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mercoledì 29 luglio 2015

Recensione di "I Regni di Nashira - Il destino di Cetus" di Licia Troisi

Buonasera lettori, questo sarà l'ultimo post prima della chiusura "estiva". Riprenderò a settembre con nuovi interventi perché adesso sono davvero troppo impegnata, anche sul fronte "creativo".
Ho terminato di leggere l'ultimo volume della saga di Nashira di Licia Troisi, "Il destino di Cetus".
L'ho acquistato in un momento particolare: avevo bisogno di conforto, immergendomi in qualcosa di familiare, ma allo stesso tempo necessitavo dell'impeto delle battaglie che Licia Troisi solitamente riesce a descrivere alla perfezione. Un libro va letto anche con un certo stato d'animo, giusto?



Premetto che quando iniziai quest'avventura con Talitha e Saiph ero contenta di aver trovato due nuovi amici fantasy. Erano due personaggi particolari, diversi dai soliti Elfi e creature fantastiche, con un carattere tutt'altro che semplice e un amore nascente e nascosto che già mi teneva incollata alle pagine per scoprire come sarebbe andata a finire la loro storia. E la trama aveva caratteri interessanti.
Con molto dispiacere però, già dal terzo volume, ho avvertito degli elementi nella narrazione che mi hanno un po' "urtato". Ho notato spiccati riferimenti a ideologie politiche, nonché religiose celate metaforicamente dietro fatti, personaggi e parole. A me non disturba la tendenza (perché alla fine ognuno la pensa come vuole e va rispettato, ne sono sempre convinta), ma per il fatto in sé. Se si scrive fantasy, la narrazione dev'essere fantasy e basta. E' la storia a dover conquistare il lettore. Non si tratta di un manifesto ideologico, ma di fantasia. Anche l'inserimento del rapporto omosessuale di Kato e Anji è a mio avviso un po' forzato. Vi ho letto proprio l'idea di supporto dell'autrice verso le coppie omosessuali, come a voler dire "Pure nei fantasy ci stanno. Perché inserire solo storie d'amore etero? Siamo tutti uguali" e a voler riprendere temi che ultimamente in Italia sono molto discussi.
Ora a prescindere dalle mie idee in merito che non esporrò perché tratto solo di scrittura sul mio blog, direi solo una cosa: politica e varie ideologie sono un conto, la scrittura è un altro. Non mischiamoli.
La narrazione pura e semplice è così bella! Non roviniamola.
In quest'ultimo libro, non nego di aver fatto fatica a leggere alcuni capitoli, secondo me un po' ripetitivi. Sembrava che la storia avesse subito un blocco. Poi all'improvviso, ecco riprendere l'azione, ma avevo ormai superato la metà. Lo stile che avevo apprezzato in Licia Troisi specialmente durante le avventure di Nihal l'ho ritrovato soltanto negli ultimi capitoli, quando battaglie mozzafiato e colpi di scena si susseguono.
E credo anche che l'autrice non abbia del tutto messo da parte la sua primissima eroina. Mi è sembrato di avvertire la presenza di Nihal "spezzettata" in vari personaggi: Talitha, con la sua furia distruttiva e la sua fedele spada, una sua estensione, quasi parte del suo corpo;



Saiph, considerato il messia, colui che nonostante la sua condizione inferiore avrebbe comunque cambiato il mondo;



Lakina, dai capelli viola, una mezzosangue, che a tratti mi ha ricordato anche Theana (si vd. Le Guerre del Mondo Emerso), con una grande forza interiore.



Melkise ha proseguito ad essere il mio preferito, un po' Ido e un po' Sarnek, il maestro di Dubhe. Non nego di aver desiderato ardentemente che con Talitha proseguisse la storia, ma la contessa era troppo presa da Saiph. Il suo era un amore molto radicato nel tempo, impossibile da abbattere. E mi è dispiaciuta la sorte che gli è toccata. Melkise rimarrà nel mio cuore.



