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martedì 23 settembre 2025

Recensione di "Un segreto tra le pagine" di Violet Moore

Buon pomeriggio e bentornati, amici lettori! Tra improvvisi diluvi e un venticello fresco, qui a Roma sembra essersi affacciato l'autunno... ma la sottoscritta è rimasta alle letture estive da condividere qui con voi.

Oggi vi porto a Milano a conoscere Veronica e Leonardo, i protagonisti di "Un segreto tra le pagine" di Violet Moore.


Trama: Veronica si è appena trasferita a Milano, accettando il lavoro dei suoi sogni: editor per la casa editrice che pubblica i romanzi di Lia Robinson, pseudonimo di una famosa quanto misteriosa autrice.
Un giorno, nella sua caffetteria preferita, Veronica conosce Leonardo, affascinante avventore che condivide la sua stessa passione per la lettura. Dopo quel primo, casuale incontro, Leonardo non perde occasione per trascorrere del tempo con lei e in poco tempo Veronica si scopre sempre più legata e finalmente pronta a lasciarsi alle spalle la fine della sua precedente storia d’amore. Ma proprio quando i due si lasciano andare ai sentimenti che provano l’uno per l’altra, Veronica scopre una cosa su Leonardo che lui le ha volutamente tenuto nascosto. Un segreto che rischia di mandare all’aria tutto.


Ebbene sì, anche io a volte leggo gli Harmony. Avevo acquistato questo romanzo lo scorso anno, avendo finito la scorta da Roma. Poi, tra una cosa e l’altra, non sono riuscita a leggerlo e ho pensato di portarlo nuovamente al mare con me. Mi serviva una lettura leggera, soprattutto a fronte di chiacchiere e musica che in spiaggia non mancano e distraggono parecchio.

Quella di Veronica e Leonardo è una storia che inizia grazie ai libri e che prosegue grazie a loro. Forse è per questo che, nonostante sia un romanzo leggero, ha trovato il mio apprezzamento. Veronica si è recentemente trasferita a Milano e lavora come editor alla EdiQube. Si è lasciata da qualche mese con Massimo, con il quale aveva un rapporto decisamente tossico ed è intenzionata a concentrarsi solo ed esclusivamente sul lavoro. Ma si sa, quando le protagoniste decidono di dare un taglio netto all’amore, arriva l’uomo che fa perdere loro la testa. In questo caso, Leonardo si presenta in maniera piuttosto goffa, entrando nel locale in cui Veronica sta aspettando la sua amica, con una pila di libri tra le braccia che, puntualmente, si dissolve, cadendo a terra. La donna, quindi, si avvicina per aiutare il bel moro e da lì scatta la scintilla. La storia si sviluppa poi tra le vie di Milano, con il Castello Sforzesco, il Parco Sempione e tutti quei luoghi che personalmente amo, a fare compagnia agli appuntamenti di Veronica e Leonardo. Classicamente, però, uno dei due nasconde un segreto, da cui si svilupperanno una serie di incomprensioni che, come nelle fiabe, si risolveranno in un lieto fine.


“Un segreto tra le pagine” è appunto un Harmony, un romanzo rosa leggero e nulla più, ma l’ho trovato piacevole e, soprattutto, scorrevole, incentrato maggiormente sullo sviluppo sentimentale dei protagonisti che sull’estrema attrazione, elemento che molto spesso caratterizza – anche in maniera ripetitiva e noiosa (si veda, ad esempio, “Amori e segreti al Pumpkin SpiceCafè” – molti altri libri in circolazione.

Consigliato per trascorrere qualche ora nella bella Milano (smettetela di definirla grigia perché non è vero), nel mondo dell’editoria e immerse in una storia d’amore dai toni romantici.

«I libri li avevano fatti incontrare e avevano rischiato di separarli. Ma quel romanzo in particolare era stato il primo tassello della loro storia».

giovedì 14 marzo 2019

Milano: diario di viaggio tra l'architettura contemporanea e la storia dell'arte

Era dal 2013 che non tornavo a Milano, la cosiddetta città grigia. Sarà, ma la nebbia che la contraddistingue secondo le dicerie non la incontro mai, in favore di giornate soleggiate o al massimo con qualche nuvoletta passeggera.
Ho un bel ricordo legato a quella città: la prima volta in cui vi ho messo piede, scendendo alla Stazione Centrale, è stato nel marzo 2012... ed era proprio l'8, come stavolta.
Mi sono meravigliata dell'ordine e della pulizia, io che dovevo percorrere la zona di Termini tutti i giorni e che notavo il degrado intorno a me. Sono trascorsi anni e trovo che la situazione sia notevolmente peggiorata a Milano: adesso è la Stazione Centrale ad essere impraticabile, soprattutto Piazza Duca d'Aosta. Il motivo? Ne hanno parlato già troppe volte ai telegiornali e rischierei di essere ripetitiva, ma la questione sicurezza è stata forse presa un po' sottogamba.



