domenica 18 settembre 2016

Recensione di "Io prima di te" di Jojo Moyes (romanzo e film)

Buona domenica, amici lettori! Come state? Qui a Roma ha iniziato a soffiare un venticello fresco che porta con sé i nuvoloni e l'odore della pioggia. Lo spirito autunnale è alle porte, ma io proseguo a parlarvi dei romanzi che ho letto durante l'estate.
E' quindi l'ora della bellissima storia d’amore che prosegue a commuovere le fan di ogni parte del mondo, la storia di Louisa Clark e Will Traynor. Nei miei programmi di lettura vi era quello di leggere il romanzo già da parecchio tempo, ma la lista di libri era diventata interminabile e acquistare altre storie non sarebbe stato troppo saggio. Poi mi sono resa conto che, durante il mese di agosto, nonostante non fossi stata molto in casa, ho divorato letteralmente tanti di quei romanzi che credo di aver recuperato il mio “debito” letterario di un anno intero. Ho quindi fatto le cose al contrario con “Io prima di te”: prima il film e poi il romanzo (attenzione: NON. SI. FA!... però stavolta l'ho fatto pure io...)


Ho acquistato il romanzo con la copertina riferita al film in preda a un attacco di innamoramento adolescenziale dovuto al magnifico Sam Claflin, già notato e apprezzato in "Hunger Games" nel ruolo di Finnick Odair. Tralasciando però le mie follie, passiamo alla recensione.
Louisa Clark è una ventiseienne, impacciata, buffa e particolare. Ama vestirsi in maniera bizzarra, sta con Patrick da ben 7 anni e lavora in un piccolo bar alle pendici del castello che domina il paesetto inglese in cui vive. Il suo mondo ovattato sembra andar bene così: Lou è nata lì e lì morirà quando sarà vecchia, senza grandi ambizioni.


La sua vita cambia quando perde il lavoro e, dopo aver accettato un’orrenda e deprimente occupazione in un’industria notturna di pollame, Lou decide di provare a sostenere il colloquio presso la famiglia Traynor, nobile e proprietaria del castello. Di certo la ragazza non si sarebbe mai aspettata di vivere ogni giorno al fianco di Will, il brusco, sarcastico ma incredibilmente affascinante e intelligente figlio dei Traynor, ridotto su una sedia a rotelle all’età di 35 anni. 


Will è stato vittima di un incidente: una moto lo ha travolto mentre, in una giornata di pioggia, andava a prendere un taxi per recarsi al lavoro nella City londinese. Da allora è tetraplegico e ha bisogno di cure, ma soprattutto detesta la sua vita così limitata, tanto da aver tentato il suicidio e da aver preso accordi con una clinica svizzera per provvedere all’eutanasia. Ha dato 6 mesi di tempo ai suoi genitori e a sua sorella (che ha un ruolo davvero nullo) per fargli cambiare idea. Lou diventa l’unica speranza dei Traynor. 
Quella buffa ragazza senza aspirazioni si trasformerà, grazie a Will, in una fantastica donna capace di trarre forza, coraggio e allegria da qualsiasi cosa nel disperato tentativo di far rimanere Will… quell’uomo che pian piano ha imparato ad amare.


Il romanzo è consigliatissimo e il film – quasi completamente attinente al libro – è decisamente meraviglioso, ma preparatevi i fazzoletti. Ho pianto pure io che non lo faccio mai. È il secondo film in tutta la mia vita che riesce a commuovermi, affiancandosi a "Saving Mr. Banks".
Complimenti all’autrice, Jojo Moyes, e ai 2 attori protagonisti per il film, Emilie Clarke (il suo cognome e quello di Lou si pronunciano in ugual maniera… caso o destino?) e Sam Claflin.
Ora, qualche considerazione personale che posso fare solo dopo aver terminato il romanzo che integra alcuni aspetti descritti nel film.
La famiglia di Lou è tremenda. Ma come si fa a far quasi credere totalmente scema una figlia (la maggiore per di più) per far sì che la più piccola, inguaiata (si è fatta mettere incinta da non si sa nemmeno chi) e sempre considerata troppo intelligente, possa proseguire i suoi studi e la sua vita senza lavorare?