In questo volume, ho visto inoltre una ripresa del mondo sotterraneo di "I dannati di Malva". Questo è un aspetto che ho apprezzato perché la storia di Telkar mi era piaciuta molto. Le atmosfere azzurre che regnano in questa parte di Nashira sono lo scenario di un mondo in cui terra e acqua si mescolano perfettamente, che genera un po' l'effetto "Atlantis" (Disney).



I suoi abitanti hanno le ali, sono quasi demoni nell'aspetto, ma molto pacifici, ad eccezione di Nera e dei suoi piani degni di una mente esaltata.



Sono esseri metà acquatici e metà appartenenti all'elemento dell'aria, apparentemente degli immortali. Mi hanno sinceramente ricordato i Nephilim biblici (Genesi 6:1-8), così come la loro storia.



Un nuovo aspetto viene toccato dall'autrice, inserendo una componente fantascientifica. Nashira sembra più un'astronave che un vero e proprio pianeta. Ancora per i miei gusti personali, avrei preferito fantasy e basta.
Infine qui più che mai si comprende la sua vena di astrofisica che emerge, dando vita a quelle numerose possibilità di altri mondi, lontani nello spazio e nel tempo, che chissà forse un giorno l'uomo riuscirà a raggiungere e conoscere (senza distruggere, si spera).
Termino con questo estratto. Apprezzabilissima astrofica - a me piace tantissimo, nonostante studi tutt'altro - mischiata purtroppo a un'ideologia religiosa/politica che di fantasy ha molto poco. Tra le righe leggo il pensiero di Marx... la religione come oppio dei popoli:

<<Un'antica leggenda dice che siamo nati dalle stelle. Qualcuno di noi crede che un giorno ci torneremo. Col tempo abbiamo abbandonato questa credenza, perché non ci sono più dei, nei nostri racconti, né sulle nostre teste, né sotto i nostri piedi. Gli dei sono il rifugio dei deboli e degli ignoranti, e noi vogliamo invece capire>>.



martedì 6 gennaio 2015

Recensione di "Cronache del Mondo Emerso - Le storie perdute" di Licia Troisi

Cari amici lettori e bloggers, buonasera e buona Epifania! Come avete trascorso queste vacanze? Io mi sono riposata (cosa indispensabile, altrimenti sarei impazzita) e ho letto taaaaanto. Finalmente non ho più la pila di libri sul comodino che mi osservano minacciosi! Ho anche scritto qualcosina del mio terzo romanzo, nonostante questo sia davvero impegnativo.

Proprio oggi ho terminato di leggere l'ultimo libro di Licia Troisi dopo essermelo divorato. Desideravo il ritorno di Nihal, la mia migliore amica letteraria... e Licia ha fatto questa grande sorpresa a tutti i fan delle Cronache del Mondo Emerso. Non smetterò mai di ringraziarla per questo. Voi direte "è solo un personaggio di fantasia". No, per me Nihal è molto di più.



Lei ha combattuto nella mia mente, nel Mondo Emerso che ormai riesco a vedere proprio come fosse reale, lei riflette molto il mio carattere soprattutto di una parte importante e solitaria della mia vita (in cui devo dire di aver avuto istinti distruttivi e molto vendicativi). Nihal mi ha fatto compagnia durante interi pomeriggi, oppure prima di andare a dormire facendomi viaggiare in un mondo fantastico a dorso di drago, anzi, di Oarf.
Ed è proprio "Nihal della Terra del Vento" ad essersi classificata come la mia prima lettura fantasy di un'autrice italiana... quindi come posso non amarla? Prima di Licia, avevo letto Marion Zimmer Bradley e J.K Rowling, due colossi della letteratura straniera, ma sta di fatto che il fantasy da allora non l'ho mai mollato e sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo che mi tenga incollata alla pagine.



