giovedì 10 settembre 2015

Recensione di "So che ci sei" di Elisa Gioia

Buonasera a tutti! Eccomi di nuovo con un'altra recensione relativa a un romanzo che ho letto durante gli ultimi giorni di vacanza: "So che ci sei" di Elisa Gioia. Al momento è l'ultima perché il nuovo romanzo ce l'ho ancora in lettura. Non potendomi rilassare come al mare, adesso mi risulta un po' più difficile terminarne uno dietro l'altro.



Bene, "So che ci sei" l'ho visto in vendita in uno scaffale di un piccolo centro commerciale di Nettuno, decidendo però di acquistarlo a Latina. No, non sono pazza. La mia scelta è stata influenzata dal fatto che dovevo terminare "Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo – Le storie segrete".
Cosa mi ha attratto di questo libro? Dunque, la doppia spunta di Whatsapp in copertina devo dire che mi ha incuriosita. Sono andata a leggere la trama e ho sorriso perché il comportamento di Gioia è esattamente quello paranoico che abbiamo un po' noi ragazze, soprattutto quando siamo innamorate (palesemente o segretamente)… ed è quello di andare a vedere l'ultimo accesso di Whatsapp, la foto profilo e lo status del nostro misterioso lui.
Inoltre Gioia mi era parsa molto familiare: imbranata, con un animo romantico e il cuore spezzato, ma incellofanato e "tenuto al sicuro", che provava a rimettere in sesto la sua vita dietro l'apparenza professionale e disinteressata. Mi somiglia. Molto. Ho deciso e l'ho acquistato. Qui la trama: 

"C’è qualcosa di peggio che essere tradita e mollata dal ragazzo con cui pensavi di passare tutta la vita. Ed è vederlo online su WhatsApp, per tutta la notte, e sapere che non sta scrivendo a te, non sta pensando a te, ma a qualcun altro.
È proprio quello che capita a Gioia al suo ritorno da Londra, dopo aver passato mesi facendo di tutto per tornare da Matteo, cantante di un gruppo rock che sembrava irraggiungibile e invece quattro anni prima era diventato il suo ragazzo. Peccato che ad aspettarla all’aeroporto, al posto di Matteo, ci sia il padre di Gioia, l’aria affranta e un foglio A4 tra le mani, con la magra e codarda spiegazione del ragazzo che non ha neanche avuto il coraggio di lasciarla guardandola negli occhi.
Dopo mesi di clausura, chili di gelato e un rapporto privilegiatissimo col suo piumone, però, Gioia si fa convincere a passare un weekend con le sue migliori amiche a Barcellona. Non c’è niente di meglio di un viaggio, qualche serata alcolica e un po’ di chiacchiere tra donne per riparare un cuore infranto.
Se poi a questo si aggiunge un incontro del tutto inaspettato con un uomo che pare spuntato direttamente dalla copertina di un magazine di successo, la possibilità di ricominciare pare ancora più vicina.
E, soprattutto, la consapevolezza che l’amore vero non ha bisogno di “ultimi accessi” di status o faccine sorridenti. È tutto da vivere, là fuori, a telefoni rigorosamente spenti."



L'autrice, con uno stile scorrevole e molto colloquiale, dà vita ai pensieri frequenti con i quali noi ragazze ci ingarbugliamo il cervello davanti ai comportamenti degli uomini, in particolar modo se, come nel caso di Gioia, ci troviamo di fronte al bello e dannato, apparentemente pentito del tradimento (Matteo Perri), che per paura di rimanere solo (diciamolo chiaro e tondo) fa il passo indietro pensando che la sua lei sia la reincarnazione di Penelope, e lo paragoniamo al bellissimo "Mister Copertina" dal "sorriso illegale" – in tal caso Christian Kelly – che sembra volerci a tutti i costi, nonostante le notizie del web lo descrivano come playboy milionario e seriale (incredibilmente il suo volto ha sempre avuto le sembianze del bel David Gandy... e solo ora scopro che in tutte le fan art c'è proprio lui. Elisa Gioia, non è che ti sei ispirata almeno un po' al fantastico modello? E comunque ottima scelta!).