La sorella di Lou, Treena, è una prepotente viziata, che però ha un cuore sensibile, disposto ad ascoltare e aiutare Lou quando accade l’irreparabile. 
Il padre di Lou non capisco con quale coraggio (ovviamente quello dell’ignoranza) riesca a umiliare la figlia con continue prese in giro anche pesanti. No comment. Fa una coppia davvero insopportabile con sua moglie, che risulta una madre veramente troppo apprensiva e tropo dedita al suo ruolo di chioccia.
E Patrick è l’uomo più detestabile in circolazione. Mi sono chiesta perché diavolo Lou abbia tollerato di avere accanto un tizio così pieno di sé per 7 lunghi anni (indipendentemente dall’incontro con Will).


Patrick è un uomo cui non importano minimamente gli interessi altrui, men che meno quelli della sua ragazza, cui vuole imporre le sue abitudini e le sue passioni (corsa, sport, triathlon) sopprimendo quelle di lei.
Infine c’è Will, un raggio di sole in ogni senso, che ha però imparato ad essere più umile solo grazie alla conoscenza di Lou. Will amava la sua vita, era uno spirito libero e qui più che mai si comprende come il denaro non sia essenziale, ma possa fare la differenza.
Lou non è mai andata da nessuna parte anche perché è povera e deve lavorare per mantenere tutta la sua famiglia, mentre Will è colto e ha girato il mondo perché nato ricco. Allo stesso tempo, sono quegli stessi soldi che da tetraplegico gli permettono di condurre una vita almeno dignitosa e di potersi avvalere di cura e assistenza. Un Will Traynor povero, molto probabilmente, avrebbe considerato più di una volta la possibilità del suicidio, senza riuscire a resistere per anni.


Will, con il suo carattere difficile (come biasimarlo?), ma estremamente dolce, cambia Lou, fornendole gli strumenti per la conoscenza di un mondo che, fondamentalmente, la spaventava, facendole acquistare fiducia nelle sue capacità e risvegliando in lei la curiosità per il nuovo. Lou accantona finalmente un destino che non aveva scelto per sé e che aveva permesso agli altri di scegliere per lei.
Allo stesso tempo, è ancora Will a sottrarla da quel rapporto univoco, inutile e apatico che aveva con Patrick, facendole comprendere cosa voglia dire amare veramente e riuscendo a farle aprire infine le sue ali, quelle della sua vita e della sua libertà.


Jojo Moyes ha creato due personaggi complessi, complementari e affascinanti, andando a toccare il difficile tema dell’eutanasia che, forse, non è comprensibile, né totalmente giudicabile se non si provano certe sensazioni in prima persona. Libertà è anche quella di morire quando la tua esistenza è ridotta a quella di un vegetale, nonostante quella stessa libertà possa comportare assurdi dispiaceri. È forse una scelta egoista, ma l’uomo deve poter essere libero di ragionare ed effettuare le proprie autonome e consapevoli decisioni.
Ora ho timore di leggere “Dopo di te”. Sono curiosa di sapere cosa farà Lou, ma allo stesso tempo ho timore del suo futuro. Perché? Leggete il romanzo e capirete. Poi guardate il film e innamoratevi perdutamente di Will Traynor, in quella magistrale interpretazione di Sam Claflin che ha saputo essere affascinante, anche se confinato su una sedia a rotelle.

«Così stanno le cose. Sei scolpita nel mio cuore, Clark, fin dal primo giorno in cui sei arrivata con i tuoi abiti ridicoli, le tue terribili battute e la tua totale incapacità di nascondere ogni minima sensazione. Tu hai cambiato la mia vita…»


2 commenti:

  1. Ho visto solo il fim, ma la tua recensione mi ha invogliato a dare una sbirciatina anche al libro. ;)
    By Claudia

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Claudia, grazie per aver lasciato il tuo commento sul mio blog! Il romanzo ti piacerà sicuramente se ti è piaciuto il film... e ci sono anche altri particolari ;)

      Elimina