venerdì 4 settembre 2015

Recensione di "Sepolcro" di Clive Cussler e Thomas Perry... con qualche precisazione archeologica

Buonasera amici! Come promesso, eccomi tornata sul blog con un'altra recensione. Il genere è totalmente diverso rispetto a quello esaminato ieri. Si tratta di "Sepolcro", un romanzo di Clive Cussler e Thomas Perry.


Cussler ormai accompagna qualche giorno delle mie vacanze estive quasi ogni anno. Iniziai a leggere i suoi romanzi consigliata da mio padre, che all'epoca (si parla di anni e anni fa) già lo seguiva da un pezzo. Ero (e sono ancora) innamorata perdutamente di Dirk Pitt, membro della NUMA (National Underwater and Marine Agency) e brillante avventuriero. Ho viaggiato con lui e il suo fidato amico Al Giordino in tutti i luoghi possibili, sotto le profondità marine e nei meandri del Sahara (dall'omonimo romanzo fu tratto un film con Matthew McConaughey e Penelope Cruz).



Ma come tutte le cose, anche le sue avventure sono terminate, per lasciare spazio ad altre serie scritte in collaborazione con vari autori (Craig Dirgo, Paul Kemprecos, Jack Du Bruil, etc.). Alcuni romanzi li ho letti ancora, ma il forte "legame" che c'era con il personaggio di Dirk non è mai tornato per me.
"Sepolcro" (scritto con Thomas Perry) è stato uno dei miei regali di compleanno. Era da tempo ormai che non leggevo più romanzi di avventura e ancor meno vicini all'archeologia. Come ho già spiegato in altre occasioni, quando una materia la si studia quotidianamente, servono anche argomenti di stacco e nei romanzi – che leggo nel tempo libero – necessito vivamente di narrazioni che siano lontane dal mondo antico. Magari è solo un periodo "buio" per me e passerà, ma al momento è così. Tuttavia, Clive per me è una garanzia e, fidandomi (ma essendo anche un regalo e soprattutto un libro), ho letto il suo nuovo romanzo.
I protagonisti sono Sam e Remi Fargo, una coppia di avventurieri e cacciatori di tesori, divenuti ricchissimi per via di una particolare invenzione tecnologica. Erano immersi al largo della Lousiana, conducendo alcune indagini su villaggi indigeni sommersi, quando arriva la telefonata di un loro amico, Albrecht Fisher, professore tedesco di archeologia classica, che richiede il loro aiuto per un'indagine che si prospetta molto interessante. Ed è così intrigante l'oggetto della ricerca che i tre non sono i soli a dedicarcisi. Ovviamente è sempre presente il cattivo per eccellenza, ricchissimo, con mille agganci malavitosi, che vorrà mettere per primo (ed esclusivamente) le mani sul tesoro in questione.


 
Fisher e i Fargo sono infatti alla ricerca dell'immenso tesoro di Attila l'unno, diviso in vari luoghi europei, rintracciabili soltanto tramite iscrizioni latine che si trovano contenute nelle varie tombe che saranno esplorate. Inizia così una corsa contro il tempo che condurrà i Fargo in Bulgaria, Ungheria, Francia, Transilvania e Italia. In quest'ultima per ben due volte: prima a Mantova e infine a Roma.
Attenzione ora dovrò effettuare un grosso spoiler, quindi non prosegua a leggere chi ha intenzione di intraprendere l'avventura con i coniugi Fargo. Da archeologa cristiana, non posso evitare di commentare due dei capitoli dedicati a Roma perché è proprio qui che si svolge l'ultima parte della caccia al tesoro e più precisamente nelle catacombe di Domitilla.
Premettendo che non voglio essere polemica, né critica perché il romanzo di Clive è opera puramente fantastica – e come tale tutto è consentito – ci sono alcuni punti che mi hanno strappato qualche sorriso.
In primis, è già la seconda volta che mi capita casualmente di leggere un romanzo in cui siano nominate le catacombe (si veda la recensione di "Il marchio del diavolo" di Glenn Cooper). Gli americani le adorano palesemente. Sono per loro luoghi misteriosi, quasi esoterici, in cui sono custoditi chissà quali misteri. Le ho visitate ed esaminate quasi tutte (parlo ovviamente di Roma. Per il resto, annovero tra le mie visite le catacombe di S. Gennaro e di S. Gaudioso) e posso assicurare che di così misterioso non hanno proprio nulla. Sono cimiteri sotterranei, in alcuni punti così profondi da sembrare di poter toccare il centro della Terra e da far venire un pizzico di claustrofobia anche a chi non ne soffre (fortunatamente non è il mio caso!). 