La storia di Gioia e dell'inatteso incontro con Christian è una piacevole lettura per trascorrere un po' di tempo in compagnia del solo sfogliare delle pagine, con la mente immersa all'interno di scenari che prevedono una tempesta ormonale… e sì, perché tra i due c'è stata una fortissima alchimia sin dal primo sguardo, proseguendo in baci passionali. Ma l'amore si sa, non è semplice. Prevede moltissime complicazioni e la povera Gioia si troverà a doverle affrontare, spesso aiutata da sua sorella Melly, da Ludovica, dall'esplosiva Bea e dal collega e amico gay Marco. Quando tutto sembra essersi risolto e la fiaba forse prevede il lieto fine, ecco il colpo di scena degli ultimi capitoli che lasciano prevedere una continuazione.



È una lettura che consiglio per svagarsi un po' e farsi qualche risata, ma… ci sono dei "ma" che non posso evitare. Per quanto riguarda lo stile narrativo, detesto profondamente intercalari che prevedono l'utilizzo di invocazioni, si veda "Dio, com'era bello!", oppure "Gesù, Giuseppe e Maria". Alcune persone usano queste espressioni durante i loro discorsi verbali. A me risulta piuttosto sgradevole sentirlo... figuriamoci vederlo scritto!
Le parolacce… brutta abitudine che abbiamo preso nell'inserirle in ogni dove: nei romanzi, nelle canzoni, nei nostri discorsi quotidiani. Non che mi sconvolgano. Le ho usate e le uso anche io quando strettamente necessario, ma perché ritrovarle scritte in un romanzo in cui se ne può fare tranquillamente a meno? Ci sta per la battuta, ci sta per l'insulto occasionale… non ci sta come modo di esprimersi.
Infine ci sono alcuni refusi, passabili in un autore self e non lo dico perché "faccio parte della categoria". Gli autori self devono fare tutto da soli: dai primi passi della pubblicazione, alla correzione, alla promozione e così via. In romanzi pubblicati da case editrici non lo tollero (uno, due al massimo possono sfuggire. Di più, no) perché ci sono figure appositamente scelte per lavorare alle bozze. 
E poi… sono inorridita davanti a un errore di ortografia molto grave che non era presente una volta sola, bensì ripetuto! "Gli" invece di "le" per intendere "a lei" non è accettabile. La mia maestra delle elementari mi avrebbe tagliato tutte e due le mani se avessi perpetuato errori del genere nei miei temi. Posso indicare anche le pagine: a pag. 205, riga 4; a pag. 266, riga 7 e nella stessa pagina riga 19. Per una scrittrice, questi sono errori inaccettabili, ma la casa editrice dove sta?

Ho notato nella narrazione la ripresa di caratteristiche presenti in un po' di film/libri, come "Notting Hill", "Bridget Jones" (in maniera particolare), "Scrivimi una canzone", "La verità è che non gli piaci abbastanza"…e poi il tormentone di "Cinquanta sfumature di grigio". 



Di quest'ultimo non ho visto il film e nemmeno letto il romanzo. Non fanno per me. Credo che alla fine potrebbe essere addirittura troppo ripetitivo. Ma è ovvio che tutti ne abbiano parlato, conosca la trama e anche il personaggio principale, Christian Grey. Christian Kelly gli somiglia molto, non solo per il nome, ma anche per il suo ruolo di uomo milionario e bellissimo, ferito dall'amore che trova la ragazza sensibile e indifesa con cui può giocare al predatore e alla preda.
Certo, Christian Kelly è molto affascinante… ma almeno poteva essere variato il nome per non riprendere in modo palese il suo omonimo Grey.
Carine le riprese disneyane, così come il bacio che gioca un ruolo fondamentale, come se l'autrice volesse comunicare il concetto tanto sottolineato in "Come d'incanto": il bacio ti fa capire se è quello l'uomo che vuoi con te (segue, il "bacio del vero amore", vero punto fisso nella politica Disney).



Ad ogni modo,osservazioni a parte, voglio sapere come andrà a finire la fiaba (non favola… che è un genere differente) di Gioia e Christian. Auguro a Gioia, la protagonista, tutta la felicità possibile. Almeno lei se la merita...

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