Blog ufficiale di Cristina Cumbo, archeologa, aspirante scrittrice e appassionata lettrice
martedì 23 settembre 2025
Recensione di "Un segreto tra le pagine" di Violet Moore
martedì 9 settembre 2025
Recensione di "Ci vediamo in Cime tempestose" di Tessa Bickers
martedì 10 giugno 2025
Recensione di "I cinque profumi del nostro amore" di Laure Margerand
venerdì 23 maggio 2025
Recensione di "L'uomo che portava a spasso i libri" di Carsten Henn
giovedì 12 settembre 2024
Recensione di "L'amore non è mai una cosa semplice" di Anna Premoli
A Lavinia viene assegnato, come compagno di progetto, Sebastiano, il più strano e geniale di tutto il corso. Basti dire che, ancora non laureato, già fa mille lavori come programmatore, ma trova anche tempo per i giochi di ruolo, per la moto e per il karate. Lavinia e Sebastiano non potrebbero essere più diversi: lui è timido, ma ha carattere e le idee molto chiare; Lavinia è terribilmente curiosa e, soprattutto, non sopporta di non stargli simpatica, proprio lei che, pur di essere accettata, si è sempre adattata.
Giorno dopo giorno, lavorando insieme a questo progetto, i due finiranno per odiarsi… anzi, per amarsi.
Non posso dire molto di più, perché rischierei di rivelare troppo, essendo la trama molto semplice.
Come ho trovato questo libro? Scialbo a dire il vero. Mi hanno fatto sorridere alcune reazioni di Lavinia e i commenti di Giada, ma è tutto talmente lineare e prevedibile che sono andata avanti a rallentatore almeno fino al capitolo 9. Poi c’è un po’ di “pepe”, generato dall’attrazione che si crea fra i due protagonisti, ma era assai scontato che finisse così.
Un piccolo commento su Lavinia: viene presentata come ragazza adattabile a tutto e quasi sottomessa. A me pare una gran gattamorta, con tanto di medaglia d’oro. Se sarete tra i lettori, capirete cosa intendo.
In sintesi, la storia non mi ha coinvolta più di tanto, rivelandosi una lettura da fare, senza impegno, sotto l’ombrellone. Alla fine mia madre aveva ragione.
Vi aspetto alla prossima recensione e chiudo con un piccolissimo estratto.
«Quindi, appurato che, per qualche misterioso motivo, tra tutta la gente che hai incontrato nella tua vita proprio quella persona specifica – magari la più imperfetta – è anche l’unica che ti fa battere il cuore, non rimane che seguire l’istinto e lottare. E non perché si è romantici o pratici. No. La verità è che spesso si segue il cuore perché ci si sente una vera schifezza senza quel pezzettino che ci hanno strappato via. Quindi non è questione di scelta. Proprio per niente».
lunedì 18 settembre 2023
Recensione di "Come un romanzo" di Daniel Pennac
giovedì 23 dicembre 2021
Recensione di "Abbiamo un bacio in sospeso (io e te)" di Riccardo Bertoldi
«Mi manca avere accanto qualcuno con cui posso smettere di difendermi. Qualcuno che sappia vedere i miei difetti in mezzo ai pregi che vedono anche gli altri, e che abbia voglia di restare nonostant tutto. Vanno bene i sorrisi, i baci, l'amore e il sesso. Ma io qualche volta vorrei qualcuno con cui poter essere fragile.»
«Forse è vero, io e te non siamo stati niente. Ma mi hai insegnato che a volte il niente è fatto di baci, sguardi, carezze di notte, mani intrecciate, tramonti dentro una serranda chiusa a metà. Tu sei stato il mio niente che però è stato tutto. Un niente che non scorderò mai.»
«[...] Leo, ci sarà sempre una strada per te che porta a me, lo sai? Mi troverai dentro un brivido, dentro un sorriso che incrocerai per caso, dentro uno stupido dettaglio che per qualche motivo ti ricorderà di noi. Sarà la nostra strada segreta, quella. Una strada che ti permetterà di ripercorrere i tuoi passi e tornare a questa felicità che ci siamo cuciti addosso.»
domenica 14 novembre 2021
Recensione di "Il Parnaso ambulante" di Christopher Morley
martedì 22 dicembre 2020
Recensione di "Aspettami fino all'ultima pagina" di Sofía Rhei
Vi parlo perciò dell'ultimo libro che ha soggiornato sul mio comodino: "Aspettami fino all'ultima pagina" di Sofía Rhei.
Sul posto di lavoro, invece, da giorni si presenta un uomo misterioso e affascinante, che si reca sempre a colloquio con il capo di Silvia, generando in lei e nelle sue colleghe numerose domande. Da qui la decisione di rivolgersi a un detective privato e di capire cosa stia accadendo.
Intanto Silvia diventa sempre più fragile: perde di vista se stessa per acconsentire ai desideri di Alain che, sfuggente, promette un futuro insieme che non sarà mai possibile. A questo punto, avviene la svolta: Silvia decide di recarsi da un terapeuta, un tale Mr. O' Flahertie, un uomo particolare, che ha il suo studio in una stanza di albergo. La sua cura consiste nel consigliare e regalare libri che possano cambiare la vita dei pazienti.
Il compito di guarire Silvia, dalla bassa autostima, dalla tristezza e dalla solitudine, passa quindi, non al terapeuta, ma agli autori: Italo Calvino, Mary Shelley, Oscar Wilde...
