giovedì 24 settembre 2020

Recensione di "Finché il caffè è caldo" di Toshikazu Kawaguchi

Buongiorno amici! Avevo deciso di andare a vedere una mostra stamattina, visitando ovviamente il sito archeologico in cui è ospitata, e il diluvio universale ha pensato bene di farmi desistere, rimandando questo appuntamento culturale. In sintesi, mi sono svegliata presto per poi rimanere a casa a lavorare.
In questa breve pausa, mi dedico al blog e torno a parlarvi di uno dei libri che ho letto ad agosto scorso.


Trama: In Giappone c’è una caffetteria speciale. È aperta da più di cento anni e, su di essa, circolano mille leggende. Si narra che dopo esserci entrati non si sia più gli stessi. Si narra che bevendo il caffè sia possibile rivivere il momento della propria vita in cui si è fatta la scelta sbagliata, si è detta l’unica parola che era meglio non pronunciare, si è lasciata andare via la persona che non bisognava perdere. Si narra che con un semplice gesto tutto possa cambiare. Ma c’è una regola da rispettare, una regola fondamentale: bisogna assolutamente finire il caffè prima che si sia raffreddato. Non tutti hanno il coraggio di entrare nella caffetteria, ma qualcuno decide di sfidare il destino e scoprire che cosa può accadere. Qualcuno si siede su una sedia con davanti una tazza fumante. Fumiko, che non è riuscita a trattenere accanto a sé il ragazzo che amava. Kotake, che insieme ai ricordi di suo marito crede di aver perso anche sé stessa. Hirai, che non è mai stata sincera fino in fondo con la sorella. Infine Kei, che cerca di raccogliere tutta la forza che ha dentro per essere una buona madre. Ognuna di loro ha un rimpianto. Ognuna di loro sente riaffiorare un ricordo doloroso. Ma tutti scoprono che il passato non è importante, perché non si può cambiare. Quello che conta è il presente che abbiamo tra le mani. Quando si può ancora decidere ogni cosa e farla nel modo giusto. La vita, come il caffè, va gustata sorso dopo sorso, cogliendone ogni attimo.
Finché il caffè è caldo è diventato un caso editoriale in Giappone, dove ha venduto oltre un milione di copie. Poi ha conquistato tutto il mondo e le classifiche europee a pochi giorni dall’uscita. Un romanzo pieno di fascino e mistero sulle occasioni perdute e sull’importanza di quelle ancora da vivere.


Chi non ha mai desiderato di poter tornare nel passato, in un determinato giorno, per cambiare le cose, o dire qualcosa di importante a una persona speciale? Chi non ha mai voluto poter fare un salto nel futuro e sapere se i propri sogni, alla fine, si realizzeranno? 
In un piccolo caffè giapponese dall'aspetto retrò e tre orologi appesi che segnano tutti un'ora diversa, il salto nel tempo è possibile, accomodandosi su una particolare sedia e bevendo un caffè speciale contenuto in una caffettiera argentata. Ma non tutto è così semplice come sembra. Ci sono delle regole cui attenersi strettamente:

1. Le uniche persone che si possono incontrare nel passato sono quelle entrate nel caffè. 

2. Qualunque cosa si faccia quando si è nel passato, non si può cambiare il presente. 

3. Per tornare nel passato, bisogna sedersi solo e unicamente su quella sedia. 

4. Quando si torna nel passato bisogna restare su quella sedia e non ci si può muovere da lì. 

5. C'è un limite di tempo, ovvero bere tutto il caffè finché è caldo. 

È quindi in quel piccolo locale che si incrociano le storie di due innamorati che non si sono mai dichiarati esplicitamente; di marito e moglie che avrebbero voluto dirsi più speso "ti amo"; di due sorelle che si volevano bene, ma avrebbero voluto non doversi separare; di madre e figlia, che avrebbero voluto conoscersi. 
A volte la vita ci porta a compiere delle azioni e a prendere decisioni in modo troppo frettoloso, finanche a ferire le persone che ci sono care. Riflettendo, solo successivamente, pensiamo "se avessi detto…" oppure "se avessi fatto…" a quest'ora le cose sarebbero diverse. 


"Finché il caffè è caldo" conduce a soffermarsi sul valore dei piccoli gesti quotidiani, sui sentimenti e le mancanze, vivendo, senza rimanere ancorati al passato come il curioso e fondamentale fantasma della signora in bianco, ospite fisso del caffè. E, citando il noto film con Julia Roberts "Il matrimonio del mio migliore amico", ricordiamoci che quando si vuol bene o si ama una persona bisogna dirglielo subito e forte, altrimenti il momento passa ed è poi troppo tardi per rimediare all'errore commesso. 


«L'acqua cade dall'alto al basso, è la forza di gravità. Anche le emozioni forse agiscono secondo la stessa legge. Di fronte a una persona con cui si ha un legame profondo e a cui si sono rivelati i propri sentimenti, è difficile mentire e lasciar perdere. La verità vuole uscire a tutti i costi, soprattutto quando si cerca di occultare la tristezza o la fragilità. È molto più facile nascondere la tristezza a un estraneo, o a qualcuno di cui non ci si fida».

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