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venerdì 28 dicembre 2018

Recensione di "Il segreto di Parigi" di Karen Swan

Buongiorno amici! E' da tantissimo tempo che non passo a scrivere un post nel mio piccolo mondo "bloggeroso". Nemmeno a dirvelo, solitamente crollo addormentata, dopo aver studiato e lavorato ad articoli fino all'01.00 di notte passata. Ci sono stati tempi aurei in cui scrivevo i romanzi fino alle 03.00 e mi svegliavo alle 08.00 di mattina per andare all'università, ma detto sinceramente in questo momento non ce la faccio proprio.
Il romanzo che avevo iniziato a leggere, e che mi piaceva tantissimo, ho dovuto farlo attendere qualche mese sul comodino, ma ho recuperato. Di quale libro si tratta?


Trama: Da qualche parte, lungo le strade di Parigi, c’è un appartamento sommerso da strati di polvere e segreti: è stracolmo di opere d’arte d’inestimabile valore che sono rimaste lì, nascoste per decenni. L’incarico di valutare quei tesori è affidato a Flora, giovane e ambiziosa esperta d’arte, una donna in grado di mantenere il controllo durante un’asta da milioni di sterline, ma con serie difficoltà ad accettare un invito a cena a lume di candela. Flora ha il compito di ricostruire la storia di ogni dipinto presente nell’appartamento, per cercare di scoprire chi abbia tenuto nascoste quelle opere d’arte. Si ritrova così catapultata negli affari dei Vermeil, una famiglia del jet set internazionale che si muove tra Parigi e Antibes, e si rende ben presto conto di avere a che fare con qualcosa di poco chiaro. Xavier Vermeil sembra infatti intenzionato a porre un freno all’interesse di Flora per la sua famiglia. Che cosa nasconde? Ambientato in luoghi dalla bellezza mozzafiato e narrato con uno stile capace di avvincere il lettore, Il segreto di Parigi è un racconto intenso e impossibile da dimenticare.

Un appartamento polveroso e abbandonato, abitato da opere d'arte dimenticate, per giunta a Parigi... non poteva non interessarmi! Chi segue le mie attività anche sui social (Facebook e LinkedIn principalmente) saprà che, in quanto archeologa, mi occupo di tutela del patrimonio culturale, scrivendo anche alcuni approfondimenti storici a riguardo (recuperi di opere d'arte, Seconda Guerra Mondiale, etc.) sulla rivista "The Journal of Cultural Heritage Crime".
E' stato perciò amore a prima vista con questo romanzo che, tra l'altro, presenta una copertina accattivante. 

Flora è una storica dell'arte inglese, dipendente di una casa d'asta con sede in Francia, cui viene affidato il compito di valutare le opere d'arte contenute in questo appartamento. I clienti sono i membri della ricca famiglia parigina Vermeil. Ma la donna, spinta dalla curiosità e dal suo istinto lavorativo, non riesce a fermarsi alla semplice valutazione ai fini dell'immissione sul mercato delle opere. La ventisettenne inizia a indagare, a ricercare notizie, fino a giungere alla scoperta di un altro appartamento abbandonato nello stesso stabile, ancora di proprietà dei Vermeil, completamente vuoto, eccezion fatta per un unico quadro, un ritratto.


Troppi indizi sembrano condurre a un momento oscuro della storia, quello della Seconda Guerra Mondiale, epoca in cui i nazisti sequestravano le opere d'arte di proprietà delle famiglie ebree per arricchire le collezioni del Reich.
In tutto ciò, non manca la componente sentimentale. Flora è famosa per non essersi mai innamorata in 27 anni di vita... e, come in tutte le storie che si rispettino, è proprio il tipo sbagliato a farle perdere la testa. I Vermeil, infatti, hanno due figli: la sciagurata Natascha, dal passato misterioso e traumatico, e Xavier, un ragazzo bellissimo, avvolto da un'aura di oscurità.


