lunedì 22 febbraio 2016

Non chiamatemi storica dell'arte! Io sono un'archeologa!

Buonasera a tutti, cari lettori.
Con questo post mi distacco, per qualche minuto, dalla materia letteraria che tratto di consueto. E' già da un po' di tempo che mi preme affrontare un argomento a me caro, perché riguarda strettamente la mia professione, la mia laurea, il mio dottorato in atto.
Iniziamo dal titolo: "Non chiamatemi storica dell'arte! Sono un'archeologa!"



Il motivo è semplice. Come forse qualcuno di voi saprà, sono specializzata in Iconografia cristiana. La mia scelta è stata dettata da un profondo interesse verso la materia che affrontai come primissimo esame durante il corso di laurea triennale in Storia e conservazione del patrimonio artistico e archeologico. Ero lì, una sperduta ventenne, tra le prime file di un'aula 11 sempre piena nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Roma Tre, attenta ad ascoltare ogni minima parola pronunciata dal mio professore, a guardare le piante, le fotocopie di affreschi, a conoscere per la prima volta la domus ecclesiae di Dura Europos o ad esaminare nel dettaglio i mosaici della Basilica di S. Maria Maggiore.



Non mi sono mai pentita della scelta che ho fatto. L'iconografia è da anni nel mio cuore e credo che lì rimarrà per tutta la vita. Ma attenzione: ho scelto di percorrere la via archeologica, il che significa che la mia laurea è in Scienze dell'archeologia e metodologia della ricerca storico-archeologica.
Ho sostenuto esami di archeologia - istituzioni, metodologia, topografia e rilievo - e sono stata su numerosi scavi a "sporcarmi" le mani, a lavorare sui matrix e sulle schede U.S., per non contare le stratigrafie murarie con la compilazione delle rispettive schede U.S.M.
Ricordo polverose mattinate scavando sotto il sole cocente di settembre nel sito dove è sorto il Nuovo Mercato di Testaccio, oppure sull'Appia Antica, per non contare poi i pomeriggi a picconare e fare rilievi sui tumuli della necropoli di Fossa, in Abruzzo. Sono stata ad esaminare gli strati nel famoso Colosseo sotto lo sguardo curioso dei turisti, oppure a siglare e studiare i suoi reperti ceramici. Ho iniziato a scavare nella Basilica anonima di papa Damaso nel complesso cimiteriale di S. Callisto, esperienza purtroppo interrotta da un incidente, che non mi ha però impedito di proseguire ad apprendere in quel magnifico sito. Con la mano sinistra ingessata, ho continuato a disegnare con la destra, "specializzandomi" nel rilievo e nello studio della ceramica.



Sono un'archeologa, la topografia la conosco, la comprendo e mi piace pure. La metodologia dello scavo è solo il primo gradino che un archeologo in formazione deve affrontare e me la sono studiata, apprendendo altre nozioni, soprattutto sul campo. Il rilievo topografico e quello architettonico li ho sempre adorati... non per niente matite e fogli di carta sono fedeli compagni per me.
Questo non è un post scritto per vantarmi. Il mio C.V. è in rete e si può tranquillamente visionare. Non ho nulla da nascondere, ma non provate più a dirmi che, data la mia specializzazione in iconografia, sono una storica dell'arte. Più volte mi sono sentita dire "Eh ma tanto tu sei iconografa! Che ne capisci di topografia/epigrafia/etc" in senso dispregiativo. Non ci siamo, proprio per niente.
C'è modo e modo di praticare l'iconografia e, posso dire per esperienza, che un conto è leggere un articolo scritto da un archeologo iconografo e un conto è leggere un articolo scritto da uno storico dell'arte iconografo. Il primo, oltre che su testimonianze figurative, baserà molto spesso le sue indagini su altre testimonianze materiali. Esaminerà, per esempio, la ceramica rinvenuta nello stesso contesto, si occuperà dei ritrovamenti funerari (se di un sito funerario si tratta), andrà a consultare le fonti, analizzerà la topografia della zona, non si limiterà alla sola figurazione, ma a capire quali e quanti strati di pittura ci sono e su quale U.S.M. si trova l'affresco. E' un metodo, quello dell'archeologo, differente, che si basa su testimonianze esclusivamente materiali. Personalmente non vado mai a supporre cose che non posso vedere o di cui non è rimasto nulla. Metto in dubbio persino ciò che trovo scritto. Ammetto, allo stesso tempo, che c'è sempre qualcuno di questa categoria che si "adatta e si adagia", dimenticandosi purtroppo la propria formazione.



