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domenica 15 luglio 2018

Recensione di "Questo piccolo grande errore" di Viviana Leo

Buona domenica lettori! Torno sul blog in un caldissimo pomeriggio romano, mentre le strade qui in città sono quasi deserte, il sole picchia sui palazzi facendoli ribollire e si gioca la finale dei Mondiali Francia-Croazia che, per la prima volta, non guarderò, pur tifando per la seconda (non vi arrabbiate francesi... l'antipatia è reciproca in fin dei conti).

Ho trascorso giorni infiniti, spesso sveglia fino alle 02:00 di notte a scrivere articoli. Non vedevo l'ora che giungesse questa domenica per dedicarmi a un po' di relax, senza pensare all'archeologia, ma solo alla normalità, in cui rientrano a pieno titolo anche i romanzi. E no, non romanzi storici, ma frivoli, leggiadri, romantici, ispirati ai sogni e a null'altro.

Avevo iniziato a sfogliare "Questo piccolo grande errore" di Viviana Leo.


Trama: Lucy è una ragazza insicura, cicciottella e piena di complessi. Una sera, uscita da una discoteca, entra per gioco nello studio di un mago insieme alla sua migliore amica. Ed è così che l’incantesimo ha inizio… La mattina dopo Lucy si ritrova a letto con Steven Darrin, attore famoso e bellissimo, di cui lei è una grande fan. Lui è spaesato: come è finito lì? E cos’è quel filo rosso che li lega e resiste a qualsiasi tentativo di essere tagliato? Liberarsi è impossibile, anche stando alle parole del mago. E così, intrappolati da quel filo che solo loro vedono, i due partono per New York, dove Steven sta girando un film. Per una star del cinema come lui, portarsi sempre appresso una ragazza è una vera tortura, ma pian piano il bell’attore si accorge che Lucy è diversa dalle donne a cui è abituato: non è attenta al trucco e all’abbigliamento, non è ossessionata dalla linea... Che ci sia qualcosa, in quella ragazza dalle curve morbide, capace di attrarlo?

Mi sono ritrovata a terminarlo stamattina ostentando un sorriso nel voltare l'ultima pagina. 
L'autrice scrive: «Ovviamente è un libro, non la vita vera, so che è inverosimile ma, come vi ho già detto una volta, mi piace sognare». 
E cara Viviana, grazie per avermi reso partecipe di un bel sogno che mi ha fatto tornare un po' adolescente, quando credevo di poter incontrare il mio attore preferito per poter condividere la vita con lui, tra Hollywood e spiagge spettacolari (all'epoca amavo Leonardo Di Caprio, poi i calciatori hanno rapito il mio cuore, in primis Alex Del Piero e Gigi Buffon).


Forse quell'amore platonico verso attori e celebrità rimane comunque a far compagnia a noi romantiche e Lucy, la protagonista del romanzo, non ne è esente. Adora Steven Darrin, attore della famosa serie Bloody Valley: è moro, alto, occhi verdi in cui perdersi, muscoloso e praticamente perfetto, ovvero un sogno, almeno per lei, ragazza normalissima, a volte un po' pigra, con un fisico morbido, carattere ironico, ma introverso, e lingua pungente.
Una sera, però, uscita dalla discoteca dove era stata costretta ad andare, Lucy segue l'amica Debby da un mago per farsi predire il futuro. 


La ragazza, scettica, non crede in queste cose; ascolta le storie che l'uomo sta raccontando alla sua migliore amica, prima di tirarla fuori da quel luogo angusto. 
E' solo allora che il mago le lancia una maledizione: 

«Se scettica sarai, l'uomo che desideri stanotte avrai e a lui ti legherai».

Che racchiude anche un altro concetto:

«Attento a quel che desideri, potrebbe avverarsi» (O. Wilde).

Lucy va a dormire. L'aspetta una giornata da commessa, al negozio, e non ha nessuna voglia di stare a sentire stupidaggini pronunciate da un uomo in gonnellino dalla dubbia credibilità, finché non si sveglia... e nel letto non è sola. Osserva meglio quel fisico che centinaia di volte ha ammirato in tv e sui giornali... Steven Darrin dorme accanto a lei e no, non è un sogno. Le loro mani sono legate da un filo rosso indistruttibile. Lucy non ci crede ed effettivamente nemmeno lo stesso Steven, sorpreso quanto lei. E il mago? Dirà semplicemente che lui non può tagliarlo, ma loro forse sì. Enigmatico, come tutte le figure magiche.