In ogni caso, dicevo, a Milano 2012 ho legati dei bei ricordi: la canzone di Bruno Mars, "When I was your man", che risuonava nella piazza del Duomo, la visita a tanti bei siti archeologici e storico-artistici, risate con quella che all'epoca era la mia migliore amica dell'università e qualche farfalla di troppo che svolazzava libera nello stomaco durante una cena a lume di candela a base di risotto ai funghi porcini. Sono istanti, ritagli di tempo, oggetti che nella mente brillano come stelle, anche se poi nel complesso ricordo pure di essermi innervosita per altre questioni più banali e, ora posso dirlo, del tutto insignificanti.
Nel 2013 sono tornata per tentare un colloquio per un assegno di ricerca, il cui esito fu abbastanza scontato, ma rimasi una giornata e mezza.
Stavolta sono stati 3 giorni pieni con la mia famiglia e, guidata in parte da me stessa che avevo "preparato" le mete da visitare e in parte dalla mia architettonica sorella minore, sono riuscita a vedere altre parti della città che non conoscevo, ripercorrendo anche tappe già effettuate.
Durante la mattinata dell'8 marzo, appena giunti in Stazione Centrale, consumata una veloce colazione e depositati i bagagli in albergo non troppo distante da lì, ci siamo diretti verso Porta Garibaldi e il Bosco Verticale. Non ci ha ovviamente fermati lo sciopero nazionale dei mezzi. I due grattacieli dell'Eur, cui ormai l'occhio si è abituato, non sono nulla in confronto all'impatto prodotto dal grattacielo vetrato della Unicredit e soprattutto dai due palazzi che costituiscono il Bosco Verticale di Stefano Boeri. 


Sembra di entrare in un'altra realtà, in una parte di quella NYC che è stato possibile vedere solo nei film (o almeno, per me è così... oltre oceano non sono mai andata). Non negherò che il Bosco Verticale mi abbia incredibilmente ricordato la Torre del Vento nel romanzo di Licia Troisi "Nihal della Terra del Vento". Alberi e piante, arbusti e rampicanti crescono nei balconi rendendo quella costruzione in cemento armato qualcosa di forse più sostenibile, quasi come se l'uomo si scusasse con la Terra per avervi posto quell'assurda colata grigia tramite l'apposizione del verde che produce ossigeno, quel verde che spesso viene distrutto e che, al contempo, è a lui necessario per vivere.



Poco distante dal parchetto totalmente riqualificato, con giochi per bambini e aiuole coltivate con piante anche aromatiche, vi è piazza Gae Aulenti che risplende grazie allo specchio d'acqua e alla cascata risucchiata dal terreno, mentre un gruppo di lampioni disposti come giunchi emergono all'orizzonte.



Ma si prosegue nel tour architettonico perché non troppo distante, nei pressi della Porta Garibaldi, sorge la Fondazione Feltrinelli con un palazzone vetrato e triangolare, dalla forma decisamente particolare. In alto si vedono gli uffici e non nego di essermi immaginata riunioni intorno a tavoli circolari proprio come nei film americani; al piano terra, invece, è collocato un punto Red - a Roma ne ho scoperto uno di recente in via Tomacelli - ovvero un bar/bistrot con libreria. Un ottimo luogo di ristoro per il corpo e la mente!



Mentre si torna indietro cercando un posto economico dove riposarsi un po' e fare uno spuntino, mi soffermo a osservare la primavera che è ormai sbocciata anche qui, a dispetto del freddo venticello che ogni tanto prova a farmi rabbrividire.