Dunque, passo alla recensione di "Cronache del Mondo Emerso - Le storie perdute".
Inizia tutto con un misterioso viaggiatore, che ammantato e munito di maschera, entra in una locanda e qui inizia a raccontare storie di Nihal che nessuno conosce. Non ci è dato sapere chi sia in realtà il cantastorie sino alla fine del romanzo, ma circa tre sospetti si insinuano nel lettore con il trascorrere degli eventi. La curiosità di certo non manca.
Ad ogni modo, nonostante siano trascorsi anni e anni, la leggenda di Nihal continua ad echeggiare tra il Mondo Emerso e le terre degli Elfi al di là del fiume Saar. Ci sono state Dubhe, ladra, assassina e regina, e Adhara, la nuova Sheireen, ma Nihal la Mezzelfo è un vero e proprio mito.
Eppure tramite queste storie - tre per la precisione - Nihal acquista quel grado di umanità che durante i romanzi delle Cronache era stato celato da quella sua aura vendicativa.
La prima storia tratta di una neonata Nihal e dei suoi genitori, di quel che accadde all'inizio di ogni cosa, di quegli eventi su cui i fan certamente si saranno interrogati perchè sempre avvolti da una certa atmosfera misteriosa e dolorosa.
Nella seconda troviamo narrata l'esistenza di Nihal e Sennar al punto in cui li avevamo lasciati, alla loro vita insieme, finalmente in pace. E c'è anche il piccolo Tarik che nelle "Leggende del Mondo Emerso" appare in stretta connessione con il figlio San, il nuovo Marvash.



La terza... è un mistero. Come sempre non scriverò un riassunto, nè farò spoiler, ma i fan della Troisi non vedranno l'ora di leggere questa parte del romanzo.
Seguo Licia Troisi su Facebook e leggo il suo blog da quando sono diventata una sua fan e non ho potuto fare a meno di notare quanti suoi aspetti siano riflessi nel personaggio di Nihal, soprattutto nella seconda strofa, quella in cui si narra della sua vita con Sennar e il piccolo Tarik. L'esperienza della maternità per Licia ha fatto sì che alcune sensazioni, preoccupazioni, ansie di lei come madre siano state perfettamente descritte nelle gesta di una Nihal più matura, ormai cresciuta, che non ha dimenticato ciò che un tempo è stata (una macchina da guerra), ma che prova a mutare. Ed è proprio l'occuparsi di suo marito Sennar e di suoi figlio Tarik che fornirà a Nihal quel grado di amore necessario per placare la belva che la divora all'interno - quella della disperazione e la consapevolezza di non potersi opporre a un destino cui è stata consacrata sin dalla nascita - per lasciare spazio a un altruismo più umano.
In Nihal, Mezzelfo, razza nata dall'unione di umani ed Elfi, sono infatti proprio riflesse due caratteristiche fondamentali che guidano le gesta della nostra eroina: l'amore, la speranza, l'altruismo umano, e la crudeltà, la vendetta, la sete di sangue degli Elfi.
Nihal è un personaggio diviso in due parti opposte unite in un solo corpo.



Come dicevo però la Nihal che ritroviamo è cambiata. Si vedrà ancora come macchina da guerra, mossa solo dal piacere di uccidere, ma l'amore per Sennar e Tarik e per tutte le creature che l'hanno aiutata l'hanno certamente fatta mutare in bene. Nihal può ancora uccidere con la sua spada di cristallo nero (ah quanto l'adoro!), ma i suoi colpi sono differenti. Vi ho scorto un certo grado di pietas... ma per ovvi motivi non potrò essere più specifica, altrimenti rischierei di entrare troppo nella trama.



Certamente il lettore sarà felicissimo di ritrovarsi a contatto con personaggi che già da qualche anno aveva dovuto abbandonare nelle pagine dei romanzi e luoghi tanto familiari. La mescolanza del vecchio con il nuovo Mondo Emerso è l'ossatura del nuovo romanzo che chiarisce molti punti e apre nuovi interessanti capitoli. Si comprende anche la grandissima importanza di Oarf, che non è solo un drago, ma un amico, un'altra parte di Nihal, una costante, un pilastro.



