domenica 6 novembre 2016

Recensione di "Timeline: ai confini del tempo" di Michael Crichton

Buona domenica, cari lettori! E' una grigia e stranamente calda giornata di pioggia qua a Roma. Solo il calendario ci ricorda che è novembre e non marzo.
Stamattina, ho finalmente terminato di leggere "Timeline: ai confini del tempo" di Michael Crichton, autore conosciuto soprattutto per Jurassic Park.
Era un romanzo presente nella mia lista da qualche anno. Adesso, con un po' di calma, ho avuto tempo di leggerlo, su suggerimento di mio padre. Lui è un appassionato di viaggi nel tempo e di fisica quantistica. E nonostante sia archeologa, ho ricevuto una formazione scientifica (non proprio ottimale, ma comunque basata sulla scienza). La mia mente a volte si perde in complessi ragionamenti, interessata da Einstein e da tutte le teorie sulla relatività a lui successive.
Parliamo quindi di "Timeline". Conobbi la sua esistenza qualche anno fa, nel 2003, quando venne proiettato il film tratto dal romanzo. Tra gli attori c'erano Gerard Butler, Paul Walker, David Thewlis, il primo dei quali rimase impresso nel mio cuoricino di adolescente (andavo ancora al liceo).
Ecco perciò trama e copertina:


Nel deserto dell'Arizona un uomo vaga senza meta, pronunciando parole prive di senso. Dopo ventiquattr'ore è morto e il suo corpo viene cremato dalle uniche persone che sembrano conoscerlo. All'altro capo del mondo una squadra di archeologi è al lavoro sulle rovine di un villaggio medievale della Dordogna, dove scopre una stanza rimasta sigillata per oltre seicento anni. Ma nel quartier generale della società finanziatrice del progetto gli studiosi faranno una scoperta ancora più sorprendente: il capo della misteriosa multinazionale ha inventato una vera macchina del tempo, che nello spericolato tentativo di ritrovare il professor Johnson, il capo della spedizione precipitato in un tunnel spaziotemporale, li proietterà in uno dei periodi più avventurosi e violenti della storia. Da quel momento i nostri eroi dovranno riuscire a sopravvivere nel bel mezzo della guerra dei Cent'Anni - tra soldataglia e affascinanti castellane, assedi e cruente battaglie - per cercare di tornare sani e salvi nel XXI secolo.

Se c'è un film completamente diverso dal libro, ebbene, si tratta proprio di questo.
Ho trovato tante di quelle differenze che ho pensato "Mi sa che solo l'ambientazione è rimasta quella ideata dall'autore".
Il romanzo si svolge intorno a un esperimento condotto da una grossa società, la ITC, guidata da Robert Doniger, un uomo geniale, ma spregiudicato, un uomo che punta solo al guadagno e al successo. La ITC finanzia gli scavi di un sito medievale nella Dordogna. Nello specifico, l'équipe del prof. Johnston, composta da Chris Hughes, Kate Erickson, André Marek e David Stern, si sta occupando di indagini condotte all'interno dei resti della cittadella medievale, Castlegard, del castello e del monastero.


Un giorno però il prof. Johnston si reca all'ITC. Successivamente di lui non si hanno notizie per giorni, ma durante gli scavi viene fuori una scoperta alquanto strana: un appunto, scritto dallo stesso professore, e contestuale all'epoca di ritrovamento.
La ITC ha inventato una macchina del tempo e Johnston ha voluto provarla per tentare di recuperare informazioni sul sito che si stava indagando, ma purtroppo non ha fatto ritorno. Chris, Kate e Marek, accompagnati da due membri dell'ITC, partono volontariamente per il passato per andare a recuperare Johnston. Hanno un periodo di tempo molto limitato, dopodiché la comunicazione con il nostro tempo verrà interrotta per sempre. Non tutto procede come previsto. All'arrivo nei boschi della Dordogna, il gruppo viene accolto dai cavalieri di Sir Guy de Malegant che uccidono brutalmente i due membri dell'ITC, uno dei quali - ormai agonizzante - riesce a tornare nel presente. Con sé però aveva portato una granata (ovviamente proibita) che esplode, distruggendo la macchina del tempo.
Il gruppo è bloccato momentaneamente nel passato. All'ITC David Stern e gli altri tecnici lavorano per tentare di assemblare un dispositivo capace di riportare tutti a casa, mentre nel XIV secolo Chris, Kate e Marek dovranno affrontare battaglie e sotterfugi nel bel mezzo della Guerra dei Cent'anni che contrappone Francia e Inghilterra e, nel caso specifico, Lord Oliver ad Arnaud.