Ricontrollo il programma: devo mettere la spunta accanto alla Pinacoteca di Brera! Era rimasta in lista da anni e vi è conservato il mio dipinto preferito "Il bacio" di Francesco Hayez. Gambe in spalla, ma stavolta si prende la metro (che, attenzione, passa nonostante lo sciopero!). La fermata più vicina al polo museale è Montenapoleone, poi una breve passeggiata e si volta l'angolo. Eccoci qui, davanti al palazzo che accoglie anche l'Accademia di Belle Arti. E' la Settimana dei Musei, molti turisti ma pure gli stessi milanesi colgono l'occasione per entrare e prendersi un attimo di pausa dalla frenetica vita di tutti i giorni, soffermandosi davanti alle opere d'arte, entrando in più dimensioni, cercando di comprendere l'artista, ammirando le pennellate e apprendendo tasselli aggiuntivi di storia.



Ecco che alcuni quadri osservati solo sui libri sono improvvisamente davanti a me. E' un'emozione particolare, come avessi incontrato un personaggio famoso o rivisto un amico. Tra questi c'è il  "Lamento sul Cristo morto" di Andrea Mantegna e tanti altri dipinti, a volte forse troppi per poter essere apprezzati singolarmente. 



Occorrerebbe una giornata intera solo per trascorrere una decina di minuti almeno davanti ad ogni opera d'arte. L'entusiasmo, però, si spegne d'improvviso, quando non riesco a trovare né "Il bacio", né "La Madonna di Brera", né il "Ritratto di Alessandro Manzoni". Eppure sono sicura... devono essere qui! Chiedo a un sorvegliante e la spiegazione che mi viene fornita non è accettabile: dato lo sciopero, soprattutto quello dei mezzi, il personale è ridotto a 7 persone e non hanno potuto aprire tutte le sale. Sono sconcertata e con me altri turisti venuti da molto più lontano. Siamo invitati a tornare durante i giorni successivi, ma non tutti possono, nemmeno io che non ero a Milano solo per fare la turista, ma per altre ragioni familiari. Il mio dipinto posso vederlo solo da una vetrata, entrando nel piccolo bar... magra consolazione.


Tornando verso la metro, mettiamo in programma una breve visita alla Basilica di San Simpliciano e alla chiesa di San Marco: mentre per la prima rimango purtroppo stupita dall'assenza di sorveglianza (tre ragazzi sono entrati compiendo operazioni poco chiare, probabilmente una "sniffata" e via sul banco), per la seconda vi erano le pulizie in corso che ci hanno però permesso di girare tranquillamente ammirando qualche opera conservata nella struttura religiosa. Mi sono chiesta a cosa fosse riconducibile questo teschio (in foto)... purtroppo mancava la didascalia vicino. Tra me e me ho pensato ai morti di peste, forse perché automaticamente Milano-Manzoni/Promessi Sposi sono un binomio inscindibile per me, ma realmente non so di preciso a cosa sia riferito.


Il secondo giorno è stato dedicato in parte a qualche giro turistico e in parte a prestare aiuto alla sorella con il trasloco. A soli 10 minuti dall'albergo dove alloggiavamo, vi erano due esempi di Liberty. Ero curiosa di andarli a vedere perché ne avevo sentito parlare. 




Ecco, infatti, la Casa Galimberti con le sue maioliche colorate e figurate e, a pochi passi di distanza, la Casa Guazzoni che riprende un po' lo stile del Quartiere Coppedè a Roma.



Per pranzo non è mancato il risotto alla milanese! Sì, è vero che è possibile assaggiarlo ormai un po' ovunque, ma è un classico e non potevo tornare a Roma senza.


Nel pomeriggio, dopo una brevissima visita nel santuario di San Camillo de Lellis che avrei sinceramente voluto ammirare meglio (non potevo però interrompere la celebrazione), io e mia sorella minore ci siamo dirette al Duomo, ignare di trovare una gran confusione.



Il Carnevale non avrebbe dovuto finire già qualche tempo fa? E invece, spuntate in piazza del Duomo risalendo le scale della metro, ci siamo ritrovate letteralmente sommerse da coriandoli e stelle filanti. Bambini, ragazzi e adulti erano festosi e mascherati. 



A disagio, dopo aver scattato qualche foto facendo attenzione a non ricevere schiume spray sull'obiettivo e sui vestiti e aver osservato da lontano la Torre Velasca, siamo praticamente fuggite verso la Galleria Vittorio Emanuele II che non era in condizioni migliori.



