Buonasera a tutti, amici, e bentornati tra le pagine virtuali di Sàkomar World!
Oggi vi porto al Cairo, tra le atmosfere esotiche e misteriose che tanto hanno affascinato gli occidentali, suscitando passioni tali da condurre, purtroppo, anche all'indiscriminato saccheggio delle antichità.
Trama: Millenovecentoquaranta. A Kate Lambert bastano pochi giorni al Cairo per innamorarsene perdutamente. Si è lasciata alle spalle una Londra plumbea su cui già soffiano i venti della nuova guerra. La capitale egiziana è luminosa, rifulge perfino di notte del chiarore del deserto, una babele di odori, cibi, lingue, religioni che non conosce barriere né diffidenza, solo accoglienza e curiosità. A un primo sguardo, Kate è come molte donne inglesi, gli occhi azzurri, i capelli dorati, i lineamenti fini. La sua fame di vita però la rende diversa. I luoghi prediletti dalla comunità cosmopolita, come il Shepheard’s Hotel e la Pasticceria Groppi, sono magnifici, ma lei preferisce perdersi nei vicoli polverosi, respirare il profumo di gelsomino e di legno di Agar, camminare lungo la Corniche del Nilo. Crede nella libertà dei suoi vent’anni che si spalancano davanti a lei come una promessa. Fino all’incontro con Hafez. Di lui non sa nulla se non ciò che vede, gli abiti occidentali, l’accento di Oxford, anche se percepisce qualcosa di sfuggente e misterioso. Non sa ancora che Hafez ha un profondo legame con Gamal Abd el-Nasser, quel Nasser che trama insieme a un gruppo di ufficiali per rovesciare re Farouk e restituire l’Egitto agli egiziani. Che fomenta il sentimento antibriannico e l’antisemitismo dilaganti per sancire la fine del colonialismo e il nuovo corso del Levante. L’amore tra Kate e Hafez è un terremoto che li trova impreparati e li distoglie dal loro destino. Da Londra al Cairo, da Alessandria a Beirut, arriverà il tempo della scelta fra la loro unione o l’Idea più grande che potrebbe distruggerla.
Panoramica di Il Cairo (foto di Cristina Cumbo, luglio 2025)
Ho acquistato il romanzo di Denise Pardo qualche mese dopo essere tornata dal mio primo viaggio in Egitto, un paese in cui desideravo andare sin da quando ero bambina. Innamorata da sempre delle piramidi, delle tombe dipinte, dei geroglifici (che imparai a leggere da autodidatta), recarmi tra le sabbie d'Egitto è stato come tornare in un posto familiare, pur non avendoci mai messo piede: Il Cairo con le sue strade affollate, le moschee, le mercanzie esposte in ogni modo a Khan el-Khalili, Saqqara e la piana di Giza dominata dalle piramidi; Luxor, con i maestosi templi e la Valle dei Re e delle Regine, il Nilo enorme e regale, gli edifici che richiamano la presenza britannica; Hurghada, dalle spiagge infinite e il mare cristallino (unico inconveniente: per non rompersi una gamba, è opportuno fare attenzione agli scogli).
Con tanta meraviglia negli occhi e nel cuore, sulla scia del collega archeologo Howard Carter, me ne sono tornata a Roma con un volo mattutino e la voglia di riprendere l'aereo, esplorare altri posti, fare tappa ad Alessandria, Philae, Abu Simbel, Assuan, Siwa, Santa Caterina sul Monte Sinai...
Ebbene, potrei continuare a parlarne per ore senza stancarmi mai perché le passioni non si spengono così facilmente, ma torniamo al libro.
Questa è la storia di Kate Lambert, figlia di James Lambert, al seguito dell'ambasciatore britannico in Egitto. Kate si trasferisce a vivere con suo padre al Cairo, dove frequenta le scuole e dove, interessandosi di politica e amando una cultura tanto diversa dalla sua, si inserisce rapidamente all'interno della società medio-borghese, composta da persone di provenienza e confessione religiosa diverse che convivono tra loro: ebrei, musulmani, copti. Il Cairo è un intreccio di culture che, da subito, affascina Kate insieme ad alcuni luoghi particolari, come la Corniche lungo il Nilo. Tuttavia, sono gli anni Quaranta del Novecento e i venti di guerra si respirano anche in quella parte di Mediterraneo. L'Egitto non è esente dagli influssi politici. Nasser, sostenuto dai suoi, sta cercando di prendere il potere.
In questo clima così variopinto, Kate conosce Hafez, egiziano, di buona famiglia, alle cui spalle ci sono studi condotti in Occidente. Il loro rapporto è magnetico, passionale da entrambe le parti, eppure ostacolato dai rispettivi mondi di provenienza. Sembra un controsenso, ma non lo è: nonostante Il Cairo sia così eterogeneo, gli egiziani stanno maturando un sentimento antibritannico e una unione come quella di Kate e Hafez, peraltro molto vicino a Nasser, non è ben visto.