Inizialmente sono rimasta un po' delusa ed è totalmente colpa mia. Ho fatto le cose al contrario, vedendo prima il film e poi leggendo il romanzo. Mi sarei aspettata la storia d'amore tra Marek e Lady Claire, iniziata dopo l'arrivo del gruppo archeologico nel bosco,


e invece... mi ritrovo un impacciatissimo Chris che riesce miracolosamente a salvarsi dopo aver seguito una Lady Claire travestita da ragazzo e che riesce, grazie a Marek, a sopravvivere a una giostra medievale.
Chris Hughes, nel romanzo, è l'allievo preferito del prof. Johnston, mentre nel film è suo figlio, innamorato da sempre di Kate. Kate e Chris, nel romanzo, sembrano avere un rapporto quasi ostile inizialmente. Soltanto dopo le avventure nel passato capiscono di appartenersi.


André è l'eroe di sempre, il prototipo di archeologo che vive nel presente, ma alla stesso tempo sente di appartenere al passato che studia. André adora il Medioevo, il suo più grande desiderio è quello di vivere in una cittadina fortificata, cavalcando tra i boschi, indossando l'armatura e intraprendendo fantastici duelli. Proprio la sua abilità, sia in battaglia che con le lingue antiche, salverà spesso la vita agli altri membri del gruppo. Marek e Claire si incontrano, si notano, ma nel corso del romanzo non scatta null'altro che qualche sguardo tra loro. Chris aveva perso la testa per Claire, ma Claire si rivela non essere la tanto casta e pudica dama (come invece è nel film). La donna, per amore della propria patria, è disposta a fare di tutto. Tra l'altro, diversamente dal film, non è la sorella di Arnaud.
Nonostante tutte queste differenze, ho comunque amato la storia narrata in Timeline. Sono un'archeologa e ho sempre desiderato - esattamente come André - andare anche per solo un giorno nel passato (il Medioevo mi ha sempre affascinata, ma non posso tralasciare l'Antico Egitto o la Tarda Antichità) come spettatrice. Non so se sarei in grado di sopravvivere e prendere parte a una realtà che è comunque così diversa dalla mia. E poi... secondo le regole dei viaggi nel tempo, non si deve in alcun modo interagire con i personaggi del passato. La storia potrebbe cambiare, il viaggiatore potrebbe non nascere affatto e scomparire all'istante. Sono tanti i "pericoli" teorici dei viaggi nel tempo.


Ho notato però alcune imprecisioni che, talvolta, mi hanno fatto rabbrividire. L'autore non ha ben chiara la differenza tra Alto e Basso Medioevo. Si percepisce a pagina 124, in cui si dice che l'epoca immediatamente successiva al crollo dell'Impero Romano, si chiama Basso Medioevo, mentre il 1200 è convenzionalmente (ah sì?) considerato come l'inizio dell'Alto Medioevo. E' proprio un errore gigantesco sopra il quale, da archeologa, non sono riuscita a passare.
Inoltre - questo potrebbe essere un refuso/inversione, ma comunque dovrebbe essere controllato - spesso ho letto XVI secolo invece di XIV secolo. Si parla del Trecento? E allora è XIV secolo. Il XVI non c'entra proprio niente.
Per terminare, ogni volta che leggo un romanzo storico-archeologico scritto da un autore americano percepisco quanta curiosità e quanto senso del mistero si provi oltreoceano per la storia europea. Gli americani sono davvero affascinati dalle lingue antiche, specie latino e greco, dalle nostre battaglie, dai nostri siti. Ed è assurdo che loro li amino, mentre noi (parlo dell'Italia) li lasciamo al degrado.
Noto, infine, come non ci sia differenza all'estero tra la figura dello storico e quella dell'archeologo. Marek e Chris sono chiamati storici, che corrispondono ad archeologi medievisti qui da noi.
Va bene, lo so... so di essere un po' critica anche nelle letture di svago, ma noi archeologi siamo fatti così. André Marek mi darebbe ragione.
Consiglio di leggere il romanzo, se non lo avete già fatto (effettivamente, sono io ad essere in ritardo visto che è uscito nel 1999). Se siete come me appassionati della storia, delle rievocazioni medievali, dei viaggi nel tempo e vi piace anche un po' di ironia (Chris mi ha fatto ridere più volte), questo romanzo farà proprio al caso vostro. Vi lascio con un piccolo estratto che il mio cuore archeologico ha apprezzato:

<<Prima o poi, l'artificiosità del divertimento - incessante, onnipervasivo - porterà la gente a cercare ciò che è autentico. "Autenticità" sarà la parola chiave del XXI secolo. Che cosa è davvero autentico, però? Qualsiasi cosa non sia costruita ad arte per ricavarne profitto o controllata dalle grandi corporations. Che esista di per sé, autonomamente, e sia dotata di una sua originalità. E cosa c'è di più autentico del passato? (...) Il passato è vero, autentico. Ed è proprio questo che lo renderà incredibilmente attraente. Il passato è l'unica concreta alternativa al presente governato dalle grandi corporations>>.


p.s. credo non sia proprio cambiato nulla da parte mia nei confronti di André: l'ho adorato nel film (soprattutto se interpretato da Gerard Butler) e ho proseguito nel romanzo. Sono incorreggibile.

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