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sabato 4 aprile 2020

Recensione di "Non pensavo di amarti ancora" di Penelope Ward

Buongiorno amici! Eccomi di nuovo qui, giorno "non lo so più nemmeno io" di isolamento forzato. Cosa darei per svegliarmi da questo incubo e dire "Wow, è stato solo un sogno", riprendendo la mia vita, le mie ricerche, la mia libertà. E invece, quando la situazione sarà migliorata, non tutto ricomincerà come prima... forse ci saranno altri malati, forse ci sarà di nuovo l'emergenza, non potremo abbracciarci o baciarci, non potremo andare a mangiare in un ristorante, sarà difficile persino prendere un caffè al bar, finché non risolveremo con un miracoloso vaccino che riesca a fare effetto. Un vaccino che ci restituisca la libertà. Lo so bene che ci sono stati altri periodi della storia dell'umanità ben più gravi e più difficili, ma anche fare i conti con catene invisibili e con un nemico altrettanto invisibile non scherza.

In ogni caso, parentesi personali a parte, torniamo al tema di questo post: la recensione di "Non pensavo di amarti ancora" di Penelope Ward.


Trama: Lì per lì ho pensato che fosse un’ottima idea. Chiamare all’improvviso al telefono Landon Roderick, per cui ho una cotta dai tempi dell’infanzia, mi è sembrata la cosa giusta da fare. Il fatto che fossi ubriaca e stessi passando sopra a tredici anni di emozioni contrastanti con uno stupido scherzo telefonico, invece, non mi è nemmeno passato per l’anticamera del cervello. Ma poi Landon ha richiamato. Ci siamo ritrovati a passare le settimane seguenti al telefono, cercando di gestire l’intensa connessione che il suono delle nostre voci aveva risvegliato. È possibile desiderare qualcuno che si trova a chilometri di distanza? Durante tutte quelle ore passate a chiacchierare, mi sono chiesta che cosa sarebbe potuto succedere se ci fossimo incontrati. Farmi vedere da lui, però, era fuori discussione. Era da prima di compiere quindici anni che non uscivo con un ragazzo e non avevo intenzione di fare un’eccezione proprio per Landon Roderick. Ma il destino aveva altri piani, per noi. Un incidente con lo skateboard, Landon finisce in ospedale ed eccomi su un volo per Los Angeles: l’errore più grosso che abbia mai commesso o la cosa migliore che mi sia capitata? 

Chiamare una persona in preda ai fumi dell'alcool non è di certo la cosa migliore da fare. Eppure Rana Saloomi, 26enne di origini indiane, compie l'ennesimo errore della sua vita. Prende il telefono, compone il numero di Landon Roderick, suo amico e sua cotta di quando era adolescente, e lo chiama. 
All'inizio è sconcertante: nessuno dei due pensava più all'altro (apparentemente), poi le chiamate si susseguono, un po' per gioco, un po' per curiosità e i legami si riannodano proprio lì dove si erano lasciati tanti anni prima.
Rana ora è bella, ma non è sempre stata così, o almeno credeva. Il suo viso e il suo seno sono opera di un intervento di chirurgia plastica; per pagare l'affitto, fa danza del ventre in un locale, e vive con un tipo alquanto psicopatico di nome Lenny. Rana ha anche un passato travagliato alle spalle: una madre che l'ha abbandonata, scappando con l'amante, dopo essere stata costretta a sposarsi con un uomo che non amava (il padre di Rana); un padre che ha dovuto crescerla da sola in maniera molto rigida; e un segreto, che pesa ogni giorno sul suo animo, soprattutto quando incontra lo sguardo di Lilith, la bambina che va a trovare di tanto in tanto tramite un progetto sociale.
 

Anche Landon ha avuto il suo trascorso difficile. All'età di 16/17 anni scopre di essere stato adottato e il mondo di cui aveva sempre creduto di far parte, improvvisamente collassa. Decide di andare in California a conoscere sua madre, ma non la trova in vita. A questo punto è la sua esistenza che prende una brutta piega per qualche tempo, finché messo qualche soldo da parte, apre un camion/bar tutto suo e avvia un'impresa di panini. Ho dimenticato di sottolineare un elemento: il suo corpo è un mosaico di tatuaggi e di qualche piercing.


Quando Rana e Landon si ritrovano, sono due ragazzi con un vissuto complicato e i rispettivi pesanti segreti, eppure il loro cuore non ha dimenticato l'allegria e la complicità dei tempi passati. Proprio da qui ripartiranno per tentare di costruire una vita insieme.

