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sabato 10 gennaio 2026

Recensione di "Ghiacciai" di Alexis M. Smith

Buongiorno a tutti, amici! Bentornati sul blog e buon anno!

Vi porto a conoscere il mio primo libro del 2026. Si tratta di "Ghiacciai" di Alexis M. Smith, un romanzo breve, ma non per questo meno intenso di tanti altri composti da centinaia di pagine.


Trama: Isabel ha poco più di vent’anni e un debole per quello che gli altri si sono lasciati alle spalle e che rischia di essere dimenticato. Si prende cura delle storie che incontra: salvando oggetti e vestiti nei negozi vintage o riparando libri danneggiati nella biblioteca in cui lavora. La sua passione per ciò che potrebbe scomparire viene da lontano. Ha avuto inizio con i ghiacciai in Alaska che sono stati la sua prima casa e con un’antica cartolina di Amsterdam, città in cui non è mai andata, che le ha insegnato il valore della memoria e il senso della perdita. Sono solo poche righe, ma racchiudono una storia d’amore preziosa. È lo stesso amore che Isabel potrebbe provare per Spoke?

Isabel è una ragazza americana, poco più che ventenne, vissuta in Alaska quand'era bambina. Ora lavora in una biblioteca come archivista, insieme ad altre persone (di cui il lettore non sa nulla) e a Spoke, ragazzo taciturno, reduce dalla guerra in Iraq.
La narrazione si svolge armonicamente tra passato e presente e di Isabel si scoprono, pian piano, gli aspetti essenziali. Ama il vintage, l'usato, le cose vissute da altri prima di lei, le foto conservate in quegli scatoloni in fondo all'armadio e le storie che sono insite negli oggetti. E, infatti, Isabel è letteralmente innamorata di una cartolina che, tanti anni prima, aveva acquistato in un negozio di oggetti usati, con la foto di Amsterdam. Sul retro è scritto: "Cara L., mi sono addormentato in un parco. Poi pioggia. Mi sveglio, il cappello è pieno di foglie. Sei l'unica cosa che vedo ogni volta che apro o chiudo un libro. Tuo, M.".
Chissà se M. e L. si sono mai ritrovati, chissà a cosa si riferiva M. quando diceva di vedere L. ogni volta in cui apriva un libro, chissà se si amavano ancora... Questo si smuove nella mente di Isabel: la curiosità legata alla vita di un oggetto appartenuto ad altri e la stessa curiosità legata ad Amsterdam, città che non ha mai visitato.
Forse la protagonista fa la stessa cosa anche con Spoke: si incuriosisce, osservandolo com'è oggi. E quella curiosità la porta, pian piano a conoscerlo e a sapere che le sensazioni scaturite nel suo animo non sbagliavano: lui le piace e lei piace a lui.
Quando l'amore si fa lentamente strada nel cuore dei due, è ora però di separarsi, ma non prima di aver narrato storie: storie di guerra, storie di un'infanzia a casa dei nonni, storie di ricordi che sono rimasti e di luoghi che sono scomparsi. C'è un bacio che sugella tutto quel poco vissuto assieme... e ce n'è un altro bacio che ritorna nella mente di Isabel: quello dato a un ghiacciaio, quand'era bambina, durante l'ultimo campeggio in Alaska. Un ghiacciaio enorme, freddo, destinato a sparire.


"Ghiacciai" è un romanzo fatto di sensazioni, di un sentire assoluto: del freddo del ghiaccio e del suo cuore tenero, della superficie liscia dei bottoni su un abito usato, del giallo delle foglie del ginkgo biloba, dell'odore di carta dei libri, delle vecchie foto, della corteccia umida e delle cartoline dimenticate.
Isabel è una sognatrice dall'animo delicato e, al contempo, deciso. Si immerge nelle storie, ne immagina altrettante e vive la sua, riempiendola di oggetti e ricordi. In fin dei conti fa l'archivista, conserva e cataloga documenti del passato... e per grande esperienza posso dire che negli archivi si trovano centinaia di lettere, carte e storie di persone ormai scomparse che, tramite quel che rimane scritto, proseguono a vivere per sempre.

