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domenica 8 febbraio 2026

Recensione di "Dell'andare in treno e altre coincidenze. Antologia a bassa velocità per passeggeri felici"

Buonasera a tutti, amici lettori! In questa ennesima domenica piovosa, i libri sono dei perfetti compagni. E cosa posso fare io se non proporvi la recensione della mia ultima lettura?


Descrizione: 12 grandi scrittori per 12 modi diversi di vivere il viaggio in treno, 12 tavole splendidamente illustrate. Un libro per pendolari, passeggeri di lunga gittata, sognatori dal finestrino e collezionisti. Tra le pagine si viaggia su un fantasmagorico treno del futuro grazie a un inedito di H.G. Wells, ma anche sui lenti vagoni che portano Gozzano a esplorare l’India facendogli perdere bagagli e incontrare avventure. Per Proust il treno è un modo per immergersi nella dolce campagna francese, mentre il più prosaico Mark Twain attraversa la Francia soffermandosi sulle comodità del mezzo (o sulla loro assenza). E ci sono anche Virginia Woolf, che non può fare a meno di immaginare la vita dei suoi compagni di viaggio, Pirandello che con il fischio del treno offre la libertà a chi non può viaggiare, le carrozze trasformate in luoghi di mistero e delitto per Arthur Conan Doyle, Grazia Deledda intenta ad attraversare la sua Sardegna incantata… e molti altri.

Avete visto bene: non ho scritto "trama" al di sotto della copertina, ma "descrizione" perché, di fatto, non c'è una trama sola, ma più di una. "Dell'Andare in treno e altre coincidenze. Antologia a bassa velocità per passeggeri felici", edito da Ediciclo Editore, è una raccolta illustrata di racconti o di testi estratti da romanzi, tutti accomunati dal viaggio in treno.
Ho acquistato questo libro proprio durante un viaggio, nel febbraio 2023, a Messina. Pioveva, come oggi, soffiava un fortissimo vento, ed io, insieme a mia sorella e ad altri due autori del blog #LaTPC, presentavamo il "Piccolo manuale sulla tutela del patrimonio culturale" nella bellissima libreria Mondadori in via Consolato del Mare. Una libreria magica come poche quella di Messina, con un'atmosfera d'altri tempi e la possibilità di consumare un buon aperitivo immersi tra copertine colorate e scaffali di legno.

Foto di Devin Edsel da Pixabay

Ebbene, dando "solo" uno sguardo ai volumi, "Dell'Andare in treno e altre coincidenze" mi ha ispirata, anche per le illustrazioni e ho finito per portarlo con me, a Roma. Ma passiamo alla breve recensione.
I sognatori, nonché lettori, come me lo sanno: il viaggio in treno ispira nuove storie da scrivere, da inventare nella propria mente o da sfogliare tra le pagine di un libro. Il viaggio per eccezione è quello che si svolge in carrozza, con il sottofondo del ritmico suono della locomotiva a vapore, dello sferragliare dei vagoni sulle rotaie, oppure con il silenzioso dondolio del contemporaneo treno AV.

Foto di the1willy da Pixabay

Così le avventure di Sherlock Holmes impegnato a risolvere il caso di un omicidio in stazione anticipano la fantasia di un uomo infelice che sogna di viaggiare in ogni dove su un treno; seguono l'esotico percorso da Gerusalemme a Jaffa, l'attraversamento delle verdeggianti pianure francesi, una partenza da Milano Centrale, il deragliamento di un convoglio piuttosto strano, lo sguardo rivolto a osservare il brullo paesaggio sardo fuori dal finestrino, l'avventuroso percorso d'altri tempi su di un treno in India, un episodio di vita in una stazioncina dimenticata di montagna e in una sul tratto Roma-Bologna, il tragitto in treno nel mezzo dell'Inghilterra immaginando vite altrui e, infine, un Natale sul convoglio diretto a Torino.
Sono tutti brani differenti tra loro, di autori dalla diversa cronologia e provenienza, che illustrano come il viaggio in treno abbia accompagnato l'uomo nelle varie epoche, portando con sé quell'idea di libertà, di meraviglia, di scoperta.
Ve lo consiglio? Tutto sommato sì, ma assaporatelo lentamente, portatelo con voi durante un viaggio, immergetevi nell'atmosfera generata dalle parole degli autori dei racconti. Inevitabilmente qualcuno vi annoierà, ma è normale: non tutti i viaggi sono piacevoli.
Vi aspetto alla prossima recensione!