Comprendo però lo stupore di un americano che, visitando Roma, si trovi a scendere in antichissimi cimiteri sotterranei, suggestionato dalla luce delle torce e dalle ombre che si vengono a creare, mentre svariati personaggi osservano i turisti dagli affreschi dipinti sulle volte, sulle pareti, nelle lunette degli arcosoli, etc. E alla luce delle lampade talvolta appaiono resti scheletrici che assumono caratteri macabri e grotteschi. Siamo all'interno di cimiteri ed è normale, ma è ovvio che la mente umana vaghi con la fantasia.
Nella narrazione si dice che le catacombe di Domitilla sono state le meno devastate. Sicuramente sono conservate in maniera eccellente, ma inevitabilmente il mio pensiero corre al cubicolo del fossore Diogene, il cui affresco è stato visto per l'ultima volta integro da Boldetti nei primi anni del '700, il quale fu anche l'autore della "devastazione" provando a staccare la pittura. Avanzo solo quest'esempio perché non è un trattato di archeologia, ma è per dire che l'occhio meravigliato del visitatore si distingue in tutto e per tutto "dall'addetto ai lavori".



E poi la fantasia corre così tanto che uno dei Flavi, proprietari dell'ipogeo omonimo, parenti degli imperatori, avrebbe incontrato il temutissimo Attila durante una battaglia in Francia. L'unno poi sarebbe stato sepolto, alla sua morte avvenuta per avvelenamento in un'altra occasione (evito altri spoiler), all'interno delle stesse catacombe con il suo immenso tesoro.
Mi sono divertita a notare come i Fargo e l'archeologo tedesco Fisher abbiano svolto in completa tranquillità uno "scavo" all'interno del cubicolo interessato dalla sepoltura. Anche le altre volte si parla di scavo, che di stratigrafico non ha proprio niente. Si tratta più che altro di uno "svuotamento" delle tombe in questione, fotografando la posizione dei reperti e rimuovendoli tranquillamente dal sito. Addio contesto quindi. Ma non sembra un problema, anche per le autorità di tutela ministeriali che addirittura danno il permesso ai due avventurieri di portare via qualche pezzo per studiarlo, nonostante sia stato "scavato" così atrocemente.
Nel romanzo si fa poi appello a un accordo bilaterale tra l'Italia e gli Stati Uniti (dovrebbe essere quello rinnovato nel 2006) che si applica al periodo compreso tra il IX secolo a.C. e il IV secolo d.C. secondo cui i reperti non appartenenti ai secoli indicati sarebbero esenti dalla registrazione (credo che la questione sia però ben più complicata in materia legislativa). Sam e Remi Fargo quindi si prendono ciò che trovano per studiare e catalogare tutto a casa loro (bell'affare!). La Convenzione Unidroit non viene nemmeno considerata.
Ad ogni modo è opera di fantasia... La nota positiva è che stavolta almeno all'interno della storia compaiono i carabinieri del nucleo TPC, quindi si è consapevoli della loro esistenza come ente di tutela.



Infine, dato sbagliatissimo: le catacombe sono sotto la tutela del Ministero dei Beni Culturali Italiano. In questo Glenn Cooper, parlando di S. Callisto, si era almeno informato per rendere il tutto più veritiero. Le catacombe ricadono sotto la gestione della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, organo appartenente allo Stato Città del Vaticano, quindi il MiBACT non c'entra assolutamente niente.
Non proseguo a "demolire" i capitoli dedicati a questa avventura nel sottosuolo romano. Ripeto, è opera di fantasia e tutto è consentito, basta che il lettore di qualsiasi categoria tenga presente che si tratta di pura e semplice invenzione (altrimenti si finisce con gente che ha creduto alle parole di Dan Brown e a tutta la storiella che ruotava intorno al Codice da Vinci).
Per il resto, ho trovato alcuni capitoli da cardiopalma, con azione e sparatorie degne di Hollywood; in altre parti invece gli autori si sono soffermati troppo sulla descrizione di armamenti e di strumenti militari, così come sulle strategie, le quali risultano comunque ammirevoli per la loro approfondita conoscenza.


 
Mi sono poi trovata a riflettere sui Fargo come personaggi. Li ho ammirati, moltissimo, non solo per la capacità di adattamento e la velocità di azione, ma per il loro rapporto. Si amano davvero tanto, si stimano l'un l'altro e collaborano come fossero un'unica mente. Credo che una relazione così sia davvero da sogno. E qui concludo. Grazie Clive e Thomas per avermi fatto viaggiare con Sam e Remi scovando un sensazionale tesoro.

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