Non posso fare anche a meno di notare elementi del pensiero politico dell'autrice che mi sembra siano stati in qualche modo riflessi nella condizione dei Mezzelfi, ma come dissi tempo addietro non voglio inoltrarmi in un campo che è troppo personale.
Per terminare: copertina bella, con una Nihal differente rispetto a quella di Paolo Barbieri (che per me rimarrà sempre quella originale), e uno stile più tendente al ritratto realistico, come avevo già notato per le nuove edizioni delle Cronache e delle Guerre. Ho una domanda però: perchè gli occhi di Nihal sono stati colorati di rosso? Il bagliore viola delle sue iridi è peculiare. Mi sono anche risposta che forse è per indicare la furia che anima la nostra eroina... però l'avrei preferita con il suo colore. Ovviamente questa è un'opinione strettamente personale.



Concludo ringraziando ancora Licia per aver fatto tornare Nihal, anche se per me lei ha sempre continuato a vivere nella mia immaginazione e nel mio cuore. Adesso attendo con ansia la continuazione dei Regni di Nashira e.... del secondo capitolo di queste "Storie perdute". Sarò come sempre una delle tue lettrici.

Buona serata a tutti!

sabato 22 marzo 2014

"I regni di Nashira - Il Sacrificio" - Impressioni e opinioni

Buonasera! E' già da qualche giorno che avevo tanta voglia di scrivere, ma sono una vecchietta troppo stanca per continuare a pigiare i tasti del pc anche dopo aver studiato ore.
La mia intenzione era quella di parlare dell'ultimo romanzo di Licia Troisi, "I Regni di Nashira - Il sacrificio", che avevo sul comodino da un'eternità. Avevo atteso un momento libero e rilassante per poterlo leggere in santa pace, gustandomelo. Dato che tali attimi di libertà sono per me ormai un'utopia, ho pensato di fare come tante persone che incontro sui mezzi: ho portato il libro con me, a farmi compagnia in mezzo al traffico di Roma, in modo che potessi isolarmi e volarmene con la fantasia a dorso di drago verso Nashira.



Devo dire che non ricordavo un granchè gli ultimi eventi. Il secondo volume lo avevo divorato troppo tempo fa, ma prendendo tra le mani il nuovo libro ho ristabilito la connessione con Talitha, Saiph, Verba e il mio adorato Melkise.
Dunque, ormai a Nashira è la guerra che sta conducendo morte e disperazione. "Mors tua, vita mea" è una legge che regna sovrana ed è alleata sia dei Femtiti che dei Talariti, questi ultimi condotti da Megassa, padre di Talitha, bramoso di potere assoluto e della morte della figlia ribelle.
Saiph e Talitha, innamorati da sempre anche se era un amore che entrambi volevano nascondere in primis a loro stessi, sono separati: il primo si trova con Verba, l'immortale, cercando di salvare Nashira, poichè solo il misterioso proprietario della spada di Talitha conosce ciò che vi era prima della distruzione che precedette la venuta di Talariti e Femtiti; la seconda si trova invece con Melkise e Grif, fugge dai Talariti perchè è una traditrice, ma anche dai Femtiti perchè non ha continuato ad uccidere per la loro causa.
Le due fazioni infatti ora si equivalgono per crudeltà: l'una vuole il potere sull'altra. I Talariti non possono essere sottomessi dai loro stessi schiavi e i Femtiti, essendo stati schiavi per secoli, vogliono la libertà e rivoltare il lato della medaglia.
In tutto ciò si crea una nuova fazione, quella dei Beati, popolo veramente utopico, in cui Talariti e Femtiti vivono in sintonia, adottando la pace e la fratellanza.



