alcuni tratti mi sono commossa, in altri ho pianto insieme a Costanza e in altri ancora ho provato tutta la sua rabbia, motore poi dei suoi successi. E, prima di voltare l'ultima pagina, avevo la vaga impressione che si trattasse di una storia tratta dalla realtà e che fossero state condotte ricerche d'archivio (ormai ho esperienza)... e infatti non mi sbagliavo!
Costanza Andaloro è un personaggio liberamente ispirato alla nonna di una delle due autrici, che ha vissuto una storia del tutto simile. E da ricercatrice posso affermare che non c'è niente di più soddisfacente di condurre delle ricerche sulle proprie radici, mettendo insieme i vari tasselli e facendo combaciare fatti che sembravano perduti nei meandri del tempo.
Le due autrici, Marosella Di Francia e Daniela Mastrocinque, sono riuscite a creare un personaggio incredibilmente forte e avanti con i tempi, una donna che agli inizi del Novecento desiderava essere indipendente, lavorando e portando avanti i suoi obiettivi, i suoi sogni, senza limitarsi solo alla maternità, alla cura della casa e del marito.

Come avrete ormai capito, è una lettura che vi consiglio!
Vi lascio con qualche piccolissimo estratto e vi aspetto alla prossima recensione! Buona domenica!

«Dopo un po' la terra si è allontanata ed è rimasto solo il mare, solcato da un gran numero di navi che in breve si sono disperse, diventando un puntino all'orizzonte. Infine solo l'oceano e il cielo si confondevano alla vista. In quel momento mi è sembrato di non appartenere più a niente, nessun luogo, come se il peso della mia vita si fosse fermato al di là dello Stretto. C'è una specie di ebrezza in tutto questo, la libertà assoluta, senza passato né futuro. Ma che farne di questa libertà? Se fossi sola su questa nave dove andrei, dove dirigerei il timore? L'angoscia della mancanza di limiti, quando puoi scegliere tutto, anche chi essere».

«Ci sono solo due modi per sfuggire al presente: uno è rifugiarsi nel passato, l'altro nel futuro. E tu sei troppo giovane per rifugiarti nel passato. Domenico Andaloro».

«Nessuno nella vita è sicuro di riuscire in niente, ma lo fa lo stesso, lo fa per sé stesso. Quando sarai grande spero lo ricorderai. Io lo faccio perché mi piace, perché mi rende felice».

domenica 8 febbraio 2026

Recensione di "Dell'andare in treno e altre coincidenze. Antologia a bassa velocità per passeggeri felici"

Buonasera a tutti, amici lettori! In questa ennesima domenica piovosa, i libri sono dei perfetti compagni. E cosa posso fare io se non proporvi la recensione della mia ultima lettura?


Descrizione: 12 grandi scrittori per 12 modi diversi di vivere il viaggio in treno, 12 tavole splendidamente illustrate. Un libro per pendolari, passeggeri di lunga gittata, sognatori dal finestrino e collezionisti. Tra le pagine si viaggia su un fantasmagorico treno del futuro grazie a un inedito di H.G. Wells, ma anche sui lenti vagoni che portano Gozzano a esplorare l’India facendogli perdere bagagli e incontrare avventure. Per Proust il treno è un modo per immergersi nella dolce campagna francese, mentre il più prosaico Mark Twain attraversa la Francia soffermandosi sulle comodità del mezzo (o sulla loro assenza). E ci sono anche Virginia Woolf, che non può fare a meno di immaginare la vita dei suoi compagni di viaggio, Pirandello che con il fischio del treno offre la libertà a chi non può viaggiare, le carrozze trasformate in luoghi di mistero e delitto per Arthur Conan Doyle, Grazia Deledda intenta ad attraversare la sua Sardegna incantata… e molti altri.