Lo storico dell'arte si occuperà invece di comprendere lo stile, di effettuare confronti, di sottolineare differenze, di provare a identificare un autore, di consultare allo stesso modo le fonti, di esporre e criticare le varie teorie, di effettuare faticose ricerche d'archivio, di distinguere, forme, colori, correnti d'influenza e scuole pittoriche. Lo storico dell'arte si occupa di trattare argomenti come un archeologo non farebbe e non saprebbe fare, e viceversa. Ma attenzione: aver partecipato a una campagna di scavo, non fa di voi degli archeologi.



Sono iconografa, ma non studio le icone. Non pensatevi che il mio ambito di interesse sia basato su quei bellissimi dipinti su tavola con lamine d'oro diffusi nella tradizione bizantina-russa. No, mi occupo di un'arte ancora più antica, che si colloca tra il I e il V-VI secolo d.C., un'arte paleocristiana che si è generata dalla confluenza della tradizione profana e da quella ebraica, per sfociare poi nelle grandi manifestazioni artistiche monumentali. Mi occupo di svelare il significato dietro le semplici immagini, di comprendere il modo di pensare degli antichi, di capire il perché dell'inserimento di una determinata immagine rispetto a un'altra, secondo quale criterio e perché in quel contesto.



Sono iconografa e non scrivo in maniera "poetica". Come un'epigrafista o una topografa, scrivo in maniera concisa, senza troppi giri di parole. Non me ne importa nulla di "come è tracciato il ricciolo del fauno che soavemente danza su una gamba sola, mentre stringe con enfasi il tirso tra le mani, comparandolo alla statua X dell'autore Y" perché di quel fauno a me interessa il contesto di ritrovamento, il metodo di lavorazione, il materiale di cui è composto e la stessa provenienza di quest'ultimo per ricostruire i traffici commerciali dell'antichità.



Sono un'archeologa e rimango con i piedi per terra, guardando al di là di un simbolismo diffuso e stereotipato, delle opinioni comuni, contestualizzando in un panorama più ampio, inserendo il mio oggetto di studio all'interno di un tempo passato, presente e futuro.
Sono un'iconografa, ma prima di tutto sono archeologa, legata alla terra... quello stesso elemento di cui mi sono sporcata le mani e che conserva le testimonianze materiali, senza le quali la mia figura professionale non potrebbe esistere.
Precisiamo, non intendo disprezzare il lavoro di nessuno, men che meno dei colleghi e amici storici dell'arte. Il mio scopo è solo quello di sottolineare che siamo e saremo differenti, senza "spacciarci" l'uno per l'altro. I percorsi e le metodologie di ognuno di noi parlano chiaramente, quindi che non si generalizzi! Voglio dire, se esistono corsi come "Metodologia della ricerca archeologica" e "Metodologia della ricerca storico-artistica" un motivo ci sarà! La diversità è il primo passo verso una riguardosa interdisciplinarietà che, troppo spesso, in Italia ci dimentichiamo. Siamo accomunati da alcuni ambiti d'interesse, dallo svolgimento di alcune attività e soprattutto da un unico obiettivo: lo studio del passato e l'amore per la cultura, la tutela e la conservazione del nostro (martoriato) patrimonio archeologico e artistico. Ma vi prego, differenziamoci! Non siamo tutti uguali. Dobbiamo collaborare, ma ognuno con una precisa identità formativa.




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