Non farò un riassunto (se ne trovano 2000 sul web), come sempre, ma scriverò qualche opinione personale.
Prima di tutto, su aNobii avevo letto una breve recensione prima di iniziare a sfogliare le pagine del libro. Si diceva che Licia riprendesse molto il Vangelo e che fosse un rinnovamento del Cristianesimo. A me era sembrata la solita cavolata critica. Devo dire però che non era totalmente falsa.
Già il fatto di avere un Saiph che diventa Messia, fa capire quale sarà il suo destino. A ciò si unisce il fatto che ci fosse stata una profezia, fatta da Verba, in cui lo stesso Saiph sarebbe morto per lasciare un messaggio di pace e amore al popolo che lo avrebbe ucciso. Dopo la sua morte infatti, molti cominciano a pensare sul fatto che sia stato ucciso un innocente e spesso ricorrono frasi che hanno evidenti somiglianze evangeliche (e lo dico io che ho una modesta esperienza nella sua lettura perchè l'iconografia in particolare richiede la conoscenza degli episodi), del tipo "Allora lui era veramente il Messia". Si nota anche una certa confusione nei Talariti che dicono a Megassa perchè mai debbano uccidere i Beati che non fanno nulla di male (ho rivisto in questo la confusione di Plinio il Giovane nel rescritto a Traiano, fonte che si porta sempre come esempio riguardo il fatto che i Romani non avessero un evidente motivo per uccidere i Cristiani).
Inoltre uno dei due soldati che portano il corpo esanime di Saiph alla fossa comune si volta a osservare il cadavere e se ne dispiace, come se anche lui avesse iniziato a credere che il giovane Femtita era evidentemente il Messia (es. parallelo con Vangelo di Luca 23, 47 quando il centurione si accorge che Gesù era davvero il Messia). Le torture che subisce quest'ultimo sono simili a quelle che vengono inflitte a Gesù e la gente dice "che avrebbe potuto salvarsi da solo e non lo ha fatto". Infine Saiph non è morto, infatti riapre gli occhi.



Ecco, si nota decisamente l'influenza cristiana. Ora non so se Licia lo abbia fatto consapevolmente, oppure se il tutto è in funzione di ciò che accadrà in futuro, ma devo dire che nella recensione che avevo letto stavolta era scritta la verità. Non me la sento però di criticare. La costruzione degli eventi, i sentimenti che sono espressi e l'idea di fondo, quella di un popolo che seppur diverso prova a vivere in pace (ripeto, molto utopico), sono tutti elementi magistralmente incastrati e descritti nella trama fantasy.
In questo non manca l'amore fortissimo tra la protagonista Talitha e Saiph. I due sono personaggi con un carattere profondamente diverso. Saiph è gentile, servizievole, solitamente assennato, riflessivo, a volte appare (prima di rendersi conto che è il Messia) fin troppo prudente; Talitha ha lo spirito combattivo, disperato e violento, ma allo stesso tempo dolce e bisognoso d'amore che un po' tutte le eroine create da Licia Troisi possiedono. In Talitha rivive un po' anche Nihal, la sua voglia di vendetta, la disperazione con cui uccide, i fantasmi dei Mezzelfi che la tormentavano, il dolore che provava. Inoltre c'è una forte connessione con la propria spada che sembra essere un'estensione del proprio corpo, un'amica fedele.



E poi c'è Melkise. Figura complessa la sua, a metà tra la parte del buono e quella del cattivo di turno, ma l'amore verso Talitha, un sentimento impossibile (Talitha ama troppo Saiph e Melikise è troppo grande per lei... nonostante ciò i due sono fortemente attratti l'uno dall'altra), cambierà il suo cuore, facendolo passare dalla parte eroica.
Lo scenario è quello di un mondo scosso dall'ansia di un'imminente Apocalisse, debilitato dallo scempio della guerra, e ricco di paesaggi surreali, in cui si invertono anche i consueti ruoli (in alcuni posti le cavalcature non sono Draghi ma giganteschi insetti ad esempio).
E poi, mascherate dietro il fantasy, ci sono anche altre tematiche. Non è un caso, a mio avviso, che ci siano le Pietre dell'Aria, appese ai Talareth (alberi giganti), che fanno vivere gli abitanti di Talaria. E' qui ripresa la tematica dell'inquinamento ambientale che viviamo al giorno d'oggi.



Infine lo ripeto, la comunità di Beati può reggere solo nella fantasia. La storia dell'uomo parla da sè e purtroppo, a causa del rispetto reciproco che mancava e continua a mancare verso tradizioni, religione, etc. non sarà mai possibile far sì che tutti noi viviamo in armonia come provano a fare Femtiti e Talariti. Licia probabilmente ripone proprio in quella comunità una sua grande speranza.
Il terzo volume è quindi un libro che riunisce fantasy, religione e persino politica (argomento di cui non parlo proprio in generale). 
Lo stile è scorrevole, le descrizioni sono tante ma mai stancanti ed è questo che mi piace della Troisi. Con un linguaggio accessibile a tutti riesce a immergere il lettore nella sua fantasia, nel suo mondo, stimolando la sua curiosità. 
Attendiamo ora il quarto volume. Voglio proprio vedere cos'altro potrà accadere e quanti altri colpi di scena mi faranno stare incollata alle pagine.