Serviva una via di fuga per evitare di ritrovarci mascherate senza la nostra volontà... prendiamo il tram su via Torino diretto alla Basilica di San Lorenzo. So per certo che la piazza inizierà a popolarsi di ragazzi verso sera, ma c'è ancora tempo e abbiamo bisogno di un bel gelato. E finalmente eccoci lì, vicino le colonne, in un momento di calma, a gustare la nostra bella coppetta fresca acquistata da Grom (che per quanto riguarda Milano, almeno per me, è una garanzia).


Con le gambe un po' distrutte, ci incamminiamo verso il tram dirette nuovamente al Duomo e alla fermata metro, mentre nei paraggi passa un ristorante su rotaie, piccolo, elegante e d'altri tempi.


Prima di eclissarci nel mondo metro sotterraneo, lanciamo uno sguardo al Teatro La Scala (solo da fuori purtroppo), dove in serata c'è sicuramente qualche evento importante data l'eleganza degli invitati e i Carabinieri che sorvegliano l'entrata.


Il soggiorno volge quasi al termine, ma è domenica e tutto scorre più lentamente anche nella frenetica Milano. Colazione al bar, preparazione dei bagagli e poi passeggiata in centro. Eccoci di nuovo dalle parti del Duomo, ma il caos del giorno prima è svanito e si cammina più tranquillamente, nonostante le persone invadano comunque le strade. "Dove giriamo? Svoltiamo di qua? Proviamo a prendere Corso Vittorio Emanuele II..."... e ci ritroviamo davanti a un'installazione acquatica by Apple.


Il super affollato Mc Donald's di Babila ci salva da un pranzo con prezzi non propriamente economici (i ristoranti partono da un minimo di 10 euro a portata), per poi proseguire con una passeggiata in tutta tranquillità, entrando nell'immancabile Disney Store da cui siamo usciti con un mini-peluche piedone (il mio è Meeko, il procione di Pocahontas, che farà compagnia alla penna di Rapunzel acquistata proprio lì nel 2012). Lo so, per certe cose non crescerò mai, ma amo la Disney... ognuno ha le sue passioni!


Non può mancare qualche scatto sotto la splendida magnolia giapponese che cresce proprio alle spalle del Duomo, un caffè nei paraggi, un gelatino, un giretto all'interno della gigantesca Feltrinelli sotterranea per poi tornare in albergo a recuperare i bagagli. 


Si è fatto tardi e il treno ci attende alla Stazione Centrale (da attraversare rigorosamente in gruppo e molto velocemente).
Saluto Milano, ma ci tornerò volentieri. Sono una romana atipica forse, ma più che felice di rivederla ogni volta... e poi ho ancora tante mete da visitare! Durante il viaggio di ritorno tento di acculturarmi, anche se la stanchezza a tratti si fa sentire.


Mentre stringo il mio volumetto, chiudo gli occhi, pur rimanendo vigile. Italo corre per lo stivale e Roma si avvicina. Eccoci a Termini: sono le ore 23.35 e la stazione è sorprendentemente vuota, eccezion fatta per le forze dell'ordine che controllano instancabilmente. Tiro un sospiro di sollievo. Almeno qui (stranamente) non dobbiamo correre per andare a prendere il taxi! 

[AVVISO: tutte le foto sono state scattate da me che ne sono la proprietaria e ne detengo il copyright. E' assolutamente proibito usarle per scopi personali senza la mia diretta autorizzazione].

sabato 9 settembre 2017

Recensione di "La ragazza Italiana" di Lucinda Riley

Lucinda Riley rappresenta ormai per me una certezza: le sue storie mi coinvolgono, mi appassionano, i personaggi sono amici cari da cui è difficile separarmi quando terminano le pagine.
"La ragazza italiana" si presenta con una copertina che richiama l'opera e il teatro: una giovane donna mora dà le spalle al lettore, mentre si mostra con un ricchissimo vestito rosa sulla scena di un teatro. La lirica è il tema dominante in questo romanzo, in cui si intrecceranno le storie di Rosanna Menici e di Roberto Rossini, destinate a cambiare la vita di tantissime altre persone intorno a loro.


Trama: Napoli, 1966. E' una splendida giornata estiva e la casa dei Menici ferve di preparativi per la festa che si terrà quella sera. Rosanna ha solo undici anni e sogna di diventare bella e corteggiata come la sorella maggiore Carlotta, che con la sua pelle di velluto e i lunghi capelli scuri attira su di sé tutti gli sguardi.
Ma Rosanna ha un altro dono, che la rende davvero speciale: una voce straordinaria in grado di incantare chiunque la ascolti.
Soprattutto il giovane Roberto Rossini, brillante studente della Scala di Milano, che dopo l'esibizione di Rosanna propone a suo padre di farla studiare con uno dei più grandi maestri della lirica. Un incontro fatale, quello tra Roberto e Rosanna, che segnerà per sempre il loro destino.

