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domenica 20 settembre 2026

Recensione di "Tornare al Cairo" di Denise Pardo

Buonasera a tutti, amici, e bentornati tra le pagine virtuali di Sàkomar World!

Oggi vi porto al Cairo, tra le atmosfere esotiche e misteriose che tanto hanno affascinato gli occidentali, suscitando passioni tali da condurre, purtroppo, anche all'indiscriminato saccheggio delle antichità.


Trama: Millenovecentoquaranta. A Kate Lambert bastano pochi giorni al Cairo per innamorarsene perdutamente. Si è lasciata alle spalle una Londra plumbea su cui già soffiano i venti della nuova guerra. La capitale egiziana è luminosa, rifulge perfino di notte del chiarore del deserto, una babele di odori, cibi, lingue, religioni che non conosce barriere né diffidenza, solo accoglienza e curiosità. A un primo sguardo, Kate è come molte donne inglesi, gli occhi azzurri, i capelli dorati, i lineamenti fini. La sua fame di vita però la rende diversa. I luoghi prediletti dalla comunità cosmopolita, come il Shepheard’s Hotel e la Pasticceria Groppi, sono magnifici, ma lei preferisce perdersi nei vicoli polverosi, respirare il profumo di gelsomino e di legno di Agar, camminare lungo la Corniche del Nilo. Crede nella libertà dei suoi vent’anni che si spalancano davanti a lei come una promessa. Fino all’incontro con Hafez. Di lui non sa nulla se non ciò che vede, gli abiti occidentali, l’accento di Oxford, anche se percepisce qualcosa di sfuggente e misterioso. Non sa ancora che Hafez ha un profondo legame con Gamal Abd el-Nasser, quel Nasser che trama insieme a un gruppo di ufficiali per rovesciare re Farouk e restituire l’Egitto agli egiziani. Che fomenta il sentimento antibriannico e l’antisemitismo dilaganti per sancire la fine del colonialismo e il nuovo corso del Levante. L’amore tra Kate e Hafez è un terremoto che li trova impreparati e li distoglie dal loro destino. Da Londra al Cairo, da Alessandria a Beirut, arriverà il tempo della scelta fra la loro unione o l’Idea più grande che potrebbe distruggerla.

Panoramica di Il Cairo (foto di Cristina Cumbo, luglio 2025)

Ho acquistato il romanzo di Denise Pardo qualche mese dopo essere tornata dal mio primo viaggio in Egitto, un paese in cui desideravo andare sin da quando ero bambina. Innamorata da sempre delle piramidi, delle tombe dipinte, dei geroglifici (che imparai a leggere da autodidatta), recarmi tra le sabbie d'Egitto è stato come tornare in un posto familiare, pur non avendoci mai messo piede: Il Cairo con le sue strade affollate, le moschee, le mercanzie esposte in ogni modo a Khan el-Khalili, Saqqara e la piana di Giza dominata dalle piramidi; Luxor, con i maestosi templi e la Valle dei Re e delle Regine, il Nilo enorme e regale, gli edifici che richiamano la presenza britannica; Hurghada, dalle spiagge infinite e il mare cristallino (unico inconveniente: per non rompersi una gamba, è opportuno fare attenzione agli scogli).
Con tanta meraviglia negli occhi e nel cuore, sulla scia del collega archeologo Howard Carter, me ne sono tornata a Roma con un volo mattutino e la voglia di riprendere l'aereo, esplorare altri posti, fare tappa ad Alessandria, Philae, Abu Simbel, Assuan, Siwa, Santa Caterina sul Monte Sinai...
Ebbene, potrei continuare a parlarne per ore senza stancarmi mai perché le passioni non si spengono così facilmente, ma torniamo al libro.