Se lo consiglio? Assolutamente sì, ma non aspettatevi un romanzo comune perché non lo è. Socchiudete il cuore, immaginate con Isabel la storia di M. ed L. e provate a immergervi nel freddo dell'Alaska (che nella mia mente è sempre legata alla vicenda di Togo e Balto!). Poi aprite un cassetto e osservatene il contenuto: biglietti, appunti, foto... chiudete gli occhi e provate a ricordare.

Foto di Tom da Pixabay

Vi lascio con qualche piccolo estratto e vi aspetto alla prossima recensione!

«Isabel amava i libri ancor prima di saper leggere. Nella fattoria della bisnonna c'era una libreria e, quando a malapena camminava, se la lasciavano sola troppo a lungo, tirava fuori i libri dai ripiani più bassi. Ricorda come pesavano sulle gambette e com'erano freschi sulla pelle nuda. Le piaceva cercare le pagine del libro di cucina di Fannie Farmer con le macchie di pastella e le ditate di sugo, e guardare le illustrazioni di Garth Williams di Nei grandi boschi del Wisconsin, di cui i genitori le leggevano un capitolo ogni sera l'inverno in cui compì quattro anni.»

«È uno strano effetto dell'infatuazione, pensa Isabel, quel desiderio di raccontare a qualcuno cose insignificanti.»

«Tutti quegli oggetti raccontano una storia, ma è proprio la sua? Aggrapparsi al passato è sempre stato più di una scelta estetica; è una specie di lutto per le cose che non resistono al tempo. Noi non resistiamo al tempo. Alla fine, soltanto le storie sopravvivono. Pensa alla foto della ragazzina di undici anni, che dice addio al ghiacciaio.»

lunedì 29 dicembre 2025

Recensione di "Mille luci sulla Senna" di Nicolas Barreau

Buonasera amici lettori, e bentornati sul blog! Ho chiuso questo dicembre con un romanzo natalizio. Era da anni che avevo intenzione di immergermi in un'atmosfera tutta lucine e biscotti di pan di zenzero a Natale ma poi, tra libri cominciati e impegni vari, non mi ero applicata abbastanza da trovare un romanzo che mi ispirasse. Caso ha voluto che "Mille luci sulla Senna" di Nicolas Barreau, acquistato quest'estate insieme a un altro libro, fosse proprio a tema natalizio e che la protagonista, Joséphine, mi somigli incredibilmente. Anch'io vorrei una houseboat ereditata con annesso un inquilino niente male, ma per questo devo ancora attendere che il destino mi sia favorevole!


Trama: Quando, in una grigia giornata autunnale, Joséphine Beauregard esce dal suo monolocale sul canal Saint-Martin, a Parigi, trova due lettere nella casella della posta. Una è dell’editore con cui collabora come traduttrice e l’altra di un notaio sconosciuto.E così, in pochi minuti, Joséphine scopre di aver perso il lavoro, ma anche di aver ereditato una casa, per quanto atipica e un po’ fatiscente: l’amato zio Albert le ha lasciato la sua vecchia houseboat, ormeggiata lungo il quai accanto al pont de la Concorde.
Per sbarcare il lunario, Joséphine decide a malincuore di vendere la barca, nonostante i ricordi di una gita spensierata lungo la Senna con l’eccentrico zio, da sempre il suo preferito in una famiglia fin troppo convenzionale e severa.
Ma la sorpresa è grande quando, una volta a bordo, si trova di fronte un uomo che sostiene di essere il legittimo inquilino della Princesse de la Loire e che non ha nessuna intenzione di lasciarla.
È l’inizio di una brillante commedia degli equivoci in cui, tra ripetuti boicottaggi dei programmi di Joséphine, succederà di tutto. E a complicare le cose, la temuta réunion natalizia dei Beauregard si avvicina…
Dosando sapientemente sorprese e contrattempi, Nicolas Barreau – il maestro della commedia sentimentale – accompagna i lettori proprio nel cuore della città dell’amore, illuminata dalle mille luci di un Natale davvero speciale.


