lunedì 8 gennaio 2018

Recensione di "La piccola libreria di New York" di Miranda Dickinson

Buongiorno amici! E' lunedì 8 gennaio, il primo dopo le feste... e tutto ricomincia: scuola, lavoro (per chi è fortunato ad averlo), ricerche, attività. Le lucine che avevano avvolto magicamente ogni cosa iniziano a scomparire - complici le varie persone con spirito da Grinch sparse per il mondo - e quel clima ovattato, quasi da fiaba, svanisce lentamente, lasciando spazio a gennaio.
Il primo mese dell'anno dovrebbe perciò dare un'impronta a tutto il resto. C'è persino chi scrive una lista di buoni propositi... ho pensato anche io di farla, ma di tenerla per me. In fin dei conti, ci sono speranze e obiettivi che hanno un carattere assolutamente personale. A volte il web fa sfuggire di mano la bellezza dell'essere riservati, esternando tutto a tutti come se fossimo delle star di Hollywood. Credo solo, che molto genericamente parlando, mi riprometto di pensare più a me stessa, cercando la felicità e imboccando (spero) la strada giusta per una volta nella mia vita.
Concetti che si era prefissata anche Bea dopo aver deciso di lasciare Otis Greene. Di cosa sto parlando? Del romanzo che ho "vissuto" durante le vacanze di Natale. Si tratta di "La piccola libreria
di New York" di Miranda Dickinson e eccovi la trama:


Quando il suo ragazzo la lascia per l’ennesima volta, Bea James, proprietaria di una libreria a Brooklyn, prende una decisione. Basta uomini, basta cuori infranti, basta dolore. Il suo lavoro le piace e i libri l’hanno sempre salvata, l’importante sarà riuscire a stare lontana dall’altro sesso. Jake Steinmann, uno psichiatra che viveva a San Francisco, è pronto a ricominciare, dopo la fine del suo matrimonio. D’ora in poi ci sarà un unico amore nella sua vita: New York. Bea e Jake si conoscono a una festa in cui sono gli unici single, e quando parlano si trovano d’accordo su una cosa: nessuno di loro due vuole avere alcun genere di relazione sentimentale. Ma la città ha altri piani per loro…


Se dovessi definire questo romanzo con qualche parola, direi "speranza" e "possibilità": speranza di poter cambiare e ricominciare; possibilità di sbagliare in libertà e di vivere ancora.
Dopo una grande delusione d'amore, Bea James prende una decisione: niente più uomini, solo amicizie e lavoro, pensando più a se stessa. E' proprio durante una festa di fidanzamento, popolata quasi esclusivamente di coppiette, che Bea conosce Jake, il bel cameriere.


Chiacchierano, scherzano e le loro anime iniziano a camminare sulla stessa linea d'onda. Bea è spontanea con Jake perché non si aspetta nulla da lui e la stessa cosa vale per il misterioso cameriere che si rivelerà essere, invece, uno psichiatra di successo impegnato in un divorzio che gli ha frantumato il cuore. Il patto di Bea viene esteso e siglato anche dallo stesso Jake: amicizia, nulla più. Ed è così che i due, dopo essersi persi e ritrovati - vuoi per conoscenze comuni, o per il destino che li unisce - coltivano la loro amicizia, passeggiando per le vie di New York, riscoprendola con occhi diversi, fino a Central Park dove uno strano calore inizia a pervadere il cuore di entrambi.


Eppure c'è quel patto... che forse non appare più come un'idea grandiosa, soprattutto quando Bea si accorge di pensare a Jake più spesso del dovuto e Jake comincia a mettere da parte la figura della bellissima ex moglie. Non tutto però è così lineare, soprattutto quando l'ombra del passato è ancora tangibile e ritorni spiacevoli spezzano gli equilibri del momento.
Tra Brooklyn, Central Park, l'Upper West Side e la magnifica libreria di Bea e Russ, si svolge la storia dei due protagonisti, seguendo i passi di due cuori riparati e le tracce che il destino svela pian piano, in un crescendo continuo.


E' stata una bella storia d'amore, lo ammetto. Un racconto che ha saputo scaldarmi il cuore e restituirmi speranza. Ci sono cose nella vita che, in alcuni momenti, non vanno proprio come avresti voluto, semplicemente perché non avevi previsto, cavalcando l'onda dell'ottimismo, che sarebbero andate a finire così. Ma è proprio in queste occasioni che bisogna avere la forza di andare avanti, prendere decisioni ed essere coerenti... per il tempo necessario a riprendersi. Il grande passo va fatto da soli... se si è in due, si faticherà poi di meno.
Quello di Miranda Dickinson è un romanzo consigliato sia alle lettrici più romantiche, che a quelle disilluse. Vi perderete piacevolmente nei meandri di New York, amandola per la sua folla, i mille negozi, i grattacieli, il suo manto natalizio e il meraviglioso Central Park. E poi... beh, chi ha amato il film "Serendipity" non potrà che adorare anche questa meravigliosa lettura.

Infine, devo purtroppo notare nuovamente divergenze enormi con il titolo originale. Perché non lasciare "I'll take New York", molto più sensato di "La piccola libreria di New York"? Il titolo non riflette completamente la trama poiché la libreria è certamente il luogo di lavoro di Bea, un posticino raccolto e pieno di libri dove la protagonista si rifugia, ma non costituisce l'anima della narrazione.
Mi chiedo, ancora una volta, perché mai le traduzioni italiane debbano discostarsi così tanto dal titolo attribuito dall'autore. Ad ogni modo, buona lettura a chi deciderà di conoscere Bea e Jake e... alla prossima!

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