Questa è la storia di Kate Lambert, figlia di James Lambert, al seguito dell'ambasciatore britannico in Egitto. Kate si trasferisce a vivere con suo padre al Cairo, dove frequenta le scuole e dove, interessandosi di politica e amando una cultura tanto diversa dalla sua, si inserisce rapidamente all'interno della società medio-borghese, composta da persone di provenienza e confessione religiosa diverse che convivono tra loro: ebrei, musulmani, copti. Il Cairo è un intreccio di culture che, da subito, affascina Kate insieme ad alcuni luoghi particolari, come la Corniche lungo il Nilo. Tuttavia, sono gli anni Quaranta del Novecento e i venti di guerra si respirano anche in quella parte di Mediterraneo. L'Egitto non è esente dagli influssi politici. Nasser, sostenuto dai suoi, sta cercando di prendere il potere.
In questo clima così variopinto, Kate conosce Hafez, egiziano, di buona famiglia, alle cui spalle ci sono studi condotti in Occidente. Il loro rapporto è magnetico, passionale da entrambe le parti, eppure ostacolato dai rispettivi mondi di provenienza. Sembra un controsenso, ma non lo è: nonostante Il Cairo sia così eterogeneo, gli egiziani stanno maturando un sentimento antibritannico e una unione come quella di Kate e Hafez, peraltro molto vicino a Nasser, non è ben visto.
I due si avvicineranno e separeranno molte volte, finché il destino avrà l'ultima parola.

Il Cairo, nelle vicinanze di Khan el-Khalili (foto di Cristina Cumbo, luglio 2025)

Ho amato "Tornare al Cairo", ma a tratti ne avrei anche abbandonato la lettura. Lo ritengo un romanzo controverso, tanto quanto l'amore tra Kate e Hafez. Se da un lato l'Egitto viene dipinto, attraverso gli occhi di Kate, come un luogo affascinante, caratterizzato da un particolare magnetismo, multiculturale, eppure legato alle radici di antiche civiltà, ovvero un luogo di cui si avverte una profonda nostalgia quando si è distanti, dall'altro lato la narrazione si fa molto pesante quando (frequentemente) vengono descritti minuziosamente tutti i passaggi politici che hanno portato alla deposizione di re Farouk e alla presa di potere di Nasser.
Logicamente, è ammirevole quanto Denise Pardo si sia documentata, studiando il contesto storico in cui ambientare la narrazione, ma avrei preferito ci fosse un po' meno approfondimento politico e più descrizione degli ambienti in cui si muoveva Kate. A volte, si ha l'impressione che Kate sia migrata da una ricca casa all'altra, occupandosi solo e soltanto di intessere relazioni sociali, quando invece sono sicura (me la sono immaginata) passeggiare per le vie del Cairo, ammirandone i colori, ascoltando il vociare della popolazione, il canto dell'imam dalla moschea, osservando la coesistenza dell'architettura umile, rurale, con quella di stampo britannico, coloniale.
Avrei preferito, quindi, non solo che si descrivessero le occasioni di incontri, di chiacchiere più o meno serie tra donne, infarcite di caffè turco, di deliziosi dolci e di serate nei palazzi, nonché di amicizie che improvvisamente si trasformano in rapporti da cui stare alla larga, in parole non dette o pronunciate con cautela (un clima di spionaggio), ma più vita quotidiana, più semplicità oltre ai grandi temi religiosi e identitari.
E forse sarò romantica io, ma ho detestato Hafez con tutta me stessa. Non per il suo coinvolgimento negli affari politici (è un uomo del suo tempo, che difende la propria identità culturale seriamente minacciata e già ampiamente compromessa dal colonialismo), ma per il suo profondo egoismo sentimentale.
Mentre Kate è talmente presa da lui da lasciare addirittura il marito (peraltro, sposato per dimenticarlo), Hafez non rinuncia a nulla. Pretende che sia lei a cambiare, lei a sopportare di essere un'amante e non una moglie, fino a giungere alla richiesta estrema di nascondersi dietro un finto aspetto medio orientale, senza neppure apprezzare la figlia avuta (se fosse stato un maschio, il discorso sarebbe stato diverso). Non è certamente un amore semplice, scontato, banale. Kate rappresenta la Gran Bretagna del colonialismo; Hafez, l'Egitto sottomesso, colonizzato, che alza la testa e reagisce. Ma quanta sofferenza si avverte in questo rapporto, quasi sempre unilaterale, in cui alla fine prevalgono gli ostacoli...