Come anticipavo, la protagonista, Joséphine Beauregard, è una ragazza poco più che trentenne. Abita a Parigi, in una mansarda in affitto, e lavora come traduttrice di libri in finlandese. Purtroppo, però, gli imprevisti capitano tutti assieme: la sua casa editrice, a malincuore, chiude e suo zio, Albert, malato da tempo, muore. Due lettere in una sola giornata, entrambe portatrici di terribili notizie.

Eppure, quando tutto sembra crollare, la ragazza si abbatte, si lamenta, piange e si dispera, poi si rimbocca le maniche e tenta di ricostruire la propria vita. Grazie al suo più caro amico, durante una serata, conosce persone che le commissionano lavori e lo zio Albert la sorprende, lasciandole in eredità una houseboat sulla Senna. Joséphine, decide di venderla... Peccato che la barca sia abitata da un affittuario per niente intenzionato a lasciarla. A ciò si aggiungono una delusione amorosa (ahimé, un rapporto clandestino con un uomo sposato e molto più grande di lei) e una famiglia per niente comprensiva che non vede l'ora che Joséphine sia "sistemata".

Foto di Dan Novac da Pixabay

A questo punto, è Joséphine a dover decidere di andare avanti con quel che ha, effettuando dei tagli netti con il proprio passato e con legami famigliari piuttosto ingombranti. La houseboat, che sembrava un peso di cui sbarazzarsi, diventa improvvisamente un mezzo per la libertà e per un amore alle porte del Natale.

Tutto si conclude bene, come nelle classiche fiabe natalizie. Ma anche questo genere di libri serve a ristorare il cuore di lettori che, come me, cercano un po' di positività e un angolo di mondo che, seppur immaginario, conceda loro una pausa e un sorso di aria pura. A volte, anche alle persone classicamente sfortunate, accadono cose belle e la storia di Joséphine ne è un esempio.

Per ultima, non per minor importanza, nominerò Parigi, un perfetto sfondo per le storie d'amore e per i sogni da realizzare. L'ho visitata rapidamente nel 2010 durante un viaggio di studi con l'università... c'era ancora così tanto da vedere! E da allora sogno di tornarci. Chissà...

Vi aspetto sempre qui, durante il nuovo anno, con le prossime letture!




«Tuttavia, mentre percorrevo rue des Canettes sfavillante di addobbi, ripensai alle parole di Monsieur Lassalle. Le cose non finivano mai davvero, cambiavano e basta. [...] Dovevo riprendere in mano la mia vita, dovevo uscire dalla torre in cui me ne stavo rinchiusa, invece di aspettare che altri decidessero per me.»

«Quando si aspetta qualcosa di importante troppo a lungo e con troppa intensità, a volte capita che nell'istante in cui quella cosa finalmente accade ci si ritrovi sopraffatti da un'immensa spossatezza. Forse è una reazione fisica, una forma di autodifesa. Come se all'improvviso il corpo volesse rimandare in maniera artificiale ciò che gli crea tensione.»

venerdì 28 novembre 2025

Recensione di "La ferita, la letizia" di Davide Rondoni

Buongiorno amici e bentornati sul blog! Il prossimo anno sarà dedicato a San Francesco d'Assisi. Si celebra, infatti, l'ottavo centenario della sua morte e sono certa che, da bravi lettori appassionati di librerie, avrete visto esposti vari libri sul "Poverello" di Assisi.

Nonostante abbia dedicato un intero esame del mio corso di laurea proprio alla figura di San Francesco, approfondendo la lettura del libro di Raoul Manselli, "San Francesco d'Assisi" (e dirò che è molto ben scritto), la mia ammirazione per questa figura storica e l'amore per la città di Assisi, ha fatto sì che decidessi di acquistare il libro di Davide Rondoni, "La ferita, la letizia. Faccia a faccia con San Francesco, poeta di Dio e del mondo", edito da Fazi editore.


