sabato 22 marzo 2014

"I regni di Nashira - Il Sacrificio" - Impressioni e opinioni

Buonasera! E' già da qualche giorno che avevo tanta voglia di scrivere, ma sono una vecchietta troppo stanca per continuare a pigiare i tasti del pc anche dopo aver studiato ore.
La mia intenzione era quella di parlare dell'ultimo romanzo di Licia Troisi, "I Regni di Nashira - Il sacrificio", che avevo sul comodino da un'eternità. Avevo atteso un momento libero e rilassante per poterlo leggere in santa pace, gustandomelo. Dato che tali attimi di libertà sono per me ormai un'utopia, ho pensato di fare come tante persone che incontro sui mezzi: ho portato il libro con me, a farmi compagnia in mezzo al traffico di Roma, in modo che potessi isolarmi e volarmene con la fantasia a dorso di drago verso Nashira.



Devo dire che non ricordavo un granchè gli ultimi eventi. Il secondo volume lo avevo divorato troppo tempo fa, ma prendendo tra le mani il nuovo libro ho ristabilito la connessione con Talitha, Saiph, Verba e il mio adorato Melkise.
Dunque, ormai a Nashira è la guerra che sta conducendo morte e disperazione. "Mors tua, vita mea" è una legge che regna sovrana ed è alleata sia dei Femtiti che dei Talariti, questi ultimi condotti da Megassa, padre di Talitha, bramoso di potere assoluto e della morte della figlia ribelle.
Saiph e Talitha, innamorati da sempre anche se era un amore che entrambi volevano nascondere in primis a loro stessi, sono separati: il primo si trova con Verba, l'immortale, cercando di salvare Nashira, poichè solo il misterioso proprietario della spada di Talitha conosce ciò che vi era prima della distruzione che precedette la venuta di Talariti e Femtiti; la seconda si trova invece con Melkise e Grif, fugge dai Talariti perchè è una traditrice, ma anche dai Femtiti perchè non ha continuato ad uccidere per la loro causa.
Le due fazioni infatti ora si equivalgono per crudeltà: l'una vuole il potere sull'altra. I Talariti non possono essere sottomessi dai loro stessi schiavi e i Femtiti, essendo stati schiavi per secoli, vogliono la libertà e rivoltare il lato della medaglia.
In tutto ciò si crea una nuova fazione, quella dei Beati, popolo veramente utopico, in cui Talariti e Femtiti vivono in sintonia, adottando la pace e la fratellanza.



Non farò un riassunto (se ne trovano 2000 sul web), come sempre, ma scriverò qualche opinione personale.
Prima di tutto, su aNobii avevo letto una breve recensione prima di iniziare a sfogliare le pagine del libro. Si diceva che Licia riprendesse molto il Vangelo e che fosse un rinnovamento del Cristianesimo. A me era sembrata la solita cavolata critica. Devo dire però che non era totalmente falsa.
Già il fatto di avere un Saiph che diventa Messia, fa capire quale sarà il suo destino. A ciò si unisce il fatto che ci fosse stata una profezia, fatta da Verba, in cui lo stesso Saiph sarebbe morto per lasciare un messaggio di pace e amore al popolo che lo avrebbe ucciso. Dopo la sua morte infatti, molti cominciano a pensare sul fatto che sia stato ucciso un innocente e spesso ricorrono frasi che hanno evidenti somiglianze evangeliche (e lo dico io che ho una modesta esperienza nella sua lettura perchè l'iconografia in particolare richiede la conoscenza degli episodi), del tipo "Allora lui era veramente il Messia". Si nota anche una certa confusione nei Talariti che dicono a Megassa perchè mai debbano uccidere i Beati che non fanno nulla di male (ho rivisto in questo la confusione di Plinio il Giovane nel rescritto a Traiano, fonte che si porta sempre come esempio riguardo il fatto che i Romani non avessero un evidente motivo per uccidere i Cristiani).
Inoltre uno dei due soldati che portano il corpo esanime di Saiph alla fossa comune si volta a osservare il cadavere e se ne dispiace, come se anche lui avesse iniziato a credere che il giovane Femtita era evidentemente il Messia (es. parallelo con Vangelo di Luca 23, 47 quando il centurione si accorge che Gesù era davvero il Messia). Le torture che subisce quest'ultimo sono simili a quelle che vengono inflitte a Gesù e la gente dice "che avrebbe potuto salvarsi da solo e non lo ha fatto". Infine Saiph non è morto, infatti riapre gli occhi.



