sabato 25 febbraio 2017

Recensione di "Giovane carina molla tutto e cambia vita" di Lisa Owens

Buon sabato, amici! Mi prendo una pausa dalle mie ricerche, dedicandomi alla scrittura del blog e, nello specifico, della recensione di "Giovane carina molla tutto e cambia vita" di Lisa Owens. Andiamo a leggere la trama:


A volte bisogna fare un salto nel buio, mollare tutto e seguire i propri sogni. Claire Flannery ha trovato il coraggio di farlo. E adesso? Claire ha lasciato il lavoro per scoprire la sua vera vocazione, ma non sa da che parte cominciare. Correre la maratona di New York? Finire di leggere tutti i classici lasciati a metà? Di fronte a lei ci sono tantissime possibilità, forse troppe. E intanto le giornate passano tra un giro su internet, un bicchiere di vino di troppo a pranzo e gli incoraggiamenti della nonna («Ricordo cosa significa avere la tua età. Certo, io avevo già quattro figli…»). Gli altri intorno a lei sembrano avere tutto sotto controllo, a Claire invece sta sfuggendo tutto di mano. Intenso, tenero e divertente, il brillante esordio di Lisa Owens è la storia di una donna in un delicato momento di cambiamento, il diario di una trentenne confusa e (in)felice: la voce fresca e profonda della nuova generazione è arrivata.

Ho acquistato questo romanzo in un momento particolare, che in realtà è stato solo l'inizio dell'incubo cui vanno incontro tutti i neolaureati e dottori di ricerca Italiani e che genera stati d'animo non troppo confortanti, anzi, li definirei decisamente deprimenti. La fatidica domanda "Che ne sarà di me adesso?" è giunta, senza fare troppi giri di parole. Pensi alla pubblicazione della tua ricerca... d'accordo, ma nessuno ti paga per farla e la stessa pubblicazione non porta lavoro. L'estero? Ci vogliono soldi per andare all'estero. Fai un altro corso? Occorrono comunque soldi e alla fine ti ritrovi al punto di partenza. Borse di studio? Ahahahah una barzelletta per i comuni mortali.
La triste verità è che non si sa quale strada prendere (a meno che qualcuno non l'abbia già tracciata per te, ovviamente, ma non sono casi frequenti). Il mondo della ricerca è tanto bello, quanto frustrante. Più volte passa per la testa il pensiero "mollo tutto e cambio vita", anche se quel sogno che ti tormenta da sempre prosegue insistentemente a farsi largo nei tuoi pensieri e a suggerirti di tenere duro e di crederci.


Ecco perciò che, durante una passeggiata post ricerche archeologiche in biblioteca (si vd. il sogno che non ti abbandona e diventa un'ossessione), mi sono ritrovata in libreria, nuovamente contornata da volumi (non polverosi) e da quel confortante odore di carta stampata. 
Avevo una giftcard da utilizzare e ho notato la copertina azzurra e rosa di questo romanzo, la cui trama rifletteva pensieri a me affini e dalla quale sembrava trapelare un po' d'ironia per tentare di prendere alla leggera una situazione da brivido (alias, disoccupazione).
Eppure questo romanzo non mi ha convinta affatto. Ho letto anche altre recensioni di blogger e a tutte ha fatto un po' lo stesso effetto. Dopo qualche anno di lavoro in un ufficio che non le piaceva, Claire si licenzia per andare alla ricerca di quel che realmente fa per lei. La verità, però, è che la ragazza non conosce esattamente la sua vocazione e tenta di scoprirla. 


Forse andrà bene scrivere le targhe per i monumenti e i luoghi storici? Oppure insegnare in una scuola? Tenta di confrontarsi anche con gli amici, ottenendo spesso l'effetto del non sentirsi adeguata. I suoi coetanei sono sposati, vorrebbero dei figli... mentre lei? Claire convive con Luke, che sta terminando l'apprendistato in Neurochirurgia. E' un uomo paziente, dolce, cui piacerebbe sposarsi e stabilizzare la relazione, ma l'insicurezza di Claire condiziona anche quella scelta.
I genitori di lei sono abbastanza "sconclusionati"... Claire finisce per litigare con sua madre per un aneddoto riguardante il nonno che definirei piuttosto inquietante. Questo fatto - che non anticipo - monopolizza gran parte dei pensieri di Claire quando si tratta della sua famiglia.
A un certo punto sembra esserci una svolta, ma in realtà il lavoro a tempo "determinatissimo" per cui è chiamata riguarda nuovamente il posto che aveva volontariamente lasciato. Claire lo accetta, ma è trattata con una certa inferiorità, soprattutto quando in azienda è entrata la giovane raccomandata di turno.
In sintesi, la vita della protagonista si svolge tra la ricerca nel web di posti di lavoro adatti (e qui la capisco perfettamente), aperitivi, dialoghi con Luke e i dissapori famigliari.


Cosa mi ha lasciato questo romanzo? Poco e niente. L'intento di denunciare, in chiave forse più leggera, la situazione penosa in cui la generazione degli anni '50-'60 ha lasciato noi giovani, non è riuscita per via di una scarsa definizione del personaggio. Claire non ha fondamentalmente un sogno. Si barcamena, senza obiettivi precisi nella vita. Voglio dire, lasci il lavoro perché sostieni che non faccia per te? Bene, ma almeno dedicati a fare ciò per cui ti senti portata! Eppure, lei non lo sa, lei non si conosce e, non conoscendosi, non sa nemmeno dove andare a parare. Di conseguenza, Claire non cambia vita. Rimane nel limbo del "che farò del mio domani?".
Inoltre, un ruolo fondamentale lo ha giocato la tecnica narrativa. Non si tratta di un diario, bensì di una serie di pensieri suddivisi in paragrafi, di riflessioni che probabilmente, nell'intenzione dell'autrice, avrebbero dovuto far immedesimare il lettore con Claire, tentando di pensare (?) come lei. Ahimè, non ha avuto l'effetto desiderato e, spesso, si perde il filo del discorso.
Mi trovo quindi in disaccordo con la critica che aveva acclamato questo romanzo, paragonandolo alla storia di una nuova Bridget Jones. E' comunque un vero peccato perché la narrazione avrebbe potuto essere svolta in maniera nettamente migliore.

Da "Sàkomar" è tutto. Il prossimo romanzo sarà... "Dopo di te" di Jojo Moyes, attesissimo seguito di "Prima di te" che ho decisamente adorato. Speriamo non ci siano delusioni dietro l'angolo.
Buona domenica!

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