Trama: Figlio di una donna francese che gli sussurrava i versi dei poeti d’oltralpe, delusione di un padre, simbolo delle aspettative mancate dei genitori d’ogni tempo, animo impetuoso, folle, estremo: questo era Francesco.
Immaginando un intimo dialogo con San Francesco d’Assisi, Davide Rondoni ci racconta l’uomo dietro al santo, «un uomo capovolto, ben più di un rivoltoso», mai incline ai compromessi, umile e tormentato eppure ricolmo di una letizia e una fede incrollabili che lo hanno condotto al cospetto di un papa e persino di un sultano. Poeta visionario, la cui esperienza mistica è stata celebrata da molti intellettuali – da Dante, che ne ricorda le vicende nella Divina Commedia, a Gregory Corso, una «di quelle teste folgorate» della Beat Generation –, e anche sceneggiatore teatrale, con l’allestimento del primo presepe a Greccio. Autore del Cantico delle creature, considerato il «primo documento di letteratura in italiano volgare», da cui emerge una voce dalla forza travolgente che per la prima volta attraverso l’esperienza poetica canta l’unità del cosmo e l’amore per la Natura e per le sue creature, si fa precursore del concetto di ecologia integrale, comparso anche nell’enciclica del pontefice che ha preso il suo nome, Francesco.
Con la delicatezza e la soavità di una poesia, Davide Rondoni ci consegna un ritratto inedito del poverello d’Assisi e immagina una conversazione a cuore aperto con il santo in cui, ispirato dall’insegnamento francescano, affronta argomenti attuali come la differenza tra amore e possesso, l’importanza di un ambientalismo che vada oltre il superficiale e la necessità della pace come dono cristiano, in un mondo che oggi è incendiato dalla guerra.

Basilica di San Francesco d'Assisi (foto di Cristina Cumbo, 2024)

Volevo una lettura più leggera, che non ripetesse gli aneddoti storici sulla figura del santo, ma che provasse a esaminarne l'aspetto psicologico, il contesto in cui Francesco viveva e come potevano vederlo gli altri.

Davide Rondoni imposta il libro come una riflessione, generata in seguito a un immaginario contatto visivo con il santo. Cosa c'è nello sguardo di San Francesco? Tutto un mondo: nato dalla donna francese, chiamata la "Francesca", a un certo punto lascia ogni cosa, e adotta uno stile di vita che, per molti, sarà sembrato folle. E tra folle e santo c'è un confine sottilissimo nel Medioevo.

La nostra percezione di Francesco è, appunto, quella di un santo: non ne rileviamo difetti. Ma è proprio attraverso le fonti, invece, e quindi le testimonianze di chi è stato a contatto con questo personaggio, che riusciamo a ricostruirne l'umanità. Non aveva un buon carattere Francesco agli occhi dei concittadini, era impetuoso, un ribelle, un uomo che se ne era andato di casa rinnegando gli agi e che girava con uno straccio addosso, predicando. Era seguito da uno stuolo di altri uomini, incantati dal suo modo di vivere, ma soprattutto dal suo messaggio e dal rapporto che aveva con Dio. E nonostante ciò, Francesco aveva richieste estreme e particolari, come quando ordinò a uno dei suoi frati, Bernardo, di premergli un piede sulla bocca e l'altro sulla gola per "punire la presunzione e l'ardire del cuore".

Umiltà, povertà, fraternità, pace, gentilezza erano i concetti che lo animavano, amore per il prossimo, anche se questo prossimo fosse stato un lupo (si vd. il lupo di Gubbio), e persino per la morte, che nel Cantico delle Creature chiama "sorella".

San Francesco d'Assisi (foto di Cristina Cumbo, 2022)

Rondoni ci mostra Francesco attraverso gli occhi di Dante, che ne parla nel canto XI del Paradiso, e poi esamina, passo passo, il Cantico da cui emerge un amore per la Natura non in sé, ma come riflesso dell'Altissimo Onnipotente Bon Signore.

Una figura sempre affascinante quella di San Francesco d'Assisi che prosegue, a distanza di secoli, a incuriosire, a farsi studiare e ad essere seguita da milioni di persone. Il libro si conclude con il Tau, il simbolo e la lettera che San Francesco adottò come sigillo per firmare gli scritti. Da cosa deriva? Sicuramente si tratta dell'ultima lettera dell'alfabeto ebraico che si pronuncia Taw (ma la cui forma è completamente diversa dal Tau conosciuto) e della lettera, invece, più nota dell'alfabeto greco.