La piana di Giza e le piramidi viste dal ristorante di un albergo (foto di Cristina Cumbo, luglio 2025)

Consiglio questo libro? Sì, a patto che lo si legga senza aspettarsi che sia un romanzo leggero. Vi verrà sicuramente voglia di andarvi a documentare meglio sulle varie dinamiche politiche egiziane e, successivamente, di organizzare un viaggio in Egitto. E qui vi posso dire: spendeteli bene quei soldi. Andate a visitarlo, non ve ne pentirete.

«A volte sono le cose profondamente sbagliate a farci perdere la testa».

«A pensarci bene, il loro amore è il simbolo di quello che a Kate è subito piaciuto in modo incondizionato. Il Cairo che avvicina, condivide e unisce, Il Cairo dell'inclusione pacifica».

«Quando dovrai fare una scelta vitale, spera che sia l'epoca in cui nascono i narcisi. Portano bene e sono un esempio di energia positiva. Pensa quanta ne devono avere per spaccare la terra dura e ricordare che arriva il sole».

«Kate chiuse gli occhi per un attimo per assaporare il caldo della sera, i profumi dei gelsomini e del frangipane. Quanto aveva sognato le notti del Cairo, la luna sulle Piramidi e il canto degli animali notturni. Qualunque cosa stesse per accadere, era tornata dove voleva stare».

p.s. è assolutamente vietato riutilizzare le mie foto, senza prima avermi chiesto il permesso e aver inserito il link al presente post.

lunedì 31 agosto 2026

Recensione di "Amore e altri equivoci in libreria" di Moira MacDonald

Buongiorno a tutti amici e buon ultimo giorno di agosto! L'estate non è ancora terminata, ma certamente il 31 del mese, che tra l'altro cade di lunedì, suggerisce la ripresa delle attività.

La lettura, però, non è una passione che si arresta e, quindi, vi porto a conoscere "Amore e altri equivoci in libreria" di Moira MacDonald. Lo conoscete?


Trama: April, una trentenne single, ha la tendenza a rifugiarsi nei libri per evitare la solitudine. I protagonisti dei romanzi, infatti, le danno sempre l’illusione di essere in ottima compagnia, a differenza sua che, lavorando da casa, non ha modo di conoscere nuove persone. E poi c’è Westley, l’affascinante libraio in carne e ossa che presiede il reparto libri usati della libreria di quartiere Leggere tra le Righe: timido ma affabile, un sorriso gentile, l’aria da intellettuale e una serie di adorabili camicie di flanella. Una sera, in uno slancio di vitalità, April decide di scrivergli una lettera anonima e di lasciargliela tra le pagine di un libro: la speranza ovviamente è quella di attirare la sua attenzione. Peccato che il biglietto, complice il destino, finisca tra le mani di Laura, vedova ormai da cinque anni e madre indaffaratissima della piccola Olivia. Laura ha rinunciato da tempo all’amore, ma quando nel libro che ha appena comprato trova il biglietto anonimo pensa che Westley l’abbia lasciato per lei; e la possibilità che un uomo così attraente le faccia la corte è una sorpresa stravolgente. Dal canto suo Westley, che non è certo il più brillante quando si tratta di donne, non si è accorto di nulla, e a distrarlo ulteriormente si sono aggiunte le riprese del nuovo film della famosa regista Donna Wolfe, che ha scelto proprio Leggere tra le Righe come location. Quando i messaggi tra April e Laura diventano una vera e propria corrispondenza amorosa, le cose si fanno complicate. Come nei migliori romanzi, arriverà il lieto fine per qualcuno di loro? Una romantica commedia degli equivoci, per ricordarci che tra le pagine di un libro è possibile trovare la forza di ricominciare.