Quel filo è limitante: dove sta uno, deve stare anche l'altro, in una condivisione continua e Steven non può abbandonare le riprese cinematografiche.
Lucy si ritrova costretta a seguire il ragazzo dei suoi sogni dalla California a New York, attraversando l'America e imbattendosi in registi, attori e soprattutto attrici con fisico da modelle, terrorizzate del fatto che Steven possa stare con una tipa scialba come lei.
Mentre Lucy inizierà a ricredersi sul meraviglioso ragazzo che ha sempre accanto - viziato, presuntuoso, fanatico, arrogante - Steven aprirà finalmente gli occhi, accorgendosi di aver incontrato la ragazza che gli cambierà la vita.


Quella narrata da Viviana Leo è una fiaba contemporanea, un po' La Bella e la Bestia di noi romantiche sognatrici, con un lieto fine che fa sorridere e battere il cuore.
E' una lettura leggera, divertente (Lucy è fantastica! Mi ha fatto ridere parecchie volte) e a tratti passionale. Ma soprattutto la protagonista è una ragazza con le sue insicurezze, i suoi difetti, la sua meravigliosa normalità! Non è una modella che sta attenta alla dieta, ma una giovane cui piace il cibo e preferisce la sobria comodità all'eleganza forzata indossando abiti succinti. E' una ragazza acqua e sapone, ironica e intelligente, una persona in cui immedesimarsi. Lucy è una di noi.

Steven, invece, è il bello e impossibile della situazione, con un passato piuttosto triste, un uomo che è riuscito a riscattarsi nella vita. A tratti appare odioso, eppure sotto sotto c'è ancora quel ragazzo dolcissimo che solo una persona come Lucy saprà valorizzare e amare.


In fin dei conti, la Disney insegna che solo il vero amore può cambiare le cose... e forse un filo rosso deve essere spezzato unicamente con una magia che scaturisce dal cuore.

Termino citando una leggenda, "contestuale" al romanzo:

«La leggenda del filo rosso è un'antica credenza orientale che racconta come le anime gemelle siano legate da sempre e per sempre da un filo sottilissimo, legato al mignolo della mano sinistra oppure, secondo alcune versioni, alle caviglie. Il filo rosso del destinounisce in maniera indissolubile due persone a dispetto di differenze di età, di ceto sociale, di luogo di nascita o di residenza: è un legame indistruttibile, insomma, più forte di tutti e di tutto».

Rimando al magazine Elle per la storia completa.

p.s. dovrei provare anch'io ad andare da un mago allora... e chiedere di Chris Evans. Chissà che dalla California non venga catapultato in Italia con filo rosso in dotazione.



sabato 2 giugno 2018

Recensione di "Il fiore d'inverno" di Corina Bomann

Eccomi tornata sul blog, tra un articolo e l'altro, un aggiornamento alle varie pagine Facebook che gestisco, le mie ricerche e i continui tentativi volti a trovare un lavoro retribuito.
Non si direbbe, ma appare sempre più difficile individuare un momento di tempo libero per rilassarsi. Mi mancano tanto il disegno e la pittura ad esempio: quel senso di pace e tranquillità che provo impugnando matite o pennelli per dar vita alle mie creazioni è impagabile. Oppure il suono della chitarra... da quanto tempo non accarezzo quelle corde di nylon, ascoltando il dolce suono amplificato nella cassa armonica lignea?
Dovrebbe essere un impegno quello di ritagliarsi frammenti di tempo solo per se stessi, per staccare dalla frenesia quotidiana, dai problemi e dalle arrabbiature, per poter fare solo che ciò che più ci aggrada. Ma l'estate si avvicina e, con essa, una pausa da tutto il contesto.

Intanto la lettura non posso abbandonarla. E' vero, ci sono quelle sere in cui sono tanto stanca da non riuscire nemmeno a sfogliare una pagina, quei momenti in cui mi bruciano gli occhi per aver letto troppe pubblicazioni archeologiche, ma in linea generale un romanzo è sempre con me. Mi fa compagnia nello zaino, nella borsa perennemente maltrattata e sul comodino.
Oggi vi voglio parlare di "Il fiore d'inverno" di Corina Bomann, autrice che avevo già conosciuto per "La signora dei gelsomini".