Ora passiamo alla mia valutazione. La storia in sé non l'ho trovata malvagia, così come la scrittura piuttosto scorrevole. Eppure ci sono due punti che, secondo me, hanno dato una connotazione di superficialità che poteva essere evitata.
In primis, Rana e Landon che riallacciano i rapporti in fretta e furia, come se non fosse passato nemmeno un giorno da quando si sono lasciati. Tra l'altro, i due non erano mai stati insieme. Erano stati compagni di scuola per circa un anno, vivevano in un certo senso vicini e, mentre lei aveva una cotta per lui, lui la considerava un'amica da prendere in giro, più che con la quale scherzare. Sinceramente, anche da ubriaca (sono astemia, ma se bevessi sarebbe uguale), non mi sognerei mai di andare a telefonare al tipo che alle scuole medie mi piaceva, ma mi prendeva in giro. Se lo dovessi incontrare di nuovo, vorrei solo dirgliene quattro fatte bene, anche adesso.
Ho trovato perciò superficiale il modo in cui è stato affrontato il riavvicinamento tra i due protagonisti. Landon, dopo qualche telefonata, aveva già perso la testa per una persona che praticamente non conosceva, nemmeno in foto.


Altro punto: la storia è stata, a mio avviso, totalmente rovinata da episodi di sesso eccessivamente spinto, che potevano essere evitati in favore di momenti intimi e passionali, ma più delicati. A tratti mi è parso di leggere brani di "Cinquanta sfumature". E intendiamoci, non è che lo trovi "scandaloso", solo che a volte inserire per forza elementi così marcati per seguire di fatto una moda letteraria, guasta storie anche di un certo valore psicologico e sociale. In poche parole, bisogna saper avere stile e trovare il momento giusto nella narrazione per poter introdurre determinate azioni.

Non ho estratti con i quali concludere. Anche alcuni concetti pseudo-riflessivi, rispecchiavano concetti piuttosto scontati. Tuttavia, si è trattato di una lettura leggera, non impegnativa, per poter staccare la tensione di questi giorni e vivere una vita "alternativa" tra il Michigan e la California.


domenica 15 luglio 2018

Recensione di "Questo piccolo grande errore" di Viviana Leo

Buona domenica lettori! Torno sul blog in un caldissimo pomeriggio romano, mentre le strade qui in città sono quasi deserte, il sole picchia sui palazzi facendoli ribollire e si gioca la finale dei Mondiali Francia-Croazia che, per la prima volta, non guarderò, pur tifando per la seconda (non vi arrabbiate francesi... l'antipatia è reciproca in fin dei conti).

Ho trascorso giorni infiniti, spesso sveglia fino alle 02:00 di notte a scrivere articoli. Non vedevo l'ora che giungesse questa domenica per dedicarmi a un po' di relax, senza pensare all'archeologia, ma solo alla normalità, in cui rientrano a pieno titolo anche i romanzi. E no, non romanzi storici, ma frivoli, leggiadri, romantici, ispirati ai sogni e a null'altro.

Avevo iniziato a sfogliare "Questo piccolo grande errore" di Viviana Leo.


Trama: Lucy è una ragazza insicura, cicciottella e piena di complessi. Una sera, uscita da una discoteca, entra per gioco nello studio di un mago insieme alla sua migliore amica. Ed è così che l’incantesimo ha inizio… La mattina dopo Lucy si ritrova a letto con Steven Darrin, attore famoso e bellissimo, di cui lei è una grande fan. Lui è spaesato: come è finito lì? E cos’è quel filo rosso che li lega e resiste a qualsiasi tentativo di essere tagliato? Liberarsi è impossibile, anche stando alle parole del mago. E così, intrappolati da quel filo che solo loro vedono, i due partono per New York, dove Steven sta girando un film. Per una star del cinema come lui, portarsi sempre appresso una ragazza è una vera tortura, ma pian piano il bell’attore si accorge che Lucy è diversa dalle donne a cui è abituato: non è attenta al trucco e all’abbigliamento, non è ossessionata dalla linea... Che ci sia qualcosa, in quella ragazza dalle curve morbide, capace di attrarlo?

Mi sono ritrovata a terminarlo stamattina ostentando un sorriso nel voltare l'ultima pagina. 
L'autrice scrive: «Ovviamente è un libro, non la vita vera, so che è inverosimile ma, come vi ho già detto una volta, mi piace sognare». 
E cara Viviana, grazie per avermi reso partecipe di un bel sogno che mi ha fatto tornare un po' adolescente, quando credevo di poter incontrare il mio attore preferito per poter condividere la vita con lui, tra Hollywood e spiagge spettacolari (all'epoca amavo Leonardo Di Caprio, poi i calciatori hanno rapito il mio cuore, in primis Alex Del Piero e Gigi Buffon).


