Cari lettori, bentornati sul blog! Siete stupiti quanto me delle letture che sto facendo in questi giorni?
Ebbene, oggi vi porto a conoscere una storia vera, che sembra un romanzo. Si tratta di un libro curato da una mia collega, l'archeologa Rita Paris, ovvero "Lettere d'amore dalla via Appia".
Descrizione: Le lettere sono state trovate sulla Via Appia nel corso di lavori di scavo e restauro di uno dei monumenti funerari che fiancheggiano la strada, secondo le sistemazioni realizzate durante il governo pontificio. Si tratta di una storia d’amore sublime vissuta con sentimento intenso e tormentato, tra il 1926 e il 1928, che possiamo ricostruire attraverso le lettere del personaggio maschile, perfettamente conservate. La cura del protagonista per questo scambio epistolare e soprattutto la scelta del posto a cui consegnarne la conservazione, aggiungono un interesse speciale a questi documenti poiché la Via Appia è stata percepita come luogo dell’anima a cui affidare qualcosa di molto caro con la certezza che non sarebbe stato perso per sempre. Le lettere sono state trascritte con cura e le ricerche negli archivi hanno fornito elementi concreti alla conoscenza della storia. Non si tratta di un romanzo, ma di un racconto onesto, rispettoso e doveroso nei confronti della attenzione suscitata da questa scoperta e, forse, anche del personaggio.
Stavo aspettando il bus, in un'afosa mattinata di giugno, alla fermata di Largo Argentina e, per godere di un po' di frescura e di quell'odore confortante che solo la carta stampata possiede, sono entrata nella libreria La Feltrinelli. Lì, mi sono persa a osservare le pubblicazioni dedicate alla mia città e l'occhio mi è caduto su "Lettere d'amore dalla via Appia". La storia mi ha talmente rapita, che mi sono messa a leggerlo all'interno del negozio e mi sono detta "Acquistalo".
Fatta questa premessa, come detto in apertura, si tratta di una storia vera. Nel corso di alcuni lavori di scavo e di restauro sulla via Appia Antica, condotti nel 1999, i miei colleghi hanno rinvenuto due tubuli di piombo sigillati ai piedi del cosiddetto sepolcro Dorico, al V miglio. Si è scoperto che quei manufatti contenevano alcune lettere scritte da Ugo H. a Letizia L. tra il 1926 e il 1928. Attraverso i cognomi - non riportati per preservare la privacy degli autori e dei parenti - e la consultazione della documentazione archivistica, Rita Paris è riuscita a risalire ad alcuni dettagli della loro vita. Si apprende, perciò, che Ugo aveva partecipato alla Prima Guerra Mondiale, da cui aveva riportato delle ferite; era poi andato a lavorare presso le Ferrovie dello Stato. Nel suo ufficio, era impiegata anche Letizia, sua assistente o segretaria, con cui era nato un forte sentimento.
I due, in un primo momento, si danno del lei, passando al tu man mano che il sentimento cresce ed è così intenso che Ugo affida alle lettere tutto quel che prova nei confronti di Letizia (di cui non conosciamo la corrispondenza). Eppure, il loro è un rapporto platonico: sguardi, sospiri, pensieri, passeggiate con Roma che fa da sfondo e, forse, un solo intenso momento di intimità in cui giungono a baciarsi. Ma Ugo è sposato e ha due figli, mentre Letizia è single e vive con i genitori. Quasi subito, l'uomo confessa alla moglie ciò che gli sta accadendo. Per timore di essere scoperto? Oppure perché la moglie già sospettava qualcosa? Non lo sappiamo. Eppure Ugo non si arrende alle difficoltà, pur consapevole che questo sentimento non lo porterà da nessuna parte.
Le lettere rinvenute sono quelle scritte da Ugo a Letizia che la stessa donna gli consegnò poiché non poteva conservarle. E Ugo, per chissà quale ragione, decise di seppellirle sulla via Appia. Mi piace credere che l'uomo, con il suo animo nostalgico e romantico, abbia pensato che un tesoro come quello dovesse essere custodito su una via di tesori, affinché qualcuno in futuro potesse ritrovarlo.
Quella di Letizia e Ugo è senza dubbio una storia tormentata. I colleghi iniziano a parlar male di Letizia, la donna viene poi spostata di stanza e assegnata a un altro responsabile. Ugo ne soffre e soffre ancor di più quando Letizia, dopo aver partecipato a un concorso, lascia il posto di lavoro per andare a insegnare. Infine, la donna prende il treno per Pisa e i due si incontrano in stazione per salutarsi. Forse non si vedranno, né scriveranno più, ma sono certa che avranno portato per sempre nei loro cuori il ricordo l'uno dell'altra.
Se siete degli inguaribili romantici e se amate le storie vere, vi consiglio la lettura di questo libro. Inoltre, potete curiosare, osservando e leggendo le lettere scansionate sul sito del MUVI (Museo Virtuale) Appia: https://muviappia.it/lettere-damore-dallappia-antica/
Un solo piccolo appunto: peccato per qualche refuso sfuggito alla pubblicazione che potrà, però, essere risolto con una futura seconda edizione.
Vi lascio con qualche estratto e vi aspetto alla prossima recensione!
Foto di Sergio Scandroglio
«Tra noi non esistono che parole e sguardi, ma se le parole possono mentire gli sguardi non mentono ad un'anima vigile, ad un cuore sofferente. Nessuna altra prova noi abbiamo della fedeltà del nostro pensiero, né la vogliamo, né la vorremmo; perciò dovremo sempre molto soffrire ché queste uniche prove di cui disponiamo sono difficili prove e più difficili ancora stanno per divenire. Ma io non conosco ostacoli e supererò qualsiasi difficoltà, qualsiasi distanza, per darti quella certezza che è come l'aria per il tuo respiro, Letizia, che è come il sangue per la tua vita».
«Dio mio, tu mi hai concesso l'immenso conforto che tanto ho anelato: poggiare almeno per un istante solo tutto il doloroso peso dei miei pensieri fra le tue mani purissime. Ma le tue mani, passando con gesto d'infinita accorata dolcezza sulla mia fronte stanca volevano consolarmi anche della parola che non poteva uscire dalle mie labbra "sei mia" perché non puoi esserlo, perché io non posso essere tuo. Perdonami se ti ho fatto del male; perdonami di non aver avuto la forza sempre di adorarti in silenzio e da lontano; perdonami anche se ho tenuto di perderti forse per sempre».
«Avevo trovato in te lo specchio della mia anima - capisci bene - della mia anima; ma era troppo grande ventura poter stringere in pugno un siffatto tesoro!»
«Quando ti assale lo sconforto pensa che sapesti dirmi le più dolci e più pure parole d'amore che cuore di donna abbia a me rivolto senza speranza alcuna, nemmeno quella che esse fossero sentite. Per te ho conosciuto questa delirante gioia e certezza e tutto mi è apparso dopo inferiore. Così sei al vertice del mio pensiero nel più splendido isolamento».