sabato 10 gennaio 2026

Recensione di "Ghiacciai" di Alexis M. Smith

Buongiorno a tutti, amici! Bentornati sul blog e buon anno!

Vi porto a conoscere il mio primo libro del 2026. Si tratta di "Ghiacciai" di Alexis M. Smith, un romanzo breve, ma non per questo meno intenso di tanti altri composti da centinaia di pagine.


Trama: Isabel ha poco più di vent’anni e un debole per quello che gli altri si sono lasciati alle spalle e che rischia di essere dimenticato. Si prende cura delle storie che incontra: salvando oggetti e vestiti nei negozi vintage o riparando libri danneggiati nella biblioteca in cui lavora. La sua passione per ciò che potrebbe scomparire viene da lontano. Ha avuto inizio con i ghiacciai in Alaska che sono stati la sua prima casa e con un’antica cartolina di Amsterdam, città in cui non è mai andata, che le ha insegnato il valore della memoria e il senso della perdita. Sono solo poche righe, ma racchiudono una storia d’amore preziosa. È lo stesso amore che Isabel potrebbe provare per Spoke?

Isabel è una ragazza americana, poco più che ventenne, vissuta in Alaska quand'era bambina. Ora lavora in una biblioteca come archivista, insieme ad altre persone (di cui il lettore non sa nulla) e a Spoke, ragazzo taciturno, reduce dalla guerra in Iraq.
La narrazione si svolge armonicamente tra passato e presente e di Isabel si scoprono, pian piano, gli aspetti essenziali. Ama il vintage, l'usato, le cose vissute da altri prima di lei, le foto conservate in quegli scatoloni in fondo all'armadio e le storie che sono insite negli oggetti. E, infatti, Isabel è letteralmente innamorata di una cartolina che, tanti anni prima, aveva acquistato in un negozio di oggetti usati, con la foto di Amsterdam. Sul retro è scritto: "Cara L., mi sono addormentato in un parco. Poi pioggia. Mi sveglio, il cappello è pieno di foglie. Sei l'unica cosa che vedo ogni volta che apro o chiudo un libro. Tuo, M.".
Chissà se M. e L. si sono mai ritrovati, chissà a cosa si riferiva M. quando diceva di vedere L. ogni volta in cui apriva un libro, chissà se si amavano ancora... Questo si smuove nella mente di Isabel: la curiosità legata alla vita di un oggetto appartenuto ad altri e la stessa curiosità legata ad Amsterdam, città che non ha mai visitato.
Forse la protagonista fa la stessa cosa anche con Spoke: si incuriosisce, osservandolo com'è oggi. E quella curiosità la porta, pian piano a conoscerlo e a sapere che le sensazioni scaturite nel suo animo non sbagliavano: lui le piace e lei piace a lui.
Quando l'amore si fa lentamente strada nel cuore dei due, è ora però di separarsi, ma non prima di aver narrato storie: storie di guerra, storie di un'infanzia a casa dei nonni, storie di ricordi che sono rimasti e di luoghi che sono scomparsi. C'è un bacio che sugella tutto quel poco vissuto assieme... e ce n'è un altro bacio che ritorna nella mente di Isabel: quello dato a un ghiacciaio, quand'era bambina, durante l'ultimo campeggio in Alaska. Un ghiacciaio enorme, freddo, destinato a sparire.


