domenica 10 aprile 2016

Recensione di "Il profumo della rosa di mezzanotte" di Lucinda Riley

Buongiorno amici lettori e buona domenica!
Ancora non mi sono ripresa completamente da questa maledetta influenza e un buon libro mi ha tenuto compagnia durante questi giorni.
Si tratta di un nuovo romanzo di Lucinda Riley, autrice scoperta per caso, che ha conquistato la mia fiducia letteraria, trasportandomi all'interno di storie inglesi e al contempo esotiche.
Stavolta è stato il turno di "Il profumo della rosa di mezzanotte":




Trama: India, Darjeeling. E' il centesimo compleanno di Anahita Chavan. Nonostante la sua famiglia si stia riunendo per festeggiarla, lei è avvolta da una nuvola di tristezza. Non c'è giorno che non pensi a suo figlio, che tutti credono morto da bambino. Ma il suo istinto sottile le dice che non è così: Anahita sa in qualche modo che è ancora vivo. Per questo consegna al nipote Ari un manoscritto dove ha annotato la storia della sua vita, nella speranza che il giovane possa scoprire quanto è accaduto.
Inghilterra, Dartmoor. La bella e famosa attrice americana Rebecca Bradley si trova ad Astbury Hall, l'antico castello scelto come set del suo nuovo film. Lord Astbury, schivo proprietario del maniero, si mostra fin troppo gentile nei suoi confronti e insiste sulla somiglianza tra Rebecca e sua nonna...
Sarà il viaggio di Ari in Inghilterra e l'incontro con Rebecca a gettare nuova luce sul periodo inglese di Anahita durante la Prima guerra mondiale e sull'amore tormentato tra lei e Donald, erede di Astbury Hall. Un viaggio alla scoperta delle proprie radici che gli darà modo di comprendere molto di sé e di svelare i segreti rimasti sepolti per intere generazioni.



Non è il primo libro che leggo sull'esotico e misterioso mondo asiatico. Uno degli ultimi è stato il romanzo, ancora edito dalla Giunti, "L'isola delle farfalle" di Corina Bomann che mi era piaciuto moltissimo; il primo invece fu "Un indovino mi disse" di Tiziano Terzani che lessi ormai molti anni fa... frequentavo le scuole medie o forse il primo anno di liceo.
I narratori di questa magnifica, tragica e a tratti inquietante storia sono quattro: Anahita, Donald, Rebecca e Ari. Anahita, o Anni, è ormai molto anziana. E' vissuta cent'anni, ma la sua vita è stata travagliata, a cavallo tra le due guerre mondiali. Anahita è, in un certo senso, la personificazione dell'India stessa: nel primo periodo la vediamo sottoposta alla dominazione inglese, nel secondo invece è in corso l'indipendenza. Anni è orgogliosa e vuole vivere la sua vita, spinta da un'insaziabile curiosità verso il mondo.


E' indubbiamente un personaggio particolare: nobile indiana, figlia di una sensitiva che le ha lasciato il dono di prevedere la morte sentendo il canto degli spiriti, vive a palazzo con la sua migliore amica, Indihira, figlia del Maharaja e della Maharani, facendole da dama di compagnia. 


E' proprio grazie a Indihira che Anahita si ritroverà in Inghilterra, dove riceve l'istruzione in un collegio, approdando infine ad Astbury Hall, una villa immersa nella magnifica brughiera. E' qui che conosce Donald, con cui nasce una bella amicizia, galoppando nelle praterie immerse nella rugiada. Ed è proprio Donald che diventerà l'unico grande amore di Anahita. Ma l'Inghilterra, nonostante il colonialismo, non è così aperta nei confronti degli Indiani... il fortissimo amore di Anni e Donald verrà - purtroppo con successo - avversato dalla signora di Astbury Hall, Maud, che architetterà un piano malefico.


E' Anahita quindi ad aprire il racconto con una sua lettera allegata alla storia della sua vita che affida al pronipote, Ari, chiedendogli di leggerla e di esaudire il suo unico più grande desiderio: ritrovare Moh, suo figlio, che lei non aveva mai creduto morto. Ari quindi intraprende un viaggio verso l'Inghilterra, fino ad Astbury Hall dove un segreto è lì in attesa di essere svelato...


Ad Astbury vive Anthony, il Lord, un gentiluomo, schivo e isolato dal mondo, che si rivela però molto gentile e premuroso nei confronti di Rebecca, una famosa attrice americana che, per esigenze lavorative, chiederà ospitalità proprio a lui. Rebecca dovrà impersonare una donna vissuta durante la guerra, con tanto di costumi d'epoca... e finisce per somigliare incredibilmente alla nonna di Anthony, Violet, la bellissima Lady di Astbury.
Sarà proprio l'incontro tra Ari e Rebecca a far luce su un passato che nasconde molti punti oscuri, inquietanti e tragici, celati anche dietro il profumo delle rose di mezzanotte che fioriscono nella tenuta, proprio accanto a un piccolo cottage abbandonato. Il finale è una sorpresa, perché non tutto è come sembra.


Lucinda Riley mi ha fatto viaggiare in un'India magica, avvolta dal fascino dell'esotico, profumata d'incenso e illuminata da mille colori. Vi era un palazzo magnifico nelle architetture, fontane e giardini, veli e luci soffuse... una prigione dorata però per le donne costrette a vivere nella zenana, l'harem del Maharaja. Un'India coloniale, povera da un lato e incredibilmente ricca dall'altro.


E poi sono arrivata, tramite un lungo viaggio in nave, nella mia adorata Inghilterra, avvolta dalla nebbia, nel grigiore di Londra e nella tranquillità della brughiera, con le case dai tetti di ardesia e i boschi al limitare delle dimore. 


Ho cavalcato con Anahita e Donald, giungendo fino al ruscello e sdraiandomi nell'erba alta e bagnata di rugiada, lasciando da parte i miei pensieri e godendomi solo quei momenti di pace.
In parte ho anche amato Anthony, così simile al principe Adam "che vive nell'ala ovest del castello" e regala una rosa a Rebecca. E' un uomo schivo e tanto fragile, vittima della cattiveria altrui.


Dopo questa lettura, ho sempre più voglia di prendere il primo aereo per l'Inghilterra e visitarla come si deve, proseguendo per la Scozia, il Galles e l'Irlanda. E poi vorrei affrontare un viaggio più lungo, per cui vale la pena anestetizzare le paure, giungendo in India, misteriosa e spirituale, così diversa dal nostro mondo occidentale. Sono un'inguaribile curiosa, non posso farci nulla... e amo le culture altrui. Le adoro quando posso conoscerle e apprezzarle, senza che mi vengano imposte. In fondo il mondo è bello perché è vario, perché ognuno è diverso dall'altro, perché i nostri paesi riflettono la nostra relativa cultura... e come tali vanno rispettati, prendendosene cura, proprio come si fa con le rose del proprio giardino.


Il romanzo è scritto in maniera scorrevole, nello stile della Riley. I dettagli non sono mai trascurati e, anzi, sono proprio loro a fare la differenza nella narrazione. Lo consiglio a chi è sognatrice, a chi ama il fascino del passato e delle lettere, a chi adora l'amore vero che non si ferma davanti alla guerra, all'oceano e al tempo.

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