Trama: Nella notte tra il 4 e il 5 dicembre 1902, una violenta tempesta infuria sulle lunghe spiagge sabbiose di Heiligendamm, sul Mar Baltico. Intanto, nell'elegante albergo della famiglia Baabe, fervono i preparativi per un'occasione speciale: il ballo di Natale nel castello del granduca, che inaspettatamente ha inviato loro un invito.
Il momento ideale per annunciare in grande stile il fidanzamento della giovane Johanna con uno dei migliori partiti della città. Ma c'è un segreto che la ragazza non ha mai avuto il coraggio di rivelare a nessuno, nemmeno al fratello maggiore Christian, da sempre suo confidente: l'amore per Peter, la cui famiglia è nemica giurata dei Baabe da decenni. E a turbare i grandi progetti dei genitori arriva un altro evento inaspettato: durante una cavalcata sulla spiaggia, Christian trova una ragazza dai lunghi capelli neri riversa sulla battigia, priva di sensi. Fra le dita stringe ancora con forza il rametto di un ciliegio. Chi è questa donna che ha dimenticato perfino il suo nome? E perché l'unico ricordo che conserva è legato alla misteriosa leggenda dei ''fiori di santa Barbara''? Davvero un rametto tagliato il 4 dicembre può fiorire a Natale realizzando i desideri più nascosti?

All'interno della cornice tedesca degli inizi del Novecento, Corina Bomann narra una storia ambientata sulle coste del Mar Baltico, dove le onde spumeggiano in tempesta divorando la spiaggia su cui è abbandonato il corpo di una ragazza priva di sensi. 


Christian Baabe sta cavalcando, perso nei suoi pensieri, quando avvista la giovane dai capelli neri. E' molto debole, ma è ancora viva. Inizia qui la vicenda della ragazza senza nome, ritrovata con un brandello di vela impigliato a un piede e stretto nella mano un rametto con alcuni boccioli. Non ricorda nulla, ma riceve assistenza nella pensione dei Baabe, dove Ludwig e Augusta stanno effettuando i preparativi per il ballo, in cui due rampolli di nobili famiglie chiederanno la mano della figlia, Johanna. Da parte sua, però, Johanna è innamorata segretamente da anni di Peter Vandenboom, componente della famiglia avversaria.


Sono intessute trame e i segreti si susseguono, finché sarà proprio l'evolversi della situazione della misteriosa ragazza a rivelare, infine, che l'amore vero non può essere fermato, nemmeno da superficiali faide tramandatesi nel tempo.

"Il fiore d'inverno" può essere definito una fiaba contemporanea, ambientata tuttavia in una Germania che echeggia quei ritmi nobiliari di fine Ottocento, in cui balli, eredità, ricchezza e doveri monopolizzavano la scena famigliare.
E in questa fiaba non ho potuto fare a meno di notare richiami a note storie d'amore: la Sirenetta, quando Christian Baabe trova Helena - questo si rivelerà il suo vero nome - riversa sulla spiaggia; Cenerentola, quando Helena da ospite diventa inserviente, osteggiata da Augusta e da una cameriera pronta a spiarla; Romeo e Giulietta, un parallelo per Johanna e Peter.
In tutto ciò, la Bomann introduce - cosa che ho molto apprezzato da archeologa cristiana - la tradizione dei rametti di S. Barbara, inserendo un'appendice finale relativa al martirio della santa. Si tratta di rami di ciliegio (a volte di melo o di forsizia), tagliati il 4 Dicembre e messi in acqua. La loro fioritura il giorno di Natale farà, logicamente, avverare i desideri espressi.


E' una lettura poco impegnativa, romantica e scorrevole. Personalmente avrei preferito conoscere un po' meglio i protagonisti maschili, come Christian, il classico principe azzurro, e soprattutto Peter Vandenboom, figura misteriosa celata dietro le lettere inviate a Johanna. Sarebbe stata forse necessaria una descrizione più particolareggiata di luoghi, persone, pensieri, sacrificati in favore di più lunghi dialoghi che creano un effetto da scenario cinematografico. Nonostante ciò, è un romanzo consigliato soprattutto a quelle lettrici dall'animo sognatore, ancorato al tipico romanticismo ottocentesco (periodo che, all'epoca liceale, adorai letteralmente).


