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domenica 24 novembre 2024

Recensione di "Storie di sassi" di Cristian Virecci Fana

Buonasera a tutti e bentornati in questo piccolo spazio virtuale dedicato alla lettura!

L'atmosfera natalizia si avvicina, anzi, siamo proprio immersi al suo interno ormai, ma alcuni - me inclusa - ancora non si arrendono al fatto che sembra l'altroieri che il sole riscaldava la pelle e il suono del mare calmava gli animi burrascosi. Fingendo che non sia fine novembre, vi porto sulla spiaggia di Santa Teresa di Riva, in Sicilia, vicino Messina, dove tanti anni fa ebbe inizio la storia di Lorenzo e Giorgia e dove, anni dopo, si incontrarono anche Erik e Anna. Questo romanzo, intitolato "Storie di sassi", è opera di un autore esordiente, Cristian Virecci Fana, che ringrazio per avermi scritto e fatto omaggio di una copia.


Trama: Erik Brando Leone ha sempre vissuto all’ombra di un passato tormentato, segnato da conflitti familiari e tradimenti. Fuggito in Sicilia, spera di trovare pace tra i ricordi di un’infanzia ormai lontana, ma la tranquillità è solo un’illusione: i fantasmi del passato non tardano a raggiungerlo, trascinandolo di nuovo nell’oscurità dell’alcol e della solitudine.
L’incontro casuale con un eccentrico anziano di nome Lorenzo cambia il corso del suo destino. Lorenzo, che trascorre la maggior parte delle sue giornate a raccogliere sassi lungo la battigia, è un enigma vivente, con una memoria fragile e segreti nascosti dietro uno sguardo perso nel mare. Dopo aver salvato Erik dal mare in tempesta, le loro vite si intrecciano in modi che nessuno dei due avrebbe mai potuto immaginare.
A sconvolgere definitivamente l’apparente serenità ritrovata di Erik arriva Anna, la sua nuova collega di lavoro. Affascinata da Lorenzo, Anna si unisce a Erik nella ricerca che li porta a scoprire parte del mistero che avvolge l’anziano, mentre tra di loro nasce qualcosa di profondo e inaspettato. Ma proprio quando sembra che la vita gli offra una seconda possibilità, ecco che il destino lo mette nuovamente alla prova.
In una corsa contro il tempo, tra lettere d’amore e promesse da mantenere a ogni costo, Erik lotta per rimettere insieme i pezzi della sua esistenza. Dall’Afghanistan alla Sicilia, ogni passo lo avvicina a una verità sepolta tra i sassi e le pagine di un diario dimenticato, in un viaggio ai confini del mondo e del suo stesso cuore.

Foto di G-tech da Pixabay

Scelte sbagliate, ricordi dolorosi, un rapporto contrastante con i genitori: questa è la vita di Erik, che decide di lasciare Torino per dirigersi in Sicilia, dalla parte opposta d'Italia, nello specifico a Santa Teresa, vicino Messina. Vuole cambiare la propria esistenza, dimenticare, trovare pace, fare lo scrittore. Eppure nonostante la lontananza possa aiutare, i tormenti interiori non lo abbandonano mai. Per mantenersi, Erik lavora in un bar, dove un giorno si presenta una nuova "recluta": la ragazza si chiama Anna, è curiosa, vispa, sembra possedere una scintilla diversa... è anche una lettrice, nonostante le sue scelte siano opinabili.
Mentre i due si avvicinano pian piano l'uno all'altra, complice anche un comune denominatore, ovvero la fuga di Erik dal Piemonte e il trasferimento di Anna in Sicilia per seguire l'ex ragazzo, il vecchio Lorenzo vaga sulla spiaggia con la sua collezione di sassi. Sembra un clochard e anche un pescatore, un uomo che appartiene al mare, ed Erik fa la sua conoscenza quando, in seguito a una escursione in barca in solitaria durante la quale non riesce a tornare a riva, è proprio l'uomo a salvarlo senza esitare nemmeno un secondo. Ed è sempre Erik a invitarlo a salire a casa propria, per poi cacciarlo dopo una manifestazione di follia di Lorenzo.
Le persone sono strane e questo Erik, abbastanza misantropo, lo sa bene. Non sa, però, che Lorenzo sarà ricoverato in ospedale, che è solo al mondo e che sarà proprio lui ad essere chiamato dal personale sanitario perché l'uomo vuole parlargli. Inizia così un percorso a ritroso, volto alla conoscenza del passato di Lorenzo: una casa che sembra abbandonata, un diario nascosto in un cassetto, una collezione di sassi e alcune lettere condurranno Erik verso un sentimento speciale, un amore trasparente come l'acqua del mare che, tuttavia, è stato ostacolato da persone e avvenimenti. Lorenzo e Giorgia si sono amati sin da giovanissimi, ma il destino ha deciso altro per loro. Chissà se è tutto perduto? Chissà se Lorenzo, in fin di vita, riuscirà a recuperare almeno un po' di quella memoria apparentemente svanita?

Foto di Pexels da Pixabay

"Storie di sassi" è un romanzo in cui sentimenti passati e presenti si alternano con le loro difficoltà, le speranze e anche le sconfitte. Una storia molto bella e di altri tempi, quella di Lorenzo e Giorgia, che incuriosisce e accompagna il lettore fino alle ultime pagine. Al contempo, Erik si prospetta sia come protagonista, che come personaggio che mostra parallelismi con lo stesso Lorenzo da cui si credeva così diverso. A volte il destino crea intrecci e somiglianze apparentemente improbabili.