Ho acquistato questo libro parecchi mesi fa, ma dato il formato non proprio comodo da portare in borsa, me l'ero riservato per l'estate, momento in cui non avrei preso i mezzi nel traffico romano. Cosa mi aveva ispirato? Il fatto che fosse un libro in cui si parlava di libri e di un romantico approccio tramite biglietti. Perché se è vero che siamo nell'epoca in cui WhatsApp e altre app di messaggistica istantanea hanno letteralmente soppiantato ogni altro mezzo di comunicazione, ci sono ancora persone come me che amano la carta, l'inchiostro e la calligrafia, tramite cui le emozioni si percepiscono molto più distintamente, al contrario degli innumerevoli equivoci che mi sono capitati in chat nonostante le fastidiosissime emoticons (stendiamo un velo pietoso).

Ebbene, questa è la storia di April, trentenne single, impiegata presso un'agenzia immobiliare, il cui lavoro si svolge esclusivamente da remoto e, quindi, tra le quattro mura di casa. April, perciò, non ha modo di fare amicizia o di intraprendere relazioni sentimentali, se non tramite incontri fallimentari organizzati dalla sua unica conoscente (ormai impegnata con la famiglia). Alla ragazza, però, piace leggere e nella libreria "Leggere tra le righe" lavora un bel ragazzo, Westley, che si occupa di volumi usati. Ad April viene in mente di scrivergli un biglietto e di lasciarlo in uno dei libri, con l'idea che lui l'avrebbe trovato e, se tutto fosse andato per il verso giusto, le avrebbe risposto.

Ed effettivamente la risposta arriva: April e il misterioso libraio si scambiano apparentemente alcuni messaggi, giungendo a darsi appuntamento... peccato che l'altra persona non sia Westley, bensì Laura, quasi quarantenne, lettrice, impiegata presso un negozio di abiti, vedova, con una meravigliosa bimba e che anche lei abbia messo gli occhi addosso a Westley, credendo di scambiarsi biglietti con lui.

Westley è all'ignaro di tutto. Mentre la libreria diventa un set cinematografico per un film di una nota regista, la corrispondenza prosegue. Dove porterà?

Foto di Public Co da Pixabay

Ho apprezzato molto l'idea di questo enorme "miseunderstanding" che si è creato tra i vari personaggi e la suspense generata dall'attesa del prossimo biglietto.

La storia ha un lieto fine, ma non quello che il lettore inizialmente si sarebbe aspettato. I libri, infatti, hanno un magico potere: quello di intessere relazioni tra persone che sfogliano le stesse pagine, che amano gli stessi generi, o ancora tra coloro che si scambiano opinioni su argomenti totalmente diversi, finendo per scoprire nuove letture su cui mai avrebbero posato gli occhi.

Posso anticipare solo una cosa: la libreria "Leggere tra le righe" di Seattle sarà teatro di nuove opportunità lavorative, di nuovi amori e di nuove bellissime amicizie.

Consiglio "Amore e altri equivoci in libreria" a chiunque, come me, ami le storie ambientate in libreria e quel sottile romanticismo che nasce tra penne e fogli di carta.

Moira MacDonald, inoltre, dà voce anche alla difficoltà della nostra epoca: in seguito alla pandemia, in particolare, è diventato sempre più complicato rapportarsi con gli altri.

Unica pecca: ci sono state delle parti che avrei volentieri evitato, a mio avviso ripetitive, come le lunghe parentesi sul set cinematografico, oppure l'approfondimento su alcuni personaggi secondari. Probabilmente, l'intenzione dell'autrice era quella di presentare il libro come un copione di un film, alternando i punti di vista e dando spazio anche a chi non avrebbe avuto un ruolo principale.