Con questo, si passa alla prossima lettura! Buon sabato e buona festa della Repubblica a tutti voi!


lunedì 14 maggio 2018

Recensione di "Vorrei incontrarti ancora una volta" di Kate Eberlen

<<Ripensai ai grandi amori della letteratura. Gli innamorati s'incontravano perché erano fatti l'uno per l'altra o semplicemente perché vivevano vicini? Cathy e Heathcliff abitavano nella stessa casa, Romeo e Giulietta erano entrambi di Verona. L'anima gemella dipende dal destino o dal sentimento d'amore che provi in quel momento e che ti porta a dire che è quella l'unica persona al mondo giusta per te?>>

Ho riflettuto spesso sulla questione: vicinanza o destino? "Forse entrambe" è stata la mia risposta. La vicinanza aumenta le probabilità, ma è anche vero che se due persone non sono destinate a stare insieme potranno incontrarsi anche tutti i giorni senza che scatti qualcosa di importante tra di loro.
Tanti fattori ruotano intorno all'amore, ragion per cui non è una cosa semplice innamorarsi davvero.
E se capita sul serio non sai fornire motivazioni sul perché ti piaccia quell'individuo che non è particolarmente bello, ma che trovi comunque affascinante; quello che non è socievole, eppure a te piace il suo sorriso dolce abbinato al suo sguardo profondo; non ha la voce da attore, però in fondo se non possedesse il tono che riconosci tra mille altri, non sarebbe lui. Si ama quando i difetti diventano pregi agli occhi dell'altro, quando il battito cardiaco oscilla e le gambe vacillano... quando improvvisamente diventiamo stupidi, ridicoli persino, davanti all'altra persona e quella stessa ci trova adorabili. Ma osserviamo la copertina e leggiamo la trama di "Vorrei incontrarti ancora una volta" di Kate Eberlen.


Trama: Mai vicini abbastanza per sfiorarsi davvero. Dicono che il destino, come un abile prestigiatore, decida chi entrerà nella nostra vita. E per Tess e Gus, due diciottenni desiderosi di cogliere tutto quello che il futuro ha da offrire, il destino si presenta sotto forma di un incontro tanto casuale da essere indimenticabile. In una calda mattina estiva, nella basilica di San Miniato al Monte a Firenze, i loro sguardi si incrociano per la prima volta. È questione di un attimo fugace. Qualche parola sussurrata nel silenzio. Un sorriso rubato, forse promessa di un domani insieme.
Ma le loro strade si dividono con la stessa fugacità con cui si erano sfiorate. Tess è costretta a crescere prima del previsto: abbandona il suo sogno di diventare una scrittrice per prendersi cura della sorellina. Gus finisce intrappolato in una vita che non gli appartiene rinunciando all’arte che ama tanto. Entrambi sono andati avanti e sembrano essersi lasciati alle spalle quell’estate toscana. Eppure, il destino nel corso del tempo li fa incontrare di nuovo. Sempre per brevi istanti di silenziosa perfezione dove tutto torna a essere possibile. Poi, li allontana di nuovo.
Fino a quando, un giorno di molti anni dopo, sono di nuovo là dove tutto è cominciato. Oggi come allora, a separarli qualche metro di distanza. Una distanza che forse non è più incolmabile. Perché le loro sono due vite parallele con un unico destino: incontrarsi per sempre.
Un romanzo che segna l’esordio prorompente di Kate Eberlen sulla scena letteraria internazionale. A pochi giorni dalla pubblicazione, venduto in oltre 25 paesi, ha subito scalato le classifiche, affascinando migliaia di lettori e innescando un passaparola senza precedenti. Una storia dolce e delicata. Un monito a non lasciarci ingannare e a non pensare che nella vita tutto sia già scritto. Anche quando crediamo che nulla possa più cambiare, il destino è sempre dietro l’angolo, pronto a stupirci con effetti speciali.

Si diceva, innamorarsi non è facile, nemmeno per Tess e Gus che, per anni, proseguono a incontrarsi senza che le loro vite si leghino davvero. Tess incontra Gus durante una giornata a Firenze: lei è in viaggio con la sua migliore amica, sta per iscriversi all'università e la vita sembra così piena di aspettative; Gus è lì con i suoi genitori, chiuso in una sua dimensione post traumatica. Eppure tra i due sembra scoccata una scintilla, destinata però ad essere sorpassata in quanto la vita ha in serbo ben altro.