Inizia così un percorso di rinascita, di ripresa delle proprie aspirazioni, che farà di Silvia una donna nuova, capace di porre un punto alle situazioni rimaste in sospeso, aprendo il proprio cuore a chi lo merita davvero... anche se dovesse trattarsi di un uomo chiamato Odysseus Thanos, che lavora in una impresa funebre.
"Aspettami fino all'ultima pagina" è un romanzo scorrevole, non scontato. L'importanza terapeutica che viene conferita alla lettura è uno dei nodi fondamentali di tutta la narrazione. La ricerca di un consiglio, di uno stile di vita, anche di errori all'interno delle storie create da autori passati riescono a rimettere in sesto una donna ferita, il cui animo necessita di amore (non di sola passione), sicurezza e tranquillità.
Riguardo quel che Silvia vive si tratta di una situazione talmente frequente da non lasciarmi affatto sorpresa. A volte, ci si può ritrovare all'interno di una realtà che si era condannata, senza colpe; a volte, invece, si è consapevoli. Per dare una svolta, anche dal punto di vista sentimentale, occorre coraggio e non è da tutti trovarne.
Passiamo, però, ai personaggi maschili di questa storia, Alain e Odysseus, l'uno l'opposto dell'altro: mentre il primo desidera l'amante e la moglie, entrambe rappresentanti dell'amore/passione e della stabilità/fedeltà, il secondo invece non vuole altro che una relazione seria. Dico la mia su questo punto: di uomini come Odysseus sicuramente esistono, ma sono ben rari.
Curiosa, infine, la scelta del nome per l'uomo dell'impresa funebre: Thanos, che evoca il greco θάνατος, ovvero morte, e Odysseus, come l'eroe greco, un viaggiatore, assolutamente infedele a Penelope, il cui nome però significa "odio, odiare". Odiatore della morte che, quindi, allude a ciò che riporta la vita. Un sottile gioco di parole.
E Mr. O' Flahertie? Nonostante possa sembrare un tipo interessante, l'autrice avrebbe potuto caratterizzarlo meglio, prima di giungere a una conclusione misteriosa e forse paradossale.
Vi saluto, vi auguro buone feste e vi lascio con qualche citazione.
«La causa della maggior parte delle malattie siamo noi stessi. Pertanto, per curarle, serve una strumentazione capace di penetrare nella parte più segreta, nella parte più vulnerabile del nostro essere. Esiste qualcosa che possa arrivare più a fondo di un libro, che possa calarsi più profondamente nell'anima? Solo ciò che fa presa su di noi può ridestare ciò che è stagnante, grattare via il marcio. La paura del dolore può essere combattuta solo con un dolore più bruciante, senza timore.»
«Ciascuno di noi è un mostro», le assicurò lui in tono solenne. «Siamo tutti Frankenstein. Affinché risulti evidente, basta guardarsi nello specchio giusto. Siamo fatti di pezzi di cose molto diverse, ciascuno di noi ha parti che sono morte e poi rinate. Occultiamo qualcosa, ci nascondiamo, e in tante situazioni ci spaventa mostrare come siamo fatti realmente. In ciascuno di noi c'è una parte aggressiva. È molto frerquente che, per proteggere gli altri, la rivoltiamo contro noi stessi. È su questa aggressione che viene da dentro, e che fa tanto soffrire il mostro di Frankenstein, che si fonda la scarsa autostima.»«C'è chi dice che tutte le decisioni che prendiamo sono causate da uno slancio d'amore, oppure dalla paura. Secondo alcuni, la condotta umana non conosce altre motivazioni. Nessuna emozione o reazione che possa ridursi a uno di questi due principi.»
«Immagino che la fedeltà non sia verso l'altra metà della coppia, ma verso se stessi.»
«La memoria, Silvia, è molto sopravvalutata. L'importante non è ciò che tratteniamo con la mente, ma ciò che ci resta impresso nell'anima.»
domenica 6 dicembre 2020
Recensione di "La misura della felicità" di Gabrielle Zevin
Di cosa vi parlo oggi? Della mia ultima lettura, "La misura della felicità" di Gabrielle Zevin.
Trama: Dalla tragica morte della moglie, A.J. Fikry è diventato un uomo scontroso e irascibile, insofferente verso gli abitanti della piccola isola dove vive e stufo del suo lavoro di libraio. Disprezza i libri che vende (mentre quelli che non vende gli ricordano quanto il mondo stia cambiando in peggio) e ne ha fin sopra i capelli dei pochi clienti che gli sono rimasti, capaci solo di lamentarsi e di suggerirgli di “abbassare i prezzi”. Una sera, però, tutto cambia: rientrando in libreria, A.J. trova una bambina che gironzola nel reparto dedicato all’infanzia; ha in mano un biglietto, scritto dalla madre: Questa è Maya. Ha due anni. È molto intelligente ed è eccezionalmente loquace per la sua età. Voglio che diventi una lettrice e che cresca in mezzo ai libri. Io non posso più occuparmi di lei. Sono disperata. Seppur riluttante (e spiazzando tutti i suoi conoscenti), A.J. decide di adottarla, lasciando così che quella bambina gli sconvolga l’esistenza.
«Tutto quel che ti serve sapere di una persona lo capisci dala sua risposta alla domanda: "Qual è il tuo libro preferito"?».
«Talvolta i libri non ci trovano finché non è il momento giusto».






