Da pochi giorni ho invece iniziato un genere totalmente diverso. Sto leggendo un libro di Khalil Gibran "I segreti del cuore". Beh, non tratta di certo di avventura e di incantesimi, ma si rivolge dritto al cuore di ognuno (al mio sicuramente sì). Vedremo quanti e quali messaggi mi lascerà impressi.

venerdì 1 febbraio 2013

A volte ritornano...

Buonasera a tutti! Chiedo perdono per la mia assenza sulla piattaforma digitale, ma essenzialmente sono anche assente fisicamente al pc, o almeno, non lo uso per svago ultimamente.
Sono veramente troppo impegnata con lo studio e quando non studio preferisco uscire e prendere una boccata d'aria, visto che c'è vita fuori dalla mia camera e dalla biblioteca.
In ogni caso non posso ritenerlo un periodo negativo. Ho i miei amici che vedo tutti i giorni che mi circondano dell'allegria che mi mancava da tempo e della spensieratezza che avevo dimenticato.
E' evidente che mi servisse trovare la compagnia giusta. E poi, ecco quello in cui mi trovo è il mio habitat naturale, il mio sogno di sempre, uno degli obiettivi che volevo raggiungere a tutti i costi e ancora non mi sembra vero di essere riuscita a fare ciò che mi ero prefissata da quando iniziai ad amare l'iconografia ben... 5 anni e mezzo fa.
E' passato tanto tempo, eppure mi sembra ieri, quando entravo in quell'aula piccina all'università, la numero 11, e c'era talmente tanta gente che bisognava arrivare qualche minuto prima dell'inizio, altrimenti toccava sedersi per terra. Piena di fotocopie, cominciavo a sentire quella lezione che mi ha sempre affascinata.
Allora studiai Dura Europos, Santa Maria Maggiore, la Traditio Legis, l'abside Vaticana, la capsella di Samagher... e da lì il mio interesse si fece sempre più vivo.
Ormai è proprio una passione la mia. Non ne posso fare a meno. Che poi, per noi archeologi Roma è un paradiso e una condanna al tempo stesso. E' un paradiso perchè c'è tantissimo da studiare, tanti particolari su cui soffermarsi, da approfondire; ma è anche una condanna perchè ormai l'occhio si sofferma da solo sui monumenti cercando le varie fasi, guardando il riutilizzo, i tagli, etc.
Diciamo che il mondo sotterraneo è il nostro luogo di frequentazione "abituale"... talvolta ci capita anche di camminare in alto, sui tetti delle chiese per vedere alcune fasi interessanti da vicino...


Foto scattata a San Lorenzo in Lucina

Ci prenderete per matti forse, ma nessuno si diverte tanto, lo credo fermamente!
La cosa "brutta" è che quando vai a cena con archeologi (perchè poi ci si conosce tutti) provi a parlare d'altro... e ti ritrovi inevitabilmente a emozionarti per ciò che stai esaminando. L'archeologia è davvero bella, ma ti impregna corpo, anima e cuore.
Per quanto riguarda il mio libro, sto aspettando un responso delle case editrici. Non ho perso la speranza perchè, non voglio sembrare presuntuosa, credo sia una storia che possa piacere. Ho visto tanti libri in giro, qualcuno dei quali ti fa automaticamente chiedere "ma perchè lo hanno pubblicato?"... purtroppo certe volte sono messe in circolazione argomenti ripetitivi, altri di scarso interesse e quelli invece più quotati e originali sono scartati secondo criteri parecchio opinabili. In ogni caso, non voglio fare polemica perchè comunque non servirebbe a nulla. Attenderò pazientemente e riproverò.
Nel frattempo la stesura del terzo volume procede, ma mi sto rendendo conto di come la storia si ingarbugli e che inevitabilmente non potrò saltare dei passaggi. Conseguentemente il romanzo si allunga e forse potrò pensare a un quarto volume conclusivo.
Sono sicura che potrò dare il contributo maggiore in questo mio ultimo lavoro durante l'estate perchè sarò più riposata e soprattutto, si spera, avrò un pizzico di tempo in più, oltre le ore notturne che bisognerebbe normalmente impiegare per dormire.
Durante il mio periodo di assenza dal blog, ho terminato il secondo volume dei Regni di Nashira di Licia Troisi e ho dovuto realizzare il disegno di un punto che ho particolarmente amato. Non dirò altro, per non fare spam, ma Saiph e Mareth sono due dei personaggi che ho apprezzato maggiormente.
Non vedo l'ora di divorarmi il libro successivo!



