sabato 10 ottobre 2015

Recensione di "Il primo caffè del mattino" di Diego Galdino

Buongiorno a tutti amici! Dopo la piccola pausa "Max Pezzali", riprendo argomenti per cui questo blog è nato, ovvero i miei romanzi, il fantasy e la letteratura in generale.
Da qualche giorno ormai ho terminato di leggere "Il primo caffè del mattino" di Diego Galdino.
La copertina dal gusto un po' vintage, il titolo atipico, l'ambientazione della narrazione a Roma mi aveva convinta ad acquistarlo in libreria, durante una delle mie passeggiate post biblioteca.


Trama: Massimo ha poco più di trent'anni, è il proprietario di un piccolo bar nel cuore di Roma e non si è mai innamorato davvero. In fin dei conti sta bene anche da solo, continua a ripetersi. Fino al giorno in cui una ragazza con le lentiggini, gli occhi verdi e l'aria sperduta di una turista straniera entra improvvisamente nel bar, e Massimo rimane folgorato. Il problema è che non riesce a farsi capire in nessuna lingua, e nel giro di cinque minuti lei se ne va spazientita, lasciandolo con qualcosa di molto simile a un cuore spezzato. Ma tornerà presto, perché un segreto inconfessabile la lega proprio al bar di Massimo. Che potrà così corteggiarla con le armi che conosce meglio: caffè, cappuccini e il fascino di Roma.

Quello del bar Tiberi è un piccolo microcosmo che riflette la personalità di Roma, con tante persone indaffarate che trovano almeno 5 minuti di tempo per ricaricarsi con un caffè. Ovviamente ci sono i clienti abituali, quelli che trovi seduti sia alle 8 di mattina che alle 17 di pomeriggio, i tipici "romanacci" dall'accento marcato e con un'ironia tipica trasteverina.
Massimo lavora proprio lì, davanti a S. Maria in Trastevere. La sua visuale quotidiana è costituita dalla magnifica basilica e dalla fontana, in una città che si sta svegliando immersa nel tiepido grigiore mattutino. 



L'amore di Massimo per Roma è pari a quella che ha per l'arte del caffè. Si impegna a prepararlo proprio come stesse dipingendo, come stesse creando un'opera d'arte. E si ricorda il gusto di ogni cliente che "classifica" con la tipologia di caffè: quello tradizionale nella tazzina di ceramica, quello al vetro, quello lungo, quello alla Nutella.
E all'improvviso la sua quiete interiore viene turbata dall'arrivo di Geneviève, una ragazza francese, con un paio di occhi verdi stupendi incorniciati da un viso spruzzato di lentiggini. Massimo fa di tutto per farsi notare e capire, ma lei appare come un ghiacciolo, soprattutto dopo il primo impatto durante il quale chiede un thè nero alle rose. La povera ragazza, non abituata ai romani e alla loro ironia, si sente presa in giro e se ne va.



Massimo, per conquistarla, tenta addirittura di prepararle il thè, senza riuscirci... e adotta quindi il metodo di farle assaggiare la sua specialità: il caffè.
Giorno dopo giorno, quella fredda francesina si rivela invece una persona molto timida, sensibile e tanto fragile, con un segreto che verrà rivelato solo parzialmente nelle ultime pagine del libro tramite il suo quaderno con la copertina di Magritte... e finalmente a voce.



Quella di Massimo e Geneviève è una storia romantica e dai colori pastello, con un sottofondo di caffè e di rose, in uno scenario composto da Roma in tutta la sua immensità, dai Fori, alla Fontana di Trevi, fino ai vicoli e agli angoli nascosti di Trastevere.
Questo romanzo mi è decisamente piaciuto. Ho apprezzato molto il semplice romanticismo di un umile barista innamorato dell'arte, il caffè che regna sovrano tra le pagine (e noi romani senza caffè siamo perduti!), le visuali incredibili che Galdino è riuscito a descrivere con abili pennellate degne degli artisti inglesi dell'Ottocento e il dolcissimo giro delle fontanelle di Roma.



Nella Roma di Galdino sono riuscita a vedere come potrebbe essere la mia magnifica città se solo fosse più ordinata e curata... e vorrei sinceramente vederla risollevarsi, riacquistando lo splendore che purtroppo ha perduto soprattutto ultimamente.  
Unico piccolo appunto: forse la fine è stata un po' affrettata. Qualche altro capitolo dedicato alla storia segreta di Geneviève e sarebbe stato ancora più bello. 
Complimenti comunque a Diego Galdino. E' la chiara dimostrazione che gli italiani non hanno nulla da invidiare ai colleghi stranieri e soprattutto non possiedono meno bravura. Le case editrici potrebbero farci un pensierino...
Lascio qui qualche estratto che ho adorato (poi essendo archeologa  per di più romana, certi pezzi mi sono rimasti nel cuore):

"Cercava di non dare mai nulla per scontato e se gli capitava di notte di sbucare davanti alla fontana di Trevi (che compariva così senza preavviso, quasi sfacciata) era capace di stupirsi ogni volta, e coltivava questa sua meraviglia nella brezza che spirava nei fori imperiali, o in certi scorci dell'Appia antica, o nelle ville che ti facevano assaporare la natura selvaggia e l'isolamento contemplativo, salvo poi aprirsi in panorami incredibili sulle infinite cupole della città eterna."



"Le rovine romane, in questo scenario maestoso in bilico tra sole e tempesta, erano con ogni evidenza le stesse che avevano ispirato gli artisti del Romanticismo inglese durante i loro grand tour nella vecchia Europa. Man mano che gli veniva a mancare l'ossigeno, Massimo sentiva la bellezza senza tempo penetrargli in ogni cellula e quando tornò a casa, stanco e bagnato di pioggia e sudore, era sicuro che in qualche modo ce l'avrebbe fatta".



"Il tempo è strano: a volte cancella i ricordi come un'onda sul bagnasciuga, altre volte scorre lasciando intatto il dolore quasi tagliente di ciò che è successo."



"Io voglio soltanto bere con te il primo caffè del mattino, mi basta questo. Ma dev’essere ogni mattina, per il resto della nostra vita. Ti va?"




2 commenti:

  1. Grazie Cristina per aver dato fiducia al mio primo romanzo e per la tua bellissima recensione... :-)

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    1. Grazie a Lei per aver creato una storia tanto dolce. Al giorno d'oggi serve ancora quel pizzico di magia che solo una storia d'amore a volte sa regalare. In bocca al lupo per i nuovi romanzi!

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