Ho apprezzato molto il libro di Cristian Virecci Fana e auguro all'autore di avere successo proseguendo nella sua passione: scrivere libri, esattamente come Erik Brando Leone. Lo stile narrativo, in alcuni punti molto maturo e quasi poetico, si alterna però a lunghi periodi "acerbi" che necessitano di una maggior riflessione nella loro costruzione e di una revisione. Sono certa che Cristian riuscirà a perfezionare lo scritto che merita, in ogni caso, di essere letto.
Vi lascio con due piccoli estratti e vi aspetto alla prossima recensione sempre qui, su questo blog!

«Cos’è l’amore? E c’è differenza tra l’innamorarsi e amare? E ancora, cosa può capire un ragazzo di sedici anni dell’amore? Forse niente, forse tutto, forse pensa di sapere ma è solo un’illusione. Ho conosciuto ragazzi innamorati dell’idea dell’amore e ho visto amori durare una sola stagione, durare anche più anni per poi essere sostituiti velocemente con altri amori. In realtà, l’amore credo possa essere paragonato a un seme: non si vede e in principio è minuscolo, quasi invisibile, ma con il tempo il seme diventerà più grande e se ci saranno tutte le condizioni adatte, questo seme inizierà ad aprirsi poco alla volta».

«Arriva un momento nella vita in cui vorresti dare un senso a tutto; giustificare il motivo per cui ti senti così vuoto; vorresti credere nel destino. Ci ho sempre riflettuto molto: il destino esiste veramente o è semplicemente una delle tante parole che ha inventato l’uomo per giustificare qualcosa? Forse non lo capirò mai».

giovedì 31 agosto 2023

Recensione a "Guida alla scoperta delle sirene" di Serenella Quarello e Fabiana Bocchi

Buongiorno a tutti e bentornati sul blog! Siamo arrivati all’ultimo giorno di agosto, ma l’estate non finisce qui, soprattutto se a farci compagnia ci sono libri che parlano di mare, sirene, leggende e tradizioni. Di cosa sto parlando? Lo saprete tra poco.


Trama: Un’autentica guida alle splendide e misteriose creature del mare, tra mappe dei luoghi in cui sono state avvistate e analisi approfondite sulle diverse tipologie di sirene esistenti (compresi gli uomini-sirena). Ma anche riferimenti alla loro presenza nella musica, nell’arte, nella letteratura, consigli su come riconoscerle e infine... ricette molo originali! Un viaggio virtuale a caccia di sirene, che può trasformarsi in guida per compiere un viaggio reale in tutto il mondo, sulla scia di leggende, miti e avvistamenti.


Come fa una lettrice come me a non innamorarsi di un libro blu, con le code di sirene argentate stampate sopra una copertina in tessuto, nonché ricco di illustrazioni che rimandano a mondi lontani e mitologici?
Il volume di Serena Quarello e di Fabiana Bocchi, edito dalle Edizioni NPE, si configura come una guida per esploratori, o cercatori di sirene e tritoni. Quando parliamo di sirene, la mente corre subito alla celebre Sirenetta Disney, soprattutto se siamo lettori degli ultimi anni ’80-anni ’90. Ma la Sirenetta Disney non è che una rielaborazione della fiaba, ben più triste, di Andersen, una storia peraltro metaforica che riflette lo stato d’animo dell’autore. 
Le sirene popolano tutti i mari, da Occidente a Oriente. Ce n’è qualcuna che è persino diventata santa, come Santa Senara in Cornovaglia.

Zennor Mermaid Chair (the original uploader was Nabokov at English Wikipedia., CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons)

Ci sono le sirene maghe, quelle che ammaliano e poi uccidono gli uomini, ci sono le sirene fate, e quelle più mostruose e simili a pesci. Esistono persino sirene finte che, soprattutto nel corso dell’Ottocento, erano state create dall’unione di pezzi di teschi di scimmia, altri animali impagliati e di una coda di pesce. Dei falsi, in sintesi, che andavano ad arricchire i musei di scienze naturali e incuriosivano i visitatori.
Sono tante le leggende, dall’antica Grecia (celebri sono le Sirene di Ulisse) fino ai nostri giorni, che riguardano le profondità marine e questi misteriosi esseri. Persino durante la Seconda Guerra Mondiale vennero avvistate delle sirene. Vero o falso? La ragione ci porterebbe a dire che è tutta fantasia, eppure c’è sempre qualcosa che spinge l’uomo a credere in un quel pizzico di magia, di stranezza, di rarità.


Leggendo questo volume ritroviamo, comunque, un filo conduttore che lega credenze e leggende su queste creature che appartengono all’aria e all’acqua. Se, infatti, al giorno d’oggi attribuiamo la sirena al mondo marino, in passato non era così. Le sirene, come quelle di Ulisse, erano molto più simili alle Arpie, con ali e corpo deforme. Ma non è tutto. La sirena sembra essere una creatura che riunisce tutti gli aspetti che, nel tempo, hanno connotato positivamente e negativamente la donna: sensibile, dolce, bella, dal canto soave, ma anche tentatrice e vendicativa. Queste sirene altro non sono se non donne, incomprese in un mondo rurale e medievale, a volte definite streghe. Spiriti liberi forse, in epoche in cui le convenzioni volevano la donna servitrice dell’uomo e dedicata al focolare domestico, che perciò divenivano creature rare, leggendarie, nascoste nei boschi.