Forse quell'amore platonico verso attori e celebrità rimane comunque a far compagnia a noi romantiche e Lucy, la protagonista del romanzo, non ne è esente. Adora Steven Darrin, attore della famosa serie Bloody Valley: è moro, alto, occhi verdi in cui perdersi, muscoloso e praticamente perfetto, ovvero un sogno, almeno per lei, ragazza normalissima, a volte un po' pigra, con un fisico morbido, carattere ironico, ma introverso, e lingua pungente.
Una sera, però, uscita dalla discoteca dove era stata costretta ad andare, Lucy segue l'amica Debby da un mago per farsi predire il futuro. 


La ragazza, scettica, non crede in queste cose; ascolta le storie che l'uomo sta raccontando alla sua migliore amica, prima di tirarla fuori da quel luogo angusto. 
E' solo allora che il mago le lancia una maledizione: 

«Se scettica sarai, l'uomo che desideri stanotte avrai e a lui ti legherai».

Che racchiude anche un altro concetto:

«Attento a quel che desideri, potrebbe avverarsi» (O. Wilde).

Lucy va a dormire. L'aspetta una giornata da commessa, al negozio, e non ha nessuna voglia di stare a sentire stupidaggini pronunciate da un uomo in gonnellino dalla dubbia credibilità, finché non si sveglia... e nel letto non è sola. Osserva meglio quel fisico che centinaia di volte ha ammirato in tv e sui giornali... Steven Darrin dorme accanto a lei e no, non è un sogno. Le loro mani sono legate da un filo rosso indistruttibile. Lucy non ci crede ed effettivamente nemmeno lo stesso Steven, sorpreso quanto lei. E il mago? Dirà semplicemente che lui non può tagliarlo, ma loro forse sì. Enigmatico, come tutte le figure magiche.


Quel filo è limitante: dove sta uno, deve stare anche l'altro, in una condivisione continua e Steven non può abbandonare le riprese cinematografiche.
Lucy si ritrova costretta a seguire il ragazzo dei suoi sogni dalla California a New York, attraversando l'America e imbattendosi in registi, attori e soprattutto attrici con fisico da modelle, terrorizzate del fatto che Steven possa stare con una tipa scialba come lei.
Mentre Lucy inizierà a ricredersi sul meraviglioso ragazzo che ha sempre accanto - viziato, presuntuoso, fanatico, arrogante - Steven aprirà finalmente gli occhi, accorgendosi di aver incontrato la ragazza che gli cambierà la vita.


Quella narrata da Viviana Leo è una fiaba contemporanea, un po' La Bella e la Bestia di noi romantiche sognatrici, con un lieto fine che fa sorridere e battere il cuore.
E' una lettura leggera, divertente (Lucy è fantastica! Mi ha fatto ridere parecchie volte) e a tratti passionale. Ma soprattutto la protagonista è una ragazza con le sue insicurezze, i suoi difetti, la sua meravigliosa normalità! Non è una modella che sta attenta alla dieta, ma una giovane cui piace il cibo e preferisce la sobria comodità all'eleganza forzata indossando abiti succinti. E' una ragazza acqua e sapone, ironica e intelligente, una persona in cui immedesimarsi. Lucy è una di noi.

Steven, invece, è il bello e impossibile della situazione, con un passato piuttosto triste, un uomo che è riuscito a riscattarsi nella vita. A tratti appare odioso, eppure sotto sotto c'è ancora quel ragazzo dolcissimo che solo una persona come Lucy saprà valorizzare e amare.


In fin dei conti, la Disney insegna che solo il vero amore può cambiare le cose... e forse un filo rosso deve essere spezzato unicamente con una magia che scaturisce dal cuore.

Termino citando una leggenda, "contestuale" al romanzo:

«La leggenda del filo rosso è un'antica credenza orientale che racconta come le anime gemelle siano legate da sempre e per sempre da un filo sottilissimo, legato al mignolo della mano sinistra oppure, secondo alcune versioni, alle caviglie. Il filo rosso del destinounisce in maniera indissolubile due persone a dispetto di differenze di età, di ceto sociale, di luogo di nascita o di residenza: è un legame indistruttibile, insomma, più forte di tutti e di tutto».

Rimando al magazine Elle per la storia completa.

p.s. dovrei provare anch'io ad andare da un mago allora... e chiedere di Chris Evans. Chissà che dalla California non venga catapultato in Italia con filo rosso in dotazione.



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