domenica 20 settembre 2020

Recensione di "La cacciatrice di storie perdute" di Sejal Badani

Buonasera amici! In una serata tipicamente autunnale, con il cielo grigio, qualche goccia di pioggia e una magnifica ma inquietante falce di luna rossa, torno sul blog per parlarvi di una lettura che ha un sapore orientale.


Trama: Jaya ha il cuore spezzato. Ha tentato a lungo di avere un bambino, ma dopo la terza gravidanza interrotta sta cominciando a perdere le speranze. Anche il suo matrimonio inizia a sfaldarsi e così, nel disperato tentativo di ritrovare sé stessa, decide di allontanarsi da New York per riavvicinarsi alle sue origini indiane. Non appena Jaya arriva in India viene immediatamente sopraffatta dai colori, dai profumi e dai suoni. Ogni cosa ha un fascino esotico, per lei, e ben presto il desiderio di riscoprire la cultura della sua famiglia prende il sopravvento. Ma ci sono segreti del passato a lungo taciuti che hanno il potere di influire sulle generazioni a venire. E così Jaya viene a conoscenza della storia di sua nonna e di un amore clandestino che è destinato a cambiare per sempre la sua vita. Solo dopo aver scoperto il coraggio e l’inarrestabile spirito di resilienza che hanno caratterizzato le donne della sua famiglia, infatti, Jaya si accorgerà di avere dentro di sé una forza che non avrebbe mai potuto immaginare di possedere.

"La cacciatrice di storie perdute" è un romanzo regalatomi un po' per caso che si è rivelato decisamente magnifico. Sejal Badani trasporta il lettore nell'India della colonizzazione britannica, quando Gandhi faceva la sentire la propria voce per far sì che il suo popolo fosse libero e indipendente. Un'India ancora arretrata, colma di credenze popolari dal fascino antico, ma anche di ingiustizie come quella dei matrimoni giovanili e combinati, quella della divisione in caste, per non contare l'assegnazione del ruolo sottomesso per le donne, considerate prima proprietà del padre e poi del marito. Quelle stesse donne cui era preclusa l'istruzione perché ritenute in grado di soddisfare unicamente il marito gestendo la casa e generando figli. 


"La cacciatrice di storie perdute" intreccia le vite di Amisha e Jaya, nonna e nipote, una libera nell'animo ma costretta alle convenzioni sociali, l'altra alla ricerca di se stessa, dopo un periodo terribile segnato da tre aborti spontanei. 
Jaya decide di volare in India, il paese d'origine di sua nonna e di sua madre, mentre riflette sul rapporto con il marito Patrick, sfilacciato dalla sofferenza. Ed è qui che, seguendo quanto scritto in una lettera giunta a sua mare, incontrerà Ravi, l'anziano domestico al servizio di sua nonna Amisha. Ravi era un intoccabile di nascita, considerato quasi un rifiuto della società, cui venne data la possibilità di riscatto grazie ad Amisha, diventandone così servitore, confidente e migliore amico. Proprio in qualità di confidente, Ravi conosce la storia di Amisha e sua figlia Lena, che rivelerà pian piano a Jaya. Finalmente, dopo una vita trascorsa credendo che sua madre Lena provasse poco affetto nei suoi confronti, Jaya riesce a ricomporre i tasselli di un'esistenza distrutta a causa di un amore impossibile, quello tra Amisha e Stephen, luogotenente britannico… e padre naturale di Lena. 


Amisha viene presentata come una donna coraggiosa e forte, anticonvenzionale ma destinata comunque ad adattarsi a quelle ingiuste decisioni prese da altri al posto suo in quanto donna. È una scrittrice dal talento innato e saranno proprio le storie che le sgorgano dal cuore a farla evadere da un matrimonio combinato e anaffettivo con Deepak, per incontrare lo sguardo verde del dolce Stephen, iniziando una storia di rispetto, di amicizia e infine di vero amore. Ma l'amore a volte non basta, spesso contrasta con la ragione e le leggi, e il destino è sempre in agguato dietro l'angolo. 


Tra i vicoli poveri e colorati dell'India, tra cuscini, statue di déi, templi e nuvole di incenso, Jaya si ritroverà a conoscere quella nonna di cui non sapeva nulla, scoprendo l'origine della propria passione per la scrittura che l'ha condotta a diventare giornalista. 
Sejal Badani ha creato un romanzo che è un piccolo capolavoro, presentando luci e ombre di una cultura e di una mentalità in evoluzione, trasmettendo al contempo emozioni e forti sentimenti. Da tempo non leggevo un libro così coinvolgente, in cui i protagonisti sembrassero tanto reali da poterli considerare amici in carne e ossa, senza scordare le splendide descrizioni dell'India che hanno avuto un solo effetto: quello di farmi desiderare un viaggio verso terre lontane ed esotiche. Un romanzo assolutamente consigliato! 

«Il sogno è l'unica finestra verso l'ignoto […]. Forse, verso una vita diversa». Amisha annuì. «Probabilmente, senza i tuoi sogni, saresti costretta a vivere i sogni degli altri». 

«Ognuno combatte le proprie guerre. Se il tempo che ho trascorso qui mi ha insegnato qualcosa è che non sempre sai chi è il tuo nemico. Ma se sei fortunato, chiunque sia il tuo avversario, riuscirai a combattere a testa alta».

 
«Amisha aveva vissuto nell'ombra per la maggior parte della propria esistenza. Aveva tenuto nascosto il sogno di scrivere come se fosse una maledizione di cui vergognarsi. Aveva dato alla luce i figli di Deepak e aveva soddisfatto i suoi bisogni. Ma le storie nella sua testa non sarebbero mai morte. Quando scriveva, veniva trasportata in un luogo in cui lei poteva scoprire la persona che era ma non sarebbe mai potuta essere». 

«La storia di Amisha rende ben chiaro quanto sia prezioso l'amore. Io ho dato il nostro amore per scontato, e quando è diventato troppo difficile mi sono allontanata, sicura che, da sola, sarei stata più forte. Ma amare lui non era un fardello. Eppure non era neanche una benedizione. Noi eravamo semplicemente due persone che si amavano alla follia e che stavano costruendo una vita insieme. Accanto a lui, mi bastava respirare per essere felice». 

«Le sue lotte e la sua determinazione mi hanno insegnato che ogni giorno è prezioso e che l'amore deve essere protetto come un tesoro inestimabile che solo i fortunati riescono a trovare e custodire». 

«Forse la vita non è altro che una sequenza di decisioni con l'aggiunta del "fattore destino". Forse si tratta di accettare che l'impossibile implichi l'apertura di un'altra porta. E forse significa che bisogna essere più forti proprio durante i momenti difficili della vita».

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