Ecco, si nota decisamente l'influenza cristiana. Ora non so se Licia lo abbia fatto consapevolmente, oppure se il tutto è in funzione di ciò che accadrà in futuro, ma devo dire che nella recensione che avevo letto stavolta era scritta la verità. Non me la sento però di criticare. La costruzione degli eventi, i sentimenti che sono espressi e l'idea di fondo, quella di un popolo che seppur diverso prova a vivere in pace (ripeto, molto utopico), sono tutti elementi magistralmente incastrati e descritti nella trama fantasy.
In questo non manca l'amore fortissimo tra la protagonista Talitha e Saiph. I due sono personaggi con un carattere profondamente diverso. Saiph è gentile, servizievole, solitamente assennato, riflessivo, a volte appare (prima di rendersi conto che è il Messia) fin troppo prudente; Talitha ha lo spirito combattivo, disperato e violento, ma allo stesso tempo dolce e bisognoso d'amore che un po' tutte le eroine create da Licia Troisi possiedono. In Talitha rivive un po' anche Nihal, la sua voglia di vendetta, la disperazione con cui uccide, i fantasmi dei Mezzelfi che la tormentavano, il dolore che provava. Inoltre c'è una forte connessione con la propria spada che sembra essere un'estensione del proprio corpo, un'amica fedele.



E poi c'è Melkise. Figura complessa la sua, a metà tra la parte del buono e quella del cattivo di turno, ma l'amore verso Talitha, un sentimento impossibile (Talitha ama troppo Saiph e Melikise è troppo grande per lei... nonostante ciò i due sono fortemente attratti l'uno dall'altra), cambierà il suo cuore, facendolo passare dalla parte eroica.
Lo scenario è quello di un mondo scosso dall'ansia di un'imminente Apocalisse, debilitato dallo scempio della guerra, e ricco di paesaggi surreali, in cui si invertono anche i consueti ruoli (in alcuni posti le cavalcature non sono Draghi ma giganteschi insetti ad esempio).
E poi, mascherate dietro il fantasy, ci sono anche altre tematiche. Non è un caso, a mio avviso, che ci siano le Pietre dell'Aria, appese ai Talareth (alberi giganti), che fanno vivere gli abitanti di Talaria. E' qui ripresa la tematica dell'inquinamento ambientale che viviamo al giorno d'oggi.



Infine lo ripeto, la comunità di Beati può reggere solo nella fantasia. La storia dell'uomo parla da sè e purtroppo, a causa del rispetto reciproco che mancava e continua a mancare verso tradizioni, religione, etc. non sarà mai possibile far sì che tutti noi viviamo in armonia come provano a fare Femtiti e Talariti. Licia probabilmente ripone proprio in quella comunità una sua grande speranza.
Il terzo volume è quindi un libro che riunisce fantasy, religione e persino politica (argomento di cui non parlo proprio in generale). 
Lo stile è scorrevole, le descrizioni sono tante ma mai stancanti ed è questo che mi piace della Troisi. Con un linguaggio accessibile a tutti riesce a immergere il lettore nella sua fantasia, nel suo mondo, stimolando la sua curiosità. 
Attendiamo ora il quarto volume. Voglio proprio vedere cos'altro potrà accadere e quanti altri colpi di scena mi faranno stare incollata alle pagine.

Da pochi giorni ho invece iniziato un genere totalmente diverso. Sto leggendo un libro di Khalil Gibran "I segreti del cuore". Beh, non tratta di certo di avventura e di incantesimi, ma si rivolge dritto al cuore di ognuno (al mio sicuramente sì). Vedremo quanti e quali messaggi mi lascerà impressi.

Nessun commento:

Posta un commento