Avete visto bene: non ho scritto "trama" al di sotto della copertina, ma "descrizione" perché, di fatto, non c'è una trama sola, ma più di una. "Dell'Andare in treno e altre coincidenze. Antologia a bassa velocità per passeggeri felici", edito da Ediciclo Editore, è una raccolta illustrata di racconti o di testi estratti da romanzi, tutti accomunati dal viaggio in treno.
Ho acquistato questo libro proprio durante un viaggio, nel febbraio 2023, a Messina. Pioveva, come oggi, soffiava un fortissimo vento, ed io, insieme a mia sorella e ad altri due autori del blog #LaTPC, presentavamo il "Piccolo manuale sulla tutela del patrimonio culturale" nella bellissima libreria Mondadori in via Consolato del Mare. Una libreria magica come poche quella di Messina, con un'atmosfera d'altri tempi e la possibilità di consumare un buon aperitivo immersi tra copertine colorate e scaffali di legno.

Foto di Devin Edsel da Pixabay

Ebbene, dando "solo" uno sguardo ai volumi, "Dell'Andare in treno e altre coincidenze" mi ha ispirata, anche per le illustrazioni e ho finito per portarlo con me, a Roma. Ma passiamo alla breve recensione.
I sognatori, nonché lettori, come me lo sanno: il viaggio in treno ispira nuove storie da scrivere, da inventare nella propria mente o da sfogliare tra le pagine di un libro. Il viaggio per eccezione è quello che si svolge in carrozza, con il sottofondo del ritmico suono della locomotiva a vapore, dello sferragliare dei vagoni sulle rotaie, oppure con il silenzioso dondolio del contemporaneo treno AV.

Foto di the1willy da Pixabay

Così le avventure di Sherlock Holmes impegnato a risolvere il caso di un omicidio in stazione anticipano la fantasia di un uomo infelice che sogna di viaggiare in ogni dove su un treno; seguono l'esotico percorso da Gerusalemme a Jaffa, l'attraversamento delle verdeggianti pianure francesi, una partenza da Milano Centrale, il deragliamento di un convoglio piuttosto strano, lo sguardo rivolto a osservare il brullo paesaggio sardo fuori dal finestrino, l'avventuroso percorso d'altri tempi su di un treno in India, un episodio di vita in una stazioncina dimenticata di montagna e in una sul tratto Roma-Bologna, il tragitto in treno nel mezzo dell'Inghilterra immaginando vite altrui e, infine, un Natale sul convoglio diretto a Torino.
Sono tutti brani differenti tra loro, di autori dalla diversa cronologia e provenienza, che illustrano come il viaggio in treno abbia accompagnato l'uomo nelle varie epoche, portando con sé quell'idea di libertà, di meraviglia, di scoperta.
Ve lo consiglio? Tutto sommato sì, ma assaporatelo lentamente, portatelo con voi durante un viaggio, immergetevi nell'atmosfera generata dalle parole degli autori dei racconti. Inevitabilmente qualcuno vi annoierà, ma è normale: non tutti i viaggi sono piacevoli.
Vi aspetto alla prossima recensione!

sabato 10 gennaio 2026

Recensione di "Ghiacciai" di Alexis M. Smith

Buongiorno a tutti, amici! Bentornati sul blog e buon anno!

Vi porto a conoscere il mio primo libro del 2026. Si tratta di "Ghiacciai" di Alexis M. Smith, un romanzo breve, ma non per questo meno intenso di tanti altri composti da centinaia di pagine.


Trama: Isabel ha poco più di vent’anni e un debole per quello che gli altri si sono lasciati alle spalle e che rischia di essere dimenticato. Si prende cura delle storie che incontra: salvando oggetti e vestiti nei negozi vintage o riparando libri danneggiati nella biblioteca in cui lavora. La sua passione per ciò che potrebbe scomparire viene da lontano. Ha avuto inizio con i ghiacciai in Alaska che sono stati la sua prima casa e con un’antica cartolina di Amsterdam, città in cui non è mai andata, che le ha insegnato il valore della memoria e il senso della perdita. Sono solo poche righe, ma racchiudono una storia d’amore preziosa. È lo stesso amore che Isabel potrebbe provare per Spoke?