Sono ovviamente di parte e il mio giudizio è positivo. Mi è piaciuta l'introduzione nel mondo delle case d'asta e del mercato d'arte; la descrizione di alcuni angoli di Parigi, ma anche di Antibes, affacciata sull'azzurro mare francese; infine, il ribaltamento degli eventi perché quando tutto sembrava deciso, la verità emerge inaspettatamente.
Tra le note finali l'autrice dichiara, inoltre, di essersi lasciata ispirare dal ritrovamento di un appartamento abbandonato a Parigi, in cui il tempo sembrava essersi fermato (struzzo incluso.... chi leggerà il romanzo, capirà). La notizia, di qualche anno fa, lasciò tutti meravigliati e ho ancora davanti le magnifiche immagini di quel luogo rimasto lontano dal corso degli eventi.




Flora mi è simpatica. Ho trovato molte affinità con questo personaggio, non solo per il settore storico-artistico (il mio è archeologico, ma sono strettamente collegati, seppur differenti), ma anche per il carattere. Le piace indagare, è molto curiosa, estremamente intelligente, competente e competitiva, tiene alla famiglia e agli amici, pur avendo giustamente una vita propria e indipendente. La sua incapacità di legarsi stabilmente a qualcuno, inoltre, evidenzia le difficoltà della società odierna in cui tutto è di corsa, fuggitivo, passeggero... anche le relazioni ne risentono, mai prese sul serio, sempre lette nell'ottica del "divertimento". Alla fine, ci si adatta, ma la necessità di qualcosa di sicuro, di un innamoramento serio, rimane... anche se poi la persona in questione sembra essere la più sbagliata sulla faccia della Terra.
Come si dice? Le donne sognano il principe, poi scelgono il pirata. Nulla di più vero. Il principe è eccessivamente perfetto, ideale... il pirata, con tutti i suoi difetti, piace molto di più.


Vi lascio con qualche citazione. Alla prossima e buona lettura!

«Incontro un sacco di gente, mamma. Solo nessuno che sia...»
Cercò la parola giusta.
«Speciale?»
«Stavo per dire "diverso", ma sì, è la stessa cosa immagino».
«Diverso da cosa?».
Flora scrollò le spalle, anche se lo sapeva bene. Aveva a che fare con centinaia di persone nel suo campo - proprietari di gallerie, collezionisti, storici dell'arte, restauratori, senza contare i clienti (sebbene non le fosse mai passato per la testa di oltrepassare il confine e uscire con uno di loro) - ma tutti inevitabilmente potevano essere ricondotti a due tipi. Uomini come il suo capo, Angus: abiti su misura, educati nelle migliori scuole private, sofisticati e snob. Uomini come suo padre: colti, eccentrici, fuori dall'ordinario, ma con poco senso pratico e poco amanti della mondanità. Lei stava cercando qualcuno con un po' di carattere.


«[...] E' tutto molto chiaro - o ami qualcuno oppure no. Non c'è una via di mezzo».
«L'amore è tutto una via di mezzo. Non ci sono fatti assodati, certezze. Talvolta non si può fermare l'amore neanche quando è sbagliato. E che succede se finisci per innamorarti di qualcuno che non vuoi amare?».
Flora guardò l'amica come se fosse diventata matta. «Be', in questo non ci si dovrebbe innamorare».
«Perché no? Come puoi evitarlo? Talvolta la chimica tra due persone è semplicemente troppa [...]».


«[...]La vita dovrebbe essere sconvolta quando ci si innamora».


«[...] A essere sincera, mi fa diventare matta quando continua a parlarmi del vero amore e di seguire il mio destino, come se stessi facendo la difficile. Non ha idea che quello che voi due avete è incredibilmente raro. Al contrario di quanto si crede, non è poi così facile innamorarsi».


La stanza sembrava diversa da dove era seduta lei e poteva vedere com'era forse una volta lavorare da lì - la vista sulla strada dalla finestra alla sua sinistra; le tende drammatiche e vistose che davano il tono di ambizione sociale agli ospiti che entravano nell'appartamento, l'isolamento di tutti quei libri che faceva sembrare l'ambiente remoto e privato. [...] Una piccola sveglia da viaggio dorata si era fermata alle 11:23. Ma di quale giorno, si chiese, e di quale anno?