L'esistenza di Tess verrà sconvolta, quando si ritrova a fare da mamma alla sua sorellina, Hope, dovendo di conseguenza abbandonare il suo sogno e l'università. Gus, invece, convive difficilmente con il fantasma del fratello maggiore, morto in un incidente sciistico, e l'università gli appare come una liberazione. Si iscrive a medicina, più per una convinzione del padre che per sua passione. Gus, infatti, amava l'arte, ma è costretto a vederla solo come un hobby, non come qualcosa cui dedicare la propria vita.
Trascorrono gli anni, Gus si crea una famiglia, mentre Tess, la cui strada è cosparsa di delusioni amorose, è stata sempre accanto a Hope proprio quando la piccola ne aveva tanto bisogno.
I due si incrociano spesso durante gli stessi eventi, ma il destino gioca, intreccia i fili, mischia le carte... ed erano le persone giuste al momento sbagliato.
Non tutto però è perduto: l'amore è in agguato e sa aspettare proprio quando noi, ormai, non ci speriamo più. Le esperienze ti segnano, cambiandoti, trasformandoti in quella persona giusta che capita al momento perfetto. Forse per Tess e Gus, destinati a incrociarsi per anni senza incontrarsi più, una sola piccola speranza c'è ed è proprio quest'ultima che tiene il lettore con gli occhi fissi sulle pagine, desiderando che i fili del destino, a un certo punto, siano legati insieme.
Allo stesso tempo si avverte una nota di malinconia: se Tess e Gus si fossero incontrati prima e fossero rimasti insieme stabilmente, cosa sarebbe accaduto? Sarebbero stati felici? Oppure il loro sentimento sarebbe stato temporaneo?


In questo romanzo aleggia l'aura delle possibilità, dei "se" rimasti sospesi in futuri alternativi.

"Vorrei incontrarti ancora una volta" è un romanzo che genera molte riflessioni sulla vita e sulle sue possibilità, sugli infiniti futuri alternativi che una singola azione, d'un tratto, può far trasformare nel nostro presente.
Tuttavia, non nego di essere rimasta un po' delusa. Mi sarei aspettata qualcosa di diverso, forse romantico in maniera differente o, magari, che i due protagonisti che non si fossero scordati l'uno dell'altra per così tanti anni.
Non posso dire oltre perché cadrei nello spoiler. Il romanzo è bello ma, ripeto, avevo altre aspettative.

Vi lascio con alcune frasi e pensieri tratti dal romanzo. Tess ha vissuto momenti che mi hanno ricordato la me stessa di qualche anno fa... quando ero - e in realtà sono rimasta - una ragazza timida, a volte troppo alta e considerata una persona che si dava le arie; quella ragazza che viaggiava, solo con la fantasia perché, all'epoca, non aveva mai nemmeno preso un aereo; quella ragazza che sognava l'amore vero da parte di un ragazzo gentile che la rispettasse. Ero uno sognatrice e lo sono ancora; forse la mia testa non è più così tra le nuvole perché sono cresciuta e ho imparato, ma mi manca quell'ebrezza dell'incoscienza, quel senso del rischio, dell'imprevidibilità che solo durante l'adolescenza si possiede.

<<Alle feste non me la sono mai cavata bene. Se sei timida, essere alta è uno svantaggio, perché per qualche strana ragione la gente dà per scontato che tu sia disinvolta, e quando vede che parli poco pensa che ti stai dando delle arie>>.


<<"Io leggo. In un certo senso anche questo è un modo per uscire di casa"
"Libri di viaggio, cose così?" chiese.
"Soprattutto romanzi", risposi.
Il momento della giornata che preferivo era quello in cui potevo chiudere la porta della mia stanza dopo aver messo a letto Hope e la casa era immersa nel silenzio, per essere trasportata nella Londra vittoriana, o nel Wessex di Thomas Hardy oppure nell'Irlanda degli anni Sessanta>>.


<<La sua imprevedibilità era eccitante. Mi sembrava di camminare costantemente sul filo, in bilico tra l'adorazione e il disprezzo più assoluto, ma ero sempre stata convinta che il vero amore fosse un dolce e terrificante precipizio. Tutte le più grandi storie d'amore, dal Dottor Zivago al Paziente inglese, non erano forse attimi rubati di estasi tormentosa? La parola "passione" non esprimeva forse una sofferenza?>>

<<"Ho trovato un uomo gentile, mamma, un uomo che sa capire chi sono davvero", le dico in silenzio [...]>>.


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