Vi lascio con qualche piccolo estratto e vi aspetto sempre qui, tra le pagine virtuali di Sàkomar World!


«Tanto tempo prima April era convinta che trentatré anni fossero un'età ragguardevole, e che quando l'avesse raggiunta sarebbe stata felicemente sistemata, con un'esistenza ricca e piena. Nella vita di April non c'era nulla che non andasse, eppure aveva sempre la sensazione di essere in attesa di qualcosa - dell'amore, di un lavoro che le desse più soddisfazione, di tempo trascorso in compagnia di un gruppo di amici, di qualcosa di inaspettato».

«Dopo averlo fatto durare il più a lungo possibile, April bevve un ultimo sorso del suo caffè. Bere qualcosa seduta al tavolo di un locale pubblico era davvero diverso dal farlo a casa: lì si era parte di un mondo. Era come se il profumo dei libri sugli scaffali - quell'odore polveroso di storie che ricordava vagamente quello del lievito - in qualche modo impregnasse anche il liquido. Dopo l'assurdo aperitivo di Picket Fence, lì si sentiva più a suo agio: quello era un posto in cui lei stessa era il personaggio di una storia, in cui non si sentiva un'estranea e in cui presto ci sarebbe stato un finale. Magari addirittura un lieto fine».

«Era convinto che nella vita non occorresse altro che un numero sufficiente di libri».

«È per questo che leggiamo, no? Per sparire all'interno di altri mondi».

«I due si sedettero e bevvero senza parlare, ma era come se non fosse necessario. Forse l'amore era semplicemente questo: stare seduti a bere caffè con qualcuno e non avere bisogno di parole».

venerdì 21 agosto 2026

Recensione di "Museo di un amore infranto" di Fabrizio Bonetto

Buongiorno amici lettori! Eccoci qui, di nuovo tra le pagine bianche del blog!

Dovrei trovarmi sempre in vacanza per riuscire a immergermi nelle letture che mi attendono, osservandomi dal comodino, ormai da qualche mese.

Oggi vi porto a conoscere il romanzo di Fabrizio Bonetto, "Museo di un amore infranto".


Trama: A Zagabria c’è un museo che accoglie i ricordi di chi ha un amore fallito di cui disfarsi. È il Museum of Broken Relationship, e conserva anelli, buste chiuse, bambole gonfiabili, lampade a forma di fragola, creme per il viso, flaconi di veleno… Hanno tutti una storia da raccontare. Anche Giacomo e Veronica hanno una storia da raccontare. Iniziano a farlo nel momento in cui Giacomo torna a casa e trova Veronica seduta sul divano, ad aspettarlo in compagnia di un altro uomo con cui ha intenzione di costruirsi una vita nuova. Un capitolo alla volta, le due «parti del problema» analizzano la loro storia d’amore: è una versione doppia, ambivalente, falsata come solo i ricordi sanno essere; ripercorre cecità e incomprensioni, la noia e l’insoddisfazione delle relazioni stantie, ma anche le dolcezze e i momenti felici. Giacomo e Veronica sono impacciati, crudeli, feriti, orgogliosi, egoisti. Sono anch’essi esposti, come le reliquie amorose del Museo che inframmezzano la narrazione, e aspettano il lettore sul confine invisibile tra prima e dopo, un confine che tutti abbiamo conosciuto, da cui abbiamo osservato con sgomento ciò che ci era parso eterno ed è ora pronto a restringersi fino a diventare un misero spazio vuoto (una porta di casa, l’ultima pagina di un libro) da scavalcare.


Quando finisce un amore? Domanda cui in pochi sanno rispondere. Perché forse non esiste un momento preciso, ma si cade vittima dell'abitudine, dell'assenza di comunicazione, di gesti scontati. La scintilla si regolarizza o, peggio, si spegne, spingendo la coppia a sfaldarsi e a cercare uno stimolo esterno.