Milano, 1973. Ormai una giovane donna sensibile e appassionata, Rosanna ha finalmente realizzato il desiderio di essere ammessa alla Scala. Inizia per lei un periodo inebriante: il ritmo della metropoli, le estenuanti prove di canto, i primi gloriosi passi sul palcoscenico.
E sarà proprio qui che le strade di Rosanna e Roberto si incroceranno di nuovo. Affascinata e intimorita da quell'uomo carismatico e sfuggente, sempre circondato da donne bellissime e acclamato nei teatri di tutto il mondo, Rosanna finisce per essere travolta da un sentimento potente e inarrestabile.
Ma un segreto nascosto nel passato di Roberto e le oscure trame di una donna senza scrupoli minacciano di infrangere tutti i suoi sogni...

Prima di tutto, l'ambientazione: stavolta siamo in Italia, nella magnifica e colorata Napoli, che ci avvolge con tradizioni, sapori e odori, vicoletti che si inoltrano nella città barocca, fino a sfociare sull'azzurro golfo dominato dall'imponente Vesuvio. 


È in via Piedigrotta che inizia la storia di Rosanna, terza figlia di Marco e Antonia, sorella della bellissima Carlotta e del mite Luca. La sua giornata si svolge nel bar/pizzeria del padre dove immagina, forse già in preda a una giovane rassegnazione, il suo futuro. Osserva con occhi di ammirazione e un pizzico d'invidia la sorella maggiore, così bella e spigliata, ma soprattutto libera. I genitori la prediligono in tutto, mentre Rosanna è solo la piccola di casa, un po' bruttina a detta loro, che deve ancora trovare il suo talento migliore. Quest'ultimo non tarderà ad emergere perché, in occasione dell'anniversario di alcuni amici di famiglia, Rosanna viene invitata a cantare l'Ave Maria. È emozionata, tutti gli occhi sono puntati su di lei quando sale su quello sgabello e inizia a dar voce a parole e melodia, ma si lascia andare e il canto irrompe dolce e potente in quella stanza. 


Roberto Rossini, promessa dell'opera e studente alla Scala di Milano, ne rimane estasiato: quella ragazzina undicenne ha talento e un dono come il suo non può essere ignorato. Le suggerisce quindi di studiare dal suo primo maestro, Luigi Vincenzi, che saprà allenare quella voce per farla diventare una stella. Ma nel cuore di Rosanna è appena germogliato qualcosa di molto forte: è la prima volta che incrocia lo sguardo di Roberto, eppure il suo stomaco è andato in subbuglio e sul diario segreto, quando la sera torna in camera sua, esprime il desiderio di sposarlo.
Quella stessa notte Carlotta torna molto tardi in camera. È stata con un uomo, anzi, con Roberto, e sembra felice, ma non sa cosa il futuro ha in serbo per lei.


Rosanna, ancora giovane per soffrire veramente d'amore, viene rapita invece da quello che è il suo vero sogno, la sua vocazione: cantare. Eppure i suoi genitori non hanno soldi per pagarle le lezioni e non le permetterebbero comunque di provare. Il suo destino è il bar. Luca, suo fratello, non può sopportare di vedere così triste la sorellina e fa di tutto per far sì che possa realizzarsi, almeno lei. È lui a condurla segretamente da Luigi Vincenzi, lui che le paga le lezioni con i risparmi di una vita chiuso in quel bar a impastare pizza. È sicuro che Rosanna avrebbe potuto coronare il suo sogno. Trascorrono così gli anni e Rosanna impara a domare la propria voce, allenarla, ad ascoltarla. Arriva anche la prima esibizione che le aprirà le porte alla scuola della Scala di Milano.


Lo scenario si sposta quindi dalla ridente e solare Napoli, alla elegante Milano (non mi piace definirla grigia, perché per me non lo è affatto) dove si recheranno lei e suo fratello, con il permesso del padre che, sentendo Rosanna cantare, ha capito quale fosse il suo vero destino. Ed è a Milano che si intrecciano le vite, che si segnano le storie, che sbocciano gli amori più passionali destinati a non spegnersi mai.