Isabel è una ragazza americana, poco più che ventenne, vissuta in Alaska quand'era bambina. Ora lavora in una biblioteca come archivista, insieme ad altre persone (di cui il lettore non sa nulla) e a Spoke, ragazzo taciturno, reduce dalla guerra in Iraq.
La narrazione si svolge armonicamente tra passato e presente e di Isabel si scoprono, pian piano, gli aspetti essenziali. Ama il vintage, l'usato, le cose vissute da altri prima di lei, le foto conservate in quegli scatoloni in fondo all'armadio e le storie che sono insite negli oggetti. E, infatti, Isabel è letteralmente innamorata di una cartolina che, tanti anni prima, aveva acquistato in un negozio di oggetti usati, con la foto di Amsterdam. Sul retro è scritto: "Cara L., mi sono addormentato in un parco. Poi pioggia. Mi sveglio, il cappello è pieno di foglie. Sei l'unica cosa che vedo ogni volta che apro o chiudo un libro. Tuo, M.".
Chissà se M. e L. si sono mai ritrovati, chissà a cosa si riferiva M. quando diceva di vedere L. ogni volta in cui apriva un libro, chissà se si amavano ancora... Questo si smuove nella mente di Isabel: la curiosità legata alla vita di un oggetto appartenuto ad altri e la stessa curiosità legata ad Amsterdam, città che non ha mai visitato.
Forse la protagonista fa la stessa cosa anche con Spoke: si incuriosisce, osservandolo com'è oggi. E quella curiosità la porta, pian piano a conoscerlo e a sapere che le sensazioni scaturite nel suo animo non sbagliavano: lui le piace e lei piace a lui.
Quando l'amore si fa lentamente strada nel cuore dei due, è ora però di separarsi, ma non prima di aver narrato storie: storie di guerra, storie di un'infanzia a casa dei nonni, storie di ricordi che sono rimasti e di luoghi che sono scomparsi. C'è un bacio che sugella tutto quel poco vissuto assieme... e ce n'è un altro bacio che ritorna nella mente di Isabel: quello dato a un ghiacciaio, quand'era bambina, durante l'ultimo campeggio in Alaska. Un ghiacciaio enorme, freddo, destinato a sparire.


"Ghiacciai" è un romanzo fatto di sensazioni, di un sentire assoluto: del freddo del ghiaccio e del suo cuore tenero, della superficie liscia dei bottoni su un abito usato, del giallo delle foglie del ginkgo biloba, dell'odore di carta dei libri, delle vecchie foto, della corteccia umida e delle cartoline dimenticate.
Isabel è una sognatrice dall'animo delicato e, al contempo, deciso. Si immerge nelle storie, ne immagina altrettante e vive la sua, riempiendola di oggetti e ricordi. In fin dei conti fa l'archivista, conserva e cataloga documenti del passato... e per grande esperienza posso dire che negli archivi si trovano centinaia di lettere, carte e storie di persone ormai scomparse che, tramite quel che rimane scritto, proseguono a vivere per sempre.

Se lo consiglio? Assolutamente sì, ma non aspettatevi un romanzo comune perché non lo è. Socchiudete il cuore, immaginate con Isabel la storia di M. ed L. e provate a immergervi nel freddo dell'Alaska (che nella mia mente è sempre legata alla vicenda di Togo e Balto!). Poi aprite un cassetto e osservatene il contenuto: biglietti, appunti, foto... chiudete gli occhi e provate a ricordare.

Foto di Tom da Pixabay

Vi lascio con qualche piccolo estratto e vi aspetto alla prossima recensione!

«Isabel amava i libri ancor prima di saper leggere. Nella fattoria della bisnonna c'era una libreria e, quando a malapena camminava, se la lasciavano sola troppo a lungo, tirava fuori i libri dai ripiani più bassi. Ricorda come pesavano sulle gambette e com'erano freschi sulla pelle nuda. Le piaceva cercare le pagine del libro di cucina di Fannie Farmer con le macchie di pastella e le ditate di sugo, e guardare le illustrazioni di Garth Williams di Nei grandi boschi del Wisconsin, di cui i genitori le leggevano un capitolo ogni sera l'inverno in cui compì quattro anni.»

«È uno strano effetto dell'infatuazione, pensa Isabel, quel desiderio di raccontare a qualcuno cose insignificanti.»

«Tutti quegli oggetti raccontano una storia, ma è proprio la sua? Aggrapparsi al passato è sempre stato più di una scelta estetica; è una specie di lutto per le cose che non resistono al tempo. Noi non resistiamo al tempo. Alla fine, soltanto le storie sopravvivono. Pensa alla foto della ragazzina di undici anni, che dice addio al ghiacciaio.»
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