«[...] Tutto ciò che conta è il bacio. E' il bacio a rivelarti l'anima».



lunedì 8 ottobre 2018

Recensione di "Cuore di Rondine" del Comandante Alfa

Buonasera a tutti, lettori! Dopo la "carrellata" di recensioni pubblicate, ho avuto un periodo di pausa. Il ritorno a Roma, la ripresa delle consuete attività di ricerca (non retribuite) e la ricerca di un lavoro (lo troverò mai?) mi hanno completamente assorbita.
Non che mi sia scordata della lettura. Questo mai! Mi mancavano pochi capitoli al termine del libro "Cuore di Rondine" quando è cominciato settembre e, mio malgrado, ho dovuto rallentare. Il volume del Comandante Alfa mi ha però fatto compagnia più a lungo, dandomi modo di apprezzarlo maggiormente, più di quanto già non lo amassi.


Trama: È una soleggiata mattina di primavera del 1977 quando il carabiniere paracadutista che tutti chiamano il Cigno, 26 anni, viene convocato nell’ufficio del suo colonnello. Qualcosa di molto importante sta per succedere, qualcosa che cambierà per sempre la sua vita. Il colonnello comunica a lui e ad altri quattro compagni che entreranno a far parte di un nuovo reparto di élite, il Gruppo di intervento speciale dell’Arma dei Carabinieri. Un reparto, più conosciuto con l’acronimo GIS, circondato allora come oggi dalla più assoluta segretezza. A quasi trent’anni da quel momento indimenticabile e dopo innumerevoli missioni, nel 2004 il Cigno (nel frattempo ribattezzato dai suoi uomini Comandante Alfa) è di stanza in Iraq, dove ripercorre con la memoria i momenti cruciali della sua lunga carriera: l’intervento nel carcere di Trani, dove i detenuti in rivolta tenevano in ostaggio dieci agenti della polizia carceraria; la liberazione della piccola Patrizia Tacchella, rapita nel 1990 a soli 8 anni; l’attentato contro le forze italiane a Nassiriya nel 2003, dove persero la vita alcuni fra i suoi più cari amici e colleghi. Nel suo avvincente viaggio fra i ricordi, il Comandante Alfa non si limita a raccontare nei dettagli le tattiche di intervento, la preparazione militare e gli strenui allenamenti, ma lascia spazio anche all’uomo che si nasconde dietro il mefisto: il marito costretto a passare feste e ricorrenze lontano dalla moglie, il padre che vede da lontano crescere i propri figli. Nel suo continuo interrogarsi sui limiti delle proprie azioni, sulla paura di morire, non mette mai in dubbio la profonda convinzione di far parte di un tutto che trova nella difesa di valori come la libertà e la democrazia il suo senso più profondo.


Un mefisto sul volto che ancora indossa a distanza di anni; una divisa che ormai fa parte di lui, perché l'Arma dei Carabinieri si può solo amare; un insieme di ricordi, di emozioni, di viaggi e di paura che si mescolano nel cuore di un solo uomo. Così si presenta il Comandante Alfa, uno dei fondatori del Gruppo Intervento Speciale dei Carabinieri, un reparto d'élite usato nelle missioni più rischiose contro il terrorismo, la mafia, i commando armati. Loro sono gli "angeli silenziosi", quei Carabinieri che nessuno conosce e che, nonostante tutto, sono sempre presenti nell'opera di sorveglianza e di tutela della legalità, della sicurezza, della vita dei cittadini.


I GIS erano a Nassiriya. Tutti ricordiamo quella strage, anche se l'Italia era in missione di pace. E lì, in Iraq, c'era anche il Comandante Alfa. Attraverso i suoi occhi sono narrati gli orrori della guerra, l'attesa nel terrore, la paura che striscia silenziosa nei militari e soprattutto in quegli abitanti spaventati, costretti a difendersi come meglio possono. 


Ma il volume non è solo questo, è molto di più. Sono ricordi di un passato da bambino, nella bella Sicilia, trascorso ad arrampicarsi sugli alberi per guardare il volo della rondine, cercando di trovare il "coraggio"; di un amore comprensivo e forte, quello della moglie, che resiste a tutto; di un affetto e di una profonda stima, quella dei figli; di un'amicizia e di un cameratismo che si può creare solo tra i membri di un gruppo affiatato. 
E' la storia di un uomo dietro quella maschera, di una persona che ha trovato il coraggio oltre la paura, di un Carabiniere che si è trasformato in un eroe. 
A volte, si pensa che le Forze dell'Ordine siano indistruttibili, macchine insensibili (quante volte ho sentito definirle così? Troppe, veramente troppe...). Dietro quelle divise ci sono madri e padri di famiglia che combattono per la legalità, per la sicurezza, per la nostra tranquillità, sacrificando la propria vita, rischiando molto più di quel che pensiamo. E anche se loro, ad ogni "Grazie", rispondono "E' solo il nostro dovere", in fondo al cuore - almeno da parte mia - la gratitudine si rafforza, essendo perfettamente consapevole dell'immenso lavoro che compiono quotidianamente.