"Ghiacciai" è un romanzo fatto di sensazioni, di un sentire assoluto: del freddo del ghiaccio e del suo cuore tenero, della superficie liscia dei bottoni su un abito usato, del giallo delle foglie del ginkgo biloba, dell'odore di carta dei libri, delle vecchie foto, della corteccia umida e delle cartoline dimenticate.
Isabel è una sognatrice dall'animo delicato e, al contempo, deciso. Si immerge nelle storie, ne immagina altrettante e vive la sua, riempiendola di oggetti e ricordi. In fin dei conti fa l'archivista, conserva e cataloga documenti del passato... e per grande esperienza posso dire che negli archivi si trovano centinaia di lettere, carte e storie di persone ormai scomparse che, tramite quel che rimane scritto, proseguono a vivere per sempre.

Se lo consiglio? Assolutamente sì, ma non aspettatevi un romanzo comune perché non lo è. Socchiudete il cuore, immaginate con Isabel la storia di M. ed L. e provate a immergervi nel freddo dell'Alaska (che nella mia mente è sempre legata alla vicenda di Togo e Balto!). Poi aprite un cassetto e osservatene il contenuto: biglietti, appunti, foto... chiudete gli occhi e provate a ricordare.

Foto di Tom da Pixabay

Vi lascio con qualche piccolo estratto e vi aspetto alla prossima recensione!

«Isabel amava i libri ancor prima di saper leggere. Nella fattoria della bisnonna c'era una libreria e, quando a malapena camminava, se la lasciavano sola troppo a lungo, tirava fuori i libri dai ripiani più bassi. Ricorda come pesavano sulle gambette e com'erano freschi sulla pelle nuda. Le piaceva cercare le pagine del libro di cucina di Fannie Farmer con le macchie di pastella e le ditate di sugo, e guardare le illustrazioni di Garth Williams di Nei grandi boschi del Wisconsin, di cui i genitori le leggevano un capitolo ogni sera l'inverno in cui compì quattro anni.»

«È uno strano effetto dell'infatuazione, pensa Isabel, quel desiderio di raccontare a qualcuno cose insignificanti.»

«Tutti quegli oggetti raccontano una storia, ma è proprio la sua? Aggrapparsi al passato è sempre stato più di una scelta estetica; è una specie di lutto per le cose che non resistono al tempo. Noi non resistiamo al tempo. Alla fine, soltanto le storie sopravvivono. Pensa alla foto della ragazzina di undici anni, che dice addio al ghiacciaio.»

lunedì 29 dicembre 2025

Recensione di "Mille luci sulla Senna" di Nicolas Barreau

Buonasera amici lettori, e bentornati sul blog! Ho chiuso questo dicembre con un romanzo natalizio. Era da anni che avevo intenzione di immergermi in un'atmosfera tutta lucine e biscotti di pan di zenzero a Natale ma poi, tra libri cominciati e impegni vari, non mi ero applicata abbastanza da trovare un romanzo che mi ispirasse. Caso ha voluto che "Mille luci sulla Senna" di Nicolas Barreau, acquistato quest'estate insieme a un altro libro, fosse proprio a tema natalizio e che la protagonista, Joséphine, mi somigli incredibilmente. Anch'io vorrei una houseboat ereditata con annesso un inquilino niente male, ma per questo devo ancora attendere che il destino mi sia favorevole!


