Buongiorno amici lettori! Eccoci qui, di nuovo tra le pagine bianche del blog!
Dovrei trovarmi sempre in vacanza per riuscire a immergermi nelle letture che mi attendono, osservandomi dal comodino, ormai da qualche mese.
Oggi vi porto a conoscere il romanzo di Fabrizio Bonetto, "Museo di un amore infranto".
Trama: A Zagabria c’è un museo che accoglie i ricordi di chi ha un amore fallito di cui disfarsi. È il Museum of Broken Relationship, e conserva anelli, buste chiuse, bambole gonfiabili, lampade a forma di fragola, creme per il viso, flaconi di veleno… Hanno tutti una storia da raccontare. Anche Giacomo e Veronica hanno una storia da raccontare. Iniziano a farlo nel momento in cui Giacomo torna a casa e trova Veronica seduta sul divano, ad aspettarlo in compagnia di un altro uomo con cui ha intenzione di costruirsi una vita nuova. Un capitolo alla volta, le due «parti del problema» analizzano la loro storia d’amore: è una versione doppia, ambivalente, falsata come solo i ricordi sanno essere; ripercorre cecità e incomprensioni, la noia e l’insoddisfazione delle relazioni stantie, ma anche le dolcezze e i momenti felici. Giacomo e Veronica sono impacciati, crudeli, feriti, orgogliosi, egoisti. Sono anch’essi esposti, come le reliquie amorose del Museo che inframmezzano la narrazione, e aspettano il lettore sul confine invisibile tra prima e dopo, un confine che tutti abbiamo conosciuto, da cui abbiamo osservato con sgomento ciò che ci era parso eterno ed è ora pronto a restringersi fino a diventare un misero spazio vuoto (una porta di casa, l’ultima pagina di un libro) da scavalcare.
Foto di Gerd Altmann da Pixabay
Quando finisce un amore? Domanda cui in pochi sanno rispondere. Perché forse non esiste un momento preciso, ma si cade vittima dell'abitudine, dell'assenza di comunicazione, di gesti scontati. La scintilla si regolarizza o, peggio, si spegne, spingendo la coppia a sfaldarsi e a cercare uno stimolo esterno.
Giacomo e Veronica ne hanno superate di tutti i colori, dalla morte del fratello di lei, a un aborto spontaneo fino al lockdown; si sono supportati in occasione delle altre due gravidanze; hanno viaggiato insieme e vissuto momenti di intimità indimenticabili. Ma a un certo punto, Veronica si presenta con Giovanni. Lo porta in casa, davanti a Giacomo, per ufficializzare l'inizio di una nuova relazione.
La prima reazione è di stupore; poi comincia il confronto (cos'ha più di me? Non ha i capelli, come me. La pancetta. Eh no, non è più bello. Allora cos'avrà mai?); segue la rabbia (rottura di servizio "storico" in porcellana; visione di filmati in cui tutto andava più che bene); persino la chiamata verso la moglie di Giovanni che non è al corrente, esattamente come Giacomo, di questa nuova coppia.
E pian piano in Giacomo si fa strada l'arrendevolezza. Se è così che deve andare, va bene, vada, basta che non si distrugga quel che faticosamente era stato messo insieme in tanti anni di matrimonio. Ci sono anche due figli, il loro mondo si disgregherà.
Questi e altri pensieri passano velocemente, si susseguono in Giacomo. Veronica non è da meno, forse addirittura più malinconica, riflette sulle numerosissime volte in cui la presenza di Giacomo l'ha salvata da tanti momenti bui, addirittura dal baratro in cui stava finendo con tutta la sua famiglia d'origine.
I punti di vista si alternano e, a intervallare le varie fasi della rottura, ci sono alcuni oggetti, conservati al Museo degli Amori Infranti (o delle Relazioni Interrotte) di Zagabria: una bambola gonfiabile, un anello di fidanzamento, un lumino con raffigurato Padre Pio, un cartone da asporto per pizza, un vasetto di paprika dolce. Ognuno di essi ha una storia da raccontare, un episodio cui è legato e un amore che non ha spiccato il volo.
Tra momenti ironici e malinconici, Fabrizio Bennetto introduce il lettore all'interno delle dinamiche di coppia attraverso un dialogo che, di fatto, non si svolge. Giacomo e Veronica, infatti, si scambiano solo poche battute, ma nel momento clou sono tanti i pensieri che vorticano nelle rispettive menti.
L'amore, forse, non è eterno come ci hanno sempre fatto credere. Stare insieme è più difficile di quel che si pensi. Bisogna superare tempeste di ogni tipo, ma la sfida è proprio questa: agire in due, di concerto, senza sovraccaricare l'uno o l'altro e senza far sì che manchi la comunicazione. Il silenzio è, probabilmente, il più grande nemico.
Un libro gradevole, di rapida lettura, non per questo leggero nel contenuto.
Vi lascio con qualche piccolo estratto e vi aspetto alla prossima recensione!
«Sembra facile ricominciare da zero quando ti senti una nullità, piangi la notte di nascosto pensando al motivo per cui è toccato proprio a te, pensi che sarai inadatta anche quando il pulcino uscirà dall'uovo, anche quando è uscita la nostra prima pulcina temevo di farla cadere, di romperla, di dover di nuovo ripartire e lì c'eri tu, sempre, con i tuoi modi calmi e tranquilli, sicuri, tu a destreggiarti con biberon e pannolini, tu che riuscivi a stare sveglio la notte senza perdere colpi al lavoro, riuscivi anche nel tuo lavoro, mentre io mi trascinavo dal letto all'auto, dall'auto alla scrivania e dalla scrivania al letto».
«Prendi un vaso Ikea di vetro, di quelli grandi, dove si conservano i biscotti, con il tappo di plastica argentato. lo svuoti del contenuto, lo lavi per bene. Da lì in poi ognuno di noi quattro scriverà un bigliettino che riporti una cosa bella che gli è successa in quella giornata. [...] Iniziamo a scrivere e a deporre il primo bigliettino che comporrà il mucchio della nostra felicità familiare anche in questo momento così incerto».






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