Personalmente, in quanto archeologa, seguo sempre con passione, interesse e stima l'opera del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, soprattutto da quando fui allieva del I corso di perfezionamento nell'ormai lontano 2013. Gestisco la pagina Facebook "La tutela del patrimonio culturale" dal 2015 e ogni notizia è per me fonte di ammirazione. 
Amo quella divisa, quella dell'Arma dei Carabinieri. Avrei voluto entrare in Accademia, chi mi conosce lo sa bene. A volte, però, la vita ti pone delle difficoltà che non puoi superare, in modo particolare quando hai solo 19 anni e sei una ragazza.
L'Arma, però, la porto nel cuore, così è stato e così sarà per sempre. Un sogno che, probabilmente, è rimasto nel cassetto e cui guardo con tanta malinconia. E il GIS... beh, ero un po' spericolata alla fine del liceo e avrei tanto voluto indossare quella maschera. Mi sono sempre chiesta se le donne fossero ammesse nel Gruppo Intervento Speciale... chissà, un giorno forse avrò la risposta.


Opinioni e ricordi personali a parte, consiglio il libro del Comandante Alfa a tutti, sostenitori delle Forze dell'Ordine e non. E' un volume emozionante, scorrevole... molto bello.
Mi ritengo particolarmente soddisfatta della scelta di averlo acquistato quest'estate in una piccola libreria di Anzio. Molto probabilmente, anche gli altri due volumi entreranno a far parte della mia "biblioteca".

Vi auguro una buona serata, lasciandovi con qualche citazione che ho particolarmente amato.

<<Sono in una terra lontana migliaia di chilometri dall'Italia e un gruppo di perfetti estranei che si calano dal cielo mi riporta con la mente a casa mia, alla mia famiglia. Sono un militare, questo continuo distacco, questa costante lontananza dalle persone più care fanno parte del gioco, ma il tormento resta sempre intatto. Non ci si abitua mai. [...] Essere un uomo del GIS non significa non avere un cuore>>.

<<No, non è facile essere la compagna di un uomo del GIS. Eppure alla fine lo è, e sai per quale motivo? Semplicemente perché amarsi è decidere ogni giorno del proprio destino restando al fianco della persona che abbiamo scelto, perché amarsi è camminare sullo stesso percorso per quanto impervio e difficile sia, perché amare è accettare ogni giorno l'altro esattamente per ciò che è. Come potrei amare te se non amassi e comprendessi anche la passione che ti lega al tuo lavoro e al tuo reparto? E come potresti amarmi se non accettassi tutte le mie passioni, le mie manie, la mia durezza e la mia curiosità? Credo che l'amore inizi proprio quando finiscono le farfalline nello stomaco, quando diventa automatico scegliere gli spaghetti n. 3 e scordi che hai cominciato a farlo perché piacevano a lui, quando scopri che lui ha organizzato una domenica al mare anche se è esausto e sognava solo di seguire le partite di calcio sul divano. Sono convinta che ci si ama davvero quando cala la calma, quando guardi la persona davanti a te nella quotidianità e senti di trovarti al centro del mondo perché sai che in fondo è la persona giusta per te>>.

sabato 15 settembre 2018

Recensione di "L'abbazia di Northanger" di Jane Austen

Buon sabato a tutti, amici lettori! Siamo a metà settembre e mi sembra trascorso così poco tempo da quando ho preparato i bagagli per staccare un po' la spina e andare al mare.
Anche oggi vi conduco all'interno di una lettura terminata durante le vacanze, "L'abbazia di Northanger". Avevo sentito parlare di questo romanzo della Austen e, sinceramente, avevo anche trovato qualche difficoltà nel reperirlo. Le librerie fisiche lo avevano insieme ad altre sue opere, poi ho risolto con una online (non le prediligo, ma ammetto che a volte siano utili e piuttosto convenienti per alcuni sconti).