Rosanna incontra nuovamente Roberto, il quale ha fama di essere uno "sciupa femmine", un dongiovanni, eppure lui è il migliore, il suo talento eccezionale e insieme le loro voci fanno faville. Allo stesso tempo Luca, dal cuore buono e gentile, inizia a riflettere sul suo futuro, confuso tra l'amore divino e quello terreno. E poi ci sono gli intrighi (che non mancano mai), trame tessute da uomini e donne potenti ai quali sottrarsi è difficile, soprattutto quando la fama ti ha ormai investito. 


L'amore tra Rosanna e Roberto è talmente grande e passionale che non ci impiegherà molto prima di sbocciare, ma sarà veramente quello di cui entrambi avevano bisogno? È giusto annullare la propria vita, il proprio essere, la propria personalità, per amore?

Lucinda Riley trasporta il lettore in un vortice di emozioni, tra l'Italia, l'Inghilterra e gli Stati Uniti, tra segreti e passione, in una cornice che è quella del mondo della musica.


Adesso i miei commenti. Ovviamente mi è piaciuto, molto, anzi, tantissimo. Ho terminato di leggerlo in tre giorni e mezzo (e solo perché a casa non ci sono stata, altrimenti avrei raggiunto il record di due giorni). C'è un "ma": i romanzi precedenti erano ricchi di minuziose descrizioni dei luoghi, cosa che invece e purtroppo non ho riscontrato qui. È un romanzo in cui prevalgono i dialoghi, come se il lettore stesse guardando un film. Intendiamoci, mi è piaciuto e, anzi, lo consiglio, ma apprezzo la Riley anche per quelle descrizioni così belle, così dettagliate che mi permettono di entrare all'interno dell'ambientazione. Conosco Napoli, così come Milano e non mi è stato difficile immaginare i luoghi; conosco Londra dai libri e dalle foto, così come New York e avrei voluto che mi aiutasse lei con le sue parole.


Per il resto, Rosanna è un personaggio straordinario: ha una forza spaventosa che la pervade, ma è allo stesso tempo tanto fragile. Proprio questa sua ultima caratteristica farà sì che, di fronte a una personalità egoista e invadente come quella di Roberto, lei perda se stessa, annullandosi, abbandonando sogni e aspirazioni, vivendo in funzione di lui. Ed è ciò che di più sbagliato possa esistere in un rapporto.
Allo stesso tempo, quella di Rosanna è la storia di come i sogni possano diventare realtà, perseguendoli anche nelle difficoltà… e magari con un po' di aiuto. È stata fortunata ad avere un fratello umile e generoso che ha fatto di tutto per lei; tre Maestri (Luigi, Paolo e Riccardo) con la M maiuscola non solo dal punto di vista professionale, ma anche umano; e una vera amica, Abi (Abigail) che le è stata sempre e comunque vicina.

Eppure, Rosanna cara, purtroppo sono al fianco di chi era contrario ad ogni rapporto con Roberto. Non dico che non me ne sarei innamorata perché l'amore è imprevedibile, ma non me lo sarei sposato conoscendo il vizio di cui soffriva. Il personaggio di Roberto Rossini mi ha ricordato – e qui forse qualcuno riderà – un uomo a metà tra Matthew McConaughey nel film "La rivolta delle ex" e Gabriel Garko in praticamente tutte le parti che interpreta: una persona egoista, accecata da se stesso, dalla passione che prova per OGNI donna, un bugiardo cronico che parla d'amore senza sapere cosa sia veramente.

Ho amato invece Stephen, il moro inglese con gli occhi azzurri, il vero bravo ragazzo (ovvero una chimera)… e mi è dispiaciuto nel profondo per il trattamento che gli è stato riservato.

Per terminare, Luca, pur essendo una persona dal cuore d'oro, è eternamente confuso… e io detesto la gente confusa, ma ho amato la storia che l'ha coinvolto, sperando che fosse infine veramente felice perché era questo quel che si meritava dopo tutte le buone azioni compiute, senza mai chiedere nulla in cambio.

Come definirei questo libro? Passionale e travolgente, come sappiamo essere noi Italiani quando rispolveriamo le nostre vere radici e il nostro essere più profondo.


«Col senno di poi mi sono resa conto che possiamo amare qualcuno con tutto il cuore, ma questo non significa che quella sia la persona giusta per noi».

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