Trama: Quando, in una grigia giornata autunnale, Joséphine Beauregard esce dal suo monolocale sul canal Saint-Martin, a Parigi, trova due lettere nella casella della posta. Una è dell’editore con cui collabora come traduttrice e l’altra di un notaio sconosciuto.E così, in pochi minuti, Joséphine scopre di aver perso il lavoro, ma anche di aver ereditato una casa, per quanto atipica e un po’ fatiscente: l’amato zio Albert le ha lasciato la sua vecchia houseboat, ormeggiata lungo il quai accanto al pont de la Concorde.
Per sbarcare il lunario, Joséphine decide a malincuore di vendere la barca, nonostante i ricordi di una gita spensierata lungo la Senna con l’eccentrico zio, da sempre il suo preferito in una famiglia fin troppo convenzionale e severa.
Ma la sorpresa è grande quando, una volta a bordo, si trova di fronte un uomo che sostiene di essere il legittimo inquilino della Princesse de la Loire e che non ha nessuna intenzione di lasciarla.
È l’inizio di una brillante commedia degli equivoci in cui, tra ripetuti boicottaggi dei programmi di Joséphine, succederà di tutto. E a complicare le cose, la temuta réunion natalizia dei Beauregard si avvicina…
Dosando sapientemente sorprese e contrattempi, Nicolas Barreau – il maestro della commedia sentimentale – accompagna i lettori proprio nel cuore della città dell’amore, illuminata dalle mille luci di un Natale davvero speciale.


Come anticipavo, la protagonista, Joséphine Beauregard, è una ragazza poco più che trentenne. Abita a Parigi, in una mansarda in affitto, e lavora come traduttrice di libri in finlandese. Purtroppo, però, gli imprevisti capitano tutti assieme: la sua casa editrice, a malincuore, chiude e suo zio, Albert, malato da tempo, muore. Due lettere in una sola giornata, entrambe portatrici di terribili notizie.

Eppure, quando tutto sembra crollare, la ragazza si abbatte, si lamenta, piange e si dispera, poi si rimbocca le maniche e tenta di ricostruire la propria vita. Grazie al suo più caro amico, durante una serata, conosce persone che le commissionano lavori e lo zio Albert la sorprende, lasciandole in eredità una houseboat sulla Senna. Joséphine, decide di venderla... Peccato che la barca sia abitata da un affittuario per niente intenzionato a lasciarla. A ciò si aggiungono una delusione amorosa (ahimé, un rapporto clandestino con un uomo sposato e molto più grande di lei) e una famiglia per niente comprensiva che non vede l'ora che Joséphine sia "sistemata".

Foto di Dan Novac da Pixabay

A questo punto, è Joséphine a dover decidere di andare avanti con quel che ha, effettuando dei tagli netti con il proprio passato e con legami famigliari piuttosto ingombranti. La houseboat, che sembrava un peso di cui sbarazzarsi, diventa improvvisamente un mezzo per la libertà e per un amore alle porte del Natale.

Tutto si conclude bene, come nelle classiche fiabe natalizie. Ma anche questo genere di libri serve a ristorare il cuore di lettori che, come me, cercano un po' di positività e un angolo di mondo che, seppur immaginario, conceda loro una pausa e un sorso di aria pura. A volte, anche alle persone classicamente sfortunate, accadono cose belle e la storia di Joséphine ne è un esempio.

Per ultima, non per minor importanza, nominerò Parigi, un perfetto sfondo per le storie d'amore e per i sogni da realizzare. L'ho visitata rapidamente nel 2010 durante un viaggio di studi con l'università... c'era ancora così tanto da vedere! E da allora sogno di tornarci. Chissà...

Vi aspetto sempre qui, durante il nuovo anno, con le prossime letture!




«Tuttavia, mentre percorrevo rue des Canettes sfavillante di addobbi, ripensai alle parole di Monsieur Lassalle. Le cose non finivano mai davvero, cambiavano e basta. [...] Dovevo riprendere in mano la mia vita, dovevo uscire dalla torre in cui me ne stavo rinchiusa, invece di aspettare che altri decidessero per me.»

«Quando si aspetta qualcosa di importante troppo a lungo e con troppa intensità, a volte capita che nell'istante in cui quella cosa finalmente accade ci si ritrovi sopraffatti da un'immensa spossatezza. Forse è una reazione fisica, una forma di autodifesa. Come se all'improvviso il corpo volesse rimandare in maniera artificiale ciò che gli crea tensione.»
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