Eremo delle Carceri, Altare con Tau (foto di Cristina Cumbo, 2024)

C'è un collegamento con l'Apocalisse, in cui il Taw è il sigillo dell'Agnello, impresso da un Angelo sulla fronte di coloro che saranno salvati; c'è poi la grande somiglianza morfologica con la croce. Un "gioco" di simbolismi uniti in un unico segno.

Davide Rondoni traccia, perciò, con un linguaggio semplice, divulgativo, anche contemporaneo, la figura di San Francesco, senza che la lettura diventi mai pesante.

Un unico appunto finale che, da archeologa e soprattutto da iconografa cristiana, non posso fare a meno di fare: il Tau non è mai stato adottato nelle catacombe dai primi cristiani. Lo staurogramma non è composto dal Tau e dal Ro, ma dal Chi posto per "obliquo" e dal Ro. Gli stessi primi cristiani adottarono persino l'Alfa e l'Omega, ponendole ai lati dello staurogramma e del cristogramma, proprio per indicare l'inizio e la fine, in riferimento a Cristo. Pur essendo un finale "narrativo" suggestivo, da un punto di vista scientifico devo necessariamente notare un'imprecisione.

Vi lascio con qualche piccolo estratto e un consiglio: visitate Assisi, senza fretta, con tutta la calma del mondo. Solo camminando tra i suoi vicoli, esplorando i suoi monumenti, ammirando la natura che circonda questo paesino nel cuore dell'Umbria, conoscerete anche Giovanni, detto Francesco.

Assisi, distesa di ulivi (foto di Cristina Cumbo, 2022)

«La povertà è la fiaccola che illumina il problema centrale della esistenza umana. Amiamo solo ciò che possediamo? Amore e possesso coincidono? O sappiamo cosa è il tremore vero della povertà, quando abbracciamo i nostri figli, sapendo che non sono nostri, che il loro destino non è nelle nostre mani? E sappiamo che anche la moglie o il marito o il compagno o la compagna con cui viviamo o facciamo l'amore non è nostra proprietà? Nulla è nostro. Anche la nostra vita. Rivoluzione rispetto all'idea attuale di individuo che ha a disposizione tutto.»

«Noi abbiamo un problema con i segni. Li consideriamo poco e in modo confuso. [...] Per un uomo medievale i segni erano invece importantissimi. Il mondo appare a quelle persone come una foresta di segni. Essi assicuravano il legame tra visibile e invisibile. Perché come è evidente anche a noi contemporanei, le cose più importanti della vita non le vediamo, non le misuriamo.»

«La gentilezza è la qualità del cuore che ama anche quel che non possiede. Sa distinguere tra amore e possesso, tra desiderio e pretesa, tra aspettativa e cupidigia. Il cuore gentile.»

«La pace cristiana, francescana la sperimentano i cuori inquieti. Non i tranquilli.»

«La tua umiltà non si poggiava sul carattere, che era impetuoso, non si poggiava solo sulla mortificazione. Sarebbe stata una umiltà triste. Ma sulla consapevolezza di essere stato chiamato.»

«Paradossalmente, l'amante è "triste e gioioso". Cioè nella medesima condizione dell'anima cristiana: ha nostalgia di Dio e però vive con letizia per la Sua presenza nel mondo. Quale nostalgia ti ha strappato il petto mentre eri chiuso nella galera?»

«Ma cos'è la castità dell'acqua? Forse, azzardo, il suo essere a servizio, cioè la capacità che essa ha di favorire la vita di ciò che irrora senza ottenere nulla in cambio, senza voler essere ricambiata. Come la castità umana è un amore rispettoso, così l'acqua nella tua visione ama rispettosamente, senza pretesa. Ecco cosa aiuta il mondo a fiorire.»

«Il perdono in natura non esiste. Non è un gesto "naturale". Eppure è la forma più alta e necessaria di amore umano. In natura non si dà poiché non esistono le sue condizioni: la consapevolezza del bene e del male, e la libertà. Solo l'essere umano libero perdona.»
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