Trama: Catherine Morland, la protagonista del romanzo, è invitata a trascorrere qualche giorno presso l’ex abbazia di Northanger, residenza della famiglia del giovane pastore anglicano con cui si è fidanzata, e che la crede una ricca ereditiera. Suggestionata dal luogo e ancor più dalle intense letture di romanzi dell’orrore all’epoca in gran voga, la giovane vive alterando banali eventi quotidiani alla luce di immaginarie atmosfere di terrore. Una serie di malintesi, frutto della sua fantasia sovreccitata, mette a repentaglio il rapporto sentimentale appena nato, pregiudicato anche dalla scoperta delle sue reali condizioni economiche. Celebrazione dei riti di iniziazione sociale della borghesia inglese di provincia a cavallo tra Sette e Ottocento, quest’opera della Austen non si esaurisce nella storia di una contrastata passione, ma rappresenta una sottile parodia del romanzo sentimentale, e soprattutto del romanzo gotico, che resta di grande attualità ancora oggi.

Attenzione: possibili SPOILER!

Catherine Morland viene presentata dall'autrice come un'autentica "eroina". Sin dai primi capitoli, però, si comprende come quell'appellativo sia piuttosto ironico, in quanto la sua esistenza scorre in maniera pacata, pur avendo compreso che da ragazzina la protagonista era una sorta di maschiaccio.


La diciassettenne Catherine non sembra possedere doti straordinarie, proviene da una famiglia abbastanza numerosa e benestante, ma di certo non ricca. Alcuni amici, gli Allen, la invitano a stare con loro a Bath per un certo periodo di tempo, durante il quale avrà modo di fare le sue conoscenze in occasione di balli e di incontri di cortesia. È allora che Catherine conosce Isabella Thorpe, innamorata di suo fratello James Morland, e il fratello della stessa, John Thorpe. Sarà proprio quest'ultimo a tentare di conquistare il cuore di Catherine. La ragazza però è ormai attratta da una nuova conoscenza, Henry Tilney, purtroppo visto una volta in occasione di un ballo e scomparso nel nulla. 


John Thorpe – personaggio che spicca per la noia che provoca parlando solo e sempre di cavalli e carrozze – combatte la sua battaglia, forte anche del fatto che sua sorella voglia sposare il fratello di Catherine. Le cose però si mettono male quando Isabella, improvvisamente, rompe il fidanzamento con James per mettersi con il capitano Frederick Tilney, fratello maggiore di Henry e di Eleonor. Catherine non saprà più nulla dei Thorpe, mentre invece sarà invitata da Eleonor a risiedere per un po' di tempo all'abbazia di Northanger insieme alla famiglia Tilney, dove rivedrà Henry. 
Già a partire dal viaggio in carrozza, il legame tra i due sembra consolidarsi maggiormente; anche l'amicizia con Eleonor diventa più forte. Fonte di inquietudine per Catherine è il Generale Tilney, padre dei suoi amici, che appare piuttosto cortese nei suoi confronti, ma allo stesso modo misterioso, come nascondesse qualcosa. Catherine, influenzata dalle sue letture gotiche e dalle storie narrate da Henry, inizierà a farsi congetture riguardo il misterioso passato del Generale, arrivando a pensare che la moglie non fosse in realtà morta, ma che lui la tenesse prigioniera nell'abbazia. La ragazza esplora, entra in alcune stanze, apre uno scrittoio durante una notte di tempesta, per poi scoprire che il manoscritto rinvenuto non è nulla di considerevole. Sarà Henry stesso, sorprendendola a curiosare, a dissuaderla riguardo le fantasie piuttosto insane, smorzandole così la vena "avventurosa". 


Henry parte, così come il Generale. Catherine ed Eleonor possono stare sole e conoscersi meglio, fin quando giunge un ordine tremendo dal signor Tilney: la giovane Morland deve tornare a casa sua senza trattenersi oltre. Catherine non capisce: si interroga sulle sue azioni, su cosa possa averlo infastidito, ma non trova risposta, esattamente come Eleonor, addolorata della partenza dell'amica.