Giacomo e Veronica ne hanno superate di tutti i colori, dalla morte del fratello di lei, a un aborto spontaneo fino al lockdown; si sono supportati in occasione delle altre due gravidanze; hanno viaggiato insieme e vissuto momenti di intimità indimenticabili. Ma a un certo punto, Veronica si presenta con Giovanni. Lo porta in casa, davanti a Giacomo, per ufficializzare l'inizio di una nuova relazione.

La prima reazione è di stupore; poi comincia il confronto (cos'ha più di me? Non ha i capelli, come me. La pancetta. Eh no, non è più bello. Allora cos'avrà mai?); segue la rabbia (rottura di servizio "storico" in porcellana; visione di filmati in cui tutto andava più che bene); persino la chiamata verso la moglie di Giovanni che non è al corrente, esattamente come Giacomo, di questa nuova coppia.

E pian piano in Giacomo si fa strada l'arrendevolezza. Se è così che deve andare, va bene, vada, basta che non si distrugga quel che faticosamente era stato messo insieme in tanti anni di matrimonio. Ci sono anche due figli, il loro mondo si disgregherà.

Questi e altri pensieri passano velocemente, si susseguono in Giacomo. Veronica non è da meno, forse addirittura più malinconica, riflette sulle numerosissime volte in cui la presenza di Giacomo l'ha salvata da tanti momenti bui, addirittura dal baratro in cui stava finendo con tutta la sua famiglia d'origine.

I punti di vista si alternano e, a intervallare le varie fasi della rottura, ci sono alcuni oggetti, conservati al Museo degli Amori Infranti (o delle Relazioni Interrotte) di Zagabria: una bambola gonfiabile, un anello di fidanzamento, un lumino con raffigurato Padre Pio, un cartone da asporto per pizza, un vasetto di paprika dolce. Ognuno di essi ha una storia da raccontare, un episodio cui è legato e un amore che non ha spiccato il volo.

Tra momenti ironici e malinconici, Fabrizio Bennetto introduce il lettore all'interno delle dinamiche di coppia attraverso un dialogo che, di fatto, non si svolge. Giacomo e Veronica, infatti, si scambiano solo poche battute, ma nel momento clou sono tanti i pensieri che vorticano nelle rispettive menti.

L'amore, forse, non è eterno come ci hanno sempre fatto credere. Stare insieme è più difficile di quel che si pensi. Bisogna superare tempeste di ogni tipo, ma la sfida è proprio questa: agire in due, di concerto, senza sovraccaricare l'uno o l'altro e senza far sì che manchi la comunicazione. Il silenzio è, probabilmente, il più grande nemico.

Un libro gradevole, di rapida lettura, non per questo leggero nel contenuto.

Vi lascio con qualche piccolo estratto e vi aspetto alla prossima recensione!

Foto di gouv da Pixabay

«Sembra facile ricominciare da zero quando ti senti una nullità, piangi la notte di nascosto pensando al motivo per cui è toccato proprio a te, pensi che sarai inadatta anche quando il pulcino uscirà dall'uovo, anche quando è uscita la nostra prima pulcina temevo di farla cadere, di romperla, di dover di nuovo ripartire e lì c'eri tu, sempre, con i tuoi modi calmi e tranquilli, sicuri, tu a destreggiarti con biberon e pannolini, tu che riuscivi a stare sveglio la notte senza perdere colpi al lavoro, riuscivi anche nel tuo lavoro, mentre io mi trascinavo dal letto all'auto, dall'auto alla scrivania e dalla scrivania al letto».

«Prendi un vaso Ikea di vetro, di quelli grandi, dove si conservano i biscotti, con il tappo di plastica argentato. lo svuoti del contenuto, lo lavi per bene. Da lì in poi ognuno di noi quattro scriverà un bigliettino che riporti una cosa bella che gli è successa in quella giornata. [...] Iniziamo a scrivere e a deporre il primo bigliettino che comporrà il mucchio della nostra felicità familiare anche in questo momento così incerto».
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