I due si avvicineranno e separeranno molte volte, finché il destino avrà l'ultima parola.
Il Cairo, nelle vicinanze di Khan el-Khalili (foto di Cristina Cumbo, luglio 2025)
Ho amato "Tornare al Cairo", ma a tratti ne avrei anche abbandonato la lettura. Lo ritengo un romanzo controverso, tanto quanto l'amore tra Kate e Hafez. Se da un lato l'Egitto viene dipinto, attraverso gli occhi di Kate, come un luogo affascinante, caratterizzato da un particolare magnetismo, multiculturale, eppure legato alle radici di antiche civiltà, ovvero un luogo di cui si avverte una profonda nostalgia quando si è distanti, dall'altro lato la narrazione si fa molto pesante quando (frequentemente) vengono descritti minuziosamente tutti i passaggi politici che hanno portato alla deposizione di re Farouk e alla presa di potere di Nasser.
Logicamente, è ammirevole quanto Denise Pardo si sia documentata, studiando il contesto storico in cui ambientare la narrazione, ma avrei preferito ci fosse un po' meno approfondimento politico e più descrizione degli ambienti in cui si muoveva Kate. A volte, si ha l'impressione che Kate sia migrata da una ricca casa all'altra, occupandosi solo e soltanto di intessere relazioni sociali, quando invece sono sicura (me la sono immaginata) passeggiare per le vie del Cairo, ammirandone i colori, ascoltando il vociare della popolazione, il canto dell'imam dalla moschea, osservando la coesistenza dell'architettura umile, rurale, con quella di stampo britannico, coloniale.
Avrei preferito, quindi, non solo che si descrivessero le occasioni di incontri, di chiacchiere più o meno serie tra donne, infarcite di caffè turco, di deliziosi dolci e di serate nei palazzi, nonché di amicizie che improvvisamente si trasformano in rapporti da cui stare alla larga, in parole non dette o pronunciate con cautela (un clima di spionaggio), ma più vita quotidiana, più semplicità oltre ai grandi temi religiosi e identitari.
E forse sarò romantica io, ma ho detestato Hafez con tutta me stessa. Non per il suo coinvolgimento negli affari politici (è un uomo del suo tempo, che difende la propria identità culturale seriamente minacciata e già ampiamente compromessa dal colonialismo), ma per il suo profondo egoismo sentimentale.
Mentre Kate è talmente presa da lui da lasciare addirittura il marito (peraltro, sposato per dimenticarlo), Hafez non rinuncia a nulla. Pretende che sia lei a cambiare, lei a sopportare di essere un'amante e non una moglie, fino a giungere alla richiesta estrema di nascondersi dietro un finto aspetto medio orientale, senza neppure apprezzare la figlia avuta (se fosse stato un maschio, il discorso sarebbe stato diverso). Non è certamente un amore semplice, scontato, banale. Kate rappresenta la Gran Bretagna del colonialismo; Hafez, l'Egitto sottomesso, colonizzato, che alza la testa e reagisce. Ma quanta sofferenza si avverte in questo rapporto, quasi sempre unilaterale, in cui alla fine prevalgono gli ostacoli...
La piana di Giza e le piramidi viste dal ristorante di un albergo (foto di Cristina Cumbo, luglio 2025)
Consiglio questo libro? Sì, a patto che lo si legga senza aspettarsi che sia un romanzo leggero. Vi verrà sicuramente voglia di andarvi a documentare meglio sulle varie dinamiche politiche egiziane e, successivamente, di organizzare un viaggio in Egitto. E qui vi posso dire: spendeteli bene quei soldi. Andate a visitarlo, non ve ne pentirete.
«A volte sono le cose profondamente sbagliate a farci perdere la testa».
«A pensarci bene, il loro amore è il simbolo di quello che a Kate è subito piaciuto in modo incondizionato. Il Cairo che avvicina, condivide e unisce, Il Cairo dell'inclusione pacifica».
«Quando dovrai fare una scelta vitale, spera che sia l'epoca in cui nascono i narcisi. Portano bene e sono un esempio di energia positiva. Pensa quanta ne devono avere per spaccare la terra dura e ricordare che arriva il sole».
«Kate chiuse gli occhi per un attimo per assaporare il caldo della sera, i profumi dei gelsomini e del frangipane. Quanto aveva sognato le notti del Cairo, la luna sulle Piramidi e il canto degli animali notturni. Qualunque cosa stesse per accadere, era tornata dove voleva stare».
p.s. è assolutamente vietato riutilizzare le mie foto, senza prima avermi chiesto il permesso e aver inserito il link al presente post.




