mercoledì 6 luglio 2016

Recensione di "La luce alla finestra" di Lucinda Riley

Buongiorno a tutti i miei lettori! Torno sul blog relativamente presto, per presentarvi la recensione di un romanzo che ho adorato: "La luce alla finestra" di Lucinda Riley. Iniziamo con ordine.



Trama: Émilie de la Martinières ha sempre subito il giudizio di sua madre, regina indiscussa della scena mondana parigina. Ora ha trent'anni, ma la freddezza mascherata dal lusso e dagli agi con cui quella donna superficiale e distante l'ha cresciuta è un fardello ancora pesante da portare. L'improvvisa notizia della sua morte, tuttavia, risveglia in Emilie un groviglio di sentimenti contrastanti e dolorosi, soprattutto quando apprende di essere l'unica erede di un sontuoso castello nel Sud della Francia, un castello che nasconde le risposte a molti degli interrogativi che pendono sul suo passato: sarà un vecchio taccuino ritrovato tra quelle mura a metterla sulle tracce della misteriosa e bellissima zia Sophia, la cui tragica storia d’amore ai tempi della guerra ha segnato irrimediabilmente la sua famiglia. E perché all'improvviso continua a pensare a un uomo che ha appena conosciuto, proprio lei che si è sempre tenuta lontana dall'amore?

Mi sono affezionata a quest'autrice. Riesce magistralmente a dipingere i paesaggi, le atmosfere e a far vivere i sentimenti dei propri personaggi. "La luce alla finestra" è un romanzo che genera riflessioni importanti, sia sul nostro recente passato storico, sia sul comportamento a volte spietato delle persone.
Émilie è una donna di 30 anni, ultima erede dei la Martinières, una nobile famiglia francese. Sua madre, che ha sempre percepito come una persona fredda, distaccata, talvolta priva di sentimenti, è morta lasciandole un castello in Provenza, a Gassin. Émilie non ha molta autostima. E' cresciuta all'ombra di sua madre che non l'hai mai considerata, vittima di un passato che non vuole ricordare. Suo padre, Édouard, scomparso troppo presto, era invece il suo punto di riferimento, con cui condivideva una sfrenata passione per la lettura, alimentata da quell'immensa e antica biblioteca del castello.



Un giorno, mentre Émilie è seduta al bar del paese cercando di fare il punto della situazione sulla sua vita, compare un uomo, Sebastian Carruthers, che la introduce in un tempo che nessuno le aveva mai narrato. Sebastian è nipote di Constance Carruthers che, ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, aveva aiutato Édouard. Il ritrovamento di un presunto quadro di Matisse e quello di un taccuino appartenuto a Sophie, la zia di Émilie, introdurrà il lettore nel clima freddo, inquietante e tragico della Guerra.



Connie era un'agente del SOE (Servizi Segreti Britannici) inviata a Parigi per cercare di portare il suo contributo alla resistenza, in un momento in cui i Nazisti avevano ormai occupato la città. Attraverso le sue azioni, entreremo di soppiatto all'interno della dimora parigina di Édouard per iniziare un'avventura composta da tradimenti, singolari amicizie, crudeltà immotivata e di un amore che ha resistito anche alla spiccata opposizione tra le parti.



Sarà proprio questa storia a far aprire gli occhi a un'ingenua Émilie, talmente innamorata di Sebastian, da sposarlo anche se lo conosce da poco tempo. Peccato che non sempre tutto ciò che luccica è oro. Le persone nascondono dei segreti e delle bugie che possono fare molto male. E forse Émilie ha donato il suo cuore al Carruthers sbagliato... ma per capirlo dovrà conoscere Alex, a Blackmoor Hall.
Con "La luce alla finestra" sono entrata in quel clima angosciante della Guerra, vivendo la pressione e l'ansia generate da fatti letti sui libri di storia, visti in tanti documentari che mi hanno lasciato, il più delle volte, impressionata (in fondo i miei professori me li hanno fatti vedere quando facevo le medie... e le immagini erano molto forti) e dal tragico diario di Anna Frank.
Mia nonna mi ha narrato qualche volta dell'epoca in cui è vissuta, del suono delle sirene antiaeree, dei rifugi sotto i palazzi di Roma, del coprifuoco, dei Tedeschi che giravano per le strade e degli Americani che sono sbarcati ad Anzio. Mi ha raccontato delle notizie alla radio, dei discorsi di Mussolini al balcone di Palazzo Venezia e della follia di Hitler che aveva ormai sottomesso l'Europa.
Pensavamo, fino a pochi anni fa, che l'uomo avesse toccato il fondo con la Seconda Guerra Mondiale. Purtroppo non è così, perché di notizie simili ne apprendiamo tutti i giorni alla televisione. Il terrorismo è il diretto erede del Nazismo, qualcosa di oscuro e nato da un fondamentalismo.



Eppure, e fortunatamente, questi momenti regalano all'uomo anche emozioni forti. Le vere amicizie sono nate all'epoca della Guerra in cui nessuno poteva approfittarsi dell'altro per convenienza. Allo stesso modo, quegli amori poetici, saldi, passionali sono sbocciati di nascosto nelle trincee (nel caso della Prima Guerra Mondiale), nei bunker, nella povertà. Amori coraggiosi di cui rimangono le lettere e quelle foto in bianco e nero dalla carta ingiallita. Amori di cui noi siamo i diretti eredi che dovrebbero far tesoro della memoria storica per non replicarla. Ma questo mondo, in fondo, non imparerà mai dai propri errori.



Il romanzo è scorrevole, intenso, approfondito e accurato dal punto di vista storico. Genera molte emozioni e spinge a voler sapere sempre qualcosa in più dei numerosi personaggi che intrecciano i propri destini, senza mai risultare tedioso. E' ovviamente consigliato a chi predilige le storie di guerra, ma anche e soprattutto a chi necessita di sentimenti autentici che a volte i romanzi riescono a regalarci. Vi lascio con un piccolo estratto:

«(...) Grazie a Dio, dopo due guerre mondiali di sicuro l'Ovest avrà imparato la lezione. Almeno per un po'» meditò Jean cupamente. «Ma la guerra non cesserà mai di esistere, l'eterno desiderio di cambiamento fa parte della condizione umana, così come l'incapacità di mantenere la pace. E' la triste verità. Il lato positivo è che le situazioni peggiori a volte tirano fuori il meglio di noi. (...)»

Auguro una buona giornata a tutti! Penso che inizierò qualche classico. A presto!

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