Foto di 13842406 da Pixabay

“Guida alla scoperta delle sirene” è un libro magico, che vi condurrà alla scoperta di affascinanti mondi e creature, attraverso magnifiche illustrazioni e rimandi ricchi di curiosità. E voi partirete alla ricerca delle sirene? Io sono proprio ispirata dalla Cornovaglia, dal Galles e dall’Irlanda, ma tornerei volentieri in Puglia, stavolta a Vieste, dove Pizzomunno attende pietrificato il ritorno dell’amata Cristalda.

giovedì 16 febbraio 2023

Recensione di "Oceano mare" di Alessandro Baricco

Buonasera a tutti, cari lettori di Sàkomar! Ci troviamo già a metà febbraio che sembra volato in un soffio. Tra impegni e corse mirate a inseguire gli autobus per non fare ritardo, ho sempre avuto una certezza: i miei libri in borsa. Sono loro che mi tengono compagnia sui mezzi pubblici e, vi dirò, riescono a farmi isolare dal caos quotidiano.

Oggi vi porto alla locanda Almayer, che si affaccia sul mare, dove le onde si infrangono sulla riva sabbiosa, luogo in cui un misterioso pittore sta lì, con la sua tela bianca, a dipingere. Ma cosa dipingerà?


Trama: «Ognuno di noi ha bisogno di sogni per vivere.» Sul mare, tanto tempo fa, naufraga una fregata francese. 147 uomini cercano salvezza su una zattera. Il mare massacro, da vicino. Il mare slavina, da lontano. Il mare che raccoglie e disperde vite. L'avventura di sopravvivergli e di raccontarlo.

È difficile descrivere questo libro che, in alcuni punti, ha rievocato quell'atmosfera strana, a tratti onirica della nota serie televisiva "Lost". Sarà il mare, sarà il naufragio, ma la locanda Almayer mi è parsa un po' come la famosa "isola", dove approdavano persone diverse, con storie complicate, ma tutte legate tra loro in un modo o nell'altro. E c'era il mare a fare da padrone, un mare che, in quel caso, era un confine quasi insormontabile.

Il mare è il filo rosso nel romanzo di Baricco: un mare che culla e accoglie, un mare che dà speranze e alimenta sogni, un mare impietoso che genera crudeltà e follia, o fa solo emergere la vera natura dell'essere umano. Un mare che riunisce una serie di personaggi alla locanda Almayer, luogo fuori da ogni luogo e tempo, collocato chissà dove, con vista sull'oceano mare.
Qui alloggia Plasson, il pittore che, ogni giorno, si reca in spiaggia per cercare di dipingere la vera essenza del mare. Tutte le sue tele, o quasi, sono bianche, perché l'acqua del mare è così, trasparente; è il cielo che si riflette in essa. Ma la natura del mare non può essere catturata, nemmeno attraverso l'arte.
Bartleboom, uomo curioso, ossessionato dall'idea di definire il mare, di capire persino dove inizia, e non solo: Ismael Bartleboom vorrebbe incontrare l'amore della sua vita, la donna destinata a lui. Sa che la incontrerà e, nell'attesa, le scrive, inserendo le lettere in una scatola di mogano che consegnerà, prima o poi, all'amata.


Elisewin, ragazza cresciuta in un mondo ovattato e protetto, da principessa. Non sa come sia il mondo fuori dalla sua "torre". L'unica persona con cui si rapporta è Padre Pluche, che la accompagna per volere di suo padre. Elisewin deve guarire, ma da cosa? Conoscerà il mare, Elisewin, una porta verso tutto ciò che è oltre i confini imposti e conoscerà l'amore, sentimento potente, a volte effimero, a volte intenso anche se di breve durata.
Ann Deverià si trova alla locanda perché deve scontare una pena: riflettere su ciò che ha fatto tradendo il marito. È un'adultera, una donna il cui cuore appartiene solo al suo amante. Il mare dovrebbe avere lo scopo di farla pentire, ma l'animo è come un oceano in balia della tempesta delle emozioni.
Adams, l'uomo misterioso, colui che attende con occhi da cacciatore. Sopravvissuto a un naufragio, a quel mare che improvvisamente gli ha sottratto ogni cosa, ha ancora un compito da portare a termine.
Infine, c'è la settima stanza alla locanda Almayer: tutti sanno da chi è abitata, ma solo in conclusione si conoscerà il misterioso uomo che non esce quasi mai. È uno scrittore, una persona che vive di racconti e che cerca un modo di "dire mare"; uno scrittore che potrebbe essere persino lo stesso autore del romanzo.

Foto di Joe da Pixabay

Il mare lega tutti e ogni personaggio è connesso all'altro. Si arriva alla fine del libro cercando di capire quale sia il mistero insito nelle vite di ognuno di essi, quale la verità, svelata solo e soltanto dal mare, ente quasi "divino", inarrivabile e incomprensibile nella sua totalità; mare che si può amare o detestare; mare che osserva e attende; mare che accoglie e culla dolcemente. Ma non è solo questo: ognuna delle persone capitata alla locanda porta con sé il suo più grande desiderio, in cui spera vivamente o che cerca di esaudire a ogni costo.

La scrittura di Baricco non è semplice: si trova a metà tra la narrazione e la poesia, con risvolti a tratti riflessivi, persino filosofici. Potrà, quindi, non piacere a ogni tipologia di lettore. Lo consiglio? Sì, se vi approcciate con un determinato stato d'animo, senza aspettarvi di trovare la storia lineare, ma cercando invece, come un marinaio, la luce oltre la linea blu dell'orizzonte.

«Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l'onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai».

lunedì 9 marzo 2020

Recensione di "Tu, mio" di Erri De Luca

Buon lunedì amici e, anche se non è proprio un buongiorno con il clima che tutti avvertiamo, cerchiamo di osservare gli aspetti positivi in questa enorme difficoltà.
Stare in casa implica delle limitazioni: non vedere gli amici, non respirare aria nuova, non sgranchire le gambe con una bella passeggiata in centro. Eppure stare in casa ci permette di dedicarci ai nostri hobby, di stare vicino ai nostri familiari, di riposarci, studiare, guardare la tv, di leggere, insomma di rallentare il ritmo, di riprendere TEMPO, quello che molto spesso non troviamo. Non dico che sarà facile, ma sicuramente sarà utile a noi tutti.

Bene, visto che si accennava alla lettura, ho terminato "Tu, mio" di Erri De Luca, volumetto edito da La Feltrinelli, acquistato sull'onda di un pomeriggio un po' malinconico in realtà. Avevo letto già "I pesci non chiudono gli occhi" di De Luca, dal tono poetico e leggero, che riconduceva alla salsedine del mare e delle estati passate.



Trama: Il ragazzo e il mare: l'avventura estiva di un adolescente del dopoguerra, l'incontro con la pesca, e con una ragazza più grande, col suo segreto, con il suo dolore per la perdita del padre in guerra, prima della fine delle vacanze. C'è un'estate brusca nell'età giovane in cui s'impara il mondo di corsa. In un'isola del Tirreno, in mezzo agli anni cinquanta del secolo, un pescatore che ha conosciuto la guerra e una giovane donna dal nome difficile, senza intenzione trasmettono a un ragazzo la febbre del rispondere. Qui si racconta una risposta, un eccomi, decisivo come un luogo di nascita.

Erri De Luca riprende i suoi ricordi, portando per mano il lettore sull'isola di Ischia o Procida (non è ben specificato) in cui trascorse l'estate dei suoi 16 anni, durante gli anni Cinquanta, quelli di uno spietato dopoguerra che ha lasciato il terrore negli occhi di chi ha combattuto e un paradossale rallentamento nel riprendersi la propria normale esistenza. Poi c'è lui, il giovane Erri, che trascorre quel mese in compagnia di Daniele e dei ragazzi più grandi, di Nicola il pescatore e dello zio sulla barca, e infine di Caia, la ragazza ebrea romena, un amore impossibile, giovane donna tormentata da un recente terribile passato da cui è riuscita a fuggire.


Il mare, a volte calmo e trasparente, talvolta in burrasca, riflette esattamente lo stato d'animo del narratore che si trova d'un tratto a crescere, facendo i conti con i tormenti dell'adolescenza quando il corpo e le esigenze di un bambino lottano con crescenti e sconosciuti desideri di un uomo adulto.
Caia, Haiele (il cui diminutivo è Haia), gioca un ruolo importante: verso di lei il giovane Erri avverte un crescente desiderio di baciarla, ma allo stesso tempo prevale l'istinto protettivo dopo aver conosciuto la sua storia, quella di una ragazza sfuggita alle persecuzioni naziste, quella di una ragazza di 20 anni ormai orfana di ogni affetto. Mai dimenticherà il volto e gli occhi del padre prima di salire verso un treno che lo avrebbe portato via per sempre... e Caia sa che il suo "tate", ogni tanto, viene a trovarla, assumendo anche corpi e forme che non immaginava. La ragazza è infatti convinta che nel corpo di Erri ci sia suo padre. Ed Erri, forse, si convince per farle piacere, o forse è veramente quel fenomeno paranormale che avviene e che fa sovrapporre la sua personalità al padre di Haiele.
"Tu, mio" gli ripete la ragazza, mentre lui la bacia dolcemente all'attaccatura dei capelli, sulla fronte.


Non sono gesti da ragazzo innamorato, quanto da padre protettivo, in contrasto netto con quelle emozioni acerbe provate invece per la sua coetanea Eliana, un amore che sta sbocciando timidamente, compiendo il primo passo dell'amicizia.
Infine, vi è la curiosità verso la storia, nei confronti di quel passato accennato e mai completamente raccontato, della guerra appena trascorsa e trascritta nei libri, di tutti quegli eventi che il giovane Erri vorrebbe tanto poter cambiare... ma che, sull'onda della rabbia, alla fine replica. 
Un giorno a pesca cercando di tirar sulla barca quella grossa cernia, uno immerso in acqua aspirando l'odore di salsedine e respirando quello della resina di pino, fino ad avvertire i brividi scatenati dai nascenti sentimenti in contrasto con il caldo vento di Scirocco che fa terminare quella particolare estate: è qui che Erri ci trasporta nelle 114 pagine del suo libro.


Nonostante lo abbia trovato indubbiamente bello, a tratti riflessivo e coinvolgente (io adoro il mare e l'estate), sarò sincera, mi pare scorra troppo lentamente, talvolta in maniera macchinosa. Avevo apprezzato molto più lo stile poetico ed evocativo adottato per "I pesci non chiudono gli occhi" che divorai letteralmente.
Vi lascio con qualche breve estratto. Buone letture a tutti voi!

«Ci si innamora così, cercando nella persona amata il punto a nessuno rivelato, che è dato in dono solo a chi scruta, ascolta con amore. Ci si innamora da vicino, ma non troppo, ci si innamora da un angolo acuto un poco in disparte in una stanza, presso una tavolata, seduto in un giardino dove gli altri ballano al ritmo di una musichetta insulsa e decisiva che fa da colla di pesce per una faccia che si appunta a spilli sul diaframma del petto.»


«Gli innamorati pregano con una parola sola, un nome. Non lo scrivevo, non lo pronunciavo, non dovevo compromettere il segreto lasciando tracce.»