Una volta giunta a casa sua e dopo aver narrato la vicenda ai genitori, Catherine ripensa ai bei momenti trascorsi a Bath e a Northanger, percependo nostalgia e sgomento per l'epilogo. Un giorno, però, inaspettatamente, Henry Tilney si presenta a casa Morland. Proprio da lui conoscerà il vero motivo dell'allontanamento di Catherine: il Generale, notando una simpatia tra Henry e Catherine, aveva parlato con John Thorpe, che lo aveva informato della considerevole ricchezza della signorina Morland. Venuto successivamente a conoscenza del fatto che Catherine non fosse così altolocata, aveva preferito mandarla via e troncare quel rapporto con il figlio. Non avrebbe mai acconsentito al matrimonio con una ragazza povera.
Henry Tilney si era recato però anche a casa Morland per un altro motivo: proprio quello di chiedere la mano di Catherine. Infine i due si sposano felicemente. Il Generale, da parta sua, poté stare tranquillo riguardo la dote della ragazza che risultò essere invece di una cifra notevole, seppur non elevatissima.


Nonostante abbia amato lo stile della Austen nel caso di "Orgoglio e pregiudizio" e parzialmente in "Mansfield Park", per "L'Abbazia di Northanger" ho trovato numerose parti – quasi tutte – piuttosto lente. È eccessiva la descrizione dei balli, l'attenzione verso le piccolezze che monopolizzavano la vita delle signore della società inglese (il vestiario, i romanzi letti, cosa fosse o meno conveniente, i matrimoni organizzati a partire da conoscenze davvero basilari).

È sempre molto apprezzabile la minuziosa descrizione societaria per cui, forse, questo romanzo della Austen dovrebbe considerarsi come uno spaccato della vita dell'epoca, piuttosto che come un'opera narrativa, ma anche come una sorta di "satira" nei confronti di quelle famiglie dedite esclusivamente a balli, conoscenze convenienti e matrimoni in grande stile. 
In realtà, anche gli altri due romanzi letti precedentemente presentavano le medesime caratteristiche, ma era la protagonista a tracciare la differenza. Il carattere di Catherine, diversamente da quello di Elizabeth Bennet di "Orgoglio e pregiudizio", è piuttosto remissivo, senza alcun brio ed Henry, a parte alcune sue battute sui vocaboli corretti da usare, non appare simpatico, né affascinante, al contrario di Mr. Darcy, personaggio romantico per eccellenza. 


Le mie aspettative erano molto maggiori. Non conoscendolo, pensavo di leggere, tra le altre cose, un romanzo goticheggiante, invece la parte relativa all'abbazia riguarda davvero pochissimi capitoli rispetto a tutto il resto. Il titolo appare quindi fuorviante e "l'avventura" di Catherine si rivela come un totale abbaglio, denotando una ragazza dalla fantasia estrema, ma piuttosto sciocca.

Consigliato alle più scatenate fan della Austen, o comunque della letteratura inglese (rientro in quest'ultima categoria); da evitare nel caso in cui ci si aspetti un romanzo differente, scorrevole e dai tocchi gotici.

Vi lascio con alcune citazioni:

«L'amicizia è di certo il miglior balsamo per le pene d'amore».


«Non c'è nulla che non farei per chi mi è veramente amico. Non so cosa significhi amare la gente a metà, non è nella mia natura. I miei affetti sono sempre eccessivi».


«La donna si veste elegantemente solo per se stessa: nessun uomo l'ammirerà di più e non piacerà di più a nessuna donna per questo. Semplicità e buon gusto sono sufficienti per gli uomini, mentre qualcosa di non troppo nuovo e o di un tantino fuori moda la renderà più amabile alle donne».


«Quando la gente desidera fare colpo, deve sempre essere ignorante. Presentarsi come persone aggiornate significa essere incapaci di considerare la vanità degli altri: cosa che una persona sensibile dovrebbe sempre evitare. Specialmente una donna, se ha la sfortuna di sapere qualcosa, dovrebbe sempre fare in modo di nasconderlo meglio che può. I vantaggi della naturale scempiaggine di una bella fanciulla sono stati già descritti dalla straordinaria penna di un'altra autrice; per rendere giustizia agli uomini, tuttavia, debbo soltanto aggiungere che, sebbene la maggior parte di essi, e in particolare i più sciocchi, ritengano che la stupidaggine femminile sia una grande occasione per porre in rilievo il loro fascino personale, c'è una parte di loro che è troppo intelligente e troppo colta per non desiderare in una donna qualcosa di più della semplice ignoranza».
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