Per il momento sto facendo aggiornamento della mia cultura manga... con XxX Holic. Le CLAMP e il loro mondo paradossale sono geniali. Il prossimo libro che verrà accuratamente letto invece sarà il quinto della saga di I segreti di Nicholas Flamel l'immortale di Michael Scott.
Vi auguro una buona serata e spero di riuscire davvero ad essere più presente!


sabato 22 dicembre 2012

Incontro con Licia Troisi :)

Buonasera a tutti! So di essere stata assente per un po' di tempo, ma gli impegni sono davvero molti e conciliare studio, scrittura, visite archeologiche e riposo è un po' complicato per il momento.
Ieri sono terminate le lezioni e quindi da oggi vacanzaaaaaa! Che belle le feste natalizie!
Questo pomeriggio però ho incontrato la mia scrittrice preferita in assoluto che merita un post tutto per sè: la grande Licia Troisi! 
L'ammiro moltissimo. Diciamo che avevo iniziato ad immergermi nella letteratura fantasy con Marion Zimmer Bradley e la saga del Giglio. Durante l'estate dei miei 18 anni, se non ricordo male, mia zia mi regalò un libro, in edizione economica, Oscar Mondadori, copertina scura e sfondo di una strana città, una ragazza con un vestito da combattimento rigorosamente nero in primo piano, un elmo con due ali di drago sulla testa e in mano una spada molto molto speciale (quella di cristallo nero). Le sue orecchie appuntite non si vedevano, ma spuntavano dei ciuffi blu e gli occhi erano viola. Era Nihal della Terra del Vento, la mia eroina, la mia amica che mi ha tenuto compagnia insieme a Sennar, Ido e al Tiranno durante quelle vacanze. 




E da quella saga trassi una frase che divenne la mia preferita, che leggevo sempre prima di ogni esame per infondermi coraggio. La disse Ido a Nihal: <<La paura è un'amica pericolosa: devi imparare a controllarla, ad ascoltare quello che ti dice. Se ci riesci, ti aiuterà a fare bene il tuo dovere. Se lasci che sia lei a dominarti ti porterà alla fossa>>.
Licia e i suoi personaggi rimasero sempre con me e continuai a seguire la mia autrice con Dubhe e Adhara, ma anche con Sofia la ragazza drago e Thuban, oppure con I dannati di Malva. Nel frattempo ammiravo tantissimo anche i disegni di Paolo Barbieri, un artista, che con la sua mano riesce a dar vita a personaggi che venivano descritti solo tramite parole.
Infine eccoci giunti ai regni di Nashira e alla sua protagonista Talitha insieme al fedele Saiph che mi portano a viaggiare in mondi paralleli e fantastici.
Oggi quando ho visto Licia a Parco Leonardo non sono riuscita a dire molto a parte un "Tantissimi complimenti cara Licia! e Tanti tanti auguri!". Avrei voluto dire che anche io sono una scrittrice esordiente, che adoro il fantasy e che è gran parte merito suo se sono diventata così appassionata di questo genere, ma la timidezza e l'emozione mi hanno bloccata.



In ogni caso, sono riuscita a farmi una foto con lei e ho un libro autografato che rientrerà tra i miei tesori.
Ecco, oggi sono davvero felice. Grazie Licia.
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