«Guardò in cielo il maestrale che strapazzava nuvole mostrando azzurro negli strappi.»


«"Voglio tentare di stare con te. Voglio credere che è possibile, anche se non per ora, anche da lontano. Ho bisogno di aspettare qualcuno che non somigli a nessuno e tu sei questo".»

«"Fai bene a informarti sul recente passato, è un tuo diritto e anche un interesse che altri tuoi coetanei non hanno. Però ho l'impressione che tu non lo faccia in modo sano. Insomma è buffo dirlo, ma mi sembra che tu voglia intervenire sul passato per correggerlo. Tu lo critichi con l'intento di cambiarlo, ma non si può. Nemmeno un Dio può più farci niente. E' già molto proteggere il presente dagli sbagli, non fare un male da dover riparare.»

giovedì 14 novembre 2019

Recensione di "I pesci non chiudono gli occhi" di Erri De Luca

Buongiorno a tutti, lettori! Come state? In un attimo di pausa, voglio portarvi verso Napoli e la sua spiaggia, di preciso nel periodo dell'immediato dopoguerra, dove un bambino di 10 anni era in vacanza con la sua famiglia, in un caldo settembre italiano.


Trama: A dieci anni l'età si scrive per la prima volta con due cifre. È un salto in alto, in lungo e in largo, ma il corpo resta scarso di statura mentre la testa si precipita avanti. D'estate si concentra una fretta di crescere. Un uomo, cinquant'anni dopo, torna coi pensieri su una spiaggia dove gli accadde il necessario e pure l'abbondante. Le sue mani di allora, capaci di nuoto e non di difesa, imparano lo stupore del verbo mantenere, che è tenere per mano.


Perché quella ragazzina non gioca come gli altri, ma legge libri gialli? Il piccolo autore è fermo sulla spiaggia, cerca di completare la settimana enigmistica, eppure ogni tanto tira su lo sguardo e incrocia quello di una bambina che, altrettanto curiosa, ricambia.
Quell'estate è diversa per Erri che, compiuti 10 anni, si sente inadatto in un corpo che non lo rappresenta: anima e "involucro" non vanno d'accordo perché non crescono di pari passo. Mentre questo conflitto intimo è in atto, per la prima volta in vita sua, assapora qualcosa di nuovo, un sentimento. Mai prima di allora aveva potuto tollerare il verbo "amare" che è sempre presente tra le pagine dei romanzi, eppure adesso quello stesso verbo inizia ad assumere contorni che, seppur sfocati, gli danno consistenza, materializzandosi in quella ragazzina così diversa da tutti gli altri.


Tra un ghiacciolo e una chiacchierata sul comportamento degli animali, che la ragazzina adora osservare e studiare, i due bambini scopriranno cosa significa "mantenere", che comporta la promessa di "tenere per mano".
L'amore, però, fa conoscere anche il dolore. Per amore bisogna lottare. Ed è questo che quel ragazzino di 10 anni comprende quando gli altri bambini della spiaggia, invidiosi del suo rapporto con la ragazzina, lo prendono di mira, fino a pestarlo. Lui non è capace di reagire, né di fare del male, lui è bravo a nuotare, a fondersi con l'acqua, ma non ad usare violenza. La ragazzina, che non è come tutti gli altri, sceglie comunque lui. A lei non interessano gli stupidi.
Con una dolcezza stravolgente, accadrà anche il primo bacio, ad occhi aperti per il giovane Erri, come i pesci che non chiudono gli occhi.


L'episodio di un'estate è intervallato da ricordi di un'infanzia a tratti dolorosa, di un padre ormai assente, partito per l'America per cercare lavoro, e della madre, rimasta con Erri e la sorella che decide di rimanere a Napoli senza raggiungere il marito; un'infanzia che parla di mare, di pesca all'alba, di reti e di ami; e poi crescendo, ormai adulto, del lavoro in fabbrica.


Una trama semplice, composta di ricordi di una vita, eppure è lo stile di Erri De Luca ad essere particolarmente evocativo, direi poetico e delicato. Sfogliando le pagine si ode il suono del mare e dell'infrangersi tranquillo delle onde sugli scogli, della chiglia delle barche che atterra ritimicamente sulla superficie dell'acqua, il chiacchiericcio dei bagnanti, si avvertono i granelli di sabbia sotto i piedi, l'odore di salsedine e quello stampato della settimana enigmistica; ma anche le tenere carezze di una madre, una sordida nostalgia per il padre, le mani ruvide, callose e gentili del pescatore, il sapore di qualcosa di nuovo, come può essere il primo bacio di ognuno di noi. E infine, la malinconia per una vita che avrebbe potuto essere e non è stata... un'esistenza al fianco della ragazzina.

Non conoscevo Erri De Luca, pur avendone sentito parlare. Era tra gli autori che avrei voluto scoprire, i suoi libri tra quelli in lista, ma non avevo ancora sfogliato nulla realmente.

Vi lascio con qualche frase, anche se è difficile scegliere i pensieri più belli.

«Il volersi bene si costruisce. Ma l’amore quello vero, no. L’amore lo senti immediato, non ha tempo. È dire "ti sento". Un contatto di pelle, un abbraccio, un bacio. Mantenersi, il mio verbo preferito, tenersi per mano. Ti può bastare per la vita intera, un attimo, un incontro. Rinunciarvi è folle, sempre e comunque.»


«Quell’amore pulcino conteneva tutti gli addii seguenti. Nessuna si sarebbe fermata, non avrei conosciuto le nozze, niente fianco a fianco davanti a un terzo che domanda: “Vuoi tu?”. L’amore sarebbe stato una fermata breve tra gli isolamenti. Oggi penso a un tempo finale in comune con una donna, con la quale coincidere come fanno le rime, in fine di parola.»


«I baci spingevano dai talloni puntati nella sabbia. Risalivano le vertebre fino alle ossa del cranio, fino ai denti. Ancora oggi so che sono il più alto traguardo raggiunto dai corpi. Da lassù, dalla cima dei baci si può scendere poi nelle mosse convulse dell’amore.»


«Si amavano quei due, si regalavano libri.»




sabato 18 maggio 2019

Ricordi di tre giorni in Puglia: Putignano, Alberobello, Bari

Un nuovo sabato piovoso e il cielo grigio che ricopre Roma: la primavera sembra aver deciso di abbandonarci, anche se ieri, passeggiando per le stradine di Trastevere, si avvertiva un timido odore di gelsomino proprio davanti la chiesa di S. Maria della Scala. E' trascorso ormai quasi un mese da quando sono andata in Puglia e lì era già estate! Mi pervade una strana nostalgia del sole caldo e del profumo di fiori appena sbocciati...

Quella in Puglia è stata una vacanza un po' inaspettata. Non credevo di ritornare nei posti in cui ero stata all'età di 12 anni. Il mio primo viaggio "lungo" era stato lì, con la scuola media... ed ero tornata con la febbre a 38 mezzo, mia solita sfortuna.
Ricordo però la meraviglia che avevo provato entrando all'interno del Castel del Monte ad Andria, quella luce che rifletteva sul bianco della pietra e il cielo che si apriva a forma di ottagono sulla mia testa; ricordo quanto mi fossi sentita piccina nelle Grotte di Castellana e l'imponenza delle stalattiti che creavano un paesaggio surreale; ricordo una piccola me che faticava (con la febbre) a salire le scale su cui è arroccata Alberobello, i trulli e quelle forme particolari, un bar incastrato nella folta foresta di tetti grigi; un albergo, vicino al Parco dei Dinosauri; e ricordo un rosone barocco, finemente intarsiato, come fosse merletto, della basilica di Santa Croce a Lecce; e infine, la cattedrale di Trani che si affacciava sul mare.
Erano stati tre giorni intensi, come solo le gite scolastiche sanno essere, eppure la Puglia mi era rimasta nel cuore. Poi sono cresciuta e tanti eventi si sono succeduti... finché una me adolescente ha deciso (stupidamente) di gelare i battiti del cuore per una terra meravigliosa.
Mia sorella, invece, mi ha fatto ricucire uno strappo con il passato... a volte si capisce, solo a distanza di anni, quanto un amore represso, in realtà, non muoia mai, ma rimanga sepolto sotto strati di cenere, pronto a rivivere alla prima opportunità.
Poesie a parte e ricordi personali pure, questi tre giorni sono stati davvero magnifici, nonostante gli avvisi da parte di gente locale riguardo i trasporti. Devo dire che ci avevano veramente terrorizzate. E' vero, i treni delle Ferrovie del Sudest non sono Frecciarossa, ma nemmeno una tragedia. Forse siamo state fortunate, ma tutto ha funzionato alla perfezione. Giunte all'aeroporto di Bari, una navetta ci ha portato in 30 minuti alla stazione e da lì abbiamo preso il treno per Putignano, dove avevamo prenotato una camera usufruendo del Wonderbox.
Il piccolo centro in provincia di Bari si è presentato in tutta la sua tranquillità, con un groviglio di stradine bianche e lastricate, punteggiate qua e là di fiori colorati posti dagli abitanti accanto alle porte delle abitazioni. E' come entrare in un luogo magico in cui il tempo si è fermato, varcando l'arco in pietra e proseguendo a scoprire angoli nascosti, dove le chiesette lasciano il posto a vicoli stretti e tortuosi in cui è un piacere camminare.




Sulla via principale, spicca la cattedrale di S. Domenico, il cui retro si affaccia su una verde distesa.
Il primo giorno, tutto dedicato a Putignano, ci siamo recate anche a visitare la Grotta del Trullo, raggiungibile con una passeggiata attraverso la cittadina e immediatamente fuori da essa, incontrando la campagna pugliese dai toni colori tenui sul verde pastello punteggiati del rosso dei papaveri e del viola del glicine. 


La visita all'interno della grotta è durata circa mezz'ora. Il sito non è molto grande, ma non per questo meno interessante. Fu la prima grotta ad essere scoperta in Puglia proprio mentre si stava costruendo... un po' come accade a Roma per le catacombe, a volte scoperte per caso in occasione dell'edificazione di palazzi (es. ipogeo anonimo di via Dino Compagni).


La Grotta del Trullo è una Castellana in miniatura, all'interno della quale si scende percorrendo una scala a chiocciola lunga qualche metro. Il gocciolo dell'acqua introduce in ambienti scolpiti dalla natura e non nego di aver desiderato un caschetto e una corda per poter esplorare nuove cavità.


Il secondo giorno abbiamo deciso di sfidare la sorte e recarci ad Alberobello con il pullman. Il 25 aprile, infatti, i treni erano fermi e le navette sostitutive piuttosto lente, almeno all'andata. Dopo aver atteso un'ora, alla fine siamo riuscite nell'intento, così come gli altri turisti. Mi è sembrato di fare un salto indietro nel tempo... vi erano angoli che, a mente fredda, non ricordavo, ma qualcosa in me era rimasto. Non ho avuto bisogno della piantina per orientarmi, sapevo benissimo dove dirigermi... e ho ritrovato quel bar che mi era rimasto impresso. 


Alberobello era affollata: le scale brulicavano di turisti, ma non ci siamo scoraggiate e abbiamo iniziato la salita, tra scatti fotografici, "wow" di meraviglia e l'osservazione di tanti negozietti, alcuni dei quali particolari per l'artigianato locale. 


Cosa mi ha attratto? Il mio animo iconografico non avrebbe mai potuto non soffermarsi sui simboli dipinti sui tetti dei trulli, riflettendo sul loro significato e cercando una spiegazione legata più alla quotidianità e all'aspetto pratico, piuttosto che a quello mistico e misterioso che spesso viene collegato alla simbologia. Davvero particolare è stata la chiesa-trullo, anche se mi sarei immaginata un minor restauro interno: ho notato spesso un uso incondizionato di questa intonacatura che, nonostante preservi certamente la struttura, ne elimina il fascino antico.


Un bel piatto di orecchiette alle cime di rapa e un tiramisù hanno restituito le forze per tornare indietro, verso il pullman che ci avrebbe ricondotte a Putignano... e sarebbe stato quel pranzo l'unico della giornata ad essere davvero apprezzato. Purtroppo a Putignano, incuranti del fatto che il turismo sia importante anche nei giorni festivi, i ristoranti erano tutti chiusi, eccezion fatta per tre baretti  che proponevano panini poco attraenti e il ristorante cinese su cui, purtroppo, è ricaduta la nostra scelta.


L'ultimo giorno è stato dedicato a Bari. Il treno da Putignano ci ha ricondotte alla stazione centrale da cui ci siamo inoltrate verso la basilica di San Nicola, tappa obbligatoria. 


Le strade più moderne hanno progressivamente lasciato spazio al lastricato in pietra chiara e Bari vecchia ci ha accolto tra i vicoletti. D'un tratto, mi sono ritrovata immersa in un altro tempo, istanti passati in cui i ragazzini giocavano a pallone tra quelle vie, le madri affacciate alle finestre di quei palazzi così vicini tra loro, i vecchietti agli angoli a chiacchierare in crocicchi e a portare fiori freschi alle cappelline votive incredibilmente ricche di decorazioni, le signore dalle mani bianche di farina a impastare e a creare orecchiette e taralli, mentre la campana rintoccava le ore e l'aria era intrisa dell'odore di salsedine proveniente dal mare, poco distante. 



Ho aperto gli occhi: non vi erano molte persone che camminavano, ma quell'atmosfera è rimasta e aleggia tra le stradine ricche di storia e tradizioni. Mi è piaciuta Bari vecchia, si è ritagliata un pezzettino all'interno del mio cuore... e d'un tratto mi ha mostrato pure gli scavi della basilica paleocristiana di Santa Scolastica! Come potrei non volerle bene?


Solo alla fine della lunghissima passeggiata e dopo un bel gelato refrigerante, siamo arrivate al Castello Svevo, il cui fossato era stato impiegato come scenario per una parte della mostra "Epifania della terra" di Giuseppe Carta, accogliendo una miriade di peperoncini scarlatti.


Proprio nella piazza di fronte all'entrata della fortezza di Federico II, vi erano appunto quelle signore che, con una velocità mai vista prima, tagliavano taralli e producevano orecchiette su tavoloni in legno. 
Ma di Bari non si può dimenticare il mare. Tutti i pugliesi che conosco e ho conosciuto - sono davvero tanti, credetemi - parlano di quell'azzurro che tanto amano, come se l'acqua stessa scorresse all'interno del loro corpo. 


Puglia e mare costituiscono un binomio inscindibile... e tornando verso la stazione i lampioni del lungomare ci hanno accompagnate per un tratto di strada, per poi rientrare all'interno del centro più moderno e ricco di bei negozi. Un'ultima particolarità: c'è una mappa della città riprodotta a terra in via Sparano da Bari... forse messa lì per quelli che, come me, si perdono o amano perdersi tra i vicoli, esplorando e ritrovando la strada, ma imparando a conoscere dettagli e posti nuovi.


Come concludere? Con un grazie a mia sorella Valentina per avermi scelta come compagna di viaggio e un grazie alla Puglia stessa perché è una terra meravigliosa che, spero, sarà custodita in tutta la sua bellezza. Tornerò... stavolta tornerò, senza più far trascorrere così tanto tempo.

[AVVISO: è severamente vietato appropriarsi delle fotografie senza la mia esplicita autorizzazione. Sono l'autrice e ne detengo ogni diritto].


sabato 8 settembre 2018

Recensione di "I nostri momenti magici" di Caroline Roberts

Salve a tutti amici, come state? In questi giorni sto letteralmente sommergendo il blog di recensioni, ma l'estate mi ha ispirato particolarmente. Si sa che poi, tra una cosa e l'altra, rilassarsi vuol dire anche portare con sé un buon libro da sfogliare, immergendosi in altri luoghi, in altre storie, vivendo quelle stesse sensazioni che magari, in un altro punto imprecisato del mondo, un lettore sconosciuto sta percependo scorrendo le medesime parole. È stato questo il caso di "I nostri momenti magici" di Caroline Roberts.


Trama: Dopo aver affrontato un anno difficile, Claire desidera solo una vacanza rilassante. Ha deciso di concedersi una pausa in un bellissimo cottage al mare, per dedicarsi a scrivere tutto quello che le passa per la testa. Tre settimane di pace sono proprio ciò di cui ha bisogno per dimenticare le preoccupazioni che l’hanno assediata. È determinata a godersi la felicità che si può trovare in ogni piccolo dettaglio. Il suo rassicurante progetto, da vivere in completa solitudine, subisce però un brusco cambiamento quando Claire conosce il nuovo vicino: l’affascinante e silenzioso Ed, dal fisico scultoreo, che lui non esita a mettere in mostra durante le sue nuotate mattutine. Un po’ di romanticismo estivo rischia di mettere a repentaglio i piani di Claire, ma potrebbe anche rivelarsi il segreto per una vacanza indimenticabile...


Bamburgh, la spiaggia e il suo magnifico castello, un piccolo borgo, qualche turista, un cottage un po' malandato in riva al mare, tante tazze di tè fumante e un vicino che ama immergersi la mattina presto nelle gelide acque del Mare del Nord… completamente nudo. Un po' di pace, relax e anche qualche visione "inusuale" è quel di cui Claire ha bisogno per riprendersi da un periodo difficile della sua vita, completamente occupato da una dura lotta contro il cancro che l'ha trasformata in una sopravvissuta. Eppure, proprio come tutte le esperienze dolorose, la malattia ha fatto sì che Claire riuscisse ad apprezzare maggiormente le piccole cose, quei mattoncini di felicità e benessere giornaliero, quelle azioni che finiscono per essere quasi scontate, pur essendo le più importanti. È allora che Claire scrive una lista dei suoi "momenti magici", di ciò che vorrebbe fare, di quel che vorrebbe provare e vivere. 


Bamburgh e quel cottage dall'arredo vecchiotto, quasi abbandonato, diventa un rifugio in cui recuperare la pace perduta. Tra passeggiate in riva al mare, gite fino al castello, tramonti osservati sorseggiando un buon bicchiere di vino, Claire inizierà ad assaporare ogni singolo istante di quella vita che pensava finita, di quella sua seconda possibilità.
A rendere interessante il soggiorno, vi è il vicino biondo e dall'aspetto decisamente notevole, tale Ed, che da scontroso e asociale, si rivelerà essere invece un ragazzo dolce, comprensivo e passionale. Ma anche Ed ha i suoi segreti, anche lui è un sopravvissuto… a cosa però? 


Ognuno di noi nasconde dettagli di un passato che provocano dolore. Bisogna saperli accettare, facendo tesoro delle esperienze e andando avanti, anche se non sempre è così facile.
Il romanzo di Caroline Roberts punta molto a sottolineare l'attenzione da rivolgere ai singoli istanti, rimarcando l'importanza da dare ai sentimenti e alle emozioni, ma anche alla propria libertà perché se si riesce a star bene con se stessi, è solo allora che si può andare d'accordo con tutti. 


I momenti magici che costellano i vari capitoli sono le piccole cose della vita: il sorriso di una persona cara, lo scodinzolare del cane, un odore familiare, un attimo di pausa piacevolmente vissuto con un buon libro e un caffè fumante, un abbraccio o un dolcissimo bacio.


Oltre i meravigliosi paesaggi inglesi e la profonda delicatezza di alcuni istanti descritti, il romanzo si è svolto però, almeno per i miei gusti, un po' troppo lentamente. L'ho trovato a volte ripetitivo (nonostante sia importante la ripresa post trauma della protagonista), reso leggermente più "piccante" dall'intervento di Ed che risveglia non solo la passionalità di Claire, ma anche quella delle lettrici. Tuttavia, avrei preferito un po' più di azione, di emozioni soprattutto e meno "routine".

«Spero che questo libro vi faccia pensare a quali potrebbero essere i vostri momenti magici e vi aiuti ad apprezzarli ancora di più ogni volta che se ne presenterà uno nuovo», scrive Caroline Roberts introducendo il romanzo.

Giudizi personali a parte, l'intento dell'autrice, almeno nel mio caso, direi che è stato raggiunto. Ho già iniziato a stilare la lista dei momenti magici da vivere e da apprezzare.

1. Passeggiate in solitaria tra i vicoli di Roma

2. Istanti e sorrisi con la mia famiglia

3. Chiacchiere genuine con le/gli amiche/i

4. Un buon libro e una tazzina fumante di caffè

5. Il sole che riscalda la pelle nelle mattine d'estate

6. Il luccichio del mare e l'acqua che mi accarezza

7. Scrivere le pagine del mio nuovo romanzo

8. Aiutare persone lasciate sole o in difficoltà

9. L'odore dell'erba appena tagliata

10. Viaggiare, preparare una valigia e pensare alla prossima meta

11. Passeggiare nel verde della natura tra le montagne d'Abruzzo

12. Un abbraccio improvviso… e quel bacio così intenso da parte di quella persona che è riuscita a farmi battere il cuore dopo tantissimo tempo

I vostri momenti magici invece? Io sono sicura di poterne scrivere molti di più. Questi sono forse i più rilevanti, ma ho una lista infinita di "piccole cose" di cui non potrei e non vorrei fare a meno. 


Qualche citazione per voi:

«Cosa faceva Ed? A cosa stava pensando? Anche lui guardava il mare? Il mondo era grande come il cielo al chiaro di luna, piccolo come un granello di sabbia; era pazzo, poteva ferire, era magnifico. Ci si poteva smarrire. Due luci solitarie, una accanto all'altra».


«Claire riusciva a sentire il rumore delle onde, ormai più calme, che scrosciavano e si ritiravano. Il mare. Che esigeva rispetto e timore, ma che, nella sua mutevolezza, possedeva bellezza e ispirava soggezione